giovedì 17 novembre 2016

un viaggetto in Israele 1: Tel Aviv e Gerusalemme

ciao a tutte/i, sono rientrato ieri sera da un bel giro di due settimane in Israele.
Metterò un sommario resoconto del viaggio e un po' di foto, in 3 puntate.

il Paese è interessante e mi è molto piaciuto (non sto ora pensando al governo e alla politica, ma alla gente e alla natura, e ad alcuni aspetti della società e della cultura). C'eravamo già stati in dic. '92 / genn. '93; ma è tutto cambiato moltissimo da allora.

Abbiamo ancora delle buone guide anche se un po' vecchie, la prima c'è anche in italiano (mi pare Mondadori):


Poi abbiamo ancora la buona guida di Victor Malka, che sarebbe quella Hachette tradotta in italiano dalle edizioni futuro di Verona (1982), e un'altra americana di Martin Lev del 1989 tradotta dalle edizioni Sonzogno, relativa solo a Gerusalemme. 
e l'ottima guida Gallimard, cioè Le Grand Guide d'Israël, di W.Jacob e altri, nella Bibliothèque du Voyager, del 1988, poi '99.

E una, pure vecchia, del Touring Club. 
Insomma, per la parte storica e geografica, queste buone vecchie guide sono valide ancora, non certo per la parte su alberghi, posti per mangiare, prezzi, eccetera.
E poi avevo una ottima carta stradale dettagliata del '90 (ma quella sì che si rivelerà essere ampiamente superata, se non altro per la costruzione di varie autostrade e superstrade, e la crescita delle città). 

Ad ogni modo per stare aggiornati compriamo la Lonely Planet, di Robinson e altri, che è del luglio scorso, trad. it. EDT nel novembre 2015 (6a edizione), che ha anche una buona carta di Gerusalemme.

Poi c'è la Guide du Routard che in parte è anche su internet, i cui consigli mi piacciono sempre. Se no ci sono la Fodor, la Bradt, la Eyewitness, la Rough Guide, ...eccetera
Ma su internet si trova di tutto.
Comunque ho l'enciclopedia geografica Il Milione della De Agostini, e altre, e poi libri su Israele certo non mi mancano. Ma in realtà sul posto ti danno carte e guide delle città e delle regioni in cui ti trovi, che rendono abbastanza inutile portarsi  volumi cartacei che occupano spazio e peso nella valigia.

PARTE PRIMA:  Tel Aviv, e Gerusalemme

Aver preso Turkish Airlines non è stata una buona idea, costa di meno perché c'è da farsi una troppo lunga attesa in aeroporto a Istanbul per la "coincidenza". La prossima volta si va a Milano (o a Venezia) e si prende una linea diretta (per es. con la IsrAir da Verona). Comunque per salire sul secondo aereo già c'era da divertirsi a guardarsi intorno per la fauna umana variegatissima:
C'era un enorme gruppo di neri USA del Sud, di una qualche chiesa strana di tipo fondamentalista, tutti con maglietta azzurra: donnone con il tipico gran culone, e vivacissime. Poi un gruppo di donne palestinesi della Gerusalemme-est araba, con il caffetano e il foulard in testa. Abbiamo fatto due chiacchiere con loro e ci hanno offerto dei semini (di girasole o di sesamo, salati) da sgranocchiare. Poi coppie di giovanissimi sposini ebrei ultraortodossi con bimbi. Poi invece ebrei americani e sudafricani super laici. Turisti di una infinità di lingue e paesi, e pellegrini della parrocchia in visita in terra santa. Una signora huge-person che fatica a camminare e a sedersi, che non sta zitta un attimo, sguaiata e impicciona. E infine dei fanatici Hassidim della setta Lubavich con il capellone, e il vestito nero, la barba, le treccine, il pastrano lungo nero, e la kippah (=papalina) con su scritto che il defunto loro leader il gran rabbino Schneerson è il messia.....

TEL AVIV   ( =collina di primavera )
Atterriamo a Lod (dove sarebbe nato San Giorgio), cambiamo i dollari in shekel, e prendiamo un taxi. Il percorso verso il centro città è di 30/40 minuti.
Siamo in un albergo tra le vie Hayarkon e Frischman. Prima colazione buonissima con buffet self service. Si va fuori in giardino (a novembre di prima mattina...) e ci si siede al sole. La media delle temperature di novembre qui è: una min. notturna di15° mentre di giorno è in media sui 24°. 

Stupendo lo humus (=puré di ceci e legumi, con crema di semi di sesamo, tahina, o techina) con olio extravergine locale, spezie e limone. Poi formaggetti da spalmare, anche caprini, yogurt tipo greco denso, insalatine tipo tabulé, emek sheffer =insalate di legumi, oppure cous-cous freddo con pomodorini, cipolline, peperoni, e succo di lime, o il bulgur con mentuccia e prezzemolino, pezzetti di feta con paprika dolce e pepe, insalatina di melanzane, pomodori farciti con avocado, .... eccetera. 

Eccoci per qualche giorno a Tel Aviv, città molto vivace, e sul mare. Mi è piaciuto il quartiere dei mercati, e il lungomare, ed alcuni bar e locali giovanili. Ci sono ristoranti di qualsiasi cucina di qualsiasi paese. E ci sono anche dei bei musei.

La mattina subito alla vicina passeggiata lungomare, a godere il sole, e l'estate tardiva. La passeggiata è lunghissima (10 km) perché va dal fiume Yarkon a nord, giù a sud fin oltre Giaffa (Yafo). E dicono che poi più a sud ci siano spiagge deserte incontaminate.




la passeggiata lungomare




 Siamo in spiaggia, larga, lunga, e bella, protetta da sbarramenti anti-erosione. La gente in spiaggia è in costume e alcuni fanno il bagno. Ora ci siamo rifugiati all'ombra in un bar sulla sabbia, dopo aver fatto una gran camminata sulla bella passeggiata lungomare frequentata da chi fa footing; ad un certo momento mentre sono appoggiato a una balaustra, si fermano due palestratissimi, addirittura con in evidenza i muscoli ventrali orizzontali come nelle statue degli atleti greci, chiacchierano tra loro in arabo, e si sono fermati perché lì c'è in terra una bilancia....
Ci beviamo una buona spremuta fresca di agrumi maturati al sole.




Ieri sera siamo usciti a gironzolare per la città moderna piena di bar all'aperto e pub e ristorantini, con una dolce arietta di mare, e si può tirare tardi.

Molti edifici e marciapiedi sono già un po' scassati e trasandati, alla mediorientale, ci sono viali alberati, e musica: stamane ci stiamo godendo un supplemento d'estate.

Poi siamo andati a vedere una esposizione temporanea sulla immigrazione dopo la fine della seconda guerra mondiale (che è esposta in un padiglione del grande museo etnoantropologico "Eretz Israel"). 

Gran parte dei flussi di gente che cercava un asilo in Israele era partita dai porti italiani con barconi scassati, vere vecchie "carrette del mare", per approdare sulle spiagge e immigrare illegalmente (l'attuale territorio di Israele/Palestina era sotto il governo del Mandato britannico). Fu un bel gesto da parte dell'Italia di lasciar partire chi voleva rifarsi una vita. Ciò fu dovuto non solo in ricordo della ampia partecipazione degli ebrei italiani al Risorgimento, e alla Resistenza clandestina antifascista, ma anche grazie alla partecipazione dei cinquemila uomini della Brigata Ebraica alla liberazione del nostro paese dai nazisti: la BE sbarcò con gli inglesi a Taranto per poi risalire lungo l'Adriatico a Brisighella, partecipò ai combattimenti di Mezzano-Alfonsine, e aiutò i partigiani del Friuli; ha contribuito alla liberazione di Ravenna con 45 morti, che ora sono al cimitero di Piangipane (RA).








Oggi stiamo di nuovo ancora un po' al sole in spiaggia a guardare quelli che fanno surf, e quelli che fanno il bagno (la temperatura dell'acqua  in pieno giorno in media a novembre è di 23°).

Abbiamo fatto un pranzo pantagruelico di shabàt a casa dei parenti di un amico. 
Un altro giorno siamo andati a pranzo con un amico in un posto bello che dà con ampia vetrata sul mare, e che sta all'interno del Dan hotel, e si chiama "resto-bistro Raphaël". Abbiamo mangiato cose buonissime: io ho preso una tartare di pesce freschissimo straordinaria, e poi del fegato impanato, guarnito con pure', strabiliante, e per finire una pasta sfoglia con crema. Sono tutti russi sia il proprietario che i cuochi e i camerieri. Alla fine il conto era salatissimo! pago, e lascio pure una mancia...(?). Il cameriere vista la mancia mi chiede se eravamo stati serviti male, no -dico- ci siamo trovati bene. Allora questo -mi dice- è molto al di sotto del minimo che si lascia di mancia; gli faccio vedere che ho solo un biglietto da 50 shekel, e il russo me lo prende e se ne va scontento, dicendo "è il minimo!". Ed è così che mi ritrovo lì imbambolato per la sorpresa e fregato come uno scemo per aver dato di mancia l'equivalente di ben 17€uro... 
Poi abbiamo preso una sim locale. E ora siamo in albergo dove avevamo chiesto di cambiarci stanza che non desse sulla casa in costruzione, ma quella che ci propongono è più piccola e molto calda, così torniamo di nuovo nella stanza di prima avendo rifatto i bagagli per il cambio, che ora ri-disferemo...



Intanto usciamo perché c'è una bella arietta. 
Poi ci incontriamo con altri amici con cui facciamo un giro in un vecchio quartiere a sud, Neve Tzedek, dove ci sono due grandi mercati di bancarelle, uno di cose varie e di alimentari, Carmel market, e un altro di artigianato. 
ottimo pane dolce, e focacce

verdure di sapore eccezionale
opere di artisti
 frutta secca
 spezie ed aromi
vari semi e granaglie
ogni tipo di formaggi e di dolci halvà di semola

 c'è gente d'ogni tipo, e si sente parlare ebraico, arabo, russo, inglese, francese, spagnolo, ci sono persone tradizionaliste e di costumi conservatori, e gente assolutamente laica, donne ortodosse e donne arabe (gli arabi israeliani sono quasi il 20% degli abitanti di Israele) , eccetera

donne arabe tradizionaliste
Passiamo nella zona degli "artisti" e artigiani


C'era anche un banchetto di una famiglia di Drusi (che sono il 2% della popolazione di Israele e il 9% degli arabi-israeliani) che cucinavano sul momento loro semplici piatti tradizionali, tipo delle pità ripiene (da cui deriva il nome della nostra pizza), fatta di farina, acqua, olio, sale, e lievito. 


(i Drusi sono arabi di un gruppo riformato di origine ismaelita, sorto nell' XI secolo. Essi venerano Ietro, capo-tribù di Madian, e suocero di Mosé; si recano in pellegrinaggio alla sua tomba a Hittin vicino a Tiberiade in Galilea, che noi visitammo nello scorso viaggio).

Abbiamo anche incontrato dei "barboni" di strada, e gente che chiedeva l'elemosina.


Poi siamo andati più verso sud, dove c'è un quartiere con vecchie case del periodo del governo turco-ottomano, e poi con case del periodo del Mandato britannico (1917-1948) quando si sono costruite molte case di stile Bauhaus (a causa della immigrazione da Germania-Austria degli architetti di quel movimento artistico, che erano in gran misura ebrei), tutte bianche e coi balconi arrotondati, da cui la città prese il soprannome di "città bianca", case che ora in parte stanno restaurando ma in parte demolendo (così una città moderna perde le tracce della propria giovane storia...).  Un gruppo di 50 persone nel 1909 fondò un insediamento col nome di Achuzat Bayt, a nord del porto di Giaffa, dietro le dune di sabbia della piana di Haron da bonificare, dieci anni dopo era un villaggio che contava cinquemila abitanti. Nel 1922 fu riconosciuto come città, cui diedero il nome biblico di "collina di primavera" (Tel Aviv). Nel 1925 il barone Rothschild che aveva finanziato l'impresa commentò: «Hanno avuto ragione a chiamare questo stabilimento "collina di primavera", poiché esso è come la primavera del popolo ebraico dopo tanti secoli d'inverno». Nel 1937 era divenuta di 150 mila residenti, che nel 1947 erano 210 mila. Fu qui (nell'ex casa di Dizengof che fu sindaco di TLV negli aa. '20/'30) che nel maggio 1948 Ben Gurion proclamò l'indipendenza di Israele come Stato. Poi dieci anni dopo gli abitanti si erano raddoppiati, nel 1959 superavano il mezzo milione, e ora TelAviv è una metropoli di un milione e 331 mila abitanti (dati di tre anni fa). Una crescita veramente esponenziale, un cantiere continuo.

Restiamo con amici a "pranzare" (molto tardi) a dei tavolini sulla strada.
Siamo appena tornati in albergo stanchissimi e siamo crollati sul letto. Abbiamo camminato tanto sia al mattino che adesso alla sera. Siccome in camera non c’ è buona ricezione del campo per internet, allora dovremmo rivestirci e scendere giù. ... Invece penso che non lo faremo e che non ceneremo (abbiamo fatto praticamente come una merenda tardiva).
E invece poi sul tardi usciamo lo stesso e vediamo che lungo tutto il viale Dizengoff ci sono molti bei locali, e in kikar (piazza) Dizengoff è ancora aperto un mercatino di curiosità e cose vecchie, interessante, poi andiamo sulla sinistra verso il viale King George, in uno slargo in cui c'è un bel bar all'aperto "Tutus Karex" con dentro anche un locale, "il terzo occhio", pieno di giovani un po' alternativi, e restiamo lì a lungo mangiando uno spuntino in due. Bella serata.
Tre notti sono poche per vedere bene la città, ad es. non abbiamo visto il vecchio centro storico di Jaffa, il Museo d'arte, 



il Teatro Habimah, il museo di storia della città, l'Opera, il Delphinarium, l'Auditorio che è sede della famosa Filarmonica d'Israele, il Museo della Diaspora, l'Università, Beyt Ha-tfutsot o museo della diaspora, eccetera.
E poi dovremmo ritornare allo Eretz Israel Museum, perché ci sono padiglioni importanti, come quello di etnografia e folklore, quelli con le antiche ceramiche, con le monete, con le opere in vetro, quello sull'uomo e il lavoro, l'area degli scavi di Tel Qasile, sito del Filistei, e il padiglione sui reperti del Nechushtan, e che infine include anche il Planetario di Tel Aviv.

nei Musei come negli Enti Pubblici ci sono spesso delle ragazze militari di leva che danno una mano, (o anche che possono dedicare una parte del tempo allo studio)




GERUSALEMME  
 ( l'origine del nome viene dalle antichissime denominazioni di Urusalim, o Gebus-Shalem, chiamata infine Yerushalaym = città delle paci )

Attraversiamo Holon e Rehovot, entriamo nella valle di Sorek e imbocchiamo il corridoio per la capitale. 




Siamo saliti su a Gerusalemme (a più di 800 metri di altitudine), dove arriviamo in Albergo, ma la camera non è pronta, così facciamo un giro. Ancora a metà pomeriggio quando siamo ritornati non ci hanno dato la camera perchè di sabato le cose qui a Jerusalem vanno molto più a rilento.
Una differenza importante e che si nota subito tra Tel Aviv e questa città, è che la prima è più laica, e la seconda è più osservante religiosa. D'altronde Gerusalemme è piena di storia, ha cinquemila anni di storia alle spalle, (è menzionata in una tavoletta di Tell-Amarna con un testo egizio del 1850 a.C.) ed è piena di luoghi santi sia per l'ebraismo che per il cristianesimo e per l'Islam, cioè per tutte e tre le religioni monoteistiche del Levante, di discendenza abramitica, che hanno poi riempito tutto il mondo coi propri fedeli. Per cui c'è un forte turismo religioso proveniente da ogni dove. E questa presenza di religiosi osservanti si percepisce, anche perché (purtroppo) ognuna ha anche le sue componenti  estreme, integraliste e fondamentaliste. Quindi ora il primo impatto con disagio, deriva dal fatto che in questo caso la festività dello shabbat (che significa settimo giorno) è  qui molto osservata dagli ebrei, e quindi non si lavora di sabato (= dalla comparsa della prima stella serale al venerdì, fino al sorgere della prima stella all'imbrunire di sabato sera). E per es. questo crea disagi negli alberghi e nei ristoranti, ma anche nei trasporti pubblici. In più si aggiunga che per i musulmani il venerdì è il giorno di riposo, e per i cristiani la domenica: quindi ai weekend a Gerusalemme tutto è rallentato.
Rispetto a Tel Aviv, a Gerusalemme c'è dunque un grande concentrazione di religiosi osservanti (certi sono chiamati anche conservatori, o ortodossi) e di ultra-ortodossi. Ma ci sono pure cristiani di varie chiese settarie o un po' fanatiche, e musulmani integralisti e fondamentalisti.


ecco la vista dalla nostra finestra che da sull'ex-YMCA degli aa. Trenta

Al mattino seguente, al breakfast c'è una gran teglia di uova alla coque immerse in passata calda di pomodoro e spezie, che si chiama shakshuka (originaria degli ebrei dei paesi arabi del Maghreb). Molto buono il pane semintegrale, per non parlare del dolce del sabato che è una grande brioche gialla a treccia chiamata khallà (challah), con sopra semini di papavero. O anche il bagel, di farina-manitoba, malto, e lievito. E altri dolci come il kugel (patate, uova, farina-azzima), o la Baklavàh (pasta-fillo e varia frutta secca). E maionese di Giaffa, cioè con succo di arance e limone, e senape.

Qui c'è un clima più fresco che giù in pianura, in questo mese le medie vanno dai 12° ai 19° gradi. Anche oggi abbiamo camminato molto, abbiamo gironzolato per la Città Vecchia dentro le mura, ripartita in quattro storici quartieri (musulmano, cristiano, e armeno, ed ebraico). Ci siamo arrivati facendo il passaggio pedonale di Mamilla, che è nuovo e molto ben curato (prima del conflitto "dei sei giorni" per 19 anni era stata "no man area", cioè un "cuscinetto" di terra di nessuno tra le due linee di armistizio). Tutto ottimamente restaurato e riqualificato.


 ragazze benestanti arabe che fanno shopping

caffé con vista sulle mura
fine del passage Mamilla

Entriamo dentro le mura dunque per la Porta di Giaffa (Yafo Gate), di fianco all'antica cittadella e alla torre di Davide, che porta nel quartiere arabo-cristiano (con circa cinquemila residenti, seguaci di una ventina di liturgie e confessioni cristiane di diversi orientamenti), e sulla destra costeggia il quartiere armeno-ortodosso (25.000 ab.).  La Città Vecchia è chiamata al Quds in arabo, cioè la città santa in quanto per i sunniti essa è la terza città santa dopo la Mecca e Medina.


ecco le mura
in primo piano la cittadella di Davide con la torre
entriamo per la Porta di Giaffa (tutta la Città Vecchia intra-muros è pedonale)



l'inizio del suk in David street
 essendo domenica alcuni negozi di arabi cristiani sono chiusi

Dato che nel precedente viaggio avevamo visitato il quartiere cristiano e che ce lo ricordiamo bene, ora facciamo un altro percorso. Per cui più avanti giriamo verso il piccolo quartiere storico ebraico (4.500 ab.), che nel ventennio sotto il governo giordano era stato distrutto e ora è restaurato.  Giriamo a destra superando il cancello che di notte per sicurezza viene chiuso, in  Habad street, 

 poi giriamo a sinistra














Qui nella città vecchia -ma anche nella città moderna-  si incontrano molti ebrei ortodossi e ultraortodossi (Haredim) riconoscibili dai cappelloni neri e dalle treccioline alle basette, o payots. E in generale a Gerusalemme abitano e convergono da tutto il Paese e da tutto il mondo, molti oltranzisti super-zelanti sia ebrei che musulmani, e anche i vari turisti o pellegrini cristiani in Terra Santa (che non sono solo cattolici, ortodossi e protestanti, ma di tutte le chiese e organizzazioni "minori" più o meno note e anche di sette integraliste o fondamentaliste) che vengono da ogni paese del mondo a visitare il centro storico, e alcuni appartengono a gruppi ultradogmatici e bigotti.
(in generale nella città unificata -cioè la vecchia e la moderna- di Gerusalemme, i residenti sono 68% ebrei, 30% musulmani, e 2% cristiani ).

il Muro occidentale (la parte a sinistra in questa foto aerea):

Siamo poi anche andati al famoso Muro del Tempio, ed è stata una esperienza molto interessante. Si tratta del muro occidentale, in ebraico Kotel ha-Ma'aravì, di quel che era stato l'immenso "secondo" Tempio centrale dell'ebraismo antico (cioè quello di Salomone figlio di Davide, nel X sec. a.C.,  distrutto dai babilonesi e poi ricostruito nel 536/515 a.C. e ampliato da Erode il Grande nel 37/4 a.C., e Erode Agrippas 41/44 d.C., distrutto nel 68/70 d.C. dal generale poi imperatore romano Tito), ancor oggi da allora si festeggia la sua riedificazione e riconsacrazione con la festa di Hanukkàh, o festa delle luci (nel 2016 è il sabato 24 dicembre). Muro chiamato anche "muro delle lamentazioni",  è anche detto "muro del pianto" (wailing wall), per una impropria tradizione cristiana oramai affermatasi, sorta dal fatto che in un certo periodo erano stati sentiti i fedeli ripetere: "distrutto il palazzo, noi rimasti soli, ci sediamo e piangiamo". Il motivo della lamentazione era che il Tempio non lo si potesse più riedificare a causa del fatto che al di sopra della originaria collina, o monte Moriah, dove c'era l'antico Tempio ebraico demolito, gli arabi musulmani avevano costruito sulla piattaforma superiore, dopo la conquista nel 638, due templi: cioè la moschea Al-Aqsa (=la lontana -dalla Mecca), e il "duomo della roccia" (Qubbat Al-Sakhran), o cupola a protezione della roccia o rupe di Ibrahim (=Abramo) dove Maometto giunse sulla giumenta Buraq (=lampo) ed ascese al cielo (cupola dorata inclusa nella moschea dedicata al califfo Omar, che per i musulmani fa come da "contraltare" alla cupola della Basilica del santo sepolcro). Con la conquista nel 1099 della città da parte dei Crociati, la moschea AlAqsa divenne il quartier generale dell'Ordine dei Templari, e la cupola una chiesa. Il regno crociato durò poco più di un secolo. La spianata con le due moschee, lunga 491 metri e larga 310, di 144mila m.2, fu chiamata in arabo al-Haram al-Sharif, cioè "nobile santuario" (che è poi il luogo del Tempio). Più tardi la città fu conquistata dall'impero turco (1517); la spianata detta anche Buraq Plaza, nel periodo ottomano era stata interdetta agli ebrei, e così si consolidò questa consuetudine dei fedeli ebrei di radunarsi all'esterno, sotto al muro, non potendo recarsi alla roccia d'Abramo, la Har ha-Bayt (=monte della Casa) cioè la Casa di Dio, tanto più che camminando si sarebbe potuto inconsapevolmente calpestare quella che fu l'area più sacra del Tempio di Salomone, che era riservata esclusivamente al sommo sacerdote.
Dunque in quella parte vicina all'angolo sud-ovest, dove termina il vecchio quartiere ebraico, lunga circa 55 metri (su un totale di 488m.) là da tutto il mondo gli ebrei vengono ancor oggi a pregare (sotto il governo giordano, nel 1948 tutti gli ebrei, che fossero di famiglie native gerosolimitane o no, vennero espulsi dal quartiere e da tutta Gerusalemme est, e il quartiere storico ebraico raso al suolo; potevano comunque avere accesso alla città vecchia solo stranieri non-israeliani). 

Ci sono dunque ancora molte questioni irrisolte e molti strascichi di risentimenti. Se si pensa che ancora solo qualche giorno fa i paesi islamici all'Unesco sono riusciti a far approvare dal consiglio esecutivo una risoluzione che dichiara tra l'altro che "non vi è alcuna connessione tra il popolo d'Israele e la spianata del Tempio" di Gerusalemme... (con 24 a favore, 26 astenuti, tra cui l'Italia, 6 contrari e 2 assenti), per cui dopo 50 anni che anche il centro storico entro le mura fa parte della amministrazione municipale della città, ancora non si è preso atto della realtà. Anche se con tutti i suoi difetti la gestione politica delle questioni riguardanti i luoghi religiosi da parte della municipalità, e dello Stato, è comunque incomparabilmente più obiettiva di quella precedente, cioè del ventennio giordano. Al momento della riunificazione di Gerusalemme, quando gli israeliani poterono per la prima volta recarsi a pregare al muro occidentale, il generale Moshé Dayan volle ribadire che gli ebrei non dovessero salire sulla spianata per pregare, ma che essa fosse visitabile da parte di qualunque cittadino israeliano o di altro qualunque paese, e si accordò con re Hussein di Giordania (che è erede del titolo di Custode della città santa, al Quds) sul fatto che il nuovo governo della città si occupasse solo di garantire la sicurezza nei luoghi santi islamici, ma che la loro gestione in particolare per gli aspetti religiosi spettasse alla santa congregazione del Waqf islamico (sotto la supervisione del Gran Muftì). Sin dai tempi del vicesindaco André Chouraqui (traduttore della Bibbia e del Corano) e del sindaco Teddy Kollek le autorità municipali gerosolimitane si sono sempre prese cura di promuovere incontri e dialoghi interreligiosi al fine di una pacifica coesistenza, in nome di una equivalenza tra le aspirazioni religiose e quelle di pace.

Insomma quella roccia –che misura 17,7 metri per 13,5– è un simbolo fondativo per gli ebrei in quanto si narra che fu lì che il Signore proibì ad Abramo di compiere sacrifici rituali umani (il figlio Isacco), e perciò in particolare re Davide ne fece un sito simbolico; e lo è anche per i musulmani poiché è lì che -come dicevo sopra- Maometto giunse ed ascese al cielo, grazie alla magica giumenta dal volto di donna di nome Lampo (Buraq), ricevendo la rivelazione divina durante questo mistico viaggio notturno che in un battibaleno lo portò fino a Gerusalemme dalla Mecca nel 620. Inoltre Gesù nazareno vi si recò per purificare il Tempio dai traffici mercantili prima di celebrare la sua ultima cena di Pesach coi suoi apostoli. Perciò giustamente la città si chiama "tre volte santa": per il Tempio di Salomone, per la crocifissione e resurrezione di Gesù Cristo, e per l'ascesa al cielo di Maometto. Ed è proprio in virtù di ciò che la tre volte santa trova il motivo della propria universalità, e in effetti per molte culture nel corso della storia questa città-simbolo è stata ritenuta "l'ombelico del mondo" (p.es. vedi il Talmud, o Dante Alighieri, o il Saladino).

Qui il peso della storia antica ancora determina le vite delle persone. Ora comunque quel che si vede di questo storico quartiere ebraico intra-muros della Città Vecchia è dunque tutto opera della ricostruzione (dopo la riunificazione della città nel 1967) sulla base di vecchie foto e antichi disegni. 

Percorriamo le strette viuzze con le loro curve, e vicoli ciechi, e grazie alle indicazioni di uno di questi Haredim con le trecce e l'abito nero, molto gentile, giungiamo ad un punto da cui si gode di una visione panoramica del muro occidentale, e anche degli scavi archeologici

e anche delle moschee sulla spianata superiore (moschee in cui fino al trattato di Parigi del 1856 non poteva entrare chi non era musulmano): la splendente cupola d'oro è stata restaurata nel 1994 a spese del re Hussein di Giordania, dopo la firma del trattato di pace con Ytzak Rabin.

Al termine della viuzza da cui si potrebbe poi proseguire anche verso dove si sale alla spianata superiore, c'è un blando controllo di polizia (nel 1969 un fanatico fondamentalista cristiano australiano iniziò ad appiccare fuoco alla moschea AlAqsa per sgomberare la spianata dagli edifici non-cristiani...: qui si può incontrare veramente di tutto... cfr. la cosiddetta "sindrome di Gerusalemme")

Poi scendiamo giù verso la base del muro, 
dove ci si può recare alla zona di preghiera (che è accessibile ai fedeli di ogni religione, e infatti vediamo ad es. turisti anche dall'India e dall'estremo oriente; in effetti già il profeta Isaïa lo aveva chiamato "casa per tutte le nazioni", cioè voleva intendere che fosse un centro spirituale universale). Bisogna solo coprirsi il capo e avere un abbigliamento decente. I fedeli ebrei infilano nelle fessure delle antiche grandi pietre del muro, dei bigliettini con scritte le loro lamentazioni, o altri stanno salmodiando versetti della Torah (=la Bibbia antica ovvero il Pentateuco) o recitano preghiere, o studiano e meditano passi delle sacre scritture che possono leggere sedendosi su una sedia o su un banchetto tipo quelli di scuola.


Ci sono un settore maschile a sinistra, e uno a destra femminile
ci sono anche donne a capo scoperto, forse non-ebree


 all'inizio dello spiazzo c'è un banco in cui si distribuiscono gratuitamente opuscoli

oppure kippot (papaline) e foulards per coprirsi il capo


 Haredim membri di un gruppo hassidico




si vedono sul braccio sinistro i tefillim, striscie di cuoio avvoltolate

Mi azzardo ad entrare nel grande vòlto addossato alle possenti mura, il cosiddetto arco di Wilson, in cui è ricavato un ampio luogo di studio dei testi sacri, e dei loro commenti, lungo una gran parte del muro occidentale del Tempio








Uscito dal grande volto, vedo un gruppone proveniente addirittura da Papua-NewGuinea!! tutti bassi tarchiati e neri con maglietta arancione, sono di una qualche chiesa riformata americana....
Ma per finire con un sorriso vorrei ricordare questa battuta, perché l'umorismo ebraico non risparmia nemmeno gli osservanti che si recano al muro:
pronto? ... Dio???...  puoi sentirmi adesso?....

Ritorniamo indietro e ci aggiriamo per i vicoletti, e siamo un po' incerti se andare nel sottosuolo a visitare le fondamenta del muro del Tempio (il livello originario del terreno è a 3 metri sotto,  il corridoio visitabile che è stato scavato è lungo mezzo chilometro, e le basamenta sono pietroni colossali, di cui uno è di 570 tonnellate), ma poi decidiamo di tornare indietro perché ci si impiegherebbe troppo tempo e già siamo un po' stanchini (intanto due anziani ebrei ortodossi, mi convincono a dare un contributo ad un asilo religioso per bambini di famiglie problematiche o assenti).




riattraversiamo brevemente delle strade del quartiere arabo-cristiano (che come dicevo avevamo già visitato nello scorso viaggio, con la via dolorosa e la basilica del santo sepolcro), in cui i negozietti arabi di souvenir religiosi vendono immaginette, riproduzioni di icone, rosari, croci, eccetera, ma in cui si svolge anche la vita quotidiana degli abitanti.








Sfioriamo soltanto il quartiere musulmano, che pure avevamo attraversato la volta scorsa percorrendo anche quella parte della via dolorosa, o street of sorrows (che sopratutto al venerdì è affollato da una fiumana di fedeli arabi e islamici che vanno verso la spianata delle moschee)finché stanchi torniamo verso l'antico Cardo romano e bizantino, nelle cui vicinanze c'è un museino fotografico sulla storia dell'ultimo secolo di vita del quartiere ebraico, in particolare nella guerra d'indipendenza e poi nel periodo dell' occupazione giordana. 
 soldato ebreo che protegge l'esodo degli abitanti del quartiere



E ci sarebbero anche da visitare alcune sinagoghe sefardite (cioè orientali) del 1500 che furono semidistrutte nel '48 dalla Legione Araba e poi saccheggiate dai soldati giordani, e infine destinate a ricovero per le greggi di pecore. Ora sono state restaurate fedelmente (anche grazie all'utilizzo di resti di sinagoghe italiane semidistrutte durante le leggi razziali nostrane) e "riconsacrate". 
Un vecchietto ora insiste che andiamo a vederle e mi assicura che sono molto belle, certe in stile moresco-spagnolo e un'altra in stile turco. 
foto del 1893

Là a fianco sorgeva anche il Palazzo degli Asmonei, dove alla fine risiedeva Erode Agrippas. Ma insomma decliniamo l'invito e infine ci fermiamo a pranzare a dei tavolini all'aperto in Piazza della grande sinagoga di Hurvà da poco ricostruita. 

E ci soffermiamo a guardare lo spettacolo di tutti quelli che passano (turisti da ogni dove, pellegrini, ultraortodossi, palestinesi, soldatesse, comitive di pullman, portatori di pani o di mercanzie, gente che lavora o che fa affari, bambini che escono dalle scuole, negozianti, eccetera).

 suore
turisti americani neri
soldatessa (non fanno più solo attività ausiliarie)
 istruttrice




sono ragazze tra i 18 e i 20 anni, e ho notato che (nel tempo libero) sono molto spesso al cellulare 




Stiamo lì al tavolino un bel po' anche perché siamo stanchi di camminare e fa caldo.

Bevo un frullato di succo misto di frutti, con latte, tahina, melassa (la cameriera dice: honey from dates) o essenza di datteri, detto cocktail all'egiziana. Gli americani seduti al tavolino di fianco ci chiedono come si chiama, e poi se è buono quel che stiamo mangiando, e gli diciamo di sì ma che la tahina è forse un po' troppa o troppo saporita, ma non sanno cos'è, allora rispondiamo che è quella pastella di semi di sesamo con cui si fa lo humus, che qui è molto buono, ma non sanno che cosa sia lo humus. Sono qui da una settimana.....
Ci alziamo e gironzoliamo,
Poi vado a ritirare dei soldi mentre Annalisa mi aspetta, ma ci metto molto tempo a causa di una disavventura al bancomat.

Usciamo dalla Porta lì vicina, Dung Gate, e pigliamo un autobus, e poi un tram,
(si prende alla macchinetta che c'è dentro al tram o alla fermata)


e andiamo su una collina, dove in mezzo al Parco del Ricordo con un sentiero si giunge fino al museo Yad Va-Shem, il museo-Memorial della Shoà...  cioè dell'Olocausto (...una visita -quasi un pellegrinaggio- ovviamente "pesantissima").




la grande sala con l'archivio dei nomi, the hall of names

D'ora in poi resteremo nella città moderna, che ha un po' più di un secolo e mezzo di vita, e che si sviluppa attorno ad una sorta di triangolo di grandi viali, con in mezzo kikar Zion, piazza Sion. Gerusalemme con i suoi quasi un milione di abitanti (contando l'agglomerato urbano) si estende su diversi colli, e quindi si va continuamente su e giù. Il cemento non viene usato per le abitazioni, e prevale un medesimo tipo di pietra, estratta da cave in Giudea, che è di una tonalità un po' mielata, oppure di marmo biancastro-grigio. Quindi ha una eccezionale uniformità, e dà un senso di solidità.

Alla sera andiamo a cena a casa di un conoscente che abita in un sobborgo poco fuori dalla periferia della città.


Stamattina andremo con amici a vedere Mahané Yehuda, un grande mercato di strada, tra Yafo road e Agrippas street, tutti in gruppo. Sono persone carine e simpatiche.  Ci ristoriamo bevendo della spremuta di melagrana.



aromi, spezie
 dolmades (involtini di foglie di vite)
 granaglie
dolce halvà










In quell'area c'è anche un quartiere dei tempi di Sir Moses Montefiore, imprenditore ebreo livornese poi suddito britannico (che mi fa ricordare il ministro Disraeli nipote di un ferrarese), che a metà Ottocento fece costruire questo piccolo quartiere per dare una casa decente agli ebrei del centro storico, e per accogliere immigrati, così il quartiere eccessivamente sovraffollato della città vecchia poté venire risanato. 



E così da allora iniziò a svilupparsi una parte moderna. I calcoli che sono stati fatti sulla composizione della popolazione di Gerusalemme dal 1844 stimavano che vi sia sempre stata una maggioranza di abitanti ebrei, che è andata crescendo nel corso di più di un secolo e mezzo (nel 1844 ebrei, musulmani, e cristiani erano rispettivamente: 7120, 5000, 3390; poi nel 1876: 12000, 7560, 5470; nel 1896: 28110, 8560, 8750; nel 1922: 33971, 13413, 14669, e nel 1931: 51200, 19900, 19300; nel 1944: 97000, 30600, 29400; nel 1948: 100mila, 40mila, e 25mila; nel 1967: 195mila, 55mila, 12mila; nel 1995: 417mila, 182mila, e 14mila; ecc.).


Poi nel pomeriggio al Museo nazionale d'Israele, 


il Museo d'Israele al tramonto

dove c'è anche il famoso Santuario del Libro, The Shrine of the Book, che all'esterno è una cupola di porcellana bianca di fronte ad uno spesso muro nero, la forma di coperchio di giara fa riferimento alle giare in cui furono ritrovati i manoscritti, che all'interno appunto riproduce un manico di rotolo per dispiegare la pergamena.

Qui  sono conservati alcuni del "rotoli del mar Morto" (Dead Sea Scrolls) degli Esseni, tra cui è esposto in una lunga bacheca circolare una copia della pergamena che contiene il più antico manoscritto del Libro biblico di Isaia.  L'archeologia israeliana è molto progredita in questi ultimi cinquant'anni (mentre nel periodo del governo giordano non era stato fatto assolutamente nulla per le antichità ebraiche, anzi)
l'interno del santuario del Libro, o padiglione delle Megillot (=rotoli)

una sezione del grande rotolo con il Libro di Isaïa, riprodotto da uno scriba nel 125 a.C., 
ritrovato a Qumran nel 1947


il testo esseno che descrive la battaglia dei Figli della Luce


Vi sono inoltre anche manoscritti scoperti sulla fortezza di Masada, e a Nahal Hever. 
Il Museo d'Israele nel suo complesso è molto grande, vario e ricco di reperti interessantissimi. Straordinaria la parte dell'archeologia antica,  che inizia dalla preistoria e dai tempi di Canaan,
dell'epoca del dominio egizio

e comprende anche l'epoca di Gesù nazareno


ossarii
scritta in aramaico su ossario in calcare di Jeshu ben Yoseph (I sec.d.C.)

riguardo a "Gesù figlio di Giuseppe", è possibile che si tratti di omonimie essendo nomi assai comuni a quel tempo (p.es. c'è stato anche un sommo sacerdote in quegli anni che si chiamava Jeshu ).

Tra le tantissime cose che si possono visitare, è stata trasferita qui per intero, e rimontata, una piccola bella sinagoga ashkenazita di Vittorio Veneto, del 1702, dato che la comunità locale si era oramai estinta:
(tra l'altro anche la sinagoga in cui nella città moderna si recano tutt'oggi i membri della comunità ebraica italiana locale, è un tempio del Settecento di Conegliano Veneto traslato qui all'inizio degli scorsi anni Cinquanta, anch'esso per estinzione della comunità durante le leggi razziali).
Inoltre qui si può ammirare una preziosa hagadàh (testo per i riti pasquali) della comunità di Ferrara, del 1470, donata dal collezionista E. Rothschild, che fa parte di una ricchissima miscellanea di preziosi oggetti artistici italiani della fine del Quattrocento, da lui offerti al museo:

tra i quali vi è anche questa illustrazione miniata che raffigura re Davide mentre canta i salmi, che fa bella mostra di sé sulla copertina stessa del catalogo del museo.

Inoltre vi sono altre belle pergamene manoscritte provenienti dall'Italia, come questa del Seicento che descrive in ebraico, illustrandoli anche con disegni, i siti israelitici da visitare andando in pellegrinag-gio a Gerusalemme:
Inoltre era stata trasportata qui, giusto "in tempo" una raffinatissima piccola sinagoga settecentesca della Germania meridionale (da Horb, vicino a Bamberg), con il tetto ligneo a botte, totalmente decorato a fiori, frutti e foglie, che in questo modo è stata salvata dalla imminente furia distruttrice e preservata. Questa sezione del museo comprende anche una Arca dell'antica sinagoga del Cairo.

Insomma se si viene a Gerusalemme non è concepibile non visitare almeno alcune parti di questo grande museo, che tra l'altro si trova accanto alla Knesset, cioè l'assemblea nazionale. Probabilmente l'unico parlamento al mondo che sia mai stato costruito sul confine con un paese con cui si era in guerra (cioè a quei tempi il regno di Giordania) in una città-capitale divisa in due da una linea di "cessate-il-fuoco" che passava in mezzo alle case e alle strade (come d'altronde era in Europa a Berlino o a Gorizia). Davanti all'ingresso c'è una grande menoràh (candelabro) a sette braccia, che richiama quella originaria che c'era nel grande Tempio e che fu trafugata e portata a Roma  per il trionfo del conquistatore (e si vede nei bassorilievi dell'Arco di Tito), e che ora è lo stemma ufficiale dello Stato. L'edificio contiene famosi arazzi di Chagall, e molte altre opere d'arte contemporanea.




C'è sempre un bel sole (si può stare comunque in T-shirt o in maniche di camicia), anche se poi verso sera c'è un' arietta fresca (ci vuole una felpa) e la notte fa freddino (ci vorrebbe un golfino).
due etiopi (non so se copti o falashà)

La città è piacevole, abbiamo girato un po' anche in autobus e anche in tram. E' anche un modo di conoscere l'aspetto umano, c' è molta gente che viene a lavorare da fuori città (a causa degli affitti alti in "centro") e fanno i pendolari.  

Essendo una città su dei colli, c'è molto traffico nelle ore di punta. 
Nei taxi c'è sempre da discutere nel chiedere che metta il tassametro, e poi pretendono la mancia; comunque molti imbrogliano dicendo di farti un prezzo a forfait, che sembra conveniente ma non lo è, oppure col tassametro fanno giri larghi... Ma queste cose sono comuni in tutti i paesi levantini e orientali, e non solo.
la Grande Synagoga

Andiamo a cena con amici e conoscenti in una nuova pizzeria-ristorante vicino alla sinagoga italiana, dove c'è anche musica dal vivo. Il quartiere è in parte di vecchie case restaurate, ed è gradevole con molti locali serali, in cui c'è musica.

Affittiamo da Hertz un auto rent-a-car.
Domani mattina ripartiamo. Tre giorni sono certo troppo pochi per una città così ricca e varia, e sono molte le cose importanti che non abbiamo visto, come il museo Rockfeller, l'Auditorio a Givat Ram, il Teatro, l'Università Ebraica con la Biblioteca Nazionale, l'Ospedale Hadassah con le famose vetrate policrome di Chagall,
(da una cartolina)
il Palazzo dei Congressi, il monte col giardino degli ulivi, il monte Scopus, lo zoo biblico, il quartiere Hutzot Hayotzer con negozi d'arte, la tomba di Davide e quelle dei Profeti, il Cenacolo, e la cosiddetta tomba del giardino, la valle di Josaphat, non siamo andati nei ristoranti in cui si possono assaggiare le ricette di Ottolenghi, non abbiamo dato un'occhiata al quartiere degli estremisti ultra ortodossi di Mea She'arim, il Bible Lands Museum,  eccetera ecc.

Un riassunto della differenza tra Tel Aviv e Gerusalemme? eccolo in una foto per cartolina di Evitar Dayan, cui non manca un pizzico di umorismo: a me sembra che sulla parte a destra il vecchio possa essere visto un po' come simbolo di Gerusalemme, mentre sull'altro lato la giovane simboleggerebbe  Tel Aviv... comunque entrambi sono impegnati con uno smart phone...



(prosegue in una seconda puntata )

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