sabato 3 dicembre 2016

viaggetto in Israele 3°: Mar Morto e deserto del Negev

(prosegue dalle due puntate precedenti)

Parte Terza: il mar Morto e il deserto del Negev (e infine ritorno a Tel Aviv)



EIN GEDI

Poi abbiamo riattraversato tutto il Paese, per andare sul Mar Morto. Prendiamo la n.2 verso sud. Dopo un primo 5° di percorso c’è stato nei pressi di Hadera un congestionamento autostradale che ci ha fatto fermare o andare a passo d’uomo per quasi un’ora…! Abbiamo cercato una alternativa uscendo dall'autostrada, ma anche lì c'era intasamento. E' così che è andata persa un'ora. Poi, avendo bypassato Gerusalemme con la highway numero 1, superiamo El-Azarieh (il paesino di Lazzaro), evitiamo l'insediamento di Ma'alé Adumim, e già siamo nella parte settentrionale del deserto di Giudea (dove Gesù fece un ritiro ascetico per 40 giorni), già siamo scesi da 800 a 310 m.s.l.m. A Khan el-Hathrur c'è una gola dove vi sono le rovine di un antico caravanserraglio, era il confine dell'antico regno giudaico. Poco più in là vi sarebbe il luogo dove c'era la locanda del buon samaritano, e un poco più su i resti del castello crociato di Malduin, più oltre c'era un monastero fondato dalla regina "franca" Melisenda.
E poi in 15 km passiamo di fianco a Gerico, nei territori palestinesi (che già avevamo visto nel ns viaggio scorso),
resti dell'antico Palazzo Hisham fuori Jericho
pavimento a mosaico di una sinagoga a Jericho, del VI/VII sec.a.C.
 e a fianco di Nabi Mussa (dove gli arabi dicono che vi sia la tomba di Mosé, cosa che gli ebrei negano, e che è oggetto di culto da parte di musulmani)Qui nei pressi abitano anche alcuni Samaritani (che in tutto oggi sarebbero ridotti a soltanto 800 individui circa -quindi a serio rischio di estinzione- viventi nell'area di Nablus-Sichem in Samaria,
samaritani durante una cerimonia sul monte Gezarim  (da una cartolina)

 che è la parte nord dei territori palestinesi, regione in cui fiorì l'antico regno israelitico)



Dopo un po' passiamo in ripida discesa un punto in cui c'è una specie di monumento per segnalare che siamo giunti al livello del mare, livello 0, ma continuiamo per un ulteriore dislivello di 400 metri, e così siamo scesi sul Mar Morto (Yam haMelah, "mare del sale" in ebraico, e "mare dei morti" in arabo) all'estremità nord, e poi lo abbiamo costeggiato tutto lungo la costa ovest, fino all’estremità sud. 
un' oasi (sarab in arabo)
Ci accoglie un gruppetto di dromedari che se ne stanno proprio lungo la strada. 

Superiamo la zona di Qumran dove nel 1947 furono ritrovati i famosi manoscritti "del mar morto" in una delle numerose cavità o grotte nella roccia. 

Spettacoli lunari fantastici.  









E proseguiamo a sud fino a rientrare dentro ai confini israeliani. Sulla riva qui siamo a -424 metri al di sotto del livello del mare...! (trent'anni fa era a -393....). 

Ora siamo arrivati nell’albergo del kibbutz di Ein Gedi, che ha coltivato e cura un giardino botanico stupendo, con grandi baobab, baniani, e ogni varietà di cactus. 

Ed è pieno di fiori, e con animali dei tempi biblici che lo attraversano. Qui poco dietro la casetta della nostra stanza c'erno tre stambecchi siriani (o nubiani, detti anche ibix, o ibex) che brucavano l'erbetta. Ma che impressione quelle loro cornone sproporzionate... Che peso che devon portare poverine... 

proprio nello spiazzo centrale passano questi due

E poi per puro caso abbiamo visto da vicino una procavia delle rocce, o procavia capensis, detta rock hyrax, è come un grande cricetone.... ha un bel musetto. Lunga mezzo metro, pesa due kg e mezzo.

Ein Gedi significa "la fonte del capretto", per una sorgente d'acqua sotterranea, ed è un luogo antico, già è menzionata nel Cantico dei Cantici dove si dice che qui Davide si rifugiò quando dovette sottrarsi all'ira del re Saul. E qui sarebbe stato anche re Salomone. Comunque viene definita "una delle più belle località di protezione ecologica integrale". Dall'inizio degli anni '50 c'è un kibbutz, che da qualche anno ha aperto un albergo e guadagna col turismo. (per chi non trovasse posto, c'è anche un bell' ostello).
l'area dell'albergo

Annalisa sta adesso facendo il bagno nella piscina d’acqua salata in fondo all'area alberghiera, in alto. Ma non riesce a stare bene dritta in piedi da tanto l'acqua così salata ti spinge le gambe a galla verso la superficie.  Il tasso di salinità dell'acqua è tra il 33 e il 35 % ! 
E' bellissimo starsene in piscina all'imbrunire e guardare la luna assaporando l'arietta della brezza serale in viso, col corpo nell'acqua tiepida. Si intravede la costa est che è il lato della Giordania, ma sembra come un vago e tremolante miraggio tenuemente rosato dai raggi del sole (è a 20 km. di distanza). Il che accentua il carattere fantastico e un po' onirico di questo paesaggio.



La mattina al ristorante self-service c'è del buon pollo rosolato con salsa tahina, e la solita abbondanza di varietà, tipo le torte-frittate con verdure, le quiches, o una cheese-cake, o la spremuta di pompelmo rosa, o qualche piatto kasher, o cucinato in un forno tandouri. Un paio di volte restiamo a pranzo, troviamo oltre ai soliti piatti, anche ragù di tacchino con uvette, pollo farcito con noci pecan, una specie di gulasch di manzo a cubetti con salsa di pomodoro, insalata d'anguria con limone e zucchero, datteri farciti con mandorle (e cannella e cocco grattugiato), insalata di arance, ...



i dintorni

Poi il giorno dopo, sabato 12, abbiamo preso il bussino dell'albergo che ci ha portato giù fino alla loro "spiaggia". Poi salendo sui carrozzoni tirati da un trattore (strapieni di gente del week-end) siamo andati sulla "spiaggia" gialla di sale pressato a fare il bagno in mare  (ma non si riesce a nuotare). Tra l'altro credo che siamo potuti andare a piedi alla spiaggia a quest'ora solo perché è metà novembre. Annalisa poi si è tutta spalmata di fango, tirato su a mano dalla zona tutta melmosa che c'è più avanti ... Dicono che a volte ci siano in superficie i pesci del fiume Giordano che in una piena sono finiti qui e qui son morti mummificati. Non vi è possibile nemmeno la vita vegetale. Fortunatamente lungo la costa ci sono ruscelletti sotterranei (wadi), e alcune sorgenti, e si creano delle oasi. Passiamo un bel po' di tempo sulla spiaggia della spa del kibbutz (Ein Gedi spa), e facciamo là uno spuntino per il lunch. Tutti i sevizi, per i clienti del nostro albergo, sono gratuiti.




area picnic
area caravan, camper
area ristoro
una giovane locale

piscina normale
servizio trasporto alla spiaggia
la fermata al capolinea
 la spiaggia gialla, all'arrivo e al ritorno

servizio tettoie
servizio docce
 servizio lavandini

bagnasciuga
pura acqua salata
 di che è fatta la spiaggia gialla ?
l'ufficio del bagnino
i X Comandamenti del Mar Morto, in traduzione inglese

 servizio area fanghi

servizio lavatoi
il paesaggio circostante al ritorno col trattore

 beduina al bar
 una beduina e una ebrea in area piscina
è giunta l'ora della preghiera


Mentre Annalisa si risciacqua, io chiacchiero un po' con una ucraina e una russa che vivono ad Hadera, e che hanno una idea favolistica di che cosa sia l'Italia ...

Tornati facciamo un giretto nell'area degli abitanti del kibbutz, dove c'è un negozietto di robe vecchie, e curiosità, un mini-zoo, un negozio di oggetti d'artigianato, oltre a un mini-market, e altre strutture. 
Girare per il kibbutz con l'esuberante vegetazione fa dimenticare in che regione geografica ci troviamo...



Un vero e proprio ben-di-dio, di alberi, fiori, cactus, bestiole, ortaggi eccetera


la scuola a tempo pieno

Ogni tanto incrociamo un giovane che è un esterno, addetto ad accompagnare i turisti con una   macchinina elettrica in giro all'interno, per esempio accompagnarli alla piscina coperta o al ristorante, o alle camere più lontane, ed è un ragazzo simpatico. E' stato assunto ma lui lavora malvolentieri qui perché dice che non gli piacciono i comunisti (tra l'altro non credo affatto che questo kibbutz sia di quell'orientamento politico) perché sono gente chiusa e di mentalità ristretta. Da domani lo incontreremo fare il cameriere al ristorante, e ci dice di guardare la luna piena perché sarà eccezionalmente grande.
Nel pomeriggio del secondo giorno andiamo in un luogo dove si può iniziare una lunga camminata dentro alla gola Nahal David, e poi si arriverebbe ad una bella sorgente Ein Gedi Spring. 


Ma poi non lo facciamo perché fa caldo e siamo un po' affaticati (c'è anche un'altra gola un poco più a sud, wadi Arugot, con delle cascatelle)
Wadi Arugot dopo che ha piovuto (evento raro)

Andiamo invece a visitare  i resti di una antica sinagoga in un parco archeologico e naturalistico. Fu scoperta nel 1965 e poi gli scavi vennero compiuti nel 1972, ed è stata restaurata nel '96.  Data dal III sec. d.C.







Il pavimento a mosaico porta una iscrizione suddivisa in cinque sezioni.
La prima elenca i tredici antenati dell'umanità, da Adamo a Giapeto. La seconda elenca i 12 segni zodiacali cui seguono i 12 mesi del calendario lunare ebraico; e i nomi dei tre compagni di Daniele. Poi le altre tre sezioni sono in aramaico per ringraziare chi ha contribuito  alla edificazione della sinagoga.




il simbolo dell'ente parchi naturali, molto attento alla protezione dell'ambiente

Alla casetta d'ingresso chiacchieriamo con la giovane "guardia" della biglietteria, che è simpatica e ha voglia di parlare, dato che se ne sta qui quasi sempre sola e in silenzio.


riproduzione della menorah d'argento ritrovata qui (con anche un calice in bronzo)


Ci sono dei depliant con raffigurati gli animali che vivono nelle aree pietrose e secche del Negev. La prima tra i piccoli erbivori è la simpatica procavia, seguono leprotti, ricci, e topolini vari.



Ma poi ce ne sono di più grandi, come la bellissima lince del deserto, detta caracal:
e l' ibex nubiano che già conosciamo, che si inerpica dovunque, a dispetto dei suoi ingombranti cornoni:



 gli animali protetti

i rapaci a rischio estinzione

Compero le prime due cartoline e una brochure sui mammiferi. 




Domenica 13 abbiamo fatto una gita a MASADA, (scritta anche Massada, o Horvot Mezada), 

dove siamo saliti in cima all' alto dirupo a strapiombo con la funivia (se no si potrebbe salire a piedi). 



alla partenza
all'arrivo

Panorama straordinario, e impressionante il pensiero che qui si fossero rifugiati gli ultimi resistenti alla conquista romana, e che dopo la loro sconfitta sia iniziata la diaspora degli ebrei ai quattro angoli del mondo.   Bisogna leggere l'ebreo Giuseppe Flavio (che in gioventù era stato filo-fariseo e che poi per realismo fece in modo da ottenere la cittadinanza romana da Flavio Vespasiano, ma che comunque non si convertì mai) cosa scrisse in aramaico ne "La guerra giudaica", sulla disperata resistenza degli ebrei... e sulla sua durissima e spietata repressione.
l'intera area del Parco Naturale Nazionale
il tavoliere in cima alla rocca


 il camminamento originario per uomini e asini intagliato nella roccia

da su si vedono anche due quadrati degli accampamenti degli assedianti


 lo spettacolo del paesaggio visto dall'alto è straordinario

La piattaforma in cima credo che in estate non sia facile da visitare a causa della calura, ma ora ci si sta bene, c'è anche un refolo di brezza, ma il sole è comunque forte e picchia in testa (ho dimenticato il cappellino in macchina...). 
Ci sono comunque tanti turisti dato che è una delle maggiori e più famose attrazioni, e anche visitatori israeliani poiché la rocca è divenuto un vero e proprio simbolo del Paese (ci sono addirittura gruppi familiari che vengono qui apposta per celebrare il bar-mitzvah, cioè la cerimonia per la maggiorità religiosa dei ragazzini...).


Poi siamo andati  un po' più a sud a vedere l'area dei grandi hotels a Ein Boqeq, che sconsiglio. Nel suo primo viaggio nel '66 Annalisa c'era stata a fare la cameriera in un alberghetto, ma ora sono grandi buildings, e centri commerciali, tutto è gestito da russi.
Tra l'altro con il ritiro delle acque si è creato una sorta di secondo lago a sud, più piccolo, e che è ora tutto ripartito a sezioni o striscie, e in canali, o piccole vasche e sbarramenti per trattenere il deflusso, quindi il paesaggio qui è differente (e forse un po' meno bello).
Come anche si vedeva dalla cima di Masada:



Un divertimento può essere: andare in gita a navigare in barca sulla superficie salata



Rientriamo per uno spuntino al bar dell'albergo, chiamato "Baobar" in omaggio al grande baobab centrale.

Al pomeriggio andiamo verso wadi Arugot, ma poi anche lì non facciamo la camminata a piedi. 





In compenso incontriamo per puro caso lungo la strada degli stambecchi nubiani (ibex) che gironzolano brucando cespugli.




Dunque nell'area tra il deserto di Giudea, i territori attorno al Mar Morto, e il Negev ci sono -nonostante le difficili condizioni oggettive- diversi animali, anche di media e grossa taglia, come le gazzelle, la scrofa selvatica, la volpe rossa, il lupo e il jackal dorato (sciacallo), la faina, la puzzola, la lontra, la nutria, il porcospino indiano, lo scoiattolo persiano, e persino rare iene e rarissimi leopardi. Di recente sono stati re-introdotti il cervo rosso, il cervo persiano, lo orix (o orice) arabo, e l'asino selvatico asiatico.

E non mancano i volatili:












Rientrati, andiamo alle piscine a passare la serata.
l'area cactus
la piscina grande
la vasca coperta, di acqua calda del mare, che è ovviamente molto salata
 la vasca all'aperto, di acqua normale a temperatura ambiente

ci si appoggia sull'acqua che ti tiene su

la luna "più grande"

§. 2 - nel NEGEV


Passate tre notti, il 14 mattina presto, siamo andati in auto verso il centro dell'area del deserto di ha- Negev, non prendiamo la strada per Arad, ma continuiamo sulla 90 verso sud, e passiamo da Neve Zohar, passata Sedom=Sodoma (e la statua di sale "della moglie di Lot"), proseguiamo ancora attraverso l'area  estrattiva e industriale della "Dead Sea Works", zona allucinante con paesaggio distopico. D'altronde un po' più a sud c'erano a Timna (Michrot Timnà) le famose miniere di re Salomone, nella leggendaria "valle dei fabbri" in mezzo al deserto;
quindi ad Ha'Aravà junction teniamo la destra sulla 25 che va su per Dimona (fondata nel 1955 è una città per immigrati, più che altro ebrei dei paesi arabi ), poi con la 204 a Sde Boker, e Avdat, e infine restando sempre sulla 40 verso sud, 



attraverso tutta la zona arida e rocciosa, giungiamo fino a Mitzpé Ramon, cittaduzza tranquilla con molti beduini (che ora hanno aperto alberghi), e un panorama mozzafiato. Anche questo è un viaggio che d'estate è meglio fare all'alba, mentre adesso ce lo si gode in pieno... 



MITZPE'  RAMON
Eccoci dunque in questa cittaduzza (5120 abitanti) in via di sviluppo, che sta sul bordo di un enorme e alto cerchio a dirupo, chiamato Maktesh Ramon.  
da una foto aerea

Abbiamo trovato posto con Expedia allo Smart Hotel nella parallela alla passeggiata panoramica, vicino a un mercatino popolare (ma poi lì ci sono alberghetti di minori pretese e più economici, che non compaiono su internet).


Anche qui siamo a 900 metri s.l.m., (la cima del monte Har Ramon tocca i 1035) e alla sera c’è una gradevole arietta mite. Appena messe giù le borse, usciamo subito. Passeggiamo lungo il bordo del dirupo a strapiombo, la Albert promenade. Panorami fantastici e vastissimi. 
 in fondo la terrazza panoramica

 dirupo a strapiombo



il balcone belvedere dedicato a D'Ilse Katz


Abbiamo incontrato in strada degli stambecchi ibex che cercavano tra il pattume. Che acrobazie col capo han fatto per far superare lo sbarramento alle loro cornone...







fiorellini di un cespuglietto ai bordi del deserto
io chiamavo questa bellissima meraviglia della natura: "fiori di corallo"

Andiamo in "centro", dove incontriamo delle beduine che stanno aspettando alla fermata dell'autobus.

questa torna dall' aver fatto la spesa

queste aspettano l'autobus

Annalisa chiede una informazione, e una soldatessa mi guarda fare le foto

Per giustificarmi con lei, dico che mi fa impressione pensare a quali valori vengono educate le due bambine, ma lei mi contesta dicendo che va rispettata la loro cultura...

Pranziamo dove c'è una fila di punti-ristoro a buon prezzo, e di "Shawarma" cioè posti dove fanno la carne alla brace, e i falafel. La carne alla brace è un po' simile al Kebab (dal turco kebap) che significa carne arrostita, e si riferisce a strati di fette di carne (spesso di montone) che girano in verticale su uno spiedo e si arrostiscono. Shawarma invece significa "panino arrotolato" ed è un po' simile anche al greco pità gyrosIl shawarma, a differenza del kebap qui viene fatto anche con carne di pollo e, inoltre fra gli ingredienti ci sono anche aceto e la tahina, la tipica crema di semi di sesamo bianchi.  Mentre invece i falafel, o felafel, sono delle polpettine vegetariane (in genere di ceci, o fave, o fagioli) che vengono fortemente aromatizzate con prezzemolo, cumino e coriandolo, cipolle e aglio, poi rotolate nei semi di sesamo e fritte nell'olio di semi, e spesso servite con dell'insalata, ficcate dentro a delle pitàh (=pane arabo rotondo, o frittelle di farina) tagliate in orizzontale. A volte si servono su un piatto con contorno di humus o di yogurt .





menù

 gelateria-pasticceria
di
Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/Tv/Ricette/Secondi_piatti/falafel-al-forno.html
Io prendo invece un grosso tortino, ripieno di formaggi e cipolle dolci, e restiamo lì a guardare chi passa. 
 soldati all'intervallo-pranzo


etiopi

Anche qui c'è il solito mescolone multietnico, e si sente parlare francese, arabo, inglese, ebraico, si mescolano immigrati ebrei dai paesi arabi orientali (Iraq, Siria ecc.) e altri dal Maghreb, oppure dall'Iran, dall'Etiopia, dall'India, o dai paesi slavi, cui si aggiungono i nuovi immigrati non-erbei: africani o filippini o altro.
ad un mercatino

Andiamo a visitare il museo, che è anch'esso parte del Parco Naturale. 

a sinistra un punto-ristoro, a destra il museo


 All'inizio si è costretti a sorbirsi un filmato sull'astronauta israeliano che al rientro morì con i suoi compagni per la combustione dello shuttle. Poi ci sono le parti di carattere geologico e ecologico, molto interessanti.

mappa dell'area della "depressione" del grande Maktesh



la cosiddetta rosa del deserto (o "rosa" di Gerico)

Viene mostrata una interessante proiezione in 3D sulla storia geologica.
C'è poi anche un bel documentario naturalistico sul Negev:




 una formazione geologica incredibile
prismi in un'area detta "carpentry shop"
anemoni di mare fossilizzati, il che dimostra che il bacino era pieno di acqua

 Maktesh Gadol
 lupi
 orice
antilope
 la nostra amica procavia delle rocce
 pantera di notte
una specie di gazzelle
asini selvatici asiatici

 i già ben noti stambecchi ibex
 migrazioni sorvolando il Negev
una specie locale di gufi/barbagianni


usciamo



Qui a M.R. vive il grande archeologo italiano (ebreo fiorentino) e paleoantropologo, Emmanuel Anati, che ora ha ottantasei anni, e che ci ha invitati a pranzo a casa sua !!!! 
Poi abbiamo fatto dei giretti in auto dentro nel grande Maktesh (una enorme profonda depressione semicircolare detta impropriamente cratere). 
Scendiamo in macchina giù per la strada n.40, aperta nel 1953 verso il pianoro sottostante, con la grandiosa catena rocciosa che fa da sfondo. Che spettacolo...!



 il lunghissimo bordo del "cratere"
il vastissimo pianoro sottostante
eccoci giù
esposizione di rocce di diversi colori e componenti



All'estremo sud nello stretto sbocco sul mar Rosso, si giungerebbe ad Eilat (almeno un quarto dei turisti che vengono in Israele vanno ad Eilat) ma non abbiamo il tempo per andarci, e ci dobbiamo dimenticare anche che avevamo sognato di fare una gita da lì a visitare Petra in Giordania... Ci vorrebbe almeno una terza settimana...
Poi andiamo nel tardo pomeriggio a vedere un quartiere di hangar e magazzini che sono ora occupati da artisti e artigiani e localini, che si chiama il quartiere della via delle spezie (spice route), haOded street. Effettivamente qualcuno è aperto e si vedono insegne, murales, cartelloni, ma è metà novembre e siamo decisamente fuori stagione.





un simpatico bar-risto




Ritorniamo in albergo, vado in piscina, e poi ci soffermiamo ad ammirar la grande luna piena.
Quindi usciamo a cena in un bel locale che ci ha consigliato la ragazza della ricezione, lo "Haavit" dove c'è una simpatica signora mulatta che ci serve e ci parla della sua passione per i viaggi (lo "sport" nazionale degli israeliani)




 melanzane al forno (guarnite da verdure, pinoli, pomodori, ecc) in un "letto" di una salsa a base di panna cotta

straccetti di carne cruda in una salsa di ravanelli rossi

Per cui al mattino del giorno 15 siamo risaliti verso nord per ritornare sulla costa, quindi ripassiamo per Dimona, poi ripassiamo accanto al kibbutz fondato nel '52  dove viveva Ben Gurion, a Sde Boker. Lungo la strada si vedono tende di accampamenti poverissimi di beduini pastori nomadi (che in Israele sono circa 30 mila). 

E infine attraversiamo Be'er-Sheba (=sette pozzi), che è diventata la quarta città del Paese, anch'essa città industriale in via di rapido sviluppo, che è il capoluogo del distretto meridionale, dove avevamo pensato di fermarci per visitare il museo etnografico sui beduini, 



mentre per gli arabi Drusi  il servizio di leva è obbligatorio, per gli arabi Beduini è  volontario 

che svolge anche iniziative educative e interculturali


e vedere anche il centro artigianale degli ebrei etiopi (per conoscere l'epopea dei Falascià, che avevamo visto illustrata nel bel film "Vai e Vivrai", http://www.viviareaindustriale.mn.it/AdminC/ARTICLES/Rubriche/StoriaeTecnologia/tabid/261/ articleType/ArticleView/articleId/282/NEL-FILM-VAI-E-VIVRAI-LA-STORIA-dei-FALASHA-GLI-EBREI-ETIOPI-NELLA-GRANDE-MIGRAZIONE-DEL-1984.aspx)  ma non fa niente... ormai. 
I giovani europei comunque dovrebbero venire a studiare qui come si fa integrazione e inclusione di un veramente gran numero di continui immigrati provenienti da paesi e culture diverse...  

Dopo di che si esce dalla grande regione arida.

Gli israeliani sono sempre stati sicuri che il Negev rappresentasse il futuro per lo sviluppo del Paese, e ora forse con il nuovissimo metodo di desalinizzazione dell'acqua marina che gli studiosi israeliani hanno inventato, che fa risparmiare più della metà dei costi (rispetto alle più recenti tecnologie), si potrà portare l'acqua, e non solo per irrigare, lavare e lavarsi, ma anche da bere, ad un prezzo finalmente sostenibile, e allora con  la dissalazione per osmosi inversa anche questa terra ritornerà ad essere verde (cfr: ilbarrito.com/desalinizzazione-in-israele e thenexttech.startupitalia.eu/2154-20150727-con-losmosi-inversa-israele-produrra-acqua-low-cost-desalinizzata). Il nuovo impianto ha appena incominciato a operare a Sorek sulla costa a sud di TelAviv.

Comunque già ora sono stati fatti miracoli in proposito. Proprio nella piana di ha-Aravà (Wadi al-Arabah, il rivolo d'acqua che esce dal mar morto) la trasformazione del deserto è stata più evidente, da quando gli israeliani inventarono l'irrigazione "goccia-a-goccia", migliaia di ettari sono coltivati ad ortaggi, pomodori, lattuga e fagioli (in un kibbutz invece producono ed esportano rose e gladioli)...

§. 3 - TEL AVIV  2

Superate Ashqelon (l'antica Ascalona) con la sua spiaggiona, Ashdod (importante porto commerciale e centro industriale), e Rishon le Zion (città fondata nel 1882), e Rehovot (sede dell'università per le ricerche nelle scienze, Istituto Weizmann), siamo infine ritornati a Tel Aviv, e abbiamo restituito l'auto (in Hayarkon 144, service@hertz.co.il)

Ma l'attraversamento della metropoli è stato faticoso per il traffico. D'altronde, come già dicevo nella prima puntata, si pensi che TLV nel 1958 aveva 380 mila abitanti, mentre nel 2013 (ma nell' ampio agglomerato urbano che assieme occupa gran parte del distretto centrale costiero) si contavano 3 milioni e mezzo di residenti (sugli 8 di tutta Israele)
per cui una crescita esponenziale a dismisuraperciò ci sono sempre lavori in corso nel settore delle costruzioni edilizie per dare casa a tutti gli immigrati che continuano ad arrivare, in più c'è in corso un grande sviluppo economico con l'edificazione di un'area di grattacieli modernissimi.




A Tel Aviv siamo stati a vedere un interessante museo storico sulla guerra d'indipendenza e la immigrazione clandestina, il museo-archivio Palmach, 


dove c'è pure una vecchia intervista a mio suocero

e poi abbiamo pranzato ad un tavolino sulla spiaggia, a "La-la Land - Resto beach" dove nonostante sia un po' nuvolo, abbiamo preso il sole e la brezza marina. Intanto si sentivano alcune piacevoli musiche di Noa, la bella e brava cantante israeliana che fu famosa sopratutto negli anni Novanta.

i camerieri in Tshirt
Sul lungomare c'è sempre qualche culturista impegnato a fare footing

In questo viaggio siamo quasi sempre stati in compagnia di amici e conoscenti, e abbiamo fatto tante chiacchierate. Alla sera p.es. ceniamo con una coppia, in un bel localino (che ha purtroppo l'aria condizionata troppo vicina al nostro tavolino). Ci parlano delle difficoltà dei loro figli che si trasferirebbero per lavoro negli USA, ma purtroppo per gli israeliani ci vogliono super-visti e controvisti, diversamente che per noi europei. Lui aveva perso il lavoro nel periodo della crisi finanziaria, e anche ora ha sempre solo contrattini a breve termine..., mentre la madre come infermiera ha un posto di ruolo.
Certo che in questi ultimi anni Israele, superata la grave crisi di vari anni fa, è ora invece in una fase di grande boom rapido e costante, è la patria dell' high tech e delle start-up, ma con un mercato del lavoro neo-liberista quindi privatista e di grande flessibilità.


Abbiamo dormito in un albergo modesto, abbastanza a "buon" prezzo per essere a Tel Aviv vicinissimo alla spiaggia (70€ la doppia): The Home apartments (thehome@thehome.co.il) vicino a dove eravamo quando siamo arrivati, in Hayarkon angolo con Frishman. E il 16 mattina, andiamo a far colazione pochi metri a destra nel bar di un simpatico argentino che è qui da 40 anni, con cui chiacchieriamo in spagnolo.

Ora andremo all’ aereoporto con un taxi della compagnia "Hadar" (che va prenotata tel.039711103) che è più a buon prezzo di tutti gli altri e con prezzo prefissato per il percorso dal centro-città all'aeroporto di Lod (ma l'autista che ci capita è un guidatore veramente pazzo e litigioso, nervosissimo). La vacanza è oramai al termine.


aeroporto di Lod, il lungo corridoio delle partenze

Dunque siamo stati nelle città più importanti, e abbiamo visto i principali monumenti storici e musei, abbiamo goduto degli spettacoli naturali grandiosi del mar morto e del deserto del Negev... In definitiva questo viaggio in Israele è stato veramente denso, fitto di cose viste, di impressioni, di conversazioni, paesaggi, insomma assai intenso, sia a causa della breve durata, sia per gli impegni che avevamo con persone, sia per la grande varietà del Paese e della sua gente, un crogiolo multietnico (anche se di persone di origine ebraica, ma di diversissime provenienze geografiche e culturali). Un paese piccolo ma pieno di storia e di cose interessanti. Quindi bello, e intrigante. Ma bisognerà ritornarci.




è ora di volar via.....

(fine)