lunedì 21 gennaio 2019

Come gli indiani vissero Gandhi


Dopo il post che ho caricato prima di natale, volevo oggi darvi da leggere, e meditare, come gli indiani della generazione precedente la mia (morì dieci giorni dopo la mia nascita), videro e vissero la grande personalità di Gandhi, cui fu dato il titolo onorifico di Mahatma (Grande Anima). Come vedrete l'argomento non è poi così lontano dalla nostra cultura, in effetti il tema ha alcune interessanti connessioni e parallelismi con gli studi sull'origine della predicazione di Gesù...

Rabindranath  Tagore, il grande poeta e filosofo del Bengala hindu, primo non-occidentale ad aver avuto il Premio Nobel per la letteratura, a proposito della predicazione  della nonviolenza (ahimsa) e della sola verità (satyagrahada parte di Gandhi,  chiamato affettuosamente dai suoi adepti "babbo" (bapu), disse su di lui in un discorso tenuto a New York nel 1930:

«(...) Eravamo in attesa di quell'Uomo. Di una natura umana quale si vede in Mahatma (...) Solo in Oriente è possibile per un uomo simile diventare una grande personalità. Egli non ha né potere fisico né materiale, ma grazie al suo grande ascendente le persone, che erano sottomesse ad ogni genere di potere tirannico, si sono risollevate; oggi, in questo mondo, egli è la forza spirituale più forte. La gente crede in lui, ma non per la sua politica, ma per la sua influenza spirituale, ed è pronta a morire per la propria fede. Sono pronti a soffrire. È un miracolo che queste persone, oppresse per secoli, stiano entrando in campo;  senza recare alcun danno ad altri, soffrono, e attraverso la sofferenza vincono.
E le nostre donne -che solo l'altro ieri erano relegate -  ora sono uscite, per seguire quest'uomo, la loro guida. Dunque non una associazione, non una organizzazione, non un politico, ma un Uomo! 
Il suo messaggio penetra nelle loro vene, in profondità. 
Egli attacca i nemici che sono dentro di noi. (...) 
Egli attacca l'anima. 
Tutti credono in lui, in quest'uomo (...).
(...)
Quando i tempi erano oscuri, in giorni inaspettati, un Uomo venne verso la gente che cercava salvezza, l'emancipazione dal male. Venne alla loro porta. (...) 
È l'Uomo che è nel cuore di ogni essere umano. (...) 
(...)
L'ho visto, l'ho trovato in me stesso, l'ho trovato nella intensità dei miei sentimenti.
E so che, solo quando sarete con lui, troverete la pace.»


Gandhi, come è noto, durante la tragica separazione tra musulmani e hindù al momento dell' indipendenza dell' India dai britannici, fu ucciso da un suo avversario politico, un indiano della sua stessa religione...

tra i suoi molti libri, vedi almeno:
Antiche come le montagne, traduzione italiana, Edizioni di Comunità, Milano, 1963, ora edizioni Pgreco, 2016.
Le grandi religioni. Induismo, buddismo, cristianesimo, islamismo, traduzione italiana Grandi tascabili economici Newton&Compton, Roma, 1993, 2009.



martedì 20 novembre 2018

18. Bali i suonatori di gamelan e le danze

Nel 2013 eravamo andati a Bali, che abbiamo girato tutta in un mese, dal 3 settembre al 4 ottobre.
La orchestra tradizionale balinese si chiama gamelan, ed è composta prevalentemente da strumenti a percussione, xilofoni, e altro, deriva storicamente dalle antiche orchestre giavanesi, ma dà un altra qualità di suoni. Comunemente gli xilofoni balinesi hanno i tasti di metallo, ma ancora si usano quelli in bambù, diversi sono i tamburi utilizzati, poi vi sono anche strumenti a fiato, sopratutto flauti, a corda, e i famosi gong. Le orchestre mediamente contemplano 20-25 strumenti e possono comprendere fino a 40 musicisti. Molto spesso le orchestre accompagnano delle danze, o fanno da accompagnamento musicale a recite cantate di tipo teatrale, ispirate a leggende di matrice hinduista.
Una lettura che mi aveva affascinato era stata quella del musicista canadese Colin Mc Phee, A House in Bali, del 1944, tradotto in italiano per l'editore Bompiani col titolo: "Maghi, musici, e attori a Bali," Milano, 1951 (ora è riedito col titolo "Una casa a Bali" dall'editore Neri Pozza di Vicenza, 2003). Si tratta di una autobiografia relativa ai dieci anni in cui visse lì sull'isola, affascinato dalla loro musica e cultura.
Per uno sguardo di foto sugli spettacoli di danza e musica, si veda nel diario che ho caricato cinque anni fa, nell'ottobre del '13, la seconda puntata:
https://viaggiareperculture.blogspot.com/2013/10/bali-2-ubud.html

Nel finale del Post, c'è anche accennata la parte famosa e drammatica in cui i danzatori in stato di trance, rivolgono e premono il loro pugnale kris contro di sè dando prova di saper superare il dolore fisico, da tanto sono immedesimati nella parte che stanno recitando.

(dall'opuscolo: "Ubud Life" )

Il primo studio etnografico importante è stato quello di G.Krause e di K.With, Bali, pubblicato in Olanda (la potenza coloniale che allora governava l'attuale Indonesia) a Den Haag =L'Aja nel 1922. L'isola di Bali fino al Cinquecento era parte della civiltà hinduista giavanese, poi restò l'unica a conservare e sviluppare quella cultura. Nel sistema di caste a Bali non c'erano i paria, e i discendenti pur sapendo delle loro diverse origini vivevano e  lavoravano mescolati. Oggi ogni distinzione è praticamente scomparsa. I balinesi hanno portato avanti le performing arts, dalla musica strumentale al canto, alle danze; e fino anche all'architettura e alle arti figurative.
Qui di sèguito vi riporto alcune foto di Bali di tempi passati, prese da varie fonti:

tra gli strumenti musicali che stupirono i visitatori occidentali c'era lo "scacciapensieri" di bamboo, che produce singolari sonorità (è un po' diverso da quello siciliano e sardo):


A scuola i bambini e le bambine imparano a eseguire le danze tradizionali (foto del 1953), il che comporta anche conoscere per vari gradi la religione, la mitologia, la storia, l'arte e la cultura:

1935

Essenziale nella cultura balinese è la parte che ha la danza in tutti i riti e le cerimonie. Le ragazze vengono addestrate sin da piccole, e sino all'epoca olandese le scuole di musica e danza erano le sole scuole conosciute nell'isola. Anche i ragazzini venivano iniziati a saper suonare uno strumento e a compiere certe danze. Ora è una materia scolastica corrente. I costumi delle ballerine e dei danzatori sono di straordinaria fattura e complessa elaborazione.


giovane con tamburello in un gamelan


(ecco due tipi di flauti tradizionali, di fronte e sul retro) 

Le danze mascherate e le rappresentazioni mimo-drammatiche sono componente d'obbligo delle maggiori festività che si tengono in pubblico e all'aperto. Molto elaborate sono le maschere in legno o in cuoio, e i trucchi e l'addobbamento per rappresentare draghi, mostri o personaggi mitici.

Molti balletti raffigurano scene del grande poema epico hindù Ramayana, di cui è l'eroe protagonista appunto il principe Rama in esilio, egli è l'incarnazione del Dio Vishnu, e rappresenta il principio del bene, che è in costante lotta con il Signore dei demoni, Rawana.
Un'altra attività particolare è quella artigianale della costruzione di burattini sia a tutto tondo in legno,  per diversi spettacoli, che di marionette in silhuettes di pelle bovina essiccata per il noto teatro delle ombre Wayang kulit, che è molto frequentato.
cfr: https://viaggiareperculture.blogspot.com/2013/10/bali-10-ubud.html
nel negozio di un artigiano di marionette uno zio ne acquista per il nipotino 
in occasione di una festa di famiglia



Molta parte dei riti vengono compiuti nello spazio aperto o cortile (compound) interno alle abitazioni da parte delle stesse famiglie imparentate, oppure in pubblici locali appositi che si trovano in ogni quartiere dei borghi e delle cittadine. Sono moltissime le associazioni volontarie per provvedere a preparare tutto ciò che necessita nelle feste, che sono molto frequenti.

È rimasto famoso il volume fotografico di G. Bateson e di M. Mead: "Balinese Character - A Photographic Analysis", del 1942 (ristampato della Accademia delle Scienze di New York nel 1993 in due volumi),

con cui si può dire che nasce l'attuale "antropologia visuale". Consta di 760 fotografie specifiche. Fecero ricerche sul campo (fieldwork) durante un lungo soggiorno di tre anni, pur con alcune parentesi, nel 1936-39.

 insegnamento sia di strumenti musicali che di movimenti di danza







scene di vita quotidiana, entro le mura domestiche o lungo la pubblica via in gran parte relative al rapporto tra generazioni o al differente comportamento a seconda dei contesti:







 un fratello più grandicello si occupa del piccolo:

fa parte delle tradizioni culturali che anche gli uomini a Bali si occupino dei figli piccoli:





E dieci anni dopo Mead e Bateson produssero un film documentario di 20 minuti: "Trance and Dance in Bali":





Su questo loro approccio di antropologia visuale si veda lo studio di A. Ricci (edizioni Aracne, Roma, 2006):


Qui si vedono dei bambini che con pazienza cercano di insegnare la lingua balinese a Margaret Mead (nel 1936):

bambini che giocano con dei grilli, che infilano in un bamboo cavo per far risuonare il loro frinire, quel suono un po' stridulo di cri-cri:



contadina al mercato di Den Pasar = north Market (a nord rispetto a Badung)
(queste tre foto qui sotto sono prese da: C. Canali, Vogliamo conoscere l'Asia?, Bertarelli, Milano-Roma, 1935/36):

tavola LVII
tav. LVIII e LIX
la donna a destra porta un giubbetto perché poi si recherà al tempio


ragazzina 

Già una generazione più tardi quasi nessuna donna ancora girava in luoghi pubblici senza coprirsi i seni. Mentre nel cortile di casa e al lavoro ciò è usuale. È questa una delle discontinuità più evidenti che si riscontrano semplicemente guardando appunto collezioni di fotografie storiche.

1938
contadina nelle campagne 
della zona collinare interna

Questa sotto è una torre crematoria (il badé) portata durante un funerale, negli anni '60:

e anche in questa prima foto qui sotto, del documentarista ferrarese Folco Quilici dal suo libro sull'Indonesia, F.lli Fabbri editori, Milano, 1974, nelle pagine su Bali:


(da: Atlas of Mankind, 1982)

in questo caso, cioè di una cerimonia rituale di tipo religioso, non è mutato praticamente nulla in questi ultimi ottant'anni. Le cerimonie funebri sono le più importanti per la loro cultura, al defunto si da una prima sepoltura superficiale e provvisoria, in modo che lo spirito possa reincarnarsi, fino a che può venir esumato e portato in un corteo recante doni e offerte, su un ricco e turrito monumento in legno (badé), in cui è contenuto un sarcofago di legno e cartapesta a forma di toro, a cui poi si da fuoco, e nel quale il corpo verrà cremato.
Ci sono qui dunque molte persistenze e motivi di continuità.

(idem, come sopra)

Margaret Mead ritornò poi a Bali, l'affascinante "isola degli Dèi", alla fine del 1957 per intervistare di nuovo gli adulti divenuti vecchi e i bambini divenuti adulti, e per constatare le continuità e i cambiamenti intervenuti in ambito culturale.

il bimbo Karba nel 1936

ed ecco Karba divenuto a sua volta papà vent'anni dopo



immagini su Margaret Mead:


filmando una danza in un villaggio

scrivendo i risultati delle proprie analisi nella capanna in cui erano ospitati nel villaggio di Iatmul vicino a Tambunam.

Sull'importanza della danza nella cultura balinese (e più in generale nelle culture indigene di tutti i continenti), si veda il volume sottocitato che raccoglie testi e riflessioni sia di Franz Boas che di Gregory Bateson, e di altri, sull'argomento (traduzione italiana per le Edizioni Ghibli, 2015):

(ma si veda anche di Victor Turner, From Rite to Theatre, The Human Seriousness of Play, 1982, trad. it. Dal rito al teatro, Il Mulino, Bologna, 1986; e The Anthropology of Performance, 1986, tr.it. 1993, e anche: Dramas, Fields and Metaphors: Symbolic Action in  Human Society del 1974)

E in questa foto la si vede incontrando gente che si ricordava di lei, venuta ad accoglierla all'arrivo.


La Mead insistette molto su questa comparazione tra cicli generazionali, ritornò anche alle isole Samoa, e a Manus in Nuova Guinea e in altri luoghi, per sviluppare le sue ricerche su tradizione e rinnovamento, per mostrare come le culture siano (in particolare nella nostra epoca) in costante modifica sia per influssi e stimoli esterni, sia per trasformazioni interiori. Si può ben dire che le vie verso la "modernizzazione" siano state quasi "infinite" nei vari paesi e popoli del mondo.
Comunque una lezione importante di F. Boas e della sua allieva R. Benedict era che le culture mutano nel tempo, si trasformano, e dunque la storia delle varie società va studiata con scrupolo, poiché nella conoscenza delle culture l'aspetto diacronico è altrettanto importante dell'analisi di tutti gli elementi e i fattori che sincronicamente interagiscono tra loro.

A quanto parrebbe, a Bali hanno saputo trovare un buon punto d'equilibrio tra tradizione e trasformazione, per cui i balinesi conducono una vita abbastanza "moderna" pur conservando le loro credenze e cerimonie religiose, che sono intese come parti componenti essenziali della loro stessa identità collettiva.

Si vedano sopratutto i testi della stessa Mead (e anche di altri) che ho lì citato,



come Continuities in Cultural Evolution (tr.it. Il futuro senza volto, tr.it. Laterza, Bari, 1972); e New Lives for Old (tr.it. Crescita di una comunità primitiva, Bompiani, 1962).

 [ma poi, anche se non ha a che fare con le tradizioni di Bali, si legga la stimolante e importante conferenza che tenne il filosofo René Girard (alla Università di Tel-Aviv, nel dic. 1989) su questa problematica del rapporto tra continuità e discontinuità, intitolata "Innovazione e ripetizione" nel volume La voix méconnue du réel - Une théorie des mythes archaïques et modernes (éditions Grasset, Paris, 2002, pp. 291-314), trad. it. a c. di G. Fornari, "La voce inascoltata della realtà", edizioni Adelphi, 2006, ultimo capitolo IX  ].

Su questa problematica ( permanenze e discontinuità, produzione e riproduzione culturale, tradizione e mutamento ) si veda anche un mio testo, p. es. la prima parte di un mio intervento in una conferenza di un anno e mezzo fa :
https://viaggiareperculture.blogspot.com/2017/04/preannuncio-delluscita-del-mio-ultimo.html


Su Bali negli anni Trenta, c'è ora anche un volume fotografico che raccoglie molte documentazioni al riguardo:

Si tratta di un volume con immagini e disegni appunto relative agli anni Trenta, di Arthur Fleishmann, D.Fleishmann, e P.deBont, a cura di F.Jansen, con reviews di M.Covarrubias, H.Powell, Georg Krausen, B.Zoete, e W.Spies, Theo Meier, e Willem Hofcker, uscito per le Pictures Publishers. Molto interessante, sia per la parte dedicata al suo soggiorno a Bali, che per l'antologia di brani di autori che visitarono l'isola ottantacinque anni fa.

Un altro studio importante su canti e rappresentazioni tipiche tradizionali di Bali, è di E.Herbst:


Personalmente a me resta il ricordo di una puntata della serie "Le isole del sogno" pubblicata sulla rivista «Epoca» (di A.Mondadori)














in  fascicoli (tra cui un paio sono di Folco Quilici) nel maggio 1957 (quindi poco prima che Margaret Mead ritornasse per la seconda volta a Bali), che mi colpì molto da ragazzino (tanto che conservo tutt'ora quegli inserti della rivista). (La serie ebbe talmente successo, che ne fecero seguire subito un' altra intitolata "le isole dell'amore" ).


La terza puntata riguarda proprio Bali ("Danze e preghiere"), le foto e il testo sono di Simone di san Clemente, del centro culturale cinematografico  CCC. Dalle foto si può dedurre la persistenza viva di usi e costumi, e stili di vita specifici balinesi. Il che è riscontrabile anche ai nostri tempi (vedi il mio diario in 30 puntate di cinque anni fa: viaggiareperculture.blogspot.com/2013/09/qui-comincia-lavventura.html).
Riporto da quell'inserto alcune immagini e commenti.
S.Di Sanclemente scriveva che la società balinese gli era parsa ben organizzata per vivere e lavorare in armonia con la natura.  "L'ingegnosità di questa gente ci fu subito rivelata durante la visita ad un villaggio lungo il mare, dal quale veniva estratto il sale." Ed entra nei dettagli del loro semplicissimo sistema per ricavare sale raccogliendo, in appositi cesti di foglie di banano, la sabbia su cui è stata gettata acqua marina. E dopo averla filtrata più volte la depositano in tronchi d'albero scavati, dove il sole caldo prosciugherà il liquido salmastro. "Il sincronismo con cui compiono questi movimenti sembra artificioso tanto è perfetto. (...) Per essi il ritmo, il tempo cadenzato, sono doni che son loro connaturati, sicché spesso i loro movimenti plastici ed armonici si rivelano come una vera e propria danza. Nelle loro usanze hanno gesti appropriati per ogni persona e per ogni differente situazione".
(...) Uomini e donne, quando ritornano dai lavori nei campi, per rilassarsi suonano, danzano (...)" o intagliano piccole sculture dal legno. Bali le esporta in ogni parte del mondo in gran quantità.
"Abbiamo incontrato giovani fanciulle che durante il giorno lavoravano nelle risaie, coperte soltanto da un modesto pezzo di stoffa avvolto attorno alle anche. Quella stessa sera abbiamo visto quelle ragazze adornate di ricchi abbigliamenti per partecipare ad una delle numerose rappresentazioni teatrali che vengono eseguite a Bali, nel ruolo di principesse [recitato] con gran naturalezza e dignità.

(foto di S.Disanclemente)

In quest'isola non esiste distinzione netta di mestiere: un pescatore può fare il carpentiere o il ballerino. "Prima di iniziare un qualsiasi lavoro, ogni balinese (...) controlla che nel tempietto esistente [in ogni cortile] di ogni abitazione, siano presenti le offerte agli Dèi. (...) sono costantemente preoccupati per l'influsso delle divinità, ed hanno sempre timore che tra le forze magiche presenti nel mondo che li circonda [siano presenti anche] degli spiriti del male (...)."
"Ogni due anni il villaggio di Boeg-Boeg ha le sue 24 ore di celebrità... È il giorno di Prang-Dewa (=battaglia tra gli Dèi). (...) La celebrazioni incominciano il giorno precedente la battaglia, allorché gli abitanti dei villaggi vicini, recando offerte d'ogni genere, raggiungono la cima di una montagna dove sorge il tempio per le cerimonie.
sullo sfondo il grandioso vulcano Gunung Agung 
che sorge direttamente dalle acque dell'oceano e si innalza per più di tremila metri


(...) "Ecco ora un aspetto della cerimonia che invece ha luogo durante il plenilunio che precede la maturazione del riso, per proteggerne il raccolto. (...) Incominciano il mattino con una lunga processione attraverso le risaie e si protraggono fino al tramonto, ora in cui l'eccitazione raggiunge il massimo d'intensità ", tanto che alcuni cadono in uno stato di trance.
(foto sempre di Simone di Sanclemente)

Ma ancora oggi la pratica di contatto con il mondo ultraterreno tramite trance è diffusa, e si trova in particolare nella danza Sanghyang detta anche Trance Dance o Fire Dance. Devo dire che le danze del folklore balinese sono veramente molte e in ogni distretto vi sono varianti di stile. Le più importanti (da quanto apprendo da una rivista locale) sono la danza del Barong (un tipo di umoristico e strano leone mitico); la Kechak, che è molto ritmata da strisce e bacchette di legno battute una con l'altra e che vengono accompagnare dalle voci che ripetono un onomatopeico chak-chak; la danza Legong con magnifici ed elaborati costumi in cui due ballerine danzano a specchio sull'immagine l'una dell'altra; la danza Baris che è la pantomima di una battaglia tra guerrieri con combattimenti in cui si danno colpi realmente duri; e la Topeng che è basata sulle famose maschere colorate balinesi.

Legong (da C.Canali, op.cit., 1935)

danza Legong, foto del 1939

danza Topeng in maschera 1935

danza Barong, 1982

"Isola dai mille templi" Bali ha dunque una cultura, e una spiritualità molto particolare che fonde sincreticamente hinduismo e precedenti credenze indigene, e inoltre una cultura materiale che ha dato forme tipiche ai prodotti dell'arte e dell'artigianato, col risultato di essere un insieme molto ricco e variegato estremamente interessante e complesso.
lavorazione di un tessuto con disegni colorati impressi in modalità  batik (1938)
(cinquant'anni dopo)

Si hanno pregevoli incisioni in legno, litografie e serigrafie, e anche disegni e pitture. L'arte figurativa è tuttora molto praticata a Bali. In particolare sono tradizionali le rappresentazioni dei miti e delle leggende dell'isola. Si veda lo studio di Hildred Geertz, Images of Power - Balinese Paintings. Made for Gregory Bateson and Margaret Mead, edizione del 1994:

Mi ero poi sprofondato nelle letture dei testi di Paolo e di Maria Teresa Beonio Brocchieri su Bali, quando i mei mi regalarono l'enciclopedia in 15 volumi, dell'istituto geografico De Agostini di Novara "Il Milione" (1962, cfr. vol.IX, cap. Indonesia, §. usi e costumi, in gran parte relativi a Giava e a Bali, con foto di Sandro Prato Previde, pp. da 175 e segg.); e non per nulla poi dopo la maturità mi iscrissi ai corsi dell' Istituto superiore di studi sul medio ed estremo oriente (ISMEO), che frequentai per due anni.



Si veda il mio diario di viaggio iniziato col seguente post:
https://viaggiareperculture.blogspot.com/2013/09/qui-comincia-lavventura.html

e che continua per 30 puntate caricate in ottobre del '13.