martedì 11 ottobre 2011

i futuri possibili che ci attendono

Diceva Gilles Deleuze in una intervista pubblicata postuma:
"In un'intervista, un dialogo, una conversazione - 'spiegarsi' è molto difficile. La maggior parte delle volte, quando uno mi fa una domanda, anche una domanda che mi tocca, m'accorgo di non avere propriamente nulla da dire. Le domande, come qualsiasi altra cosa, si costruiscono: e se non vi lasciano costruire le vostre domande, con elementi raccolti dovunque, con pezzi presi da qualsiasi parte, se ve le 'pongono', succede che non avete gran che da raccontare. [...] In genere le domande sono tese verso un futuro (o un passato). Il futuro delle donne, il futuro della rivoluzione, il futuro della filosofia, ecc. Ma nel frattempo, intanto che si continua a girare attorno a queste questioni, ci sono dei tipi di divenire che operano in silenzio, in modo pressoché impercettibile. Si pensa troppo in termini di storia, sia essa personale o universale. Mentre i tipi di divenire fanno parte della geografia, sono orientamenti, direzioni, entrate e uscite. Esiste un divenire-donna che non si confonde affatto con le donne, con il loro passato e il loro futuro e bisognerebbe proprio che le donne entrassero in questo divenire, per poter uscire dal loro passato e dal loro futuro, dalla loro storia. Esiste un divenire-rivoluzionario che non è affatto la stessa cosa del futuro della rivoluzione, e che non passa necessariamente attraverso i militanti. Esiste un divenire-filosofia che non ha nulla a che vedere con la storia della filosofia, e che passa piuttosto attraverso coloro che la storia della filosofia non giunge a classificare" 
(Gilles Deleuze e Claire Parnet, "Conversazioni", tr.it. edizioni Ombre Corte, Verona, 2011 ). 

domenica 9 ottobre 2011

chi sei tu?


Oggi vi voglio proporre di riflettere sul famoso passo di Lewis Carroll in Alice nel paese delle meraviglie in cui la ragazza si imbatte nel Bruco fumatore:

«Il Bruco e Alice si guardarono a vicenda per qualche tempo in silenzio; finalmente
il Bruco staccò la pipa di bocca, e le parlò con voce languida e sonnacchiosa:
“Chi sei?” disse il Bruco. Non era un bel principio di conversazione. 
Alice rispose con qualche timidezza: 
“Davvero non te lo saprei dire ora. 
So dirti chi io fossi quando mi son alzata questa mattina, 
ma d'allora credo di essere stata cambiata parecchie volte”. 
“Che cosa mi vai contando? — disse austeramente il Bruco. —Spiegati meglio”. 
“Temo di non potermi spiegare, — disse Alice, — perchè non sono più quella di prima, 
come vedi”. 
“Io non vedo nulla” rispose il Bruco. 
“Temo di non sapermi spiegare più chiaramente, 
— soggiunse Alice in maniera assai gentile,— 
perchè dopo esser stata cambiata di statura tante volte in un giorno, non capisco più nulla”. 
“Non è vero!” disse il Bruco. 
“Bene, non l’hai sperimentato ancora, — disse Alice, — 
ma quando ti trasformerai in crisalide, come ti accadrà un giorno, e poi diventerai farfalla, certo ti sembrerà un po’ strano, non è vero?”,
“Niente affatto”, rispose il Bruco. 
“Bene, tu la pensi diversamente, — replicò Alice— ma a me parrebbe molto strano”. 
“A te! — disse il Bruco con disprezzo — Chi sei tu?” 
E questo li ricondusse di nuovo al principio della conversazione”» 
(cap.V).

venerdì 7 ottobre 2011

citazioni varie


l’uomo è fatalmente libero, diceva Sartre, perché è destinato a scegliere; e diceva anche:
"importante non è quel che gli altri hanno fatto a  te, ma ciò che tu farai di quel che gli altri hanno fatto di te" (Sartre)

L’importante è quello che siamo in confronto a ciò che la vita ci ha costretto a subire (Alan Pauls, "Storia del pianto", trad.it. Fazi editore, 2009)

La libertà è tale solo se lascia dare espressione piena alla spontaneità (H. Arendt)

identità è cercarsi (Rosalba Campra)

gli altri siamo noi: la cultura degli altri ci appartiene
Io sono io e le mie circostanze (Ortega y Gasset)

giovedì 6 ottobre 2011

sono altro da te


Scriveva J.-J. Rousseau, nelle sue "Confessions" (1764-69), pubblicate postume nel 1782-89:
Intus et in cute (Perseus)
(...) Je veux montrer à mes semblables un homme dans toute la vérité de la nature; et cet homme ce sera moi.
Moi seul.
Je sens mon coeur et je connais les hommes.
Je ne suis fait comme aucun de ceux que j'ai vus; j'ose croire n'être fait comme aucun de ceux qui existent.
Si je ne vaux pas mieux, au moins je suis autre. (...)

traduzione:
  "interiormente e sotto pelle" (Perseo, Satira, III, 30)
(...) Voglio mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della propria natura, e quell'uomo sono io.
Io solo.
Sento il mio cuore e conosco gli uomini.
Non sono fatto come nessuno di quanti ho visto; oso credere di non esser fatto come nessuno di quanti esistono.
Se non valgo di più, quantomeno sono altro. 
Se la natura abbia fatto bene o male a infrangere lo stampo in cui m'ha forgiato, lo si potrà giudicare solo dopo avermi letto.


mercoledì 5 ottobre 2011

crisi d'identità


Curiosamente l’analisi approfondita di un tema come quello dell'identità, di cui tanto si è parlato, e non da poco tempo ma da anni, che è anzi balzato al centro dell'attenzione generale almeno da quando è cresciuta l'immigrazione in Europa occidentale e nel nostro paese, alla fine degli anni ‘80, e che era stato affrontato da decenni nelle varie discipline delle scienze sociali ed umane, è invece ora meno presente nella pubblicistica più recente. . .
In generale la filosofia ad esempio, molto implicata e molto partecipe di questa problematica e dei dibattiti sul tema dell'identità che si sono svolti in questi ultimi decenni, tuttavia si è giustamente concentrata piuttosto o in una ricerca sull’identità del genere umano, o su una tematica strettamente filosofica come quella del soggetto e della soggettività, sicché troviamo in quell’àmbito pochi contributi recenti specificamente incentrati sull' identità in quanto tale (escludendo ora gli studi sul principio d'identità ovvero di non-contraddizione). 
Ma ad es. anche sul versante delle scienze dell'educazione, che pure hanno molto da dirci sui processi di formazione dell'identità, notiamo che contributi interessanti e importanti al riguardo non sono stati più ristampati e sono usciti dal mercato librario, pur senza che venissero rimpiazzati da altrettanti importanti testi nuovi. 
Forse tutto ciò lo possiamo interpretare anche come sintomo di un momento, una congiuntura, di sospensione e di incertezza; c'è una situazione generale che farebbe pensare ad una diffusa crisi di identità in occidente, anzi direi una crisi delle plurime identità dell'occidente. Forse l'aver preso consapevolezza che il concetto dell'identità ha dimensioni multiple, ed è quindi un po’ sfuggente, questo è un fattore che può aver contribuito ad alimentare negli studiosi e soprattutto nella società, e nell’ambito politico, una sorta di ansietà, di angoscia al riguardo, dovuta, almeno nel largo pubblico, ad una "imprevista" eccessiva complessità della problematica. Inoltre forse può aver contribuito anche il fatto che -quando se ne era tanto dibattuto negli anni scorsi- si sono confrontate visioni così differenti e si è appurato da quante prospettive si possa intendere cosa sia l'identità, che anche questo elemento potrebbe aver disorientato in generale, il constatare cioè come non si riesca a pervenire ad una definizione chiara e generalmente condivisa persino degli stessi termini "identità", e quindi “alterità”. Secondo alcuni la crisi di identità sarebbe il “mal du siècle” del Novecento..., allora in tal caso molto meglio sarebbe (come diceva Lévi-Strauss) “guardare in faccia le condizioni oggettive di cui è sintomo, e che riflette”... piuttosto che prendersela con il maluso del termine identità.
Nei dizionari si da subito come definizione di identità, quella di carattere amministrativo relativa agli elementi costituenti della "carta d'identità", rinviando così ai dati che permettono dal punto di vista burocratico la identificazione di una persona, utili per un suo riconoscimento. In questo caso però si tratta dell’atto di identificazione di una individuo da parte di una autorità che è legittimata a farlo, e che stabilisce autonomamente i propri criteri, pone le proprie domande, e spesso detta anche gli ambiti entro cui sono accettabili le risposte.  E’ una visione dell’identità non dal lato del soggetto “portatore” di tale identità ma dal lato dell’inquisitore. E questo dettare le condizioni (chi stabilisce qual’è il complesso dei dati da rilevare) è stato spesso causa nella storia di gravi equivoci e misconoscimenti con anche tragiche conseguenze.
Nel 1995, nel vol. V della "Piccola Treccani ", si può leggere una interessante definizione generale di identità, anche se sempre solo considerata sul piano della identità a livello individuale ( posta solo dopo le definizioni anagrafica, matematica, e logica), e data sotto la accezione nell’ambito della psicologia: "L'identità è una delle caratteristiche formali dell' Io, che avverte la propria uguaglianza e continuità nel tempo, come centro del campo della propria coscienza. La percezione di avere una identità personale e la consapevolezza che gli altri la riconoscano è condizione necessaria alla sanità psichica", definizione che ritroviamo anche nello Zanichelli: “Consapevolezza di sè in quanto individuo stabile nel tempo e differenziato dagli altri” (3-psicol., nell’ ed.1993). In cui mi sembra evidente la derivazione dal principio filosofico detto Principium Individuationis, per cui si ricerca il fattore intrinseco che determini l'individualità di un ente singolo (v. J.Locke). Ad es. nella edizione Treccani ridotta del dizionario, detta “Il Conciso ”, in un unico volume (1998), in breve la si definisce -alla 5a accezione (psic.)-:“il senso e la consapevolezza di sè come entità distinta dalle altre e continua nel tempo”. In cui è degno di nota anche qui come nello Zanichelli il riferimento ad una improbabile stabilità nel tempo... Nella Enciclopedia del Novecento, anche L.Gallino scriveva a proposito che “La identità – cioè letteralmente il persistere nell’essere lo stesso- è il confine che impedisce la (con)fusione degli elementi del sistema nell’ambiente, formato dagli affini biologici e culturali, e assicura loro la coerente coesione nel tempo”. (L.Gallino, 1984) …  coesione che comunque è invece -a parere certo non solo mio- molto relativa quanto alla durata...
In altri dizionari troviamo, per es. nel “Sabatini-Coletti”: “complesso di caratteri che distinguono una persona o una cosa da tutte le altre”, e al punto successivo: “consapevolezza di sè come individuo”.
Ma nei dizionari si trova poco o nulla sull'identità intesa come propria di gruppi sociali, professionali, culturali, etnici, religiosi, oppure di genere, o comunque di carattere collettivo, sociale, culturale...e quindi anche intendendola da punti di vista propri della sociologia, dell'economia, dell'antropologia culturale, e di altre scienze umane, oppure riferita a contesti filosofici, letterari, storici, religiosi, ideologici di vario genere. 


E di tutto questo sono rimasto sorpreso. Certo il compito per un dizionario non è per nulla semplice se pensiamo che alla definizione del concetto di identità concorrono, in un intreccio interdisciplinare, molte e diverse scienze, ciascuna dalla propria angolatura prospettica, e spesso dando contenuti differenti al concetto, dato anche gli usi differenti che si possono fare del concetto stesso nei contesti i più vari.

lunedì 3 ottobre 2011

se i cambiamenti sono troppo veloci...


Diceva la guardia al re di Tebe Creonte: “Nulla o Signore possono gli umani giurare inattuabile: pensiero nuovo rende vana la certezza antica” (Sofocle, Antigone, 2° episodio).
Molte cose stanno cambiando attorno a noi ad una velocità forse eccessiva, tanto che fatichiamo ad abituarci a certe novità, e fatichiamo a renderci conto che ciò che conoscevamo e ciò cui facevamo riferimento, è obsoleto, è tramontato. La società in cui siamo cresciuti appartiene definitivamente e irreversibilmente al passato, e non ci è chiaro dove ci porterà il presente.
Molti dei nuovi campi di interesse dell’attuale dibattito etico, coinvolgono anche problematiche collegate all’identità personale. Il fatto che come umanità apprendiamo a fare nuove cose, per cui si ampliano gli studi di genetica, oppure ad es, si avviano le biotecnologie, o le nanotecnologie, ci fa compiere passi avanti nella conoscenza e rappresenta un importante sviluppo scientifico e culturale, ma il processo sta avvenendo a ritmi sostenuti, le conoscenze si dilatano sempre di più, ma soprattutto si passa a loro impieghi ancora mancando di esperienza e di sufficiente sperimentazione, ed il tutto si moltiplica a una velocità crescente. 
Un grave problema è dovuto proprio al fatto che non siamo forse predisposti ad affrontare così rapidamente imponenti e continui cambiamenti e a fare a tempo ad adattarci ad essi nell’arco di anni della vita individuale. Scriveva Tentori: “La trasformazione rapida, che non conosce la saggezza dei piccoli passi e dei graduali trapassi, produce smarrimento culturale nel dissidio tra diverse concezioni e stili di vita; e provoca squilibrio sociale nel contrasto tra abituali sistemi di organizzazione e nuove esigenze, nuove aspirazioni” (Tentori, 2004).  
L’effetto è ansiogeno e sconcertante, si modifica il rapporto tra l’uomo e l’ambiente naturale e con il moltiplicarsi di megalopoli ipertrofiche si modifica anche l’equilibrio delle relazioni umane. Con la mondializzazione e la globalizzazione economica e finanziaria, ed il boom demografico nei paesi poveri, si causano grandi spostamenti di popolazioni, e si pongono in forse molti equilibri. Nel contempo vengono meno come riferimenti le costruzioni ideologiche dell’otto-novecento, e ci si trova di fronte a problematiche interculturali complesse. Lo sviluppo incessante e graduale del benessere è ora in crisi. Ovviamente si diffondono catastrofismi e paure, ed il destino futuro del pianeta e dell’umanità appare sempre meno chiaro, un “futuro senza volto” (per usare una espressione di M. Mead). Tutto ciò ha importanti ripercussioni sulla formazione e trasformazione delle identità individuali e collettive, e sulla precarietà di equilibri via via raggiunti che non hanno molte chances di consolidarsi. 
Un problema è costituito dal fatto che a fronte di ciò, oggi “non abbiamo alcuna storia, leggenda o mito, condivisa, con cui personalizzarle, renderle intellegibili e quindi credere di influenzarle con le nostre azioni”, il che è fondamentale poiché essa “ci consente di vedere noi stessi nel corso di un viaggio iniziato da coloro che sono venuti prima e di cui condividiamo le storie, e continuato da coloro che verranno dopo, delle cui speranze siamo i guardiani, un viaggio verso una direzione, remota ma intellegibile” (J. Sacks, 2003, pp. 91, 93).

domenica 2 ottobre 2011

buon viaggio attraverso le stagioni


"Un uomo aveva quattro figli. Egli desiderava che i suoi figli imparassero a non giudicare le cose in fretta, per questo, invitò ognuno di loro a fare un viaggio, per osservare un albero, che era piantato in un luogo lontano. Il primo figlio andò là in Inverno, il secondo in Primavera, il terzo in Estate, e il quarto, in Autunno. Quando l’ultimo rientrò, li riunì, e chiese loro di descrivere quello che avevano visto. Il primo figlio disse che l’albero era brutto, torto e piegato. Il secondo figlio disse invece che l’albero era ricoperto di bottoni verdi, e pieno di promesse. Il terzo figlio era in disaccordo; disse che era coperto di fiori, che avevano un profumo tanto dolce, ed erano tanto belli da fargli dire che fossero la cosa più bella che avesse mai visto. L’ultimo figlio era in disaccordo con tutti gli altri; disse che l’albero era carico di frutta, vita e promesse... L’uomo allora spiegò ai suoi figli che tutte le risposte erano esatte poiché ognuno aveva visto solo una stagione della vita dell’albero... Egli disse che non si può giudicare un albero, o una persona, per una sola stagione, e che la loro essenza, il piacere, l’allegria e l’amore che vengono da quella vita può essere misurato considerando tutte le stagioni al completo. Non giudicare la vita solo da una stagione. Persevera attraverso i momenti difficili, e tempi migliori certamente verranno quando meno te lo aspetti. Vivi ogni tua stagione con gioia."