sabato 2 marzo 2013

SL (3) Aukana e Kekirawa

9 febbraio

Ripartiamo. Passiamo a fianco dell'aeroporto militare, che ora sta ristrutturandosi per convertirsi in aeroporto per i voli interni nazionali. K ci dice che durante la lunga guerra civile fu in diverse occasioni distrutto, bruciato e bombardato. Anni fa un drappello del gruppo separatista estremista "tigri tamil" (LTTE) fece una sortita improvvisa dalla foresta, circondò un autobus, uccise l'autista e sequestrò i passeggeri. Era la festa della luna piena d'estate, i guerriglieri entrarono nell'area dell' aeroporto dove c'erano 15 gruppi di ragazzi giovani, e spararono all'impazzata, uccisero 170 persone, vari bambini riuscirono a scappare. Poi alla fine si trovò che tutti passeggeri del bus che dovevano essere usati per un riscatto, erano stati uccisi. In un'altra occasione l'aereoporto venne bombardato dalla foresta e dalla strada, con lo scopo di terrorizzare il turismo e le attività commerciali. Sino ad un certo punto ci furono solo attacchi a obiettivi militari o strategici, ma invece 16 anni fa un ribelle separatista era riuscito ad entrare con una bomba nel più sacro simbolo del buddismo singalese, il tempio del dente a Kandy.  L'obiettivo era sempre quello di far accettare la spaccatura del paese e la scissione delle province di lingua tamil dallo stato del SriLanka, per dare vita ad uno stato etnico tamil chiamato Eelam (di fatto satellite del Tamil Nadu). La rottura nella comunicazione tra le parti si aggravò nel 1993 quando fu assassinato il presidente della repubblica di SriLanka, Ranasinghe Premadasa.
Dopo l'uccisione del capo supremo dei separatisti, nel 2004 con l'elezione del nuovo presidente iniziò un periodo di pace e ricostruzione. Ma ancora adesso continuano accuse reciproche tra tamil indiani e governo singalese, e sussistono molti gravi rancori. Ad esempio in questi giorni il presidente è andato a Bodhgayà (un borgo di 30 mila ab. nell'estremo nord dell'India, dove nel 530 av.C. il Buddha ebbe l'illuminazione sotto un albero di Bo, o Bodhi), il massimo luogo di pellegrinaggio mondiale dei buddisti, per portare e donare una cancellata dorata a protezione dell'albero, e un ministro dello stato indiano del Tamil Nadu protesta con il governo federale dell'India chiedendo che quella donazione sia tolta, e di boicottare ogni scambio e attività di collaborazione con lo SriLanka fino a che i tamil in SL sono perseguitati e sottoposti al governo "nazionalista singalese", portando interviste come prove che i tamil sono trattati da inferiori e discriminati in SL. Il che secondo K. non è vero, persino durante la guerra molti tamil emigrarono nel sud e trovarono lavoro e accoglienza, e poi da quando c'è la pace molti che al nord-est non trovano lavoro vengono nelle altre province ed esercitano attività commerciali che con l'attuale forte sviluppo economico stanno fiorendo.
In questi ultimi anni molte strade del nord-est sono state ricostruite, e attività produttive stanno ricominciando.
La stessa bandiera dello SriLanka è onnicomprensiva di tutte le componenti della popolazione dell'isola.  Vi è il leone che anticamente stava all'entrata del palazzo di Sigiriya, ed è simbolo della indipendenza del regno di Kandy prima della conquista britannica, con agli angoli 4 foglie di Bodhy per rappresentare i buddisti, e a lato una fascia arancione per gli hinduisti, e una verde per i musulmani.

Certi invece cercano di riattizzare vecchie ostilità tra hinduismo e buddhismo (considerato come eresia anti-hindu), che non hanno più senso. Purtroppo ci sono certi monaci buddisti molto ligi e fondamentalisti che sono conservatori di estrema destra, il loro partito Jhu vorrebbe che lo Stato divenisse integralista ed espressione della identità sinhala, tollerando minoranze alloglotte e di altre religioni, ma proclamando il buddismo come religione di Stato. Certo questa lotta sembra non esser altro che il seguito, l'ennesimo capitolo, di uno scontro millenario che dai tempi in cui la dinastia hindu dei Chola del sud dell'India invase e conquistò l'isola, continua periodicamente a riemergere...
Invece per K. è giusta la linea che si è seguita, per cui lo stato è espressione di tutti gli abitanti, e riconosce l'assoluta eguaglianza dei cittadini indipendentemente dalla religione e dalle opinioni politiche, e dalla lingua, per cui sia sinhala (il singalese), che tamil, e l'inglese sono proclamate lingue ufficiali nazionali. Pertanto non si ammette nessuna regione autonoma, ma solo province su un piano di parità, con totale libertà di residenza in qualsiasi parte dell'isola, ed è appunto proprio per questo che anche durante la guerra con le "tigri tamil", molti tamil che non concordavano con gli scissionisti  poterono spostarsi nel sud-ovest del paese.
Questo secondo quanto K. pensa e ci dice, ma è certo che la questione resta ancora molto complicata e ingarbugliata. La guerra è stata più che ventennale ed è finita da meno di un decennio e molti sono i ricordi vivi di quel lungo periodo di conflitto e le lacerazioni e risentimenti causati da atrocità o da esagerazioni commesse nella azione militare di entrambe le parti verso chi era considerato come il nemico.
Sto leggendo un racconto della importante scrittrice A. Senaratna che tratta dello spaesamento e della crisi di un uomo che fece il militare, anzi fece la guerra, dai 20 ai 36 anni d'età, e ora che è stato smobilitato è perso, e incapace di trovare un ruolo nella società normale, ha perso la sua identità, e gli manca persino un senso da dare alla sua vita. E' descritto bene quel dramma psicologico dei reduci, che rischia di condurlo ad una depressione profonda (cfr. "Aftermath", in: The Mango Tree, stories and sketches, 2008). Commentava la giornalista Sita Kulatunga all'uscita di questo libro, che il paese oggi, dopo la grave crisi che ha attraversato, ha bisogno di buoni contastorie che sappiano catturare e trattenere l'ascolto, e possano fare da pungolo per stimolare nelle persone una visione più ampia e più profonda della vita e dell'essere umano.

RIPRENDIAMO IL VIAGGIO
Dunque al mattino al breakfast, mangiamo del curd, che è lo yogurt di bufala (quasi panna) e si mangia versandovi sopra del "miele di cocco" (kittul honey), cioè dello sciroppo di palma dolce;

e dei dolcetti chiamati puhul dosi, fatti con la zucca barucca (ovvero quella mantovana, o per intenderci, quella di Biancaneve...), e non con le più comuni zucche singalesi che sono come delle boccie.

Poi ripartiamo, proseguiamo verso Mihintale, e poi giù verso sud-est con l'ottima A9. Anche questa strada dunque è buona e risistemata di recente. Chi verrà in SL l'anno prossimo troverà autostrade e tante buone strade statali, riasfaltate, e col piano stradale alzato perché non restino sommerse nella stagione dei monsoni, e anche alberate per garantire un po' d'ombra. Ora per fortuna le grandi piogge di gennaio sono finite, ma K. ci racconta che trenta-quaranta gg fa era tutto tutto allagato, sommerso ...

Osservo un ragazzino che gioca con un bastone e una lattina vuota, non ha altro per giocare poverino, e si industria così. Qui molti giovani giocano a cricket (eredità britannica).
Ci sono molti Nuga trees, ficus benghalensis, anche questi sono alberi con liane che poi attecchiscono a terra.

Vediamo un elefante per conto suo che sembra girare libero... K. ci dice che è un maschio e in singalese si dice aliya, mentre l'elefante con zanne lunghe si dice atha, ed è quello che si utilizza nelle processioni religiose, nei templi, e a Kandy. Un aliya di Ceylon (di nome Annone), fu regalato dal re del Portogallo al papa Leone X nel 1514, e ritratto da Raffaello.


schizzo di Raffaello Sanzio

A Kandy c'è una importantissima processione per il giorno di luna piena di mezz'estate, anzi per le dieci notti che la precedono, poi nella grande cerimonia dell'ultimo giorno si organizza un corteo di 80 grandi elefanti atha. In certe favole locali l'elefante è descritto come un animale celestiale (vedi p.es. la favola "Il contadino che volle salire in cielo" nella raccolta di Parker citata nella bibliografia a fine diario).
Oggi gli elefanti non sono quasi più utilizzati per i lavori pesanti e i trasporti di legname, essendo stati sostituiti dalle macchine, perciò oramai non si vede quasi più nessun elefante in giro, restano solo quelli nei parchi nazionali che si vedono nei safari fotografici. Questi ultimi hanno da tempo sostituito i vecchi safari di caccia, essendo ora moltissime specie protette, e in particolare è bandito il commercio di zanne di elefante, anche se c'è ancora un po' di bracconaggio per la vendita dell'avorio.
Vediamo intanto anche vari altri animali: delle manguste, che sono utilissime perché danno la caccia ai serpenti pericolosi, aquile, bufale, mucche, un camaleonte, farfalle e libellule, e come già abbiamo notato praticamente ovunque, moltissimi cani randagi. E di un serpente vediamo per fortuna solo la grande lunga pelle in un prato...
mangusta (con lo zoom)

Nelle strade di campagna a volte hanno ogni tanto si vedono lungo il bordo delle semplici scuolette, meno attrezzate di quelle di città, l'aula consiste semplicemente in un'area pavimentata con sopra una tettoia, senza pareti. In campagna le case sono di fango e sterco di mucca, col pavimento di terracotta e le pareti a volte sono  intonacate, ed il tetto fatto con foglie di palma, o lastre ondulate di latta, raramente con tegole. Kennedy ci racconta di quando era piccolo e viveva in una di queste casupole contadine, e dice che erano più fresche di quelle in muratura o in cemento di oggi.
Se si pensa che circa l' 82-85 % della popolazione vive nelle campagne... Il fenomeno dell' inurbamento e della urbanizzazione è molto recente, ed è stato in parte dovuto alla guerra, ma quella di SriLanka rimane una popolazione legata alla terra e all'agricoltura. Diamo dei pupazzetti come regalini a scolarette e bambini che rimangono meravigliati.



Ad Aukana ci fermiamo per andare ad ammirare da vicino una colossale statua di Buddha alta 12 metri intagliata da un blocco di granito durante il regno del re Dhatusena (460-477 d.C.). E' veramente un'opera artistica di grande fascino. Nel santuario attorno c'è anche un albero di bodhi.

Questa statua è divenuta anche un simbolo del buddhismo Theravada di Sri Lanka, e ce ne sono copie moderne a Colombo e in varie altre parti del paese. L'ingresso alla visita del Raja Maha Viharaya è di 750 Rs a testa (4€).



Do in regalo a un bimbo un giochino, e poi all'uscita vedo la sorellina e le dico di seguirci che in auto abbiamo una bambolina per lei.

Fiancheggiamo il bel lago di Kalawewa, che è una riserva idrica costruita nel quinto secolo. Abbiamo visto in questa regione tanti laghi e bacini artificiali, per esempio qui ora ce ne sono vicini quattro, collegati tra loro. Certi bacini sono creati da dighe che trattengono le acque delle piogge monsoniche, altri sono dovuti a fiumi, alcune dighe sono antiche e fatte costruire da re del passato,

mentre alcuni sono laghi naturali, e c'è poi tutto un sistema di canali, per cui sono comunicanti tra loro, e ci sono tutte delle reti di chiuse, che regolamentano i flussi, per cui qui non manca di certo l'acqua per l'irrigazione e per usi domestici.

Si racconta che quando era stato ultimato il bacino di Kalawewa, e il re Dhatusena stava bagnandosi in quella acque, il figlio Kashyapa che lo accompagnava gli chiese: "Sire, che ricchezze erediterò?", e il vecchio re uscì dall'acqua tenendone una manciata tra le mani, gliela porse dicendogli: "questa è tutta la ricchezza che ho creato e tutto ciò che ho da lasciarti. Questa figlio mio è la tua eredità più preziosa". Le grandi dighe, il sistema di canalizzazioni e di chiuse, che rendono possibile irrigare sempre anche le aree secche più bruciate dal sole, sono in effetti ancor oggi la eredità migliore per il Paese. I benefici dell'acqua sono indicibili, l'acqua è datrice di vita, è vita che sostiene la vita, l'acqua è ciò che rinnova la vita, è tra tutti il bene più prezioso, senza prezzo, e indispensabile. (da un articolo di Manu Gunasena nella rivista "Serendib", n. di gennaio 2013, pp. 72-77).

Poco più avanti c'erano degli elefanti che venivano lavati in un ruscello; gli elefanti vanno lavati tre volte al giorno, soprattutto nelle ore e nelle giornate molto calde.
Siamo ora nella località di Habarana, che è diventata ultimamente molto turistica, perché sta geograficamente al centro del cosiddetto triangolo culturale, e quindi è conveniente alloggiare in un hotel qui, in modo che le gite che si possono fare da varie parti, sono più facilmente raggiungibili.
Mangiamo in un bel posto che si chiama "Acme Restaurant", dove vengono i gruppi, o a fare pranzi di matrimonio, o eventi del genere. E' tutto a buffet (e come succede in questi casi ci si abbuffet): c'è molta scelta e varietà, e mangiamo abbondantemente assaggiando vari piatti, ed è tutto molto buono, in un bel posto, e spendiamo 6 €uro a testa.



Il giretto sull'elefante
Poi andiamo in un posto proprio lì vicinissimo dove si può noleggiare un elefante per fare un breve gita turistica nella giungla circostante di un'oretta. Il nostro elefante si chiama Mutu e ha 25 anni. Saliamo sopra tutti e quattro, e lentamente questo pachiderma ci porta sul dorso lungo un sentiero che passa vicino ai cortili di case, e poi attraverso un bosco, e infine entra in una zona paludosa camminando nell'acqua bassa (per lui). E' divertente, si viene molto sballonzolati, e intanto si ammira il paesaggio e guardando davanti si vedono quei buffi capellini dritti che Mutu ha in testa ... poi compriamo due sacchetti di banane, e Mutu porterà più volte la sua proboscide all'indietro per chiederne una, che si prende e si mette in bocca con anche la buccia. Ogni tanto fa qualche suo bisognino, non tanto "-ino"...





Deviamo sulla A6 verso sud. Arriviamo al piccolo villaggio di Kekirawa, vicino ad un bacino idrico creato da un antico sovrano, chiamato Auw Gana (che significa lago reale) ma anche detto Kala Wewa, cioè "lago artigianale",  o noi diremmo, lago artificiale.
Qui in questo paesino che avrei detto "sperduto" (ben difficilmente si può trovare in una carta dello Sri Lanka, anche la più dettagliata, come quella che ho io, che è 1: 500mila), sta arrivando per l' inaugurazione di un'opera pubblica (forse un ufficio postale) il ministro del Lavoro in persona, con un codazzo di decine e decine di auto al seguito, in questa stradina sterrata di campagna... è uno spettacolo allucinante, c'è traffico.... qui...!

LA GITA SUL CARRO E NELLA PALUDE
Quindi arriviamo a Hirrywaduna, che è il nome di questa laguna palustre. Qui nel villaggio deve essere morto qualcuno, perché c'è la festa di ricevimento delle persone che hanno partecipato al funerale, e c'è un certo assembramento di gente. Per sei notti ora non dormiranno, e dunque i famigliari del defunto li aiutano assicurando loro del cibo e da bere. Le persone presenti non sono poche perché in questi villaggi c'è molto senso di solidarietà reciproca.
Da qui faremo dunque un'altra bella escursione di più d'un paio d'ore nella marcita, per cui ci aspettano due tizi campagnoli che ci invitano a salire su un carro trainato da due buoi che lentissimamente procede a fatica in un viottolo molto fangoso attraverso la campagna, in cui a volte si affonda un po' e a causa delle buche si è molto più sballonzolati che sull'elefante. C'è molto silenzio attorno. I buoi sono dei wassa haraka, cioè dei maschi con grandi corna e gobba (tipo quelli degli affreschi etruschi). Sono degli animali miti ma un po' stupidi, vanno pilotati continuamente, se no sbagliano. Ad un certo punto ci si ferma perché si era allentato il giogo alla gobba, e il tizio l'ha legato di nuovo con corde di fibre di cocco. Vediamo un grosso termitaio. Passiamo accanto a case, attività dei campi, risaie, e anche a un monastero isolato nella foresta dove i monaci vengono a ritirarsi.
Vediamo un grande scoiattolone molto grosso su un ramo.





 Quindi arriviamo ad uno spiazzo con il sedere un po' provato, ci dice che le corde del giogo non tengono, e di proseguire a piedi fino alla riva del lago, dato che siamo quasi arrivati ...




Effettivamente lì poi saliamo su una barchetta a bilancere, con due barcaioli che ci aspettavano. L'attraversamento della zona lagunare e paludosa è stato straordinariamente bello e interessante!






La laguna è piena di ninfee, water lily, di fiori di loto, e di uccelli come il king fisher (martin pescatore), lo horn torrent (o tevent?), turn bird, jacana, grey airon (l'airone grigio), il cow airon, il tucano, il cormorano, lo ibis, il gruccione, ... e purtroppo oramai la pianta detta japan jaberre, una infiorescenza acquatica giapponese, color lillà chiara, si è chissà come insediata ed ha prosperato a tal punto da impedire quasi la navigazione delle barche a remi nella laguna, e questo è un problema inaspettato e che si sta aggravando.
Sbarchiamo sull'altra riva, e proseguiamo camminando per un sentiero nel grande caldo umido avvolgente. Passiamo varie casupole e capanne, e torrette di guardia alle coltivazioni, sparse tra i campi.







Ci divertiamo a salire sulle torrette, poi ammiriamo le coltivazioni. Sinché arriviamo ad una capanna di paglia e fango, dove ci attende una contadina amica dei barcaioli, che vive qui da sola dato che il marito è fuori al lavoro, poi al suo ritorno lei va a dormire nel villaggio vicino e il marito resta là perché ci sono tutte le loro coltivazioni a cui deve fare la guardia, altrimenti arrivano elefanti, scimmie o altri animali selvatici e devastano e rompono tutto (come è detto anche nella favola sull'agricoltore ricco di coltivazioni di riso, che ogni notte però vengono calpestate e rovinate). Ci riceve sotto la tettoia di foglie di palma intrecciate,

eccoci finalmente all'ombra!

e ci cucina con il fuoco di legna scaldando una piastra di metallo, dei buonissimi roti (piadine) spessi e rustici, fatti di farina di cocco, cui poi si aggiunge a mano un pizzico di un grattugiato piccantino. Offre anche dei dolcetti di miele solido, chiamati hakuru, detto anche jaggery pudding, che è uno zucchero grezzo marrone scuro, ricavato tramite evaporazione della linfa di vari tipi di palme. Il grattugiato è il sambol (bol o pol vuol dire piccante leggero) ed è un misto con cipolle dolci, peperoncini poco forti, sale, cocco appunto gratuggiato, e qualche goccia di succo di lime spremuto.
Nel suo angolo-cottura tutto è ordinato e pulito. Tiene pronti dei "piatti" di foglie, usa le posate di legno di palma fatte da loro, e in un attimo attizza il fuoco. Ci offre anche da bere "acqua di cocco" fresca.








Torniamo sulla barca e riattraversiamo la laguna da un'altra parte, vediamo tanti fiori e tanti uccelli, i barcaioli ci fanno dei cappellini per proteggerci dal sole ancora forte, con quelle foglione come quelle su cui abbiamo mangiato, che sono impermeabili, con cui i pescatori avvolgono il pesce che vendono.









Sulla riva ci sono donne che lavano i vestiti, giovani che fanno il bagno, e ragazzini che giocano. Lungo il sentiero di terra torniamo alla macchina, e andiamo a Dambulla, dove ci sono tantissimi three wheelers taxi (cioè i tuktuk), una nuova stazione degli autobus, e un nuovo grandissimo mercato all'ingrosso. Andiamo fuori città, in campagna, in un agriturismo, che si chiama "MPS village", dalle iniziali del proprietario. Anzi la tenuta era di suo nonno, e poi suo padre la trasformò in albergo con i bungalows, e ora lui è a Colombo, perché è in politica, ed è passato dal partito progressista a quello liberista che ha vinto le elezioni. L'agriturismo è molto bello, in un parco in riva a un grande stagno. Facciamo il bagno nella piscina. Poi ceniamo a buffet. E' pieno di giovani di vari paesi che sono qui per fare volontariato per aiutare a costruire abitazioni nuove per contadini.
La sera ci godiamo il tramonto.

E' proprio vero che quest'isola è un paradiso tropicale, un Eden in Terra, e in effetti si dice che sia di origine divina. Vayu è l'antico dio del vento e dell'aria. Nei "Veda" era associato a Indra, il dio della pioggia datrice di vita, il Dio supremo. Mentre Vayu stava spingendo altrove gli dèi minori della tempesta e dei monsoni, i Marut, ha per questo uno screzio con Indra, e a causa di questo loro diverbio, accadde che si staccò un pezzo del sacro monte Meru, che cadde nell'oceano più in là, e così nacque l'isola di Sri Lanka.

venerdì 1 marzo 2013

SL (2) Kurunegala e Anuradhapura


venerdì 8 febbraio 2013;   inizia il giro in strada verso l'interno (su per colline e montagne)


Si parte al mattino presto. A quell'ora ci si risveglia man mano che i vari uccelli hanno ripreso a fare i loro cinguettii, e si sentono i  richiami e i suoni dei venditori ambulanti, in particolare il carrettino del panettiere, che ha una sua caratteristica musichetta. 

Dopo abbondante breakfast a base di frutta fresca tropicale (maturata sugli alberi al sole, ha tutt'un'altro sapore rispetto a quella che viene raccolta acerba e maturata nei contenitori durante il suo viaggio verso i nostri paesi...),  ananas, papaia, mango, e fette tostate con marmellata locale di guaiava, e ottimo yogurt, salutiamo Judith con un arrivederci, quindi arrivano Amal, che pure ci saluta (e a cui a questo punto lasciamo in deposito gli incredibili, pesanti, assurdi e ingombranti vestiti che avevamo fino all'altroieri mattina appena arrivati: scarpe, calze, maglietta da sotto, camicia a maniche lunghe, golf di lana!, ... ), col suo fratello minore, il simpatico Kennedy, che guiderà tutte le prossime due settimane, e poi ci lascerà a riposare al mare per l'ultima settimana. 
Passiamo accanto alla nuova autostrada per Colombo in fase di ultimazione, l'impegno è di inaugurarla il giorno del compleanno del Presidente.
K. ci fa notare che in tutti i piccoli centri che attraversiamo c'è una torre con orologio in una rotonda, che furono messe anni fa per abituare chi va al lavoro a regolarsi sull'orario esatto e evitare di arrivare in ritardo; prima, quando pochissimi avevano un orologio, ci si regolava sulla luce solare, ma era molto approssimativo come riferimento, mentre in un contesto di modernizzazione, i tempi devono essere scanditi in modo uniforme e regolare.
Le cittadine e i borghi sono un misto tra contesto campagnolo e urbanizzato, tutti hanno un giardino con un orto o delle piante, per cui c'è comunque molto verde ovunque, e le abitazioni sono casette di legno e argilla con solo il piano terra, o al più un piano rialzato. Il numero di negozi è pareggiato o superato dal numero di bancarelle. Molto diffusa è la coltura del riso, di varie qualità, anche se ora è in diminuzione. Sia le canne di bamboo che le palme da cocco sono utilizzate anche come legno da costruzione, e  sulla costa per le barche, le grandi foglie  servono soprattutto per i tetti, e per dar da mangiare agli elefanti, e inoltre delle noci di cocco si utilizza tutto, anche quella parte pelosa, o "paglia", per riempire i materassi, e i cuscini, è molto diffuso pressarle per farne dei "mattoni" in fibra, ottimi per le fondamenta delle casette di legno, perché assorbono bene l'umidità.


 E poi si utilizzano i gusci negli orti, o per fare da vasetti o tazze, o da riparo alle piantine, o per gli innesti, o per attizzare il fuoco nel focolare e fare brace per cucinare il pesce o la carne o le verdure.
Le piantine piccole di bamboo si possono mangiare a fettine, e se bollite molto, sono tenere.
Vediamo che lungo la strada ci sono attività di artigianato, e piccole fabbrichette per la trasformazione dei prodotti alimentari e agricoli, ci sono anche alcune rare macchine per la raccolta del riso. Kennedy ci dice che c'è un modello recente di queste per raccogliere e mondare il riso, dalla forma simile ad una trebbiatrice, che hanno denominato "Tsunami"...
Ad una fermata dei pullman vedo una scritta: "stiks no bills", cioè preparate "monete non banconote", evidentemente rivolta a chi sta aspettando la corriera.

Vediamo vari boschi o proprio foreste di tek, noto per la sua durezza, da cui si fanno mobili e pavimenti, e alberi di mògano con la parte interna centrale tendente ad un giallo intenso, con cui pure si fanno bei mobili.
Ci sono pure molti alberi jack tree,  detto anche albero del pane, il cui grosso frutto è ricco di vitamine;
e diffusissimo è poi il rain tree, l'albero dorato della pioggia, le cui foglie e fiori vengono mangiate dai bovini, detto anche albero della vita, e come tale assunto a simbolo.

Si passano anche diversi tempietti e dàgoba (cioè stupa di varie dimensioni), che sono ad anelli o còrdoli concentrici, per simboleggiare la vita del Buddha fino al risveglio e alla illuminazione (la punta verso l'alto).
I monaci con la toga gialla e arancione stanno nei templi e lavorano, insegnano, ecc., mentre quelli con la toga marrone sono dèditi alla meditazione introspettiva, vivono chiedendo l'elemosina, e dormono in luoghi appartati e isolati nei boschi, o in una capanna di terra cotta e paglia, e durante il periodo intenso dei monsoni prendono rifugio nei monasteri. Stanno ore in silenzio ad occhi chiusi, e non è facile vederli se non quando girano per l'elemosina.
Più che altro ne vediamo con la toga rossa o bordeaux.

Nel corso della sua storia lo Sri Lanka ha avuto cinque o sei capitali, stasera arriveremo alla più famosa che è l'antica Anuràdhapùra. Anche ai nostri giorni la nuova sede del governo, del parlamento, e delle istituzioni centrali dello stato, la cui denominazione ufficiale è Repubblica Socialista Democratica di Sri Lanka, è stata trasferita dal centro di Colombo, dove c'erano gli uffici amministrativi della colonia britannica, ad una zona esterna del suo hinterland, Sri Jayewardanapura, vicino a Kotte (120 mila ab.), che fu una delle capitali del regno singalese nel passato, quella conosciuta anche dai geografi greci come Taprobane. (Anche in Birmania avevo notato che nella sua storia, ad ogni cambiamento di dinastia regnante era stata costruita una nuova capitale.) Attualmente il Presidente Rajapaksa è al suo secondo e ultimo mandato, ed è molto impegnato, da quel che si vede, nel settore delle infrastrutture.
Dalla fine della guerra civile l'esercito è utilizzato in opere pubbliche, per cui i soldati contribuiscono a costruire ad esempio strade, ponti, case, dighe, riparano i danni di guerra e dello tsunami, e contribuiscono così in modo sostanziale all'attuale forte sviluppo dell'economia.
Ad esempio la coltivazione nelle risaie era quasi scomparsa al nord durante la guerra, dato che la gente che era rimasta nel territorio si era rifugiata in luoghi riparati, nei boschi o nelle zone montagnose, o era emigrata a sud. Per cui dopo la pluridecennale guerra interna, nella fascia prossima alla linea del fronte oramai la giungla aveva ricoperto strade, e case abbandonate e anche terreni coltivati e risaie, facendo ritornare il territorio ad una condizione selvaggia. E' stato complesso e duro il lavoro di recupero e rivitalizzazione della zona e ripristino delle strutture e infrastrutture. Ma ora si sta riprendendo anche la produzione agro alimentare nelle zone a maggioranza tamil.

Vediamo che le donne hanno dei bei capelli lunghi e folti, che sono noti per essere grossi, forti e resistenti; li raccolgono dietro la schiena, a volte in treccia. Se fanno un voto allora se li tagliano e i monasteri li rivendono per la fabbricazione di parrucche e tupé per l'esportazione. Per le parrucche sono richiesti anche i capelli bianchi (quindi anche le donne anziane possono vendere i propri) per poi colorarli più facilmente.



Dopo un tratto sulla A1, prendiamo la A6 (quella che finisce a Trincomalee sull'altra costa), e facciamo un sosta a Kurunegala, presso la sede nel villaggio di Wanduragala, della "Selyn Exporters". E' una sosta interessante (oltre che per sgranchirsi le gambe), perché è una delle prime iniziative artigianali di commercio internazionale e interno su basi di reciprocità, è una fair-trade company, cioè una azienda  che pratica gli scopi del commercio equo. Si tratta di handloom weavers, cioè di produttrici artigianali che fanno tessuti (woven) a mano con telai tradizionali di legno. Sono un migliaio di membri (quasi tutte donne) che lavorano il cotone locale, garantendo che sia 100% pure cotton. Fondata nel 1991 la Selyn si propone di rivitalizzare lo sri lankan heritage, le tradizioni locali, per farne beneficiare i lavoratori rurali e dei villaggi. Ma intende promuovere così uno sviluppo sostenibile, cioè che mantenga lo stile di vita cui queste persone sono abituate, senza stravolgerlo come accade con l'industria moderna.
Un manifesto ritrae un lavoratore, un certo Wedahenalage Karunadasa, che sta studiando per migliorare la sua professionalità, con sotto la scritta: "the skill of his hand lights up your home..." (le sue abilità manuali illuminano la vostra casa). Visitiamo l'atelier di produzione in cui vediamo delle donne intente nella loro opera, ma senza evidenti gran pressioni nei ritmi di lavoro.

A parte tutto hanno dei prodotti bellissimi, con meravigliosi accostamenti di colori vivaci. Ora che l'iniziativa sta andando bene (ci sono showrooms, negozi, a Colombo e a Kandy), hanno aperto vari laboratòri per insegnare a perseguire questo modello anche nelle province nordoccidentali e orientali del Paese (workshops in villages in the rural outskirts), condotte da persone che per età o altre ragioni non riescono più a continuare a lavorare con orari lunghi, che possono addestrare, e insegnare ad altri, e questo in particolare nel settore della risicoltura.  Una "paddy cultivation" è una parcella di terreno inondato, di terra arabile usata per crescere il riso e gli altri raccolti semiacquatici, con modalità che sono una caratteristica tipica dell' agricoltura tradizionale dello Sri Lanka. Con ciò si vorrebbe sostituire al modello "headquarter-based" tipico dello sviluppo industriale moderno, cioè basato su un centro produttivo staccato dalla vita dei villaggi, in un modello "rural entrepreneurial" che renda in grado gli agricoltori e gli artigiani rurali di divenire autosufficienti. Per cui questi esperti anziani stimolano e guidano la formazione di capacità imprenditoriali in questo senso, perché diano vita a microimprese. Sono già più di una decina questo tipo di laboratori in attività.
"From where we are looking the sky is the limit", cioè "Dal nostro punto di vista è il cielo il nostro solo limite".
Comperiamo varie cose (da una bella camicia, a borse, a quaderni di carta riciclata copertinati in stoffa, ... per un totale di 17 €uro).

Lasciamo questo opificio in mezzo alla campagna, e continuiamo per la A10 sino a Padeniya, poi giriamo a destra sulla A28 che è nuovissima, terminata nel 2012. Ci fermiamo a pranzo lungo la strada ad un buffet con una bella vista sul lago Rajangana, "The Cadjan restaurant" dove mangiamo benissimo (4 lunch e bibite, tot. 5500 Rs =32 € cioè 8€ a testa).

ANURADHAPURA
Giunti finalmente ad Anuràdha-pura, ci fermiamo nell'antico centro del buddismo singalese, il luogo sacro tra il lago Tissa Wewa e il bacino Basawak kulam, in cui c'è lo Sri Maha Bòdhiya, cioè dove è stato trapiantato nel terzo secolo a.C., dal re Tissa, il primo sovrano buddhista di Ceylon, un pollone germogliato dall' ashvattha, o albero Bo, o Bodhi, ficus religiosa, sito vicino al villaggio indiano di Bodhgayà sotto la cui protezione Siddhartha Gautama meditò immobile per sette settimane e raggiunse la illuminazione, ovvero il paranirvana, lo stato di Buddha realizzato nel 528 a.C.
La talea fu portata qui da una monaca buddhista, che era la figlia del grande imperatore dell'India, Ashoka. Attorno ad esso fu poi eretto nel 1700 un muro di protezione, e quindi non si può avvicinarsi abbastanza per toccare il grande albero più che bimillenario che ne è derivato, e che è in parte sostenuto da supporti. Anche chi non sia né ammiratore del Buddha, né senta la spiritualità del luogo, sarà comunque incantato nell'ammirare un albero che è là da tempi così antichi.
Poco dopo il nostro arrivo, entra una processione di donne vestite di bianco, con due tamburini d'accompagnamento, e una bandiera della pace lunghissima che srotolano compiendo il giro attorno al sacro albero. Ma anche varia altra gente intanto sopraggiunge con offerte di petali di loto, e di water lily, il giglio d'acqua dolce. Certe persone intanto sono intente in meditazione e orazione, e anche restano a lungo in genuflessione.
Non mancano scimmie che smangiucchiano i fiori.









Intanto siamo sotto ad un attacco di ultravioletti per cui, anche se non c'è il sole, o va e viene dietro alle nuvole (per cui non ho messo la crema solare = errore!), vedo che sto diventando sempre più rosso... e ustionato.

E' sempre imbarazzante per me osservare con rispetto, cercando di non disturbare con la sola presenza,  la devozione di altri verso qualcosa che stentiamo a comprendere, e sempre cerco di sforzarmi ad immedesimarmi nei loro sentimenti ma mi riesce difficile, tanto più quando si tratta di una concezione popolare della religiosità e dei valori delle ritualità e delle cerimonie ... (è un problema mio), e allora penso che cosa sarei diventato io stesso se fossi cresciuto immerso in questo clima culturale, storico e sociale, in queste tradizioni, in questa mentalità, con queste credenze... e questo mi aiuta nella comprensione...
Per quanto, ... proprio l'idea che mi sono formato attraverso certe letture, di grande ammirazione verso il del messaggio di Buddha, paradossalmente mi rinforza invece nei miei pregiudizi nei confronti di queste forme di adorazione ...




All'ingresso-uscita dai templi c'è sempre una cosiddetta "pietra di luna", che non ha nulla a che vedere con la gemma pure tipica dell'isola, ma è un elemento architettonico specifico dell'arte singalese. Lo ritroveremo anche in altre tappe del nostro giro dell'isola. Si tratta di una decorazione in pietra posta in terra dinnanzi agli ingressi o all'inizio di scale, che è a forma di semicerchio, o mezzaluna, cesellata a cerchi concentrici, e simboleggia il percorso del vivente, dalla condizione selvaggia (le fiamme dell'anello esterno) sino alla illuminazione spirituale (il fior-di-loto al centro). Sono presenti varie figure di animali, e tutto ha un significato simbolico. L'elefante per rappresentare la nascita, il cavallo per il dolore, il leone per il deperimento, il toro per la morte. Tutto ciò per affermare che la vita va affrontata senza paura. Gli steli senza fiori, rappresentano la condizione umana lontana dalla liberazione spirituale, mentre le oche col fiordiloto in bocca, simboleggiano chi raggiunge l'illuminazione.


Poi ci spostiamo per vedere la Dakkhina dagoba, per un sentiero a destra, dove c'era il luogo di riunione del sangha, della prima comunità buddhista, ma che ora è molto diroccato e consunto. Poi ci rechiamo all'affascinante tempio rupestre, Isurumuni gala Vihara, intagliato nella roccia ai tempi di re Tissa nel terzo sec. av.C., che è probabilmente il tempio, o santuario più antico della zona cosiddetta del triangolo culturale singalese, dove ci sono stupendi bassorilievi, raffiguranti elefanti, un cavaliere a riposo con dietro il suo destriero (the man and the horse), dei nani (gana), la mithuna, ovvero una coppia di amanti (Isurumuniya Lovers). Nel tempio c'è una statua del Buddha ben conservata, e affreschi meno antichi che raffigurano scene dei primissimi tempi del buddhismo singalese 23 secoli fa. (ingresso 200 Rs a testa). Nella vicina grande fessura nella roccia ci sono centinaia di pipistrelli. Ci arrampichiamo sul terrazzino in cima. Il luogo esercita indubbiamente un grande fascino.







pipistrelli



con il nostro amico Kennedy Herby

Passeggiamo nell'antico parco reale, lungo un sentiero verso il lago, e qui ci sono grotte (usate come celle dei monaci) e anfratti riparati, in cui anche in  giornate di pioggia monsonica i monaci potevano soffermarsi in meditazione, poi ci sono le vasche o bacini in pietra in cui il re e la corte si intrattenevano al fresco, il luogo è ameno, e oltre a noi quattro, non c'è nessuno(!).
Marco


L'area del parco è piena di animali, uccellini, pappagallini, ibis, uccelli grandi, mucche, cani, farfalle, libellule, scimmie, eccetera.



Andiamo sull'argine del lago, sulla superficie dell'acqua ci sono molte ninfee con le foglie impermeabili,  su cui le gocce sembrano come perle al sole.


e da qui guardiamo altri templi e stupa da lontano, e poi il tramonto e qualche pescatore.



Alla sera andiamo in albergo, un alloggio vecchiotto (che perciò mi piace) di medio livello, diciamo tipo 3 stelle, (http://www.hotelrandiya.com/gallery.html), dove ceniamo, e ci soffermiamo a chiacchierare e a parlare via skype con i ragazzi a casa.