martedì 3 settembre 2013

qui comincia l'avventura...

3 settembre 2013
Dopo pranzo partiamo: Bologna-Amsterdam, e poi da lì sul volo diretto per Bali (solo una breve sosta tecnica a Singapore). Per cui domani saremo già in situazione… Ora tutto, o molto, è affidato al caso o, spero, alla buona sorte. Se ci capiteranno buoni alloggi, e se lì incontreremo persone con cui scambiare due parole, se azzeccheremo i luoghi e i tempi giusti per il nostro giro dell'isola, se ci capiterà di vedere belle cerimonie o se ascolteremo interessanti musiche locali, se saremo fortunati con il cibo, se se se… E' una questione anche di fortuna. Facendo persino le stesse cose, andando negli stessi posti, ma due giorni prima o dopo, tutto può cambiare, gli incontri, il tempo atmosferico, le coincidenze, gli incroci…
Lo "stesso" viaggio diventa molto facilmente un viaggio diverso. E' proprio per questo che viaggiando c'è quel pizzico di avventura.
Mio figlio Michele, da buon matematico, dice che il caso non esiste, per ogni evento si possono trovare cause immediate e cause remote, principali e secondarie, al limite si potrebbero addirittura calcolare le percentuali delle incidenze …(mi viene in mente "la determinante in ultima istanza"), ma è solo qualcosa che tu non conosci e che non sai come si venga a verificare, ma è così per carenza tua, e quindi la gente non sapendo che dire lo denomina "caso". 
Altri dicono che il caso è qualcosa di fortuito e imprevedibile che può venire determinato anche da piccolissimi eventi accidentali che al momento sembrano di scarso rilievo (il battito d'ali di una farfalla a kilometri di distanza...). E' come l'ultimo risultato di una catena rocambolesca di spinte, e di incidenti e di effetti che diviene una valanga (ricordate "chi spinge gli spingitori?"). Altri pensano che non ci sia il caso, ma al contrario che tutto sia già predeterminato, che stia come scritto nel "libro del tempo". Altri credono nel caso in quanto Destino, tu prima o poi, in un modo o nell'altro sei portato a fare certi atti, a dire e far succedere certe cose, è il tuo destino… Certi poi lo mitizzano chiamandolo Fato, manovrato da poteri superiori, è come l'ineluttabile, l'inconoscibile, qualcosa che ti travolge e che ti rende non più padrone di te stesso e che trascende la tua stessa volontà o determinazione. Bisogna abbandonarsi ad esso ed accettarlo, non fare più progetti, calcoli, ma quasi stare a vedere cosa capiterà. 
Jung pensava alla sincronicità più che non a un mondo fatto solo di causalità.
Ci sono i fatalisti, e i provvidenzialisti, i deterministi e gli spensierati (o incoscienti), ecc…
Io credo che il caso esista, ma al contrario del destino, credo che sia un po' come la serendipity, o come nel film "Sliding doors". Siamo continuamente di fronte a scelte, di fronte a dei bivi (o trivi, o più) e ci capita di prendere la via di lato o quella di fronte, senza dar peso alla cosa, oppure col preciso intento di perseguire un certo obiettivo del momento, che supponiamo sia raggiungibile in quella direzione con quelle scelte.
E' un po' un gioco d'azzardo, se la imbrocchi ti va bene. Ma in parte sono convinto che sia come dice quel proverbio che suona: "aiutati che il ciel ti aiuta". Cioè sei implicato e devi compiere le tue scelte (anche di non scegliere) pur senza poter essere certo della loro giustezza o opportunità, ma non puoi, e non devi, sottrarti, devi farti soggetto attivo. Come si suol  dire, poi almeno ti potrai un po' consolare pensando di avercela messa tutta, di aver fatto il possibile, ché di più non si può. E' un po' come il discorso di Krishna ad Arjuna nella Bhagavad Gita. C'è un imperativo morale (almeno in certi casi…). Sei "libero" di seguire il tuo arbitrio.
Comunque resta chiaro che nessuno può muoversi prima con "il senno di poi"…

Insomma vedremo… auguroni a noi stessi! buon viaggio!

(vedi il diario a partire dal 5 ottobre pubblicato in una trentina di post, o puntate)

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