mercoledì 27 febbraio 2013

Sri Lanka (1) Negombo e la laguna

SRI LANKA   5 - 23 febbraio 2013

Questo febbraio si va in Sri Lanka! Dal 5 al 23. Ci vuole di fatto una giornata e una notte intera per arrivarci. Prendiamo un volo diretto Roma-Colombo con la Srilankan Airlines, per seicento €, più dieci per ammennicoli vari (c'era pure a 578, ma non c'erano più posti...), e combiniamo per l'auto con una locale agenzietta viaggi a gestione famigliare per 675€ per diciannove giorni, tutto compreso (auto, prenotazioni, pernottamento con prima colazione e cena, in guest houses e alberghi da una o due stelle; e anche una SIM locale per il cell). Questa  agenzia (greenwaytravel@sltnet.lk) tenuta da due fratelli Amal Herby e Kennedy, l'ho conosciuta tramite il figlio di una nostra amica, il quale lavora nelle org. di volontariato, solidarietà e cooperazione internazionale (grazie a cui dopo lo tsunami hanno avuto un aiuto da enti ferraresi). 


Concordiamo per un giro cosiddetto "tailors made tour" cioè ritagliato e confezionato su misura. Decidiamo di andarci assieme ad una coppia di nostri amici, Marco e Lucia. E allora, sentita la cosa, anche la sorella di Marco, con tre sue amiche, combina per andare pure lei con Amal per un viaggio da fare subito in gennaio, e così loro ritorneranno quando noi partiremo. In questo modo aiutiamo un po' anche noi questa agenzietta di Negombo: la "GREENWAYTRAVELSLANKA".

Le contrattazioni e discussioni via mail con il nostro corrispondente, il cordiale Amal, sul percorso del giro e sulla scelta degli alberghetti, si fanno sempre più fitte fino all'ultimo momento dell'ultimo giorno .... Insomma poi concluderemo tutti gli accordi una volta arrivati là di persona, guardando in internet assieme a lui a casa sua (che è la sede dell'agenzia) a Negombo, sul suo computer i vari siti tipo TripAdvisor eccetera, per trovare delle sistemazioni di nostro gradimento. 
In effetti in Sri Lanka il mese di Febbraio è una stagione molto prenotata, e si fa fatica a trovare quattro letti soprattutto nella costa sud, che è la più turistica (dove faremo il soggiorno finale per riposarci dopo il giro). Poi chiedendo info sul posto, constateremo che non poche guest houses e alberghi minori hanno la cattiva abitudine di praticare l'overbooking (cioè accettano più prenotazioni delle loro effettive disponibilità) per non rischiare di trovarsi con stanze vuote a causa di rinunce e cancellazioni senza preavviso (cattiva abitudine di molti turisti occidentali), per cui fanno pagare una tariffa più bassa alle prenotazioni fatte da Agenzie (che danno loro maggiori garanzie), rispetto alla cifra che chiedono allo straniero sconosciuto che individualmente telefona e ferma una camera all'ultimo momento.
Così per evitarci spiacevoli sorprese o doversi adattare a soluzioni di ripiego (del tipo: "la camera è momentaneamente occupata, ma le trovo io una soluzione altrove"...) e dovere magari stare separati dai nostri amici, questa volta preferiamo prenotare tutto il giro prima di partire.

Dato che la nuova edizione (luglio 2012) della LP, stampata a gennaio 2013 in italiano, non è ancora uscita (è attesa in libreria proprio in questi giorni...), prendo la Rough guide (però in inglese, ed.2009, perché c'è anche in it. nelle ediz.Vallardi, ma 2007), ma sia la Rough che anche la Routard sono un po' vecchiotte, quindi compriamo la guida del simpatico scrittore britannico Royston Ellis, che da decenni vive a Colombo, scritta per le Bradt guides (trad. in it. da FBE edizioni), del 2010, anche se devo dire che è tradotta proprio malino. (E comunque mi vado a riguardare la mia vecchia guide bleu dell'India che comprendeva anche Ceylon, e anche l'enciclopedia Il Milione). Poi in loco prenderò anche una tourist guide locale.
In generale vedi: Lonely Planet, Il libro dell’Asia, un viaggio in tutti i paesi del continente, EDT, 2008
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Ecco che partiamo per Sri Lanka, a sud della punta meridionale dell'India, e la gireremo per diciannove giorni. E' la famosa isola di Ceylon, paradiso tropicale dove si producono il thé e la cannella più buoni del mondo...
Era nota da noi sin dall'antichità con i favolosi nomi di Seilão, Simond, Zeylàn, Serendippo, e Taprobane... Secondo Plinio fu per certo identificata ai tempi di Alessandro, è poi presente nelle mappe di Tolomeo;  Diodoro siculo dice che a Taprobane gli abitanti avevano una lingua biforcuta; e Isidoro di Siviglia nel 600 d.C. circa, scriveva che è piena di pietre preziose. Marco Polo accenna a Seilam come "la più bella isola di tali dimensioni che esista al mondo", nel libro Il Milione scritto dall'amico Rustichello nel 1298. Porcacchi ne "Le Isole più famose del mondo" (1572) diceva che è piena di ricchezze, elefanti, e grandi tartarughe. Tommaso Moro collocò la repubblica di Utopia forse su un'isola dell'oceano indiano, vicino a Ceylòn, e Campanella fece dell'isola di Taprobane la sede della città del Sole...
Anche grandi viaggiatori orientali la descrissero, come l'arabo Ibn Battuta (che fu ospite del re di Jaffna) nel 1344 (cfr. A.Fucecchi e A. Nanni, L'altro Milione, EMI, 2000), e come il cinese  Zheng-He che vi approdò nel 1405, e che il suo socio Ma Huan illustrò nella relazione scritta del viaggio (cfr. su questo navigatore il libro di M.Yamashita, trad. it. edizioni White Star, Vercelli, 2006, con premessa di G.Guadalupi, pp. 304 e segg.).

E' l'isola della serenità (e in effetti pare che la gente in questi ultimi decenni abbia sopportato stoicamente persino i disastri del conflitto che aveva spaccato in due il Paese -come in India ai tempi della spartizione-, e poi anche quelli causati dallo Tsunami del 2004).
Non per nulla è collegata al concetto di serendipity (vedi su questo Blog il post di luglio 2011: http://viaggiareperculture.blogspot.it/2011/07/diario-di-viaggio-nellindia-del-sud.html - dove al §. 3 parlavo dell' origine di quel nostro neologismo), da Serendib l'antico nome persiano dell'isola, e dalla leggenda di un principe locale che assieme ad alcuni amici fece come per caso molte meravigliose scoperte.
Ed è perciò che  il romanziere John Barth a questo proposito scrive questa bellissima frase che qui  voglio riportare:
"Non si raggiunge il paese di Serendip tracciando un percorso. Si deve sempre partire con spirito aperto, rinunciare alle proprie certezze e abbandonarsi alla serendipity."
("The Last Voyage of Somebody the Sailor", New York, 1991, il cui titolo è una parafrasi del libro sui viaggi del favoloso marinaio Simbad).

Dopo la Thailandia, e il Nepal, (e anche in parte il nord dell' India), e la Birmania, è questo il quarto popolo buddista che visiterò.


Ecco dunque il mio diario (in 16 brevi puntate):

Martedi 5 febbraio

Si parte! Certo che è lunga la via.... Da casa andiamo a Ferrara alla stazione, e da lì a Bologna, dove prendiamo un treno per Roma, poi prenderemo il treno-shuttle da Termini a Fiumicino, per arrivare per tempo al gate dell'areoporto (abbiamo già fatto on-line i visti, e on-line facciamo il check in, in modo da evitare la lunghissima coda). Quindi si vola tutta la sera e la notte, ma direttamente fino a Colombo senza scali o cambi.
 E così siamo di nuovo in viaggio, e già in aereo incominciamo a vedere singalesi e a respirare un'altra atmosfera, e ci si distacca dalla nostra italietta, specie in questo periodo folle di campagna elettorale (il che già di per sè non è niente male...!).
I passeggeri srilankan del nostro volo sono scuri di pelle, o marroni, o cacao, o neri, o "abbronzati", ma comunque con visi tipo i nostri, voglio dire che a parte il colore, sono abbastanza simili di aspetto fisico ai volti di tipo europide, magari certi sono soltanto un po' più piccolini e minuti degli occidentali. La lingua invece ha una sonorità simile a quella del sud dell'India, veloce e arrotolata.
Avremo una fantastica visione notturna di Dubai dall'alto con tutte le luci accese nel buio.

mercoledì 6: NEGOMBO
Arriviamo alle 5:50 del mattino. Amal (che è venuto col figlio 17enne) ci accoglie con fiori.

Prendiamo subito in aeroporto una phone card ricaricabile, della Dialog, che ci da pure un carnet di buoni sconto su varie cose (alberghi, ristoranti, bar, negozi, spa, ecc). Andiamo direttamente a Negombo (a nord della capitale), che è la città più vicina, a una ventina di minuti in auto,  dove ci sistemiamo in una pensione famigliare che si chiama "Suriya Arana rooms" che significa: "foglie di sole", nel quartiere Etukala. Marito e moglie fanno gli affittacamere nella loro casa; ci sono  anche il figlio di dieci anni e un inserviente. La signora, Mrs Judith, è molto cordiale e sorridente, le camere, con bagno, belle, a posto, con un giardino dove si mangia ai tavolini, pieno di uccellini e scoiattolini, in una viuzza laterale (St.Joseph Rd, off Park Lane), parallela alla via costiera principale nord, con connessione wi-fi gratuita (www.suriyaarana.com, suriyaarana92@gmail.com).

Appena poggiate le valige, subito andiamo a guardarci un po' attorno e come avevamo già notato arrivando in auto, la città è più pulita e ordinata, in termini relativi, rispetto a certe città indiane. Andiamo sulla spiaggiona, dove ci sono anche dei grossi catamarani da pesca con un bilanciere laterale, che qui chiamano oruwa. Il nostro termine catamarano deriva proprio dal nome in tamil di questi barconi, cioè kitti, o ketti-maran.
Poi guardiamo un po' di negozietti, dove ci rendiamo conto che alcuni sanno anche qualche parola in italiano (vari sono stati o hanno un parente a lavorare in Italia). C'è un sole fortissimo e la temperatura è sui trenta gradi o superiore. Va via l'elettricità dappertutto, pranziamo in un localino che ha un suo generatore autogeno (lo scegliamo per via del frigo), porzioni abbondanti, e buona qualità. E' uno dei tanti che si susseguono lungo la Porutota Road. Torniamo alla pensione stanchi, accolti da mrs Judith. 
Dopo un riposino dovuto al caldo preso nella passeggiata, e al cambio di fuso orario, Amal ci porta in giro per Negombo, in centro. La città conta oggi 105 mila abitanti, ed è abitata in grande parte della minoranza cattolica. Il luogo all'arrivo degli europei era chiamato dagli abitanti Migamuwe (che significa "questo posto"), storpiato dagli inglesi in Negombo, che i locali pronunciano Nicambo, cioè best nest, "il miglior nido". E' una cittadina di case basse e c'è molto verde, alberi, e fiori. 
Così in centro possiamo cambiare i soldi nel retro di una gioielleria (171 rupie per un €uro), e Marco cerca le sigarette che però fa fatica a trovare perché sono pochissime le tabaccherie; Amal ci dice che in generale i singalesi non fumano molto e comunque non in pubblico, e che a Kandy addirittura è proibito fumare in strada, dato che è la città santa del buddismo singalese. E che secondo l'immaginario di molti, gli occidentali sarebbero invece gente che beve molto vino, birra e alcolici, e fuma molto tabacco (e altro)...  
Apprezziamo il fatto che andando in giro non si viene assediati da venditori, e sono quasi tutti puliti e rispettosi. 
E poi ci porta nella zona del porto vicino al fish market. 
E' molto interessante, per tutto questo tratto di spiaggia si vedono le mogli dei pescatori che dispongono il pescato su dei teloni di sacco lunghissimi sulla sabbia, per lasciarlo essiccare; lo ripartiscono per tipologie, stando accucciate al sole. Sono quasi tutti del clan dei Karavas.


E' uno spettacolo curioso e che non ci aspettavamo, con queste strisce con pesci di colori differenti ... Le donne ci chiedono delle caramelle (!) che si mangiano subito, e scambiamo due parole avendo Amal come intermediario. Intanto ci sono in spiaggia, oltre a innumerevoli corvi e cornacchie, anche delle mucche coi vitellini, che mangiano gli avanzi tra il pattume.
Al mercato del pesce, tra Sea street e la spiaggia, parliamo un po' di più con una donna il cui marito è andato a cercare fortuna in Italia, è andato a Napoli e là non trova lavoro, e ora non sa come fare... Commentiamo sui problemi degli emigranti che incontrano varie e grandi difficoltà, spesso dovute a ignoranza e a illusioni o aspettative sproporzionate (si veda su questo il film italiano del 2011 "Into Paradiso", di Paola Randi, con G. Imparato, in cui il singalese Gayan scopre amaramente di non trovarsi affatto nel sognato paradiso e l’illusione della ricchezza che lo aveva spinto a emigrare in Italia svanisce rapidamente) , ma alla fine quelli che riescono a farcela, inviano a casa un aiuto in denaro (tanto che le rimesse dall'estero sono ora salite al primo posto tra le fonti di entrate del Paese...). 
Le imbarcazioni dei pescatori sono in generale o del tipo "one-day boat", con cui si esce a pesca e poi si rientra per la vendita, e sono barche piccole, oppure "multi-days boats" che sono pescherecci di una certa stazza che stanno via alcuni giorni, e prendono al largo grandi quantità di pesci. Ci sono centinaia e centinaia di barche e di pescherecci lungo le coste della foce del fiume.

Amal ci dice che qui lo tsunami non ha causato morti, ma resta nella memoria della gente perché l'impatto della forte onda ha rotto o lesionato praticamente tutta la flotta peschereccia mettendo in ginocchio la città. Sono poi arrivati fortunatamente molti aiuti dall'estero che hanno permesso di riprendersi in pochi anni (il volto positivo della mondializzazione: la solidarietà internazionale). Si è poi sviluppato anche il turismo, e il commercio. 
Poi passato il ponte andiamo a dare una occhiata all'asta dei grandi pesci, o di pezzi di grandi pesci, che si tiene in un mercatino apposito in Mankuliya Rd.


Al ritorno andiamo a casa di Amal, e ci riceve tutta la famiglia al completo ! (con moglie, suocera, figlio maggiore e bambina di 11 anni, e la nipote grande che aiuta col computer a tenere la amministrazione dell'agenzia). Ci offrono pasticcini e thé. Non hanno la televisione perché il padre (cioè Amal) non la vuole, si trovano piuttosto con amici a chiacchierare. La casa è della suocera ed è abbastanza spaziosa. 
A Negombo ci sono più che altro scuole maschili o femminili, ma poche scuole miste. A questo proposito dicono che la Signora Bandaranaike (la moglie del presidente ucciso nel 1959 da un fanatico monaco buddhista) è stata un grande modello di donna moderna (fu la prima donna nel mondo ad essere capo di governo, dal 1960 al 1977, e poi nel 1995).
Più tardi, una volta rientrato in Italia, leggerò che a Sri Lanka si segue anche un particolare diritto consuetudinario, legato alle antiche tradizioni, le cui clausole relative a matrimonio, e successione sono tutt'ora osservate. Una stabilisce da lungo tempo che è riconosciuto il divorzio, non solo per adulterio o per abbandono, ma anche per reciproco consenso. Inoltre vi sono due tipi di contratto matrimoniale, uno segue la tradizione diga, secondo cui la moglie entra nella casa e nella famiglia del marito e non ha più diritti sui beni dei propri genitori; l'altro è il matrimonio di tipo binna, secondo cui invece è il marito ad andare a far parte della famiglia dei genitori della moglie, e va a vivere nella loro casa. Questa mi pare dunque la tradizione osservata in casa della suocera di Amal ... (anche se magari oggigiorno le motivazioni razionali che vengono addotte per spiegare la scelta fatta, possono essere differenti, per esempio di convenienza economica, resta tuttavia la forza dell'esempio di ciò che tradizionalmente è non solo accettabile e accettato, ma è stato possibile e contemplato).
Questa è proprio una buona (e bella) famiglia, il ragazzo è dolce, e la nipote è molto sveglia.

Amal ci dice che a Sri Lanka ci sono spesso tra la gente incomprensioni per il fatto che le due maggiori componenti etniche (singalesi, 73,8%, e tamil, 9,5% -distinti in locali e indiani-, e più alcuni altri: 7,2% mori, infine burghers e malesi) non conoscono l'una la lingua dell'altra ... (74% parla in sinhala, 18% in lingua tamil, che comprende ad es. i musulmani; più altre lingue minori). Per il momento la capacità di parlare inglese è circa al 10% (in quanto è assai limitata al di fuori di Colombo e della striscia turistica costiera), ancora troppo poco  perché possa fare da tramite popolare di comunicazione tra comunità diverse. Oltre al dato linguistico, la maggiore distinzione all'interno dalla popolazione dello Sri Lanka è data poi  dall'appartenenza religiosa (buddisti, 73,7%; hinduisti, 8%; musulmani, 8,5%; cristiani, 6,1%; più parsi e alcuni altri), per cui ognuno tende a vivere all'interno dei propri giri e contatti comunitari (per es. per i musulmani si fa differenza tra sunniti e sciiti; per i cristiani, tra cattolici e quelli di altre chiese). 

Comunque ciò rappresenta già un passo avanti rispetto al passato quando prevaleva la complessa distinzione per caste (che oramai erano coincidenti con le professioni lavorative o con la condizione sociale di origine della famiglia). Ora quei vincoli non sono più così forti come un tempo (ad es. come quando la nonna era giovane) e quindi i matrimoni si contraggono tendenzialmente per scelta dei giovani ma guardando anche alle possibilità di miglioramento economico, mentre è assolutamente tassativo che rimangano all'interno della propria comunità religiosa. 
Girando per la zona centrale dei negozi si capisce che molti sono commercianti, ma che non producono le loro mercanzie, perché non sono artigiani, il commercio in questo caso dunque non nasce da una base di artigianato. 
Alla sera facciamo una passeggiata lungo la spiaggia.

Poi, quando viene buio (il che accade verso le 6 e 20 pm) torniamo e ceniamo nella guest house, Judith è una buona cuoca. Il marito di Judith che abbiamo appena incrociato all'arrivo, è partito per accompagnare dei clienti in un giro di vari giorni, e quindi lei è abituata a tenere da sola la conduzione della pensione. Si mangia fuori in giardino, con i cinguettii degli uccellini e gli schiocchi dei gechi.

GIOVEDI' 7:  LA  LAGUNA

Al mattino presto andiamo a fare un boat ride, un giro in barca sui canali interni e sulla foce del Maha Oya (=fiume maggiore). La città di Negombo si era sviluppata con il commercio della cannella, poi con un canale costruito nel periodo del colonialismo olandese, chiamato Hamilton canal, che l'ha collegata a Chilaw (già in portoghese Chilão) più a nord, e a Colombo che è pochi kilometri più a sud, si è sviluppato il commercio portuale, e la pesca nella grande laguna retrostante (Negombo Lagoon), e nell'oceano.
Il canale nella parte iniziale è un po' sporco, per l'attività dei pescherecci, ma poi più avanti è pulito (pur essendovi fango), e infine dove l'acqua è ferma è anche limpido.
E' una magnifica gita, calma e silenziosa, in un contesto tropicale STUPENDO, che per molti versi ci ricorda molto quella che facemmo nel sud dell'India nel 2006, in Kerala nelle back waters con il barcone kitta-wallam, anche se è ovviamente differente per vari aspetti... ma le sensazioni e i pensieri che quella gita sull'acqua mi aveva stimolato allora, sono le stesse che ho provato anche in questa occasione, e dunque ora non li riprendo perché scriverei praticamente quasi le stesse cose (cfr. il diario di viaggio nel Post che ho messo nel 26/07/2011 su questo stesso Blog). La nostra barca si chiama "Om dolphin".



La vegetazione ai bordi del canale e poi nei passaggi in laguna, è veramente lussureggiante e strabordante, vediamo numerose specie di uccelli, e di altri animali, e possiamo osservare la vita dei contadini dei villaggi. 

Vediamo subito un grosso iguana (o era un varano?), poi un martin-pescatore grande, quindi un airone grigio, un red-bottom lap-wing, un green bee-eater, un martin-pescatore black spotted, e degli ibis, ...C'è veramente una grande quantità di uccelli king fishers ... 



e anche altri uccelli, che è quasi impossibile distinguere tra la vegetazione, e addirittura pretendere di fotografare. In quanto alle piante, ci sono molte mangrovie, e quella pianta che da il balsa fruit, e quella che da il cotone (con cui qui fanno dei cuscini), e l'albero cosiddetto "del pane", varie palme da cocco, il regular coconut, da cui si fanno miriadi di cose, e il king coconut che serve solo per bere, eccetera eccetera.

 Il barcaiolo e Amal vedono subito e da lontano presenze o movimenti ed individuano di che si tratta, mentre noi che abbiamo lo sguardo non addestrato a questo contesto, fatichiamo persino a vedere quando ci viene espressamente e chiaramente indicato e ci si avvicina ... poveri "cecati", guardiamo ma non vediamo, e loro di questo si stupiscono... (forse penseranno anche che siamo un po' imbambolati...).


Ora molte aziende stanno comperando terreni lungo il bordo per farvi nuovi hotels, in quanto si tratta di terreni in buona parte disabitati per il fatto che con lo tsunami sono state distrutte tutte le capanne e le casupole che c'erano, e la maggior parte della gente è andata a stare più all'interno. Quindi sono in vendita a buon prezzo. Speriamo che le nuove costruzioni non deturpino il paesaggio e non lo stravolgano... La necessità di soldi dei poveri proprietari, e lo sviluppo del turismo internazionale, se si incrociano possono portare anche a indesiderati effetti...


Passiamo una mattinata magica in un contesto da favola orientale, e con una gran calura (32° e molta umidità), a scrutare tra il fogliame per individuare uccelli e altro, e facendoci dire nomi di animali e piante (che poi purtroppo dimenticheremo...).


nido d'api

Vediamo uno che si arrampica su una palma toddy per raccogliere qualcosa dalla cima, e poco dopo facciamo sosta presso una casupola abitata proprio da un raccoglitore di succo di palma. E' un uomo anziano, e bisognoso, ma ancora agile che si esibisce nel mostrarci come si fa a riempire una brocca di succo, per avere poi una mancia dai turisti che si avvicendano ad assistere a questa dimostrazione. Sale su dei pioli di noce di cocco, con sulle spalle una brocca e in mano un falcetto. La palma toddy non da frutti, e dunque giunto in cima intaglia il fiore, e fa colare il succo di palma nel contenitore; lassù ci sono api e vespe, attratte dal dolce. E poi camminando in bilico lungo quattro corde stese tra quattro palme, passa alla pianta successiva. Infine scende e ci offre da assaggiare un bicchierino di questo liquido denso, vischioso, e dolciastro, un po' alcolico, che si vende nelle bancarelle. Sulle palme intanto corrono degli scoiattolini. E' uno spettacolo impressionante per l'altezza, il fortissimo sole di questo orario, e la tranquilla calma e disinvoltura con cui l'uomo si muove.










Torniamo all'attracco nel canale interno, e andiamo a mangiare; pranziamo al moderno "café J." di proprietà del nuovo hotel della catena Jetwing, lungo la strada principale costiera, dove ci sono stupende quiches e altrettanto invitanti brioches e frullati di frutta, e del bel pane, nonché dei rolls e delle insalatone. Portiamo delle cose in scatoline di cartone ad annalisa che era rimasta in guest house (ci sono 35° gradi a quest'ora).

Poi nel pomeriggio andiamo in un centro di massaggi ayurvedici. Si tratta della "Jasmin Villa" nel quartiere di Kochchikade (Subasadaka Mawatha, Daluwakotuna). Qui io chiedo di farmi uno "head-neck-shoulder Back massage", di durata di un ora per poco più di 11 €uro. Mooolto rilassante... Quindi dopo aver finito aspetto gli altri nel bel giardino del cortile interno, mentre sorseggio un thé aromatico un po' pizzicorino, e dal sapore intenso, dovuto ad una mistura di molti aromi, dosati in una sapiente proporzione. Gli altri hanno fatto oltre ad un massaggio completo, anche un bagno nei petali, e una doccia detergente. Le signore si fanno fare anche un trattamento rilassante syrodhara, cioè con gocce di olio tiepido che scorrono dall'alto sulla fronte.
 


I massaggi ayurvedici (una delle più antiche pratiche di medicina preventiva) si basano sulla tradizionale distinzione tra i cinque elementi base, che sono fuoco, aria, terra, acqua, ed étere (o spazio). Veda in sanscrito significa conoscenza, e ayur significa vita, per cui si tratta della conoscenza del vivente, dell'energia vitale. La salute è identificata con l'equilibrio tra i costituenti della struttura fisico-organica dell'essere, e della componente mentale-psicologica, con la aspirazione a raggiungere la pienezza, la sensazione appagante di un sereno ben-essere. Il corpo vivo si ritiene che sia caratterizzato dalla dominanza di tre principali combinazioni tra gli elementi di base, o tre forze vitali (doshas): cioè pitta (fuoco e acqua),  kapha (terra e acqua),vata (aria ed etere). Pitta è l'energia termica, dovuta al calore, ed è una energia elettrochimica di conversione e trasformazione; kapha è l'energia di coesione e di lubrificazione, ed è presente in tutti i componenti solidi e liquidi; mentre vata è il movimento, l'energia dinamica che fa sì che il corpo vibri nello spazio, essendo questa energia condotta attraverso l'aria e i componenti gassosi. Vata è ovunque nei corpi e aiuta a separare ciò che nutre da ciò che va scartato, pitta si trova negli organi che producono succhi e acidi, e kapha è presente soprattutto nella saliva, nel naso, nei polmoni, in tutto ciò che lubrifica, e anche nelle ossa (in quanto elementi solidi, minerali, di terra). A partire da questi assunti base, si sviluppa una concezione complessa e una serie di terapie derivate da prodotti naturali in varie combinazioni.
Qui vendono anche oli, tisane, creme, pomate, ecc. di loro produzione artigianale. Sri Lanka è uno dei pochi paesi in cui c'è una università di medicina ayurvedica.

Alla sera facciamo una riposante passeggiata lungo lo spiaggione, tra catamarani e reti, fino a vedere il magnifico tramonto sull'oceano indiano. 







Poi quando veniamo via c'è nel quartierino delle casupole una festa o celebrazione, con nastrini, musica, scoppio di petardini, e infine una funzione religiosa che si svolge nella locale chiesa che è senza pareti e senza panche, dove si riuniscono tutte le famiglie stando in piedi, oppure seduti giù sul pavimento, in orazione.



Fine della seconda intensa giornata. Ceniamo in giardino mangiando quel che ci ha preparato Judith. Ci facciamo l'ennesima doccia tiepida. Sul letto oltre al lenzuolo di sotto e ai cuscini, c'è a disposizione una telina leggera, piegata, da stendere eventualmente per proteggere il corpo.  Si dorme in canottiera, o senza. Ci si addormenta con la zanzariera sul letto (qui a Negombo ce ne sono molte di zanzare divoratrici, forse a causa dei canali e della foce del fiume), il condizionatore puntato su 28°, e all'inizio almeno, un ventilatore lento diretto parallelamente al letto in modo da smuovere un po' l'aria e farla circolare. Il bagno, come poi sarà sempre nei prossimi posti, deve stare con la porta chiusa perché ha una finestrella sempre aperta sull'esterno per far uscire gli odori, ma che fa entrare zanzare, quindi se si va in bagno durante la notte, si percepisce uno sbalzo termico, perché là si sente la temperatura reale (e l'umidità) dell'esterno.
Le nottate sono riempite dai suoni degli uccelli e degli altri animali notturni.

(continua per un totale di 16 post)...

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