domenica 12 marzo 2017

Egitto 1978/79 (2° da Luxor verso Sud)


§. - 2  (da Luxor-Karnak in poi)

Proseguiamo sulla strada che costeggia il grande fiume con le sue acque apportatrici di vita

 donne e bambini a lavare e a rinfrescarsi

I villaggi stanno discosti rispetto alla terra fertile e bruciano al sole, ed è sulle parti secche e sassose che si trovano anche le antiche necropoli, poi dietro c'è il deserto di dune.


Andiamo a Luxor (in arabo Al-Uqsur che significa "i palazzi"), città che sorge presso i resti della antica Tebe egizia (che sono nella vicina Karnak). Per entrare in città si passa a lato di Karnak e vediamo il famoso grande "colosso di Memnon", così denominato perché per molto tempo si credette che rappresentasse l'eroe etiopico Memnone che sarebbe caduto all'assedio di Troia.



Si tratta in realtà di due colossi gemelli (rappresentanti entrambi Amenhotep III) di 720 tonnellate ognuno, e alti 16,6 metri, che facevano da guardiani al gigantesco complesso templare detto "il tempio dei milioni di anni", costruito su 35 ettari di estensione, in occasione del riconoscimento di Amenhotep come l'incarnazione in terra del Dio Amon (o Amenh). Alcune fessure tra le grandi pietre che compongono una testa, producevano un suono alla brezza dell'alba, che si credeva fosse la sua voce post-mortem (da quando l'imperatore romano Settimio Severo fece restaurare la statua i suoni scomparvero). Ora è tutto in rovina, crollato per le esondazioni annuali del Nilo, dopo più di 3400 anni dalla edificazione, ma anche così fa molta impressione.

Ci possiamo mettere  con le nostre tende in un bel prato in un quartiere nuovissimo

Appena dopo 4 km c'è Luxor (a 630 km dal Cairo),

carrozze che fanno la spola sul percorso da Luxor a Karnak e viceversa

ed entriamo nel sito archeologico vero e proprio della capitale del cosiddetto Nuovo Regno (e rimase tale per mezzo millennio), che i greci chiamavano la Tebe d'Egitto e gli egizi Waset, cioè città-scettro, ovvero capitale, soprannominata anche "l'harem di Amon", Nô-Amon :
biglietto di ingresso al sito 

Innanzitutto percorriamo il viale delle sfingi (in epoca tolemaica chiamato in greco Dromos) che collegava il tempio di Luxor a quello di Karnak.

Il tempio fatto erigere da Amenophis I è dedicato al Dio Amon, alla consorte Mut, Dèa della fertilità e dell'acqua, e al loro figlio il Dio lunare Khonsu. Ogni anno durante il mese dell'esondazione periodica del Nilo, si celebrava la festività di Opet, in cui si trasportava per il viale delle sfingi la statua di Amon da Karnak a Tebe (al tempio di Luxor) dove il Dio si congiungeva con Mut (rito che mi ricorda quello del tempio di Madurai in India...). Davanti all'entrata al tempio ora c'è un solo obelisco in quanto l'altro è stato regalato al re di Francia Luigi Filippo nel 1831 dal sultano egiziano Mohamed Alì (l'anno prima la Francia aveva conquistato la vicina Algeria), e lo si può ammirare a Parigi dove sta al centro di place de la Concorde.

Tebe era il maggior luogo egizio di venerazione di Amon, Dio onnipresente, signore degli Dèi, e padreterno della Trinità dei sacerdoti tebani che ho appena citato. Molte religioni contemplano una trinità suprema, come gli hindu hanno la Trimurti di Brahma, Shiva e Vishnu (ma anche le tre caste sociali), i greci  Zeus, Poseidone, e Ade (ma anche le tre Grazie, le tre Moire, le tre Erinni), i romani Giove, Marte e Quirino (e anche per loro le tre Parche e le tre Furie), i Germani Wotan, o Odino, Thor, e Frye; la cosa è stata studiata in particolare da G.Dumézil che la reputa una simbologia caratteristica delle culture indoeuropee che si ritrova anche in ambito sociale nelle tre funzioni: sacerdoti (e capi politici), guerrieri (soldati e forze dell'ordine), e produttori (allevamento, agricoltura, commercio). La triplicità la ritroviamo anche in filosofia, si pensi alla concezione platonica dell'anima tripartita (concupuscibile, volitiva, razionale), o alla dialettica hegeliana (tesi, antitesi, sintesi). 
Più sopra riferivo della credenza nel ka, che è l'essenza divina che c'è nella nostra anima, nella religiosità tebana si pensava che ognuno nascesse sotto il patrocinio di una stella, la sua buona stellina che lo segue e lo protegge per tutta la vita, dopo di ché con la morte corporea il ka vola in cielo (la stella è rappresentata a cinque punte e può somigliare a un uccellino: con il  capo, le ali e  le zampe, oppure è immaginata come una lucciola o una farfalla luminosa), e torna verso la sua stella prediletta dove potrà brillare di luce eterna.


biglietto per il nuovo museo aperto nel 1975

Poi visitiamo il nuovo museo che è molto ben fatto (ci avevano messo 5 anni a costruirlo, finalmente era terminato nel 1969, e poi hanno collocato gli oggetti nel 1972, e inaugurato il museo soltanto nel dicembre 1975......). Comunque ci sono reperti eccezionali e non è un museo che ci si può perdere.

Tebe e Karnak sono edificate sulla "sponda dei vivi", ora andremo nella parte al di là delle sacre acque del fiume della vita, sulla sponda dei morti, dove ci sono tombe e necropoli. Questa bipartizione delle due rive mi ricorda un po' il Gange a Benares...
Passati sull'altra sponda del Nilo, entriamo nell'adiacente territorio del Governatorato di Wadi al-Jadid, dove -passato il canale-  inizia il regno di Osiride il Dio dell'oltretomba.

Visitiamo il tempio funerario di Menerptah, quello di Thutmose, e poi la Valle dei Re, e quella delle Regine.  Per avvicinarci all'area di ingresso delle tre tombe che possiamo visitare, prendiamo il "trenino" a causa del sole troppo rovente e delle distanze.



Entriamo nella tomba di Sethi I, che ci produce una grande impressione (anche perché ripensiamo alle mummie che avevamo da poco visto), che magnificenza!, e che ambiente magico... e poi tra l'altro proprio là vicino vediamo che c'è quella di Tut-ankh-Amon 




(i cui stupendi reperti avevamo ammirato al museo del Cairo). Forse qualcuno avrà letto il romanzo sul ritrovamento della tomba, che ha scritto Christian Jacq nel 1992 (traduz. it. L'affare Tutankhamon, mezzo secolo di drammi e passioni,  Bompiani - RCS Libri, Milano, 1997).




Ma tornando alla tomba di Sethi, che è la più profonda e lunga (136 metri),


Joseph Campbell commentava così la sua visita: "vicinissima [alla tomba di Tutankhamon] è la tomba di Set I, enorme ed interamente dipinta e scolpita. Un'opera d'arte perfetta, fatta per non essere mai vista. Vi si respira l'atmosfera di una realtà eterna. L'anima, o meglio un aspetto dell'anima, il , è rimasto nella tomba. (...)" (da J.C.,"Il racconto del mito", trad.it. Oscar Mondadori, p.66). In effetti grande era la personalità di Sethi (il cui volto mummificato avevamo visto al Cairo) tanto che ancora la stiamo ricordando ...





la grande sala del sarcofago di Seti I  (che è a Londra)




Tra i resti più notevoli citerei il sarcofago di Thutmosi III  scolpito in un unico enorme pezzo di quarzite rossa. 

Poi ci rechiamo nell'altro arido vallone del ruscelletto sotterraneo (wadi) di fianco,  è la dimora delle spose, dove ci sono le tombe delle regine, e delle principesse 
l'accesso alle tombe non è sempre agevolissimo (prima assolato e poi dentro freddo)


 dipinti della tomba della regina Nefertari



Visitiamo poi il sito riferito al faraone Ramsete II il Grande (1303-1212 a.C.), e oltre alla enorme statua (era alta 20 metri e pesa mille tonnellate, ora è crollata a terra rompendosi in alcuni pezzi), visitiamo il museo accluso al tempio: "Ramesseum" è il nome dato da Champollion al complesso archeologico nel suo insieme.


a sin. un pezzo della grande statua

Forse sarebbe questo il famoso faraone che scacciò Mosé (v. il libro dell'Esodo).  Come si sa una interpretazione storica, (ripresa ad es. da Sigmund Freud nel suo testo "Mosé e il monoteismo"), sostiene che Mosé fosse un nobile e un sacerdote della corte di Akhenaton, e che una delle sue figlie raccogliesse dalle acque Mosé bambino (facendo così finta che fosse un trovatello, e adottandolo). Con la morte del faraone innovatore e la fine della fase monoteista del Dio Sole, Mosé sfuggì alla restaurazione dei sacerdoti di Amon, andandosene con un gruppo di operai del Delta a lui fedeli, per continuare a suo modo la religione monoteistica. Ma invece le interpretazioni oggi più diffuse indicano appunto in Ramsete II il faraone che cerca di recuperare gli schiavi-costruttori in fuga... (altri ancora indicano Meremptah, il figlio e successore di Ramesse).
Comunque sia, il tempio di Ramses II a Medinet Abu è veramente grandioso.


Infine andiamo al vicino sito dove sono sepolti i nobili di corte, e i dignitari della XVIII dinastia (ci sono circa 300 tombe).

Si va sull'altra riva

Su questa sponda arida ci sono da fare dei lunghi percorsi in salita, e quindi molti locali offrono ai visitatori degli asinelli per non stancarsi al sole


ma c'è una certa concorrenza tra i proprietari dei ciuchini

e spesso le contrattazioni vanno per le lunghe


 la biglietteria (a sin. il nostro accompagnatore)
 verso le tombe


Nelle tombe ci sono affreschi di grande raffinatezza:
raffigurazioni nelle tombe di Menna, di Sennefer, e di Nacht

ritorniamo

Poi vediamo anche l'antico villaggio egizio degli artigiani, e il cui tempio fu ampliato dalla regina Hatshepsut ( e in seguito  utilizzato come chiesa copta, Deir al-Madina, che è  il nome con cui ancor oggi gli arabi indicano il sito).

Con la bella la tomba di Inher-ka :

Quindi entriamo al cosiddetto "monastero egizio del Nord" (al-Deir el-Bahri), con il grandioso complesso funerario, Royal Funerary Temples, appunto della famosa regina Hatshepsut (una delle  sette o nove, che hanno regnato come faraoni-donna), forse un po' troppo restaurato,  e anche quello di Thutmosi III, che sta a chiusura della Valle.
 ticket per un rapido giro  (riding taf-taf) del vasto complesso

E' un complesso che fa molta impressione fin da quando lo si avvista da lontano. 
Le ricerche archeologiche sono ora in mano ad una istituzione tedesca. E' un insieme molto vasto. Il solo tempio della grande regina era definito "il sublime dei sublimi" monumenti. La vacca sacra Hathor da allora in poi viene raffigurata con una testa di donna.
Oltre ai vari templi c'è anche una ampia necropoli.

Poi torniamo alla vicina  Karnak per visitare il grande tempio di Amon:
biglietto per il sito archeologico
biglietto per il tempio di Amon


Questo, come il precedente tempio di Luxor, è uno dei maggiori e più vasti siti archeologici d'Egitto. Sia per l'uno che per l'altro tutte le guide dedicano diverse pagine per illustrarne tutti i dettagli e spiegarne i significati.
Tra le cose che più colpiscono c'è la grande area denominata "bosco di colonne", inoltre molto bello nella sua "semplicità" è il Portale settentrionale. Il cosiddetto "grande recinto" delimita una ampia area dove ci sono diversi templi e monumenti, tra cui molto bello il tempio di Khonsu con le colonne dai capitelli a forma di papiro, e anche il laghetto sacro.

Accanto alla strada che portava alla valle dei Re, c'è il bel tempio di Sethi I del 1300 av.C. detto "la gloria di Sethi".

Passata una terza vecchia diga, arriviamo a Edfu (o Idfu), cittadina di 20 mila ab.,  e visitiamo il famoso Tempio d'oro (in realtà tempio dedicato a Horus),  uno dei più importanti complessi religiosi egizi, che si raggiunge con un traghetto essendo sulla riva sinistra del grande fiume.

Mi torna alla mente che Joseph Campbell e sua moglie Jean Edman fondarono nel 1972 a Manhattan (NYC) un teatro che chiamarono "Theater of the Open Eye" dal simbolo egizio dell'occhio aperto e vigile di Horus, che equivale alla Porta del Sole o porta della luce, che da accesso al "regno di lassù",  cioè alla dimensione spirituale. 


il grande scarabeo sacro

Nelle terre fertili qui con questo sole è tutto in fiore (siamo all'inizio di gennaio)



Visitiamo anche un'isola del Nilo, detta isola delle banane. Sotto il sole rovente giriamo per la piantagione di palme afosa.






e andiamo anche dove c'è un giardino tropicale veramente lussureggiante, con custode all'ingresso




Torniamo sulla strada della costa lungo-Nilo




Sempre ci accompagna la realtà della povertà estrema dei fellahin e del loro contesto duro e difficile




fellah in posizione di riposo che osserva i suoi meloni

Anche qui vige il rito del sorseggiare il thé bollente (chiamato chay), magari insaporito da una fogliolina di mentuccia.


Continuiamo a scendere sempre più verso Sud. Passando ci indicano dove all'interno c'è il Gebel el-Silsila, la maggiore cava di pietra arenaria dell'Egitto, con cui si costruirono molti templi tra il 2000 a.C. e la fine del dominio romano.

Dopo 165 km da Luxor arriviamo a Kôm Ombo, con il tempio dedicato al coccodrillo, e al Dio dalla testa di sparviero. Ptah è il Dio creatore, patrono e demiurgo della capitale Menphis, protettore degli artigiani e degli architetti, poiché questo è ciò che era: il supremo architetto.  Quindi anche Dio della conoscenza e del sapere. Dal suo principale tempio, cioè "Casa della sapienza di Ptah" = Hutga Ptah, deriverebbe -come storpiatura- il nome con cui gli antichi greci chiamarono l'Egitto = Aigu-ptos. I greci identificarono Ptah con Efesto  (Vulcano in latino), il Dio del fuoco.

  
Il cosiddetto "doppio tempio" presenta una architettura particolare.

Ma ora non mi attardo di più in dettagli di "egittomania" dato che tutta questa parte dell' Egitto da Karnak-Luxor a Gurna,  Esna, Edfu, Kom Ombo fino ad Assuan è talmente straordinariamente fitta di magnifiche vestigia dell'antichità, e ci sarebbe troppo da dire.

Anche qui si vedono grandi colombari, ovvero edifici adibiti a piccionaie


rivendita in città di pane arabo ( pittà )


Siamo ora di fronte al villaggio di Nasser City sorto negli anni di costruzione della nuova grande diga, per ospitare i lavoratori e i tecnici. I 35 mila operai erano in grande parte nubiani del luogo.

Infine a 232 km da Luxor (ma 900 dal Cairo) raggiungiamo Assuàn o Aswan (130mila ab.), e vediamo la grandiosa diga, la High Dam (Sadd El-'Aali) sul Nilo, progettata da ingegneri russi sovietici, e il grande e lungo Lago Nasser che si è creato.  La diga è lunga 3600 metri (5 km totali) e larga quasi un chilometro alla base, e quasi 50 metri al vertice, ed è alta 111 m. sul livello del fiume, e in totale il volume è di 43 milioni di metri cubi. I grandi generatori installati hanno una potenza di più di 2 GW. La diga produce 20 milioni di kw/h all'anno.
Il lago Nasser è lungo più di 480 km, e largo fino a 16 km. Più di 90 mila abitanti dei villaggi lungo le rive del fiume hanno dovuto essere evacuati. La grande diga stata ultimata nel 1970.
Accanto alla diga si erge un grande monumento alla amicizia tra l'Egitto e la Russia, che si vede fin da molto lontano. Purtroppo non riesce a passare lo sbarramento dei filtri della diga la gran parte del famoso limo che fertilizzava i campi (il "divino dono del sacro Nilo"), e il governo ora è costretto ad importare concime dall'estero e a impiantare fabbriche di fertilizzanti chimici. Inoltre all'estuario il fiume non esce più con la consueta forza e la sua corrente non riesce a contrastare le acque mediterranee che stanno dunque salinizzando eccessivamente la regione del Delta.

Ovviamente come accade in tutti i bacini idrici delle dighe, non si può usufruire delle coste o fare il bagno o cose simili, peccato perché ci sarebbe un bel panorama.

Siamo alla Prima Cataratta ...!
facciamo il gran pranzo di "stra-lusso" per celebrare la fine del viaggio col pulmino, nel ristorante del Cataract Hotel, con vari piatti dal tacchino del Fayum, alla dolcissima baklawàh:



Bella la visita all'isola Elefantina, in arabo Jeziret Asswan (anticamente era una fortezza a guardia del confine meridionale), con il suo giardino botanico, ed il mercato. E' lunga un km e mezzo e larga mezzo. I blocchi di rocce scure della parte sud erano sembrate come dei grossi elefanti che vanno a bagnasi in acqua.

Ma vediamo su un'altra isola anche il tempio di Philae, con i giganteschi portali con grandi colonne ed i bei bassorilievi del tempio di Iside. Purtroppo viene periodicamente in parte inondato essendosi alzato il livello delle acque del fiume a causa della nuova diga. Giriamo un po', ci sono anche vari altri templi antichi.
Vediamo le famose cave di granito, con l'obelisco incompiuto ( di 1170 tonnellate). Vediamo pure dal battello i templi nubiani di Kalabasha (e Beit al-Wali, e Keck Kertass), vestigia dell'antichissimo regno "nero" dell'Alto Egitto (regno nubiano costituitosi verso il 3300 avanti C.) che comprendeva il territorio tra la prima e la sesta cataratta. Anche questi templi sono stati smontati e ricostruiti 45 km più a nord, per salvarli dalle acque del lago artificiale creato dalla diga (così come pure per dei massi con disegni rupestri del 7500 a.C.).

Vediamo in cima a un colle il Mausoleo dell'Agha Khan, ma non ci andiamo a causa del caldo torrido.

Visitiamo con una escursione -in parte su dromedario- il più antico monastero copto ancora in funzione, quello di San Simeone, del VII sec. d.C.


(sul deserto oggi si può leggere il libro di I.Bachmann , trad. it. editore Cronopio, Napoli)

che è molto "imbucato" all'interno.

la croce della chiesa copta egiziana


la Chiave della Vita degli antichi egizi, o croce di Ankh


I copti -come già accennavo- sono etnicamente i discendenti diretti degli antichi egizi (in greco antico aigyptoi, pron. eghipti, o eghupti) convertitisi al primo cristianesimo in seguito alla predicazione di San Marco, nel corso degli anni quaranta, successivamente alla morte del Messia, Marco fu poi ucciso nel 68 ad Alessandria.
Ma la minoranza copta non è adeguatamente protetta, anzi viene sempre più marginalizzata. In effetti la loro semplice presenza incrina sia il carattere arabo dello Stato, che l'identità islamica del Paese. Ma sono comunque loro gli autoctoni aborigeni. Nonostante tutte le ostilità e la considerazione come di cittadini di serie B, oggi sono ancora stimati tra il 6 e il 12% della popolazione dell'Egitto. La chiesa copta è presente anche più a sud, nel sud-Sudan e sopratutto in Etiopia. Mentre la lingua copta si è quasi del tutto persa come lingua parlata,  resta nei testi liturgici della chiesa come lingua sacra (con parentele con l'antico ge'etz etiope).

 il pope
 la chiesa
l'ingresso all'area del monastero e al villaggio

 in una casa: il capofamiglia
 il forno
le donne 
 la colombaia sopra al magazzino
il magazzino - stalla

 il maestro con gli alunni
 la porta dell'aula scolastica (con il segno della croce cristiana)

alcuni giovani


Ritornati proseguiamo ancora lungo il grande fiume, che scorre attraverso un deserto creando attorno a sé un mondo tutto suo





la preghiera del tramonto, che qui sembra in linea di continuità con le invocazioni antiche al grande fiume sacro 

Al mattino seguente sul presto assistiamo alla visita del Presidente della Repubblica el-Sadat  ad Aswan!, proprio mentre siamo lì noi...che abbiamo messo le tende in fila una dopo l'altra nel pratino dello spartitraffico tra le due corsie ....! (non c'era altro terreno pubblico che potessero concederci)... Veniamo colti di sorpresa e usciamo a vedere.






Cinque anni fa c'è stata la quarta devastante guerra tra Egitto e Israele. Da quando Sadat si è poi recato in Israele a fine novembre dell'anno passato (1977), e poi in dicembre il primo ministro israeliano Begin ha reso la visita al Cairo, si sono intensificati i colloqui per giungere ad un Trattato definitivo di pace tra i due Paesi, tramite gli sforzi del presidente USA Carter, per cui giusto un paio di mesi fa (settembre 1978) l'accordo è stato raggiunto a Camp David. Il che ha fatto guadagnare ai tre il premio Nobel per la pace.  Ma a seguito di ciò si è formato il cosiddetto "fronte del rifiuto" da parte di vari leaders di gruppi politici dominanti arabi e da alcuni capi di stato di paesi arabi, e i mezzi di comunicazione radiotelevisivi e la stampa di molti paesi arabi hanno sobillato la fazione dei musulmani integralisti egiziani contro il presidente Sadat.
Anche già al Cairo avevamo visto suoi ritratti (spesso accomunati a quello di Nasser di cui Sadat era stato il vice), e anche magliette T-shirt con il suo volto (molto nero nubiano di aspetto, anche se è nato nel delta). In questi anni si è impegnato per affermare il diritto alla pensione e all'assistenza a anziani e invalidi, ma non è riuscito a garantirli nei fatti. Almeno ha portato ad un trattato di pace. Le inutili guerre hanno divorato almeno 50 miliardi di dollari, e dato luogo a bilanci statali in cui quasi un terzo è stato destinato alle forze armate, all'acquisto di aerei e armi, il che ha impedito lo sviluppo economico. Quando è ritornato da Camp David cinque milioni di egiziani lo hanno accolto trionfalmente per le vie del Cairo. E' prevista la costruzione di un grande monumento in suo onore.
Mi fa piacere averlo potuto vedere di persona così da vicino.

Nasser e Sadat (foto al Cairo, di G. Josca)



Giungiamo ad Abu-Simbel (a 295 km dalla diga), con i suoi magnifici e imponenti monumenti (El-Sibu temple, e Amada temple). Come si sa furono sezionati, segmentati e ricostruiti 220 metri più indietro e 65 metri più in alto, in modo che non restassero sommersi dal bacino idrico della nuova diga.  La campagna per il loro salvataggio fu lanciata dal'UNESCO. Le quattro grandi statue scolpite nella roccia superano in altezza i colossi di Memnone. Si utilizzarono le più sofisticate tecniche moderne, e si usufruì dell'esperienza dei marmorini di Carrara. Operazione internazionale a direzione svedese che durò quasi cinque anni con grande orgoglio generale per questa ciclopica impresa.
Alla fine però il raggio di luce dell'alba che due volte l'anno attraversava tutto il tempio per andare ad illuminare in fondo alla sala finale i volti delle statue degli Dèi Ptah, Ammon, e Ra,


e del faraone Ramses II nel giorno del suo compleanno, non è più in perfetta angolazione, che invece era di una precisione millimetrica.
Infine per garantire stabilità si dovette sovrapporre una cupola in calcestruzzo armato.


Purtroppo molti monumenti e resti archeologici di "minore" fama, non hanno potuto venir salvati, e si è persa così una parte della memoria dell'Umanità (come ad es. la piazzaforte di Kasr Ibrim).
E d'altronde anche la diga di Assuan, che con la grande produzione di energia elettrica garantisce la possibilità di un notevole sviluppo industriale, civile e anche di irrigazione per l'agricoltura, non lascia passare che una ridotta parte del limo che ha sempre costituito il fantastico concimante naturale della terra d'Egitto, come già accennavo poc'anzi. Per cui l'aumento di terre coltivabili previsto in diecimila km quadrati di zone aride non si è che solo in minima parte realizzato.
Lungo la strada si vedono questi agglomerati di casupole schiacciati dal sole che picchia



Qui già siamo in Nubia, che è una regione, o un Paese, che si estende dall'isola Elefantina verso sud, abitato prevalentemente da autoctoni africani neri. Forse il suo nome deriva dalle miniere d'oro che esistevano qui (oro in egizio si diceva nbu). Diversi nubiani sono stati faraoni e hanno governato  l'Alto Egitto, e poi il regno unito sopratutto ai tempi della XXV dinastia. Più tardi è fiorito il regno "nero" di Cusc o Kush (da cui il nome di Cuscìti), con capitale prima a Napata, poi più a sud a Meroe: la storia di questo regno africano-egizio è poco nota e poco studiata, ma molto interessante.
E poi ancor più a sud, si trova il territorio dell'altipiano abissino nell'attuale Etiopia, dove la civiltà egizia esercitò la propria influenza culturale, il mitico paese delle miniere d'oro, e poi il Regno di Axum (Aksum), che ingloberà quello cuscita di Meroe, là dove sorgerà il regno della  regina Giuditta (Yodit), in seguito di  Zagwé e in seguito di Menelik I (figlio di re Salomone di Israele e della regina di Saba, sovrana del regno africano-yemenita dei Sabei), esteso sino alle sorgenti del Nilo Azzurro, e al lago Tana (qui si trovavano gli ebrei neri, i Falashà, discendenti della tribù perduta fuggita dall' impero egizio).

Facciamo altri bei giri in feluca (in arabo faluka, tipica piccola imbarcazione a vela),







Ritorniamo che è già sera e sta imbrunendo:







Visitiamo dei villaggi di nubiani (che sono neri neri), arrivando vicinissimi al confine con la repubblica del Sudan.

E questo è il punto più meridionale che raggiungiamo nel viaggio (a 23°30'), un po' al di sotto del Tropico del Cancro. Il paesaggio qui è decisamente un altro rispetto a prima. Nei dintorni la casette dei villaggi nubiani, costruite con pietre, argilla e sabbia, sono dipinte di vari colori, dal giallo all'azzurro, al rosa, e decorate spesso da fiori, o da gabbiette con uccellini.


Come dicevo, andiamo anche noi a fare un giro su quelle barche a vela che portano al massimo 5 o 6 passeggeri. Scendiamo a girare per i paesini. Purtroppo la lingua autoctona nubiana (con le sue due "parlate" o dialetti: mantuki e fadaki) si stanno perdendo a causa del sempre più pressante processo di arabizzazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa, e le scuole, sia per bambini che per adulti. 

Sempre più accade che il nubiano lo si parli solo in casa ma non in pubblico, e così le nuove generazioni sempre più hanno adottato l'arabo imparato a scuola, alla radio e alla televisione. 
Se fossimo in Europa questa sarebbe una regione autonoma, magari anche a statuto speciale, e la cultura e la lingua nativa sarebbero protette. Particolari sono pure la musica, le danze, i mobili, ceri abbigliamenti, e l'artigianato di collane, orecchini, braccialetti, anelli, cavigliere, ecc. Producono anche dei loro amuleti e talismani.
villaggi nubiani costruiti sotto le palme anziché nella zona arida







Più a sud, in Sudan settentrionale, c'è quella parte di Africa che nell'antichità fu colonizzata dagli egizi, e dalla loro cultura; si trovano diverse piramidi minori, e mastabe e tombe, e monumenti (che forse vedremo un giorno in un viaggio in Sudan...). Ma la storia dei regni Cushiti è poco nota. Dalla religione ancestrale viene il Noun, l'elemento primordiale della creazione, cioè l'abisso delle acque, da cui deriva tutto quel che si muove (la vita), che è un qualcosa di fluido anteriore al cosmo. Il movimento storico e culturale dell' "afrocentrismo" pone qui il centro irradiatore da cui si è sviluppata la antichissima civiltà altoegizia predinastica e nera, che ha fatto germinare la civiltà del Nilo fino al Delta, quella di Axum in Abissinia verso sud-est lungo il Nilo Azzurro, e altre culture dell'Africa Nera sino a Zimbabwe a sud, e ad ovest al dominio Ashanti, a quelli del Mali, del Benin e del Biafra.

Visitiamo una casa con un solo grande ambiente, e poi una scuola da cui si deduce il basso livello qualitativo dell'insegnamento.

Purtroppo negli anni Sessanta sono state fatte sgombrare circa 90 mila nubiani a causa della costruzione della grande diga, e ancora oggi sono sfollati, e vivono in condizioni precarie, i loro villaggi da cui son stati scacciati sono stati sommersi dal lago artificiale, e per loro non sono mai stati costruiti i nuovi villaggi che erano stati garantiti e promessi.

Al termine, dopo aver percorso un tratto di navigazione su un battello lacustre torniamo da Abu-Simbel ad Aswan,


Ritorniamo alla sera tardi ad Assuan

ma il mercato è ancora aperto


(Ad Assuan poi anni più tardi, nel '97, verrà costruito un Museo Nubiano per salvaguardare la loro cultura)

Prendiamo infine il treno per ritornare al Cairo. Il che si rivelerà un viaggio scorrevole, nonché  piacevole, ed era interessante stare a guardare dal finestrino (in prima classe in vagone riservato per stranieri, che va fino alla Ramses Station, la stazione centrale del Cairo, è per noi piuttosto economico, ed è di buona qualità).

In conclusione volo diretto per Roma dove sostiamo a casa di amici. Quindi rientro a Milano con sosta presso le nostre famiglie e visita dai parenti, e di lì poi a casa a Ferrara (che sbalzo climatico!...).

(ritorneremo in Egitto nell'aprile 2007 con i nostri due figli)






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