mercoledì 8 marzo 2017

Egitto 1978/ 79 (1° dal Cairo a Dendera)

tra 22 dic. 1978 e 7 genn. 1979

§. 1 - (dal Cairo e dal Delta, fino a Quena e Dendera)

Dopo essere andati in Tunisia nel '76 e in Algeria nel '77, andammo l'anno dopo in Egitto. Era appena nata a Roma l'agenzia "Avventure nel Mondo", il cui nome ci attirava, e che aveva nei suoi programmi anche un viaggio durante le vacanze invernali di Natale-Epifania in cui si risaliva il corso del Nilo dormendo in tenda. Pensavamo anche che il tipo di persone che avrebbero aderito sarebbe stato composto da gente a noi simile per gusti e abitudini, e che quindi avremmo potuto anche stare in  una compagnia simpatica. Il fondatore era stato Vittorio Kulczycki con sua madre, in via  Cino da Pistoia, dove aveva anche dato vita a un circolo culturale e a un Centro Documentazione sui paesi in cui viaggiare. L'agenzia era in via Vitellia. Insomma proviamo per la prima volta un viaggio semi-organizzato, in via sperimentale, e ci piace che sia in tenda.


L'indicazione è di portarsi: appunto una piccola tenda, un sacco a pelo, un maglione, e una giacca a vento tipo k-way o un eskimo (dato che, se di giorno il sole sarà sempre più caldo man mano che andremo più a sud, alla sera e di notte invece fa freschino o anche un po' freddo). Poi siccome ci sarà la cucina da campo in comune, si prega di predisporsi a collaborare nell'andare a fare la spesa, e nel tenere una cassa comune, e alternarsi alle pentole, e al lavaggio; e infine di portarsi piatti di plastica o gavetta, e bicchieri e posate leggere.
Il nostro gruppo è coordinato da Marilena Giannelli e da Laura Butti, che sono anche quelle che hanno radunato un pacchetto di fotocopie da libri sull'Egitto, per farne un quaderno che viene dato a ciascuno da consultare durante il percorso. Si andrà a sud con un pullmino, e poi alla fine si ritornerà al Cairo con il treno.


Nonostante avessimo il bel Quaderno, compriamo comunque una guidina - che è la traduzione di un testo tedesco di H.Strelocke - edita da Vallardi proprio in marzo di quest'anno (di 95 pagg.)

e comunque altro non abbiamo trovato, solo libri sull'Egitto degli antichi faraoni, ma nulla sull'Egitto attuale, né soprattutto sul viaggiare in Egitto....

Io avevo studiato per due anni all'ISMEO (Istituto Superiore sul medio e estremo oriente, fondato da G.Tucci) nella sezione di arabistica, dove avevo seguito i corsi di letteratura, storia, geografia, ecc. (con molte difficoltà nell'apprendimento della lingua, però comunque sapevo leggere le scritte, e questo avrebbe potuto aiutarci ...)

BIBLIOGRAFIA - Comunque tra le letture c'è stato il capitolo di M.Gilsenan, "Il popolo dell'Egitto", nell'enciclopedia "I popoli della Terra", a c. di E.Evans-Pritchard, nel volume a c. di A.Al-Shahi, "il mondo arabo", Europa Verlag, 1973, trad. it. A.Mondadori, Milano, pp.60-79; e il §. di Attilio Cannella "antichi come le piramidi" nel capitolo "Usi e Costumi" all'interno della voce Egitto dell'enciclopedia Il Milione, vol. XIII, dell'Ist. Geografico De Agostini, Novara, 1964 (dove c'è pure una sintesi ben fatta di Elsa Sormani sull'antica cultura egizia). 

[oggi invece, oltre alla Lonely Planet, c'è una Guida anche del Turing Club italiano, e una di L.Milledrogues nelle GeoGuide, una delle edizioni Bonechi e una della Giunti, per non menzionare le numerose guide in inglese, francese, ecc.; ci sono anche 6 voll con 15 video della DeAgostini sull' Egittomania, cioè sulla civiltà egizia, cui è allegato anche un 7° che è una buona guida di viaggio, infine l'Enciclopedia Archeologica Treccani al 3° vol. sull'Africa il 2° cap. è su Egitto e Nubia nell'antichità, e il 6° cap. sull'arte copta, e il 7° sull'arte islamica in Egitto. Inoltre per es. tra i tanti libri sull'Egitto, si potrebbero leggere di Massimo Capuani, L'Egitto copto, Jaca Book, o -tra i romanzi- quelli di Naghib Mahfouz sul Cairo  tradotti in italiano... ma allora certo non era come oggi...]

Partiamo da Milano, dove ci ospita una amica, il 22 dicembre '78; e poi da Roma volo diretto per il Cairo. Ritorno il 7 gennaio pomeriggio. Quindi saranno 16 giorni in Egitto.

Riporto qui sotto delle diapositive anche se certe sono molto rovinate dopo quasi quarant'anni, e certe hanno anche virato i colori: mi scuso per la pessima qualità delle immagini, ma comunque è meglio che niente... e poi ho riprodotto anche alcune foto da libri o dépliant dell'epoca.

la nostra cartina della Michelin


Appena arrivati e firmata la dichiarazione alla dogana, cambiamo dei soldi, in Egitto la valuta è il Pound ovvero la sterlina egiziana, detta anche lira egiziana, suddivisa in mille piastre dette anche millìm.  In arabo il Paese si chiama: Misr, Repubblica del Misr arabo =Jumhuriyat Misr al-'Arabiyah,  repubblica araba d'Egitto. (anche in ebraico per Egitto sin dai tempi biblici si dice Mizraim).

Ma adesso da una idea astratta che ci siamo fatti guardando foto e illustrazioni di libri, ricordando pitture e letterature di corrente orientalista, personaggi mitici o mitizzati, e tutto ciò che si riferiva al "favoloso Egitto".... (le carovane nel deserto, gli sceicchi, le vestigia faraoniche... i film di spionaggio o sui trafficanti d'arte... ecc.)

incisione dell'Atlante di geografia storica del prof. Marmocchi,
Batelli editori, Firenze, 1851

il romanzo di C.M.Franzero (Mursia editore)  da cui il film del 1963 con Liz Taylor e Richard Burton

il film  del 1962 con Peter O'Toole, Alec Guinness, Anthony Quinn, Jack Hawkins, Omar Sharif, ecc. 
dal libro autobiografico  "I sette pilastri della saggezza"




si passa da ora in poi ad altro, si scende coi piedi per terra e... staremo realmente dentro la situazione... vedremo...


Ecco la costa egiziana a ovest di Alessandria, è in territorio tutto di sabbia dall'interno sino alla battigia. Si vede che non è una costa come quelle greche, o toscane o francesi o spagnole...  siamo già in un altro continente.

All'inizio, durante la prima tappa alloggeremo in un grande tendone "alla beduina", appena fuori dalla periferia di el-Giza, con vista sulle tre piramidi !
Appena arrivati si attraversa il fiume e ci si sistema tutti quanti assieme sotto il tendone.

 qui finisce la strada asfaltata, il resto è una pista nella sabbia
eccolo l'attendamento
scarico dei nostri sacchi e zaini
ma inizia già ad imbrunire

sono arrivate le casse con le brandine,e i tavoli, da sballare

e già entrano due con dei tamburelli e cominciano a fare un ritmo e canterellare

i tavoli e le sedie vengon montati e apparecchiati per la cena e
 ...entra uno a cavallo seguìto da una ballerina
che fa una specie di danza del ventre


Lo spettacolo è finito, è già tutto buio, e si va felicemente a dormire
Alla prima notte nonostante i sacchi a pelo fa un piuttosto freschino. Ci siamo portati i sacchi a pelo leggeri estivi, e non bastavano, allora abbiamo tenuto le k-ways ma erano leggere anche quelle. L'unico che non ha avuto problemi è stato uno che aveva preso con sé il sacco a pelo da montagna.  Ci avevano avvisati che nel deserto c'è molta escursione termica tra giorno e notte... Spero che poi andando a sud invece le cose cambino. Ma comunque il silenzio (interrotto solo dal canto del muezzin per la chiamata alla preghiera del tramonto, della mezzanotte e dell'alba), e il cielo stellato fantastico, hanno la capacità di farci un po' dimenticare il freddino.

al risveglio di mattina presto,  eccole là: Cheope, Chefren, e Micerino ...


prima colazione a buffet, all'aperto

Scrive anche Annalisa: " La prima mattina ci svegliamo all'alba e mettendo il naso fuori dalla tenda ci appaiono le tre grandi piramidi illuminate dal sole. Non lo sapevamo che fossero lì; eravamo arrivati col buio, o comunque non le avevo notate. La loro vista improvvisa fa scattare un'esplosione nel cuore, manca il respiro. E' uno scenario magnifico, con un panorama vastissimo, e le piramidi che svettano splendendo."



Entriamo subito nel Paese di Kemet (come si chiamava l'Egitto nell'antica lingua egizia) e come primo obiettivo andiamo a visitare le tre grandi piramidi, anche dentro. La più grande, è come si sa, la piramide di Cheope (in egizio Khufu) ultimata circa nel 2570 av.C. (datazione controversa).


ci avviamo verso le piramidi
e la grande Sfinge (forse coeva della p. di Cheope o appena precedente), la quale fu poi denominata la custode della piramide di Khefren, tanto che sembra che la testa originaria di leonessa venisse sostituita con l'immagine del volto del faraone. Questa comunque è la prima statua di dimensioni colossali della scultura dell'antico Egitto.


cammelliere

tra le lunghe zampone c'è questa lapide con iscrizioni in cui si parla di un restauro della Sfinge, 
dovuto ad un sogno fatto dal faraone Tuth-mose IV, da qui la denominazione di "stele del sogno".

 cammellieri per le tre piramidi (da una rivista)




per la piramide di Khephren

La seconda per altezza e per cronologia è quella del figlio di Cheope, Khefren (o Kafre) che conserva il rivestimento soltanto nel vertice.



E' possibile che siano "solo" tre tombe?...che rappresentano la quarta dinastia, di padre in figlio, in bisnipote: Khufu, Khafre, e Menkaura (e rappresentano dunque tre generazioni). Ed è possibile aver costruito queste enormi montagne di pietra solo per tre stanze interne? ...  ...


Gli egizi chiamavano la prima "orizzonte di Khufu" (più tardi "grande piramide"), e la terza la "divina piramide".
Ma ora, terminato un primo sguardo complessivo, torniamo alla prima piramide per entrarci dentro

 il pertugio nella p.di Cheope, attraverso cui si entra nella grande montagna di pietre
la foto serve anche per avere una idea delle dimensioni delle singole pietre

L'enormità di ciascun masso di calcare giallo, del peso medio di 2 tonnellate e mezza, (mentre certe parti interne sono di granito), e il pensiero che ce ne siano (per la p. Cheope) circa due milioni e 500mila... ammassati per fare questa montagna artificiale, ti fa capire nella realtà che differenza ci sia con il guardare semplicemente una foto. Si tratta di un peso complessivo calcolato tra i 6 e i 7 milioni di tonnellate (cioè trenta volte il peso dell'Empire State building, il grattacielo di New York), è appoggiata al suolo su una piattaforma levigata per un quadrato di 230 metri di lato, e il miracolo è che essa è ancora perfettamente livellata dopo 4570 anni nonostante l'immenso peso che insiste su quel quadrato di terreno. La piramide è allineata al nord geografico (non quello magnetico) con uno scarto di appena 1/12° di grado (ma più precisamente era stata allineata con la posizione dell'epoca di certe costellazioni celesti). Inoltre sui consideri che i blocchi (anche quelli centrali da 50-70 t.) sono stati  presumibilmente presi dalla cava di Assuan (a quasi mille km di distanza). E poi i ritmi di taglio, levigazione e trapanazione sarebbero stati in grado di essere egualmente -o forse più- efficienti e precisi di quel che si è potuto fare quando è stato operato lo spostamento del tempio di Abu Simbel tra il 1964 e il '68. Tutti elementi questi che vanno a comporre l'enigma, il cosiddetto "mistero" della grande piramide. Ma non sono solo pietroni accatastati (senza malta), c'è una architettura precisa che deve rendere possibile, nonostante il peso immenso, lasciare che ci siano dei corridoi e delle camere, cioè dei vuoti all'interno.

Andiamo verso la cosiddetta "camera funeraria reale". Vi garantisco che entrare attraverso il pertugio, e poi procedere con la schiena piegata, per il condotto, ed infine anche carponi,


da la sensazione di inoltrarsi attraverso un budello nelle viscere di quel Mondo misterioso che si cela dentro a questo grandioso monumento. Una parte è abbastanza illuminata, ma altri tratti erano piuttosto bui. Mi fa sovvenire per associazione di idee i concetti junghiani di ombra, di rimosso, e di inconscio collettivo di una intera civiltà... nelle sue origini più arcaiche e ancestrali, è come se stessi concretamente avventurandomi dentro nel mondo interiore delle civiltà mediterranee, tornando alle sue scaturigini primigenie, rientrando nel grembo della Grande Madre verso il pozzo profondo dell'inconscio, in quel mondo sconosciuto non visibile, né sospettabile dall'esterno.
La camera funeraria ha un "soffitto" piatto, composto da nove incredibili parallelepipedi di duro granito  ben levigati che in tutto pesano 400 tonnellate, e comincio a pensare: e se dovesse cedere al peso e crollare....?

Ad un certo punto mi sento oppresso da quei grandi massi incombenti... in quella cella cubica senza ovviamente finestre, né spiragli o sfiatatoi... e decido di ritornare indietro, ma è fatica per il fatto che si va controcorrente in quel lungo cunicolo in senso discendente intralciato e rallentato dalla gente che invece procede in salita per entrare.  Non ne posso più...


E alla fine riesco ad emergere fuori a respirare l'aria aperta, giusto appena in tempo prima di farmi prendere da un eccesso di tensione e nervosismo...
Commenta Annalisa: "L'aria nel corridoio a volta sembra scarsa. Lo spazio angusto. Facile avere la sensazione di claustrofobia. C'è qualcosa di magico o di sacro che si percepisce nel penetrare il quello stretto passaggio; si prova un'emozione unica. Sfiorare con le mani gli immensi massi fa percepire una sensazione di potenza dell'elemento in cui ci si trova."

schema della sezione della p. di Cheope


La vera entrata a porta girevole è stata occultata così bene che non era stata scoperta sino ad anni recenti.  L'ingresso che usano ancor oggi i visitatori, è quello artificialmente aperto a colpi di piccone dal califfo al-Mamun nell'anno 820 d.C., e da qui si accede vicino al punto di incontro tra il corridoio ascendente e quello discendente, ambedue con una pendenza di 26°. Un corridoio ascendente non si ritrova in nessun altra piramide perché di risoluzione ingenieristica troppo difficoltosa. A parte queste tre piramidi, le altre di grande dimensione non sono un perfetto volume solido piramidale, perché anche in questo caso le tensioni di linee rette con inclinazione di 52° sono tali che richiedono ancor oggi calcoli assai difficili da risolvere in una costruzione in pietre giustapposte e di queste dimensioni. La simmetria matematica è tale che gli angoli dei corridoi ascendente e discendente sommati, si avvicinano molto all'angolo di 52°. Inoltre sono perfettamente rettilinei, con uno scarto di meno di 5 millimetri per il condotto discendente, su una lunghezza di quasi 46 metri, il che ha quasi dell'incredibile.
Dunque sono almeno due i principali enigmi: quello della costruzione del ciclopico cumulo, così perfetto, e poi sopratutto quello della predisposizione, via via che avanzava l'elevazione della montagna di pietroni, degli ambienti interni, vero miracolo architettonico della  antica ingegneria edile egizia.

L'impressione prodotta da questa visita lascerà una impronta indelebile nel nostro animo.

La terza piramide è la più bassa, di 70 metri di altezza, e ha di fianco tre piccole costruzioni funerarie  a gradoni, dette le "piramidi delle Regine".
All'interno (che noi non abbiamo visto) c'è una camera con tre nicchie dedicate alle offerte presentate al Ka regale. Nella spiritualità egizia si considerava che l'anima fosse un complesso di nove componenti: l'ipostasi luminosa (Akh, rappresentata dall'uccello ibis), lo spirito (o personalità), chiamato  (rappresentato dall'uccello della fenice), l' energia vitale (appunto il Ka, che in questo caso è l'elemento divino del faraone), poi l'emotività, che ha sede nel cuore (il cuore del defunto verrà pesato su una bilancia, il processo di psicostasìa: se è leggero avrà un buon post-mortem, se è pesante sarò dato in pasto a coccodrilli), inoltre un potere magico, il nome della persona, la forza, il corpo mortale cui l'anima è congiunta, e l'ombra. Ma i più importanti sono i primi tre (Akh, Bâ, e Ka).


Andiamo in città, e visitiamo il favoloso museo egizio, inaugurato nel 1858, poi dal 1902 trasferito in questo attuale edificio.
Annalisa ricorda: "Il museo del Cairo: reperti straordinari non sempre valorizzati, magari tra la polvere. Ma restiamo lo stesso colpiti per la loro magnificenza. (Adesso il museo è invece curato e razionale.)"



Veramente indimenticabili le mummie dei famosi grandi faraoni: questi non sono ritratti o statue, sono proprio loro, i loro corpi ... incredibile, non avrei mai immaginato di incontrarmi da vicino con qualcuno defunto da decine di secoli...


eccolo qui il faraone Ramsete II "il Grande" in persona...!


ed ecco il grande Pharaoh Seti I
(da internet)

e la parte dedicata alla tomba di Tuth-ank-Amun, scoperta da Carter e Lord Carnarvon [nota di oggi: è quello del serial  tv "Downton Abbey", cfr. F. Carnarvon, tr.it. edizioni Vallardi ] presenta reperti di una bellezza sconvolgente.


        
i due scopritori                                                                  e il romanzo storico documentato di Isabel Giustiniani

Curioso anche il fatto che di recente si è scoperto che la tecnica di mummificazione è stata di origine nero-africana. Archeologi italiani tra cui Savino Dilernia (vedi "The Mistery of the Black Mummy" di Discovery Channel, GB) hanno trovato la mummia di un ragazzino di etnia negroide a sud dei monti Acacus abitati oggi da pochi Tuaregh nomadi (vedi S.Dilernia, Archeologia africana. Preistoria e storia antica, Carocci edizioni).

Poi vedremo anche le piramidi di Saqqara, che sono tombe di alti funzionari del periodo dell'Antico Regno, e tombe del Nuovo Regno,
[oggi 15/12/2018 è stata annunciata dal nuovo ministro delle antichità, Khaled El-Enany, una nuova importante scoperta: una tomba di un sacerdote di 4400 anni fa, un edifio di circa 10 metri per tre, ricco di incisioni, bassorilievi, statue e affreschi molto ben conservati]

e la "piramide a gradoni" del re Zoser (o Djoser), che sta a una trentina di km, costruita dall'architetto Imhotep. Queste piramidi venivano chiamate "scale verso il cielo", e sono le prime costruzioni monumentali in pietra nella storia egizia. Questa è la più antica, di 4630 anni fa.




(aggiunta posteriore: in seguito ha rischiato di crollare per via di saccheggi, erosioni, e terremoti. Una squadra internazionale di esperti ha operato qui per cinque anni sgombrando trecentocinquanta metri cubi di detriti, e oggi la costruzione è in sicurezza. Si è trattato del più grande intervento di ripristino e consolidamento in campo archeologico che sia stato fatto in Egitto. Cfr al proposito il documentario in DVD del «National Geographic», vedi qui sotto.
E vedi l'articolo sull' Antico Regno, pubblicato sempre sul «Nat.Geo. magazine», nel gennaio 1995, pp.2-44).


E infine le rovine di Menphis, la antica capitale, voluta dal primo faraone Mna, o Menes (o Min, da cui Min-fis) denominato anche Aha, sovrano del Basso e dell'Alto Egitto, che la fondò sotto il patrocinio del Dio Ptah (che i greci equipararono ad Efesto). Dunque secondo quanto riferiva Erodoto (Historiai, II, 99), re Menes per consolidare il terreno fece costruire un argine (il primo) per preservarla dalle inondazioni periodiche del Nilo, che rendevano tutto una gran palude, il cosiddetto "muro bianco".


Qui poi giace al suolo la statua colossale di Ramesse, o Ramsete II, alta 13 metri, scolpita in un unico blocco di pietra silicea. C'è pure una grandissima necropoli sotterranea dove venivano sepolti i tori sacri chiamati Api (da cui il nome del complesso, Serapeo) che venivano imbalsamati  e deposti in sarcofagi.


la sfinge di alabastro  che stava all'entrata del tempio di Ptah, pesa 80 tonnellate

E poi le quattro piramidi di Dahshur; mi ha colpito soprattutto quella romboidale, ritenuta di Snefru, della IV dinastia (anch'essa del XXVI secolo a.C.), che ha mantenuto in gran parte il rivestimento esterno originario, e così da una migliore idea di come dovevano apparire le piramidi alla loro epoca, lastricate e bianche al sole in mezzo al deserto. Questa piramide mostra che a metà dell'opera di costruzione non sapendo come procedere per non rischiare che alla fine la costruzione potesse collassare al proprio interno, è stata portata ad una inclinazione di sicurezza di 43,5° anziché proseguire a 52°.

Ritorniamo al nostro tendone.

Il Cairo sta un pochino più a nord di dove c'era appunto Menfi, cioè proprio dove inizia il grande Delta dell'estuario fecondo del Nilo. In questo luogo c'era una fortezza romana (detta Forte di Babilonia), e dopo l'invasione araba, nel 969 si è sviluppato un abitato attorno alla moschea di Ibn-Talun e qui gli arabi decisero di fondare la nuova capitale d'Egitto, col nome di El-Qahira, ovvero la Vittoriosa. Ora la città ha avuto un incremento di popolazione fortissimo, dai due milioni e mezzo al tempo della proclamazione della repubblica nel 1953, infatti è raddoppiata!, e il Cairo ora è la metropoli più grande non solo del NordAfrica, e anche dell'insieme dei Paesi Arabi, ma di tutto il continente africano.
il centro storico
Facciamo un giretto per il Cairo,
 il quartiere moderno di Mouski
il principale ponte sul Nilo, verso Midan el-Tahrir (=piazza della libertà)


La città moderna è comunque molto mediorientale. (le foto in b/n sono riprese da vecchi opuscoli o libri di geografia)



Poi innanzi tutto andiamo in visita alla Cittadella medievale del 1176, detta del Saladino,

ticket per l'ingresso alla Cittadella del Saladino

 poi le tre maggiori moschee, quella di Mohamed Alì, detta di alabastro, quella del sultano Hassan, e quella più vecchia, di Ibn-Talun.
 la moschea e università islamica di el-Azhar
le moschee di Sultan Hasan e di el-Rifai

Quindi passiamo davanti e di fianco al grande cimitero musulmano (chiamato la città dei morti) e intravediamo che in effetti certe famiglie povere vivono dentro agli edifici funerari....
strada del quartiere del Cairo Vecchio

Infine il grande suk (o suq), o bazar, che sta di fianco e dietro la moschea del Khan el-Khalili, con la miriade di bottegucce., di oggetti in rame, argento, e oro-basso (tende ad un color ramato), gioielli in giada, avorio e ebano, e filigrane, collane, spille, e ovviamente negozi di tappeti, di pellame (borse di cammello), eccetera.

 le vie ammodernate del suk
moschea el-Khalili (questa come le altre diapositive a colori sono foto mie)

Il quartiere chiamato "il Cairo Vecchio", è l'area dove vivono molti copti, (discendenti dagli egizi convertiti da san Marco al cristianesimo,) con chiese e monasteri, e il Museo Copto, che però non visitiamo. Come anche non visitiamo purtroppo il museo etnografico... Importanti sono le chiese di San Paolo (Pavlos) e di sant'Antonio.
Poi passandoci proprio davanti, noi due ci soffermiamo un attimo all'entrata della sinagoga di Ben Ezra del IX secolo, e chiacchieriamo con un signore della comunità ebraica locale, un tempo molto numerosa e fiorente, e cosmopolita, ed ormai ridotta sotto i minimi termini (dopo le espulsioni a varie riprese: '49, '56, '67, '73, sono rimaste meno di un centinaio di persone anziane). Tra l'altro pare che questa sinagoga fosse stata costruita sulle fondamenta di una più antica, del 605 a.C., quella dove si tramanda che si fermasse anche la famiglia di Giuseppe-Maria-Gesù durante la fuga in Egitto.


Passiamo attraverso la città moderna, con la piazza Midan Tahrir, e guardiamo dai finestrini del pulmino la moderna Torre di 187 metri, eretta nel '61 (la vedo come un moderno obelisco).

Passando i ponti sul fiume mi torna alla mente che la mia insegnante (all' ISMEO) di lingua e letteratura araba, la cara Layla Saïd, del Cairo, ci raccontava con nostalgia di quando faceva lunghe passeggiate sulla riva del Nilo a piedi scalzi al fresco dopo il tramonto ... (poi suo fratello dovette espatriare, e andò in Svezia, mentre lei trovò lavoro a Milano; ogni settimana gli preparava un piatto tipico casalingo e glielo spediva con pacco postale...!).

In generale la megalopoli è disordinata e rumorosa, con traffico caotico, radio portatili e televisori nei negozi di ogni genere sono a volume assurdo per attirare l'attenzione, i manifesti pubblicitari sono attaccati ovunque, e le moschee si sono dotate di nastri registrati con i richiami alla preghiera  che diffondono con altoparlanti gracchianti. Quasi ogni volta che siamo venuti in città ci sono stati intasamenti stradali, ingorghi, di questo traffico composto da auto, motorini, motofurgoni a tre ruote, pulmini, grossi camion, camioncini, veicoli con rimorchio, ma anche carri e carretti tirati da asini o cavalli, o spinti a mano ... Quindi alcune paralisi totali per cui siamo rimasti completamente fermi un bel pezzo. I blocchi stradali cui abbiamo assistito accadono ovunque molto di frequente, e gli incidenti stradali con feriti e morti, ogni anno superano di numero quello delle guerre con Israele.
Il processo di inurbamento è continuo e in crescita, come anche quello dell'aumento demografico. La moglie di Sadat, Jihan, è attiva nella propaganda di contenimento delle nascite, ma per ora ha raccolto solo aspre critiche e scarsi successi.

la consuetudine del ritrovo al caffè "spipazzando" un narghilé

Purtroppo -già ieri ce ne eravamo resi conto- la signora egiziana che fa la guida parlante italiano, non è molto soddisfacente: dà informazioni scarse, o banali, e non sa dare spiegazioni o approfondimenti quando qualcuno gliele chiede. Insomma non sa che poche cose, non è questo il mestiere adatto per lei. E' molto meglio avere con sé una Guida (intesa come libro). Peccato.

E poi andiamo a nord della città, in zone più tranquille, a dare uno sguardo all'antica On, o Yonu, quella che i greci chiamavano Heliopolis, la "Città del Sole" (attualmente in arabo è presso il villaggio chiamato Tell Hisn), di cui resta praticamente solo l'obelisco di Sesostri eretto nell'anno 1942 a.C. (dalle leggende su Heliopolis, Campanella prese ispirazione per il titolo della sua famosa opera utopistica).

Lì vicino a 'Aïn Shams c'è l'albero di sicomoro, o "albero di Maryam" dove si dice che sostò la "sacra famiglia" di Gesù (chiamato in arabo il profeta Issa, o Yshà, o Isu) al termine della fuga in Egitto (non per nulla i cristiani venivano -sino a pochi decenni fa- chiamati anche Nazriti (o indicati con la sola lettera "N"), cioè nazareni in quanto seguaci del "profeta" di Nazaret.

E intanto si vedono anche le case-battello sul lungo-Nilo (che sono anche alberghi e ristoranti).

e poi fuori città si vedono le campagne dell'estuario (che gli antichi greci chiamarono Delta, per la somiglianza con la lettera "D" nel loro alfabeto) dal terreno fecondo e fiorente

la regione del Delta

Nel delta visitiamo anche dei laboratori artigianali familiari, in cui si produce la "carta" di papiro, e ci mostrano il processo di produzione dalla pianta lacustre al foglio. Compriamo nel negozio un paio di fogli con copie di soggetti egizi antichi nell' istituto del papiro che c'è nella città di Giza, intitolato a Mena (quindi forse erano dei "Copti" cristiani, dato che abu-Mena, 285-309, è stato uno dei primi eremiti cristiani santificati). E oltre quel foglio ne prendiamo pure un altro con la pronuncia di quegli ideogrammi che avevano un valore anche fonetico:

ticket di ingresso al laboratorio
il pezzo migliore che compriamo è una riproduzione su papiro della raffigurazione egizia dell'albero della vita, delle rinascite e trasmigrazioni, con vari uccelli ai quali erano attribuite proprietà particolari (che sembra rieccheggiare una antica fiaba indiana):



Annalisa ricorda che  "Durante il viaggio ci fermiamo in un posto dove c'è un grande negozio di souvenirs e robe varie per turisti. Il tipo che ci fa da guida (un vero incompetente, fra l'altro poco simpatico) dice che qui i prezzi sono bassi, che a lui non gliene importa niente, ma in realtà sono certa che guarda bene quello che la gente compera e ha il suo tornaconto."

Anche nelle periferie del Cairo e di Giza  permane una notevole commistione con la campagna, poiché se è vero che moltissimi sono i contadini inurbati, che hanno cambiato mestiere, c'è anche
un pastore in città
(da un opuscolo)

l'altro lato della medaglia, cioè che hanno invaso le città portandovi il loro modo di vivere, la loro mentalità, le loro consuetudini ...

Purtroppo non andiamo a poche decine di km a nord-ovest di Giza, all'inizio del Delta, vicino a Wadi-Natrun, dove c'è il famoso grande monastero copto di Amba Bishoi, importante luogo di pellegrinaggio. Si consideri che ancora fino a cinquant'anni fa in Egitto quasi il 20% della popolazione non era musulmano, ma di altre confessioni religiose (ad es, oltre ai copti che sarebbero 6 o 11 milioni, i greci, gli armeni, cristiani di altre chiese (per es. latine orientali o i 135mila o 220 mila cattolici), oppure i maroniti, melchiti, caldei, e i 65mila ebrei, i Drusi, e 150mila persone di origine europea residenti stabili, ecc...), che praticavano ciascuno i loro culti. Ma oggi dopo i decenni di nazionalismo pan-arabo le cose sono cambiate.

Poi partiamo, e attraversiamo un pezzo di deserto, che è proprio subito accanto alla strada, per cui si ha la sensazione che al di là della estensione "formale" dell'Egitto nelle cartine geografiche (un milione di kmq), in realtà (a parte il Delta) il Paese effettivo, abitato e coltivato, sia soltanto una stretta striscia larga circa 15 km., lungo i bordi del fiume (quindi un Paese di appena 38.600 km quadrati di fatto),





e poi come prima cosa andiamo a sud-ovest sino al lago di Qarun, dove si possono vedere uccelli lacustri, e pesci
 pescatori
La pesca ultimamente è in crisi, dato che p.es. ormai non ci sono quasi più le sardelle d'acqua dolce.

Ma c'è afa e fa troppo caldo..... l'aria è soffocante e pesante per potersi godere il panorama e le visite (questa zona è una grande depressione che giunge fino a 45 metri sotto il livello del mare, perciò a volte c'è ristagno di umidità che evapora)....che cappa immobile ...e si respira aria calda!




E di lì giriamo l'oasi di el-Fayyum (a 103 km dal Cairo), che era considerata il giardino faraonico più bello d'Egitto. Con varie canalizzazioni (della XI dinastia) esso veniva rifornito dell'acqua nilotica ricca di limo, e vi crescevano palme, tamarischi, acacie, eucalipti, arance e mandarini, fichi, albicocche, meloni, fragole, e manghi ...ecc.

qualcuno ci viene incontro dall'oasi

Vediamo anche un deposito di coccodrilli imbalsamati!! vicino alle rovine della cosiddetta "Coccodrillopoli" (denominazione greca dei Tolomei).
Qui in una necropoli dell'epoca dell'impero romano sono stati ritrovati sarcofagi con mummie in cui vi erano tavole di legno sulle quali veniva ritratto il defunto con dipinti a tempera (a base di uovo) o con la tecnica della cera calda (detta dell'encausto). Essi sono riferibili in gran parte al periodo tra il 100 e il 250 d.C. e sotto la denominazione di "ritratti di el-Faiyum" sono attualmente considerati capolavori della storia della pittura antica.
In totale (anche fuori da Faiyum) se ne sono ritrovati un migliaio, e ve ne sono in vari musei, oltre che in quello del Cairo, anche alla pinacoteca di Brera a Milano, e ovviamente a Parigi e a Londra. Ritraggono individui sia egizi, che greco-macedoni, che romani.

 

Ad el-Faiyum sono stati anche ritrovati rotoli con testi antichi preziosissimi, riguardanti sia la cultura egizia che quella ellenistica, ma anche relativi alla Bibbia. Per es. frammenti del rotolo del Deuteronomio in greco del II sec. a.C., un frammento di un codice di Geremia, anch'esso in greco, dalla versione dei Settanta, del II o III secolo, un codice comprendente i libri di Ezechiele, Daniele, Susanna, e Ester, sempre in greco della stessa epoca, ecomposto di ben 236 fogli, con anche testi apocrifi del vecchio testamento,  e un codice con lettere di Paolo, ed altri manoscritti.

Ripartiamo,
e continuiamo a guardare curiosi dai finestrini il paesaggio che scorre, e i villaggi che attraversiamo. Quando scendiamo per fare dei giri, c'è sempre un tipo con una tunica blu lunga e un lungo e grosso bastone, che fa la guardia al pulmino (con sul tetto i nostri sacchi e zaini).




Facciamo sosta per vedere la piramide di Meidum (o Maidum), che è fatta a gradoni come quella di Zoser, anch'essa risalente più o meno all'epoca del faraone Snefru, simile a una mastaba, cioè una forma antecedente alle piramidi, a ripiani. Anche qui non riuscendo a mantenere l'inclinazione poiché ad un certo punto forse ha in parte cominciato a crollare, si decise di tornare a metodi più sicuri.

Questa viene anche chiamata "la falsa piramide", o la piramide incompiuta (e da essa si deducono molte delle tecniche costruttive di allora).
 Nei dintorni ci sono molte tombe di aristocratici.
Più giù a sud c'era il famoso Grande Labirinto, da certi considerato nell'antichità una delle sette meraviglie del mondo, poi totalmente distrutto con la conquista e l' imposizione dell'Islam.

Lungo tutto il percorso si vedono ovunque grandi piccionaie, anche molto grandi.

Anche Annalisa ricorda: "Alcune piccionaie sono bellissime, grandi, alte."

inoltre qui abbondano i "cammelli" (in realtà dromedari)

A 180 km dal Cairo, passiamo senza fermarci vicino ad Ossirinco, così chiamato per il locale pesce. All'inizio del Novecento in una antica discarica vicino a el-Bahnasa, furono trovati migliaia di papiri e altri manoscritti, del I e II sec. d.C., ed è stato uno dei ritrovamenti più importanti della moderna archeologia. Si trattava di testi come gli Elementi di Euclide, drammi di Sofocle, di Menandro, ecc. ma anche libri non canonici dell'Antico Testamento, Vangeli apocrifi, testi di Filone ebreo, antichi testi cristiani sino ad allora non noti,...Per es. un codice del libro di Giosué in greco, un frammento di un rotolo di Giobbe, in greco del I sec., eccetera.
Certo che un viaggio in Egitto è anche per forza un viaggio nella storia di tutti i tempi dall'antichità in poi...!

Dopo sostiamo a el-Minya (113mila ab.) cittadina commerciale, con alcuni zuccherifici, dove andiamo a far la spesa,  comperiamo delle cose da mangiare al mercato coperto, e vediamo i venditori venuti dalle campagne





il mercato coperto

 negozi
al centro: venditore ambulante d'acqua e tamarhindi

tutti quelli che incontriamo vorrebbero fare conoscenza e parlarci (siamo delle rarità) 
ma sono un po' troppo insistenti e invadenti

Nelle città come anche nei paesi, le donne spesso si ritoccano il bordo interno degli occhi con il kôhl (o kajàl) nero (malachite e grasso animale), e si dipingono "arabeschi" sulle mani e sui piedi con l' henné (o henna o hinnà) una creta di origine vegetale e rossastra, che usano anche per  tingersi i capelli (che dicono abbia anche proprietà antisettiche).
Le contadine hanno vari tatuaggi sul volto e sulle mani, che forse segnalano l'appartenenza di clan.
(da una rivista)
Restiamo un po' sconvolti da come vediamo che trattano il pane, i fornitori lo portano davanti al negozio e lo lasciano lì per terra...! e poi il pane arabo, che sia in forma di piada o di filone tipo baguette, è sempre poco cotto, e umido.
Meglio fare come gli egiziani, andare a prenderselo direttamente da un forno. Ci sono delle costruzioni a semi cupola dove cuociono la tipica pittà che è un po' come la base di una nostra pizza (il nome forse deriva da lì), non lievitata, che viene posta sulle pareti di un forno circolare in pietra.
(da una pubblicazione di geografia)

Il tizio egiziano con "tunicone" e bastone che ci accompagna sempre, è una guardia, un gendarme (e quella è la sua divisa che lo rende riconoscibile), che a volte ci scorta, e si preoccupa che non facciamo sciocchezze, e nelle località in cui ci fermiamo per la notte fa da tramite con la polizia per farsi dire i posti dove possiamo accamparci (o segnalare la nostra presenza).

A 270 km da Giza ci fermiamo anche a Beni-Hassan, un paesone di fronte al quale c'è Abu-Kerkas con una importante necropoli antica con tombe di "nomarchi", ovvero amministratori, scavate nella roccia. Ce ne sono alcune che risalgono a epoche sono protostoriche e altre della XII dinastia, con raffigurazioni molto raffinate di danzatori e danzatrici, ragazze che giocano, o passeggiano in un giardino, lottatori, falegnami, ...


Giriamo per il paese e nei dintorni ad osservare la vita quotidiana della gente.


comperiamo due buffe statuine in legno di una coppia di tipici contadini tradizionali
  
e anche quei teli bianchi che quelli che vanno dentro alle zone di deserto si mettono come copricapo, con il tipico cordone per mantenerli fermi in testa

Poi facciamo una sosta a Mallawi dove c'è pure un buon Museo egizio,  per proseguire poi verso Deir Mauas e di lì attraversando il fiume al sito di Tell el-Amârna.
Qui c'era Akhetaten (o Pi-tom cioè città di Aton), la capitale costruita da Amenophis IV circa nel 1370 a.C., il quale volle lasciare Tebe, la città dei sacerdoti del Dio Amòn, per affermare una nuova concezione religiosa dedicata ad Aton, il Dio supremo, raffigurato come un disco del sole. Lo stesso faraone cambiò nome per definirsi Ekhn-Aton (o Akhenaton) cioè sacerdote di Aton, e vi si trasferì con la sua splendida regina nubiana Nefertiti (o Nefertari, o Nefer-NeferuAton).




(mentre carico questo Post,  è uscito un libro scritto assieme del figlio del ferrarese Folco Quilici, Brando Quilici e da Zahi Awass, allora ministro delle antichità, relativo all' "Enigma Nefertiti", Mondadori edizioni).

Andiamo alla necropoli. Qui nelle 24 tombe scavate nella roccia sono stati ritrovati il famoso busto della bella regina Nefertiti (vedi qui sopra), e delle tavolette con caratteri cuneiformi di un archivio che conservava le corrispondenze cioè le "lettere" inviate a vari re stranieri e a vassalli (entrambe opere che si possono vedere al museo di Berlino).
Quando poi  AkhenAton morì (o fu ucciso), la casta dei sacerdoti della religione tradizionale egizia di Amòn, riprese il potere. Ma seguaci del monoteismo di Aton (o a-Tom, o Adon, da cui l'ebraico Adonai, il Sovrano degli dèi, e poi l'etrusco e greco Adonis) ancora ce n'erano in Egitto, e Mosé ne sarebbe stato il rappresentante più famoso a corte, ma anch'egli fu scacciato in esilio fuori dal Paese, assieme ai suoi seguaci, per liberare l'impero dalla loro presenza.
Il figlio minore (o il fratello minore) di Akhenaton fu incoronato successore, e il nome gli fu cambiato da TutankhAton in TutankhAmon, quale garante del ripristino del sistema precedente. Ma poco dopo il giovane faraone morì a soli 19 anni (o fu ucciso?), e divenne re il padre di Nefertiti che aveva amministrato il regno durante la minore età di Tutankhamon...
I faraoni erano ritenuti persone sacre, quasi divinità in terra, per esempio si fregiavano di possedere le chiavi della vita (ankh), per cui sono spesso raffigurati con quella chiave in mano. La chiave egizia è poi stata ripresa come la forma di croce specifica del cristianesimo copto degli egiziani.

In questa area ci sono ancora numerose chiese e monasteri cristiani copti,

poiché leggende sulla fuga in Egitto della sacra famiglia riportano che essi giunsero fin qui a Mallawi. Fino a che il padre-famiglia Yousseph (Giuseppe) ebbe un sogno in cui un angelo gli disse che ora doveva ritornare in terra d'Israele. Per cui iniziarono il viaggio di rientro risalendo lungo le rive del Nilo. Ancor oggi i copti per es. della provincia di Beni-Suef ogni anno celebrano la data del loro passaggio il 21 e 22 di agosto. Si dice anche che il piccolo Gesù avrebbe studiato presso la scuola di Ossirinco. Poi risalendo, si sarebbero fermati a On, e a Leontopolis, ora chiamata in arabo Tell el-Yahudiya (la collina degli ebrei), e andarono visitando varie sinagoghe lungo il tragitto, sino a ritornare presso la fortezza romana detta di Babilonia, dove avevano rifugio molti ebrei esiliati, in una grotta che si trova nell'attuale quartiere del Vecchio Cairo, nel sotterraneo della chiesa copta di San Sergio (abu Serga), evento che viene ricordato ogni anno con una messa il 1° giugno.

Vediamo anche dei villaggi di contadini e pastori nei dintorni di Beni-Hassan.


Altri paesi e borghi sono sempre tutti interessanti da visitare
Anche Annalisa ebbe la stessa impressione: "I paesi sono luoghi che potremmo definire miserabili. Casette costruite con fango poi dipinto di bianco, strade inesistenti o quasi, camminamenti nella polvere e nel fango. Igiene inesistente. Si vede una quantità enorme di bambini, belli, sporchi, vivaci, invadenti. Non molte donne. La maggior parte delle persone è vestita con una tunica tradizionale. Quando entriamo nei paesini, siamo il diversivo della giornata. Chiaramente ai loro occhi appariamo buffi e strani. Per non parlare di molte nostre compagne di viaggio che non si fanno scrupolo a girare con le gonne corte o sbracciate (mancanza di rispetto, incomprensione della cultura locale?)".

Poi attraversiamo la città di Asiut, o Assyut (nella cui area si concentrano molti cristiani ortodossi copti),  qui si possono trovare dei bei scialli, complessi ricami, lavorazioni in cuoio, ceramiche, e sculture in avorio. L'artigianato specificamente copto riguarda tessuti in lana o di seta, abiti, tappeti, e arazzi.


Le strade d'Egitto... Si racconta che il Presidente Nasser decise di asfaltare tutte le strade  anche dei borghi grandi e piccoli. Gli spalatori si misero subito al lavoro per togliere il pattume e spianare la terra per stendere poi il fondo stradale, e ... dopo aver spalato un po' si scoprì che erano già state asfaltate vent'anni prima... Annalisa commenta: "una storiella amara sulle strade asfaltate che veniva raccontata come una barzelletta un po' anti-nasseriana o per altri, anti-egiziana, si dimostra purtroppo vera quando girando per le strade vediamo che in certe buche nella strada dove uno strato abbastanza alto di pattume e sporcizia si è scrostato, sotto effettivamente c'era dell'asfalto!..."


quando arriviamo in una cittadina o un paese, siamo l'evento della giornata...



Qui ad Asyut anticamente c'era una importante scuola di scultura su legno, di cui si ammirano alcune opere oggi al museo egizio di Torino. In città c'è una numerosa e antica minoranza copta.

Quindi passiamo uno sbarramento del fiume, e continuiamo a scendere più a sud.  Sostiamo a Sohag (o Zohagh) per vedere due monasteri copti, il rosso (Deir-el-Ahmar) e il bianco (Deir-el-Abyad) fondato da Scenute (o Shenoude) nel V sec. d.C. I Copti (vocabolo che significa "egizi") designano sè stessi come Rem-en-kimi, sin da prima della conquista e invasione araba del 7° secolo (641 d.C.).


Dall'altra sponda ad Akhmim c'è una manifattura tessile, che prosegue la tradizione antica per cui i loro tessuti erano così pregiati che vi si avvolgevano i cadaveri dei faraoni (e venivano venduti fin in India).
Vediamo altri villaggi di campagna.

 scendiamo dal pulmino per fare un giro in un paesino di campagna

 recipienti di terracotta artigianali

 caprette, polli

polli, piccioni, e cicogne

Andiamo al tempio vicino alla città di Abydos, nello specifico al villaggio di El-Baliana, dove ci sono tombe della prima e della seconda dinastia, quindi questo è uno dei siti più antichi dell'epoca faraonica. Qui si credeva vi fosse la sede di Osiride, il Dio dell'oltretomba, dell'al-di-là. Il suo tempio, detto Osireion, è in effetti il cenotafio di Sethi I, ed è disposto in modo da simboleggiare l'oceano primordiale in cui venne creato il mondo.

Ma ci sono anche templi dedicati alla bella Dèa Iside,

a Horus e ad Ammon, dato che Abydos era una località ritenuta particolarmente sacra.


Vi è poi un complesso templare fatto erigere dal faraone Sethi I, in cui i faraoni potevano onorare i loro antenati e predecessori
il tempio

(é stato ritrovato un elenco su due colonne di tutti i faraoni che hanno regnato dal primo Re Mna o Menes, sovrano dell'Alto Egitto -dopo tre secoli e mezzo di piccoli potentati in conflitto (periodo pre-dinastico)-,  fino a Seti I che unificò i due regni  detti Bassa-Terra e Alta-Terra in un unico grande impero (Mizraim);  è dunque un documento prezioso per la conoscenza della cronologia delle dinastie).


Andiamo anche in città, cioè ad Abydos attuale, per fare delle compere per la cucina comune



negozio del macellaio, niente frigo, ed immaginate che caldo...  e quante mosche ...(forse non bisognerebbe più mangiare carne finché siamo qui... infatti è molto diffusa la bilharzia o bilharziosi, o anche schistosomiasi)

Napoleone chiamò l'Egitto "il paese degli uomini con le mestruazioni" a causa della diffusione di varie parassitosi, con diarree e perdite di sangue. La gente delle campagne lava il bucato e le pentole nei canali, dove poi ci va a fare il bagno,  come ci va pure il bestiame a rinfrescarsi e bere (e fare i loro bisogni), e inoltre si cibano di carni mal conservate.
Certo c'è una grande differenza dal punto di vista dello sviluppo sociale e civile, tra città come il Cairo, Alessandria e forse anche el-Giza e le tre città sul canale, e invece cittadine come el-Fayum, el Minya, Mellawi, Assyut, Quena, Sohagh, Abydos .... e addirittura un abisso poi separa le città dalle campagne e i loro paesini. Sopratutto per quanto riguarda l'igiene pubblica, quindi lo smaltimento del pattume e rifiuti, la sporcizia e la necessaria pulizia, le condizioni degli abiti, del vestiario (sembra non si cambino mai), l'accesso ad acqua potabile, elettricità, gas per cucina, le condizioni degli ambienti abitativi, eccetera.
Penso agli altri nostri viaggi in oriente, e in questo le condizioni dell'Egitto si possono paragonare a molte situazioni simili dell'India, o del Nepal, mentre i tre Paesi arabi del Maghreb sono già messi un pochino meglio. Oppure per es. la Turchia, specie l'Anatolia profonda, è  molto povera ma è forse più dignitosa.
Le case sono spesso fatte di "mattoni" di fango e paglia, seccati al sole (forse simili a quelli che costruivano i muratori ebrei al tempo della servitù nell'antico Egitto...), più della metà della popolazione egiziana vive nelle aree rurali, dove la vita continua secondo usanze arcaiche. Mancano gli ambulatori, ma anche le scuole, e comunque non si trovano insegnanti qualificati, per cui i tre quarti nelle campagne sono analfabeti.

Ma a parte questi aspetti,  quel che predomina quando si va in giro sia nei quartieri di città che nei paesi, è la musica popolare, che viene dalla radio e radioline e dai negozi stessi. La musica popolare (non nel senso di canti folcloristici) che la gente ascolta incessantemente, è quella tradizionale con i loro strumenti per lo più a corda. Ci sono cantanti (uomini e donne) che sono intramontabili, non c'è il fenomeno della moda o delle scelte delle case discografiche. La gente vuole ascoltare e riascoltare sempre le stesse canzoni di successo anche se sono di due tre anni prima o di molti anni antecedenti. Le canzoni di musica popolare sono più importanti della televisione o dei rotocalchi. Molti cantanti poi li si possono rivedere nei film della cinematografia egiziana. Ci sono famose cantanti che sono adorate, ci dicono alcuni grandi nomi: come Oum Kalthoum (o Umm Kulthum) morta tre anni fa, una vera dèa idolatrata, "la stella d'Oriente" (si veda il libro su di lei di Sélim, o Slim, Nassib, "ti ho amata per la tua voce").

Oum Kalthoum

Ma anche la libanese maronita Fairouz (=turchese) è molto amata. Tutti sanno tutto di loro e cercano di procurarsi una foto da appendere nel negozio e in casa. Così in una certa misura è pure per le danzatrici. E per gli uomini attori o cantanti.

la mitica danzatrice Soheir Zaki

Comunque anche qui, nei dintorni ci piace curiosare andando in altri villaggi di fellahin (=contadini):

prima viaggiamo sul cassone tirato da un trattore (Annalisa sta salendo)

poi proseguiamo a piedi nel deserto di polvere:


fino alla mèta: un villaggio di contadini

ecco l'uomo in tunica blu e con un bastone, che ci precede



 bambini che vengono a vederci

ragazzina col suo agnellino

Accade di vedere, sopratutto in occasione di giornate di mercato, qualcuno sotto una palma che si fa sbarbare, qualcun'altro si prova all'aperto una jallabiyah, una gellaba, cioè una "tunicona" larga, mentre un sarto gliela cuce addosso per adattarla. E davanti al negozio del bakàl (un misto tra un barista, e uno speziale, che magari tiene anche un banco) alle sedie e ai tavolini si riuniscono gli anziani e i notabili del paese, i vari capi-clan, per discutere tra loro o col "sindaco" (omda) le faccende che li riguardano, mentre giocano a domino o al tric-trac.  Ma questo accade anche nelle città.
Quanto poi ai modi di lavorare e agli "stili di vita" dei poveri, pastori o braccianti e contadini, il mondo dei fellahin è un mondo rimasto immobile nel tempo, con strumentazioni e tecnologia a livelli elementari e bassissimi, e ritmi e modi di vivere arcaici.

Prevalgono le superstizioni, e un certo fatalismo. Diffusissimi amuleti e talismani. Ci sono p.es. dei bellissimi scarabei (simbolo di resurrezione) ad ali aperte o chiuse, fatti in turchese, o steatite, o di lapislazzuli, oppure in paste vitree. Si portano con sé o si indossano sia per le loro virtù magiche apotropaiche, sia come monili.



Oppure ci sono l'occhio di Horus, la croce ansata, le manine di Fatma, immagini di Iside alata, testine di Nefertiti... ecc.  Ma a parte gli amuleti, ci sono vari bei monili, e anche gioielli o bigiotteria, con parure di collane, filigrane, spille e spilloni, fibie, pendenti, bracciali, catenine, eccetera. Molti sono oggetti di squisita fattura (non solo quelli preziosi) e di raffinata lavorazione artigiana. Ma noi siamo a corto di soldi e comperiamo qualcosina, ma a buon mercato. Comunque bisogna sempre contrattare, e duramente.... a volte questo gioco va per le lunghe e dunque riescono a convincerti per stanchezza, quindi di solito la cosa migliore è di interrompere la trattative e dirsi non interessati, voltare le spalle e incominciare ad andarsene, allora ti richiameranno e saranno più "ragionevoli" e concisi).
Tra le altre cose che si possono comperare ci sono i tessuti in cotone egiziano, che è di buonissima qualità, quindi lenzuola,  ma anche abiti di cotone (magliette, pantaloni, camicie, sahariane), o una gellaba.  E si possono trovare anche bei tappeti, anche di piccola dimensione, e kilim.  E come già accennavo più sopra, prodotti in pelle, come borse, cinture, ecc. (inizialmente hanno un po' di odore della concia, ma pian piano poi si attenuerà), o lavorazioni in vimini o paglia o fibre di palma intrecciate, oppure soprammobili in legno o ceramica, o alabastro, narghilè, e naturalmente spezie (cannella, chiodi di garofano, noce moscata, ginger, pepe), datteri,  thé,  oggetti di artigianato per es. in rame, eccetera, ecc.
Anche ad Abydos e dintorni ci sono comunità minoritarie copte.

§. Inconvenienti
In un altro villaggio in cui un gruppetto di 4 o 5 di noi siamo andati a fare la spesa mentre gli altri ci aspettavano al pulmino, tanti ragazzini e ragazzetti, ci seguivano gridandoci delle cose e ridendo, poi si sono eccitati e scalmanati, e infine ci hanno circondati, e abbiamo avuto delle "confrontations" animate. Tanto che a un certo punto il vociare ha attirato l'attenzione di certi che stavano alle finestre e sono scesi giù alcuni giovinastri. Ci siamo subito rivolti a dei signori anziani che stavano ai tavolini del bar a guardarci mentre fumavano il narghilé o sorseggiavano una bibita. Appena abbiamo spiegato chi siamo ad un signore che sapeva il francese, e gli abbiamo chiesto aiuto, quello è intervenuto scacciando via la torma di ragazzi, molti si sono allontanati ma non sembrava avessero buone intenzioni per il percorso che ci mancava ancora per arrivare fino al pulmino. I giovanotti dicevano di essere i fratelli maggiori e che noi avevamo provocato i ragazzini e avevamo detto male parole ai loro fratellini. Probabilmente quel signore ha mandato a chiamare delle guardie col bastone che sono stati molto persuasivi nell'ottenere che i giovani se ne andassero e ci lasciassero stare.  Siamo tornati al pulmino molto in ritardo e abbiamo raccontato un po' emozionati l'accaduto ai nostri compagni che erano già un po' in ansia per noi. Forse all'origine di tutto c'era il fatto che una ragazza che era nel nostro gruppetto aveva la gonnellina un po' corta ed era sbracciata .... e in effetti è stata piuttosto sciocchina a girare per un paese di campagna messa così, e noi pure, che non avevamo dato abbastanza importanza alla cosa ....

Nei pressi di Abydos ci sono grandi resti archeologici come il tempio di Sethi I e il tempio funerario di Ramsete (o Ramesse) II; e una necropoli con quella che gli egizi credevano fosse la tomba di Osiride. Qui si seguivano i cosiddetti "misteri di Osiride", cioè una corrente religiosa iniziatica di adepti ad Osiride, con riti che terminavano con la celebrazione della sua resurrezione post-mortem. La città quindi divenne un luogo di pellegrinaggi e era ritenuta una città santa. Ogni egizio avrebbe dovuto recarsi almeno una volta nella sua vita alla necropoli di Abydos.

Vorrei qui suggerire di leggersi l'interessante mito di Iside e Osiride, tanto importante non solo nell'antichità e ai tempi del primo cristianesimo, ma anche in seguito per l'influsso che ha esercitato nella stessa cultura occidentale. Joseph Campbell ne tratta a più riprese per mostrare gli elementi di similitudine e di continuità che si ritrovano in una analisi di mitologie comparate (vedi ad es. i suoi: Le figure del mito; e Il racconto del mito, cap.4). Sul tema cfr anche di Jean Houston, La passione di Iside e Osiride, un percorso di trasformazione per trovare la completezza interiore,  tr.it. Piemme, 1999. 

E poi -dopo un'altra vecchia diga- giungiamo a Nag Hammadi (siamo oramai a 556 km dal Cairo) E' qui che nel dicembre 1945 si ritrovarono in un monastero cristiano cenobita un insieme di 13 papiri antichi con testi di tipo misterico del I e II sec. d.C., e testi gnostici copti, di grande interesse e valore, decodificati da Gilles Quispel (frequentatore dei convegni junghiani Eranos). Questi codici contengono anche tre libri del Corpus Hermeticum, e una antica traduzione in copto (lingua derivata dall'antico egizio) della "Repubblica" di Platone, ma il loro ritrovamento venne mantenuto nascosto per molto tempo, per cui nel frattempo si dispersero. Solo dopo diversi anni gli studiosi poterono rintracciarli ed esaminarli. Tra di essi vi è anche il testo completo del cosiddetto "vangelo" di  Tommaso, e altri testi in greco scritti nel III secolo d.C. Inoltre a Dishna, nei pressi di Nag Hammadi, un codice del vangelo di Giovanni, in greco, del II o III sec. a.C., questo papiro con i suoi fascicoli originali, è uno dei più antichi reperti mai trovati del nuovo testamento.

Continuiamo il viaggio verso sud per la strada che costeggia il Nilo:

 bestiame nell'alveo asciutto di uno wadi, in cui cresce buona erba

 è molto diffuso in tutti i paesi del vicino oriente il gioco del domino o similare


un venditore ambulante di acqua fresca e di tamarhindi (bevanda al succo di datteri)







Poi sostiamo a Qena per visitare Dendera (o Dandara), sul "gomito" del Nilo, è il punto in cui il fiume è più "vicino" alla costa, da qui con una strada di 164 km si arriva sul mar Rosso (e da dove i pellegrini  musulmani si imbarcano per l'Arabia saudita).
Sull'altra sponda del fiume, che attraversiamo in diagonale con una barchetta-traghetto,

c'è un tempio che gli ultimi sovrani della dinastia ellenistica dei Tolomei (che regnarono dalla morte di Alessandro fino a quella della regina Cleopatra VII, e dunque fino alla conquista romana) fecero erigere per dedicarlo alla Dèa Hathor, che originariamente era la mucca sacra per gli antichi egizi, dai Tolomei concepita come la corrispondente egizia di Afrodite. E' interessante la commistione di elementi ellenistici ed egizi anche nell' architettura. Un muro circoscrive l'area archeologica, che comprende vari templi, tra cui oltre a questo, anche un tempio romano, una basilica copta, un Mammisi, cioè un tempio per il natale di Iside, e un laghetto sacro.

(continua in una successiva 2a puntata)

lunedì 27 febbraio 2017

Algeria nel 1977 (4a e ultima: la parte Est del deserto)

Quarta e ultima puntata:

Ripartiamo, e sempre seguendo la Nazionale n.6 verso nord, giungiamo a Tlemcen, bella città araba  (di 70 mila ab.), ricca di storia, a 800 metri di altitudine. Gli abitanti sono molto orgogliosi della loro città, e dei suoi monumenti, degni di essere paragonati a quelli del Marocco o dell'Andalusia. 
A 15 km. c'è un campeggio, vicino alla cittadina storica di Mansurah (=la vittoriosa). Il paesaggio tutto intorno è collinare, con boschetti freschi e ombreggiati.

Il centro storico è ancora tutto dentro le mura medievali. C'è una bella Kasbah cui si accede da un cancello. Notevolissima la Grande Moschea, interessante il quartiere degli andalusi, e la cittadella con il palazzo del consiglio reale Méchouar. Subito fuori dalla Porta Bab el-Djedid, c'è la fortezza (in berbero agadir).

Poi partiamo e passiamo da 'Aïn-Temouchent, in collina. Da un villaggio dei dintorni era originario Nathan André Chouraqui, che essendo di famiglia ebraica sefardita, cresciuto in un paesino arabo, e cittadino francese, era di "madrelingua"... trilingue. Per cui tradusse in modo letterale in francese la Bibbia ebraica, il Vangelo, e il Corano, e si batté per il dialogo interculturale e interreligioso. Fece il primo attraversamento del Sahara con un auto da città, una utilitaria Peugeot, nel 1951. Dopo l'espulsione delle comunità ebraiche dai Paesi arabi, dinventerà vice-sindaco di Gerusalemme-ovest.






Poi percorriamo la costa mediterranea ovest, e da lì la Cabilia e infine andiamo di nuovo nel deserto.

In sintesi il percorso fatto è questo: andiamo a Sidi-Bel-Abbès, di lì a Orano (ora Wahran) bella città di avenues e di boulevards, sul mare poi ci teniamo all'interno da Mohammadia a El-Asnam, quindi torniamo sul mare a Ténès, percorriamo tutta la costa della Corniche des Dahra, dove a Gouraya, a Cherchell, e a Tipasa ci sono campings. Poi  lasciamo per sempre il mare algerino, e evitiamo la capitale tenendoci all'interno, quindi Blida e Larba. Poi da lì attraversiamo le campagne del Tell (cioè la fascia collinare del pre-Atlante) e il nostro percorso è tutto attraverso la cosiddetta Grande Cabilia (Grande Kabylie). E infine puntiamo giù a sud, per ritornare in quei paesaggi che ci avevano tanto affascinato, in direzione del grande Erg orientale, a Bou-Saâda, da dove poi andremo nella regione di dune di sabbia del Souf.




Poi, anche questo, anni dopo il ns viaggio, è uscito in Italia uno studio interessante 

Bou-Saâda (=l'oasi della felicità), con il suo bel palmeto di 24 mila palme è stata l'oasi che per prima ha ricevuto il turismo, per dare ai viaggiatori provenienti dalla vicina Tunisia, un primo assaggio della realtà delle oasi e del deserto. Ci sono al mercato, nelle bottegucce e nelle bancarelle (o sui lenzuoli stesi a terra) venditori di ceramiche, tappeti, stoffe, opere di oreficeria, ventagli di palma, e particolari coltelli tradizionali del luogo (per questo detti couteaux bou-saadi). Vicino ci sono il lago Chott el-Hodna, e il massiccio dell'Aurès dove si trova uno straordinario cañon.

Ecco il palmeto e il villaggio che stanno dentro al canyon delle Gorges de Rhoufi :




Andiamo in direzione est, a Tazoult e alla vicina Timgad per vedere i resti romani.



lapide tombale punica del V sec. a.C.
nel Museo delle rovine di Timgad

Si dice che prima dell'impero punico qui giungessero gli influssi della cultura nubiana dell'antico regno cuscitico africano di Meroe.
Da qui giù alla città di Biskra, che è anche una "stazione climatica", con il suo grande palmeto di 200 mila palme, e migliaia di alberi da frutta.
Qui si vedono donne velate e altre vestite alla europea, il contrasto tra religiosi tradizionalisti, e laici o musulmani moderati e moderni, è forte e potrebbe determinare delle intolleranze reciproche.



E poi da Biskra rientriamo in ambiente desertico, fiancheggiamo il pantano salato dello Chott el-Melrihr (26 metri sotto il livello del mare, gli chott o shott, o sebkha sono depressioni in cui l'acqua salata evapora), entrando nel deserto dell'Erg orientale :



qualcuno ci ha visti arrivare


pozzo artesiano

Mi tornavano alla mente i reportages di Quilici dal suo viaggio di circa quindici anni fa (si vedano i tre "classici" articoli-reportage di Folco Quilici, «Viaggio nel Sahara», la parte 1."Il deserto senza sete",  pp.34-60, con foto sue e della moglie Laura Grisi, sul periodico «Epoca», A.Mondadori, Milano, agosto 1962. Poi in parte ripresi nel suo libro: I grandi deserti, Rizzoli editore, Milano, 1969 ).
E ora mi sovviene anche quello di Moravia:

Qui incominciano le grandi dune. Su indicazione di un tizio, che ci fa vedere che basta scavare la sabbia un po' qua e là in superficie, e si trovano diverse belle "rose del deserto" cioè concrezioni spontanee di agglomerati di sabbia, che si solidificano in forme quasi tipo cristalli. Ce ne portiamo a casa varie, anche per fare dei regalini.

ricoveri di canne dei nomadi beduini

In una piccola oasi troviamo un dromedarino bianco di tre mesi !.... un cucciolo!.... ripartiamo,


giungendo fino a Touggourt, nel "Souf" (certi ci dicono che significa la cresta, o la lama di sabbia delle dune):


 


Un tale ci fa segno che ci offre del thé (tchaï); ci accucciamo per terra e prende la teiera che stava sopra il fuoco di un mucchietto di legnetti di palma e di canne, e poi compie il tradizionale rito di versarlo in un bicchierino di vetro sottile senza manico, e riversarlo da un bicchierino all'altro dall'alto, in modo da filtrarlo con l'aria e raffreddarlo. Ci mostra come tenere il bicchierino che scotta con sotto il bordo il mignolo, e sopra il bordo l'indice.

(da un opuscolo)
E intanto coglie l'occasione per chiederci di mandargli qualcosa di utile dall'Italia, indumenti, scarpe, ecc., in cambio ci regala delle punte di freccia di pietra (di epoche neolitiche?) che lui trova facilmente sotto la sabbia.
A Touggourt sta iniziando uno sviluppo industriale che probabilmente stravolgerà il carattere di questo paesino. Basta guardare la cartina Michelin delle prospezioni minerarie e petrolifere del periodo francese...per immaginare facilmente il futuro che attende questi territori...


Da Touggourt andiamo all'oasi e città di El-Oued, capoluogo del Souf, con i suoi tipici tetti a cupola, o con volte a botte, anziché i soliti terrazzi, per cui è detta la città dalle mille e una cupola (ma ora con lo sviluppo delle nuove periferie standardizzate molte città sahariane stanno cambiando  aspetto). Qui vivono sia sedentari (achèche), che nomadi (m'sabba). C'è pure un museo etnografico. Le palme crescono a mazzo, a ciuffo, dentro imbuti scavati in terra che consentono loro di toccare la falda sotterranea, ma che vanno costantemente protette dalla invasione di sabbia per opera del vento.







il mercato all'alba, ancora chiuso


Sopra ai portoni delle case si trova spesso il simbolo protettivo della "manina di Fatma", o "mano di Miryam", o Khamsa (che significa cinque). E' un amuleto che protegge dal malocchio, e dai malanni, grazie al significato esoterico del numero 5. Fa parte delle credenze popolari del Maghreb sia in ambiente musulmano che tra gli ebrei "sefarditi" (cioè originari della Andalusia araba ).

Qui c'è anche un Museo, con bei minerali e cristalli, meteoriti, silice, piante fossili, fossili di vermi e conchiglie, e una sezione etnografica interessante.

Compriamo da un ambulante un bel dipinto su vetro con il cavaliere Saladino (Salah ad-Din) che uccide il mostro (Sàtana=Shaytàn).



Ripartiamo e lungo la strada troviamo dei ragazzini che in cambio di una mancia ci offrono un cucciolo di fenek (o fennec), ovvero un volpino del deserto....! è tanto carino con quelle sue orecchione sproporzionate.... ma come facciamo a portarlo fino in Italia? e poi da noi soffrirebbe... che peccato...che bellino...

Annalisa oramai già affezionata al piccolo cucciolo  fenek

foto del National Geographic

Infine da El-Oued, andiamo al confine e lasciamo l'Algeria, per entrare nel Sud tunisino, a Nefta (con una palmeraie, La Corbeille, di 350mila palme), e Tozeur, e procedendo lungo la laguna prosciugata, ovvero il pantano salato dello Chott el-Djerid (10mila kmq di sale asciutto), sostiamo a Mahboubine nella parte interna di Djerba, dove facciamo ripulire l'auto, lo chassis, e il motore; e facciamo conoscenza con Rachida Najar, che in breve dichiara che per lei Annalisa è come fosse sua sorella...!




e poi fino al mare della deliziosa isola di Djerba, dove eravamo già stati l'anno scorso, e conosciamo il campeggio. E qui ci fermiamo a riposare nelle sue magnifiche spiagge deserte. Scelgo il punto, e pianto il nostro ombrellone.


(fine del viaggio, e del diario)

Qualche anno dopo uscirà una guidina sul Sahara di Lucio Valetti, per conto di SafariLand, che ha dei programmi di viaggi organizzati intitolati "Il Raid del coraggio": Avventure nel deserto - Sahara, pubblicato come complemento a «Gente Viaggi» n.5, 1985, di un centinaio di paginette. 

PS: un viaggio in territori per certi versi molto simili a quelli qui descritti l'ho inserito su questo Blog nel 20 dicembre del 2012  riferito ad un giro da noi compiuto nell' Oltre-Atlante berbero del sud del Marocco, cui rinvio i lettori:
http://viaggiareperculture.blogspot.it/2012/12/il-paese-berbero-dicembre-12-2.html

P.S. 2: Dopo che il colonnello Boumedienne rovesciò il Presidente Ben Bella, si instaurò un regime autoritario,  e l'anno prima del nostro viaggio il paese fu dichiarato a regime socialista (1976). Ci furono molti sommovimenti sul piano politico che delinearono gravi spaccature interne alla popolazione. Come si sa, l'Algeria è stata poi travolta dopo il 1992 in una terribile e devastante guerra civile tra il FLN al governo, e il FIS il fronte islamista integralista, che in 12 anni di conflitto armato costò 150mila morti (su 22 milioni di ab.), più innumerevoli feriti, sopratutto tra i "civili". 
Un libro che rende l'atmosfera di allora, di quegli anni di lacerazioni tra la gente, divisa tra laicisti e integralisti religiosi, è l'intervista intitolata Una donna in piedi, di Khalid Maessaoudi, del 1995, trad. in italiano Mondadori, 1996, a cura di E. Schemla. Sul piano della ricostruzione storica degli eventi, si veda il libro di Caterina Roggero e Gianpaolo Calchi-Novati, del 1998. E ora si veda il libro che raccoglie gli Atti di un Convegno sulla grande scrittrice Assia Djebar (morta nel 2015), intitolato L'Algérie sous la plume, histoire d'une écrivaine, EUR edizioni universitarie Romane. 

Oggi [2018] l'accordo di pacificazione e riconciliazione siglato nel 2006 ancora regge, e i contrasti tra partiti avvengono solo a livello politico e parlamentare. A seguito delle elezioni dell'anno scorso, il governo è tuttora una coalizione tra il vecchio FLN e il raggruppamento nazionale democratico, ma il Presidente è da circa 20 anni ancora il vecchio Bouteflika (81 anni d'età), garante degli accordi di cessate il fuoco... che accadrà dopo la sua scomparsa? (già due volte, in marzo e novembre '17 era stato dato per morto...)

Il futuro politico dell'Algeria è sotto osservazione internazionale sopratutto dopo la scoperta della entità dei giacimenti petroliferi nel sud, e della vastità delle riserve sotterranee di acqua...

Certo da allora molte cose sono cambiate e il Paese si è sviluppato e ammodernato. 
Nonostante ciò, molti disoccupati si  sono nel tempo imbarcati nei porti diretti a Marsiglia (le persone di origine algerina o maghrebina a Marsiglia sono circa 300 mila su 900 mila abitanti), e cercano lavoro in Francia o poi in altri paesi d'Europa. Nel 1982 gli algerini e i maghrebini rappresentavano il 38,5% degli stranieri viventi in Francia; a Parigi vari quartieri (come per es. Barbès) e cittadine periferiche della banlieue, erano in maggioranza abitati da algerini. Tanto che i loro figli nati in Francia e chiamati "beur" hanno una loro identità a parte di tipo culturalmente misto. Mentre per i genitori esiste un "mito del ritorno", per le nuove generazioni si tratta piuttosto di un "incubo del ritorno". Ma in questi ultimi anni il flusso migratorio si è accentuato, ed è partito sopratutto dal porto di Orano. In generale i 4,5 milioni di immigrati stranieri in Francia sono soprattutto di recente immigrazione dai paesi del Maghreb (e dalle ex-colonie africane ).

Spesso oggi [2018] si tratta però di gente proveniente dall'Africa Nera più interna, sub-sahariana, anche non più solo di lingua francese (quindi anche da Nigeria, Ghana, SierraLeone, Liberia), che attraversando il deserto giunge sul litorale mediterraneo ( e poi si dirige verso le coste del Marocco, dell'Algeria o della Tunisia, da dove spera di poter poi traghettare in Spagna o in Italia).



Ma questi sono problemi che sfiorano solo tangenzialmente i turisti (e i viaggiatori indipendenti).

Dunque per concludere: oggi a chi volesse ora fare un bel giro in Algeria e sopratutto nei territori meridionali di cui vi ho parlato in queste tre puntate, indicherei la guida di viaggio di Oriana Dal Bosco, Algeria del Sud, pubblicata dalla casa editrice Polaris, a fine giugno 2017; 

e anche la guida di Jonathan Oakes in traduzione italiana pubblicata nel 2016 da Bradt sull'intera Algeria:
e quella di febbraio 2017 in francese, delle edizioni Petit Futé (www.petitfute.com) che era stata preceduta da una guida alla città di Algeri, del 2016. Libri che sono pure in formato elettronico kindle, come e-books.

Infine sugli ambienti desertici in generale c'è il bel documentario di Brando Quilici (il figlio di Folco), Deserti, sabbie roventi, DVD del dic. 2004 (156 min.)

Quindi non ci sono più altre difficoltà... consiglio di partire prima che il turismo di massa scopra quel bel paese.