giovedì 22 marzo 2012

sono già in pre-partenza ...


Mentre tutti i paesi  della fascia temperata del pianeta, a nord del tropico del cancro stanno assaporando la sopraggiunta prima-vera, io sto assaporando anche un clima interiore di pre-partenza. Andremo sotto al tropico, al di là dell'oceano, a Cuba, per girarla per tre settimane...

Già so che non andremo nei grandi hotel, nelle zone esculsive per turisti stranieri, sulle spiaggione famose, non praticheremo lo sport nazionale dei numerosissimi italiani che vanno a caccia del maggior numero di "neoneomaggiorenni" a ore, non staremo nei residence, né faremo gite intruppati e pilotati, non affogheremo nel rhum e nei cocktail, né aspireremo quantità di sigari, sigaroni ed altro, né ci dedicheremo alla abbronzatura intensiva, né mangeremo nei ristoranti con cucina standardizzata internazionale, eccetera.

Dunque sto preparandomi, leggo libri e guide, romanzi e racconti, vedo film (alcuni molto belli), guardo cartine, scrivo mail, cerco siti e blog (e blogueros), ascolto musica, guardo danze su youtube, faccio elenchi delle cose da ricordare di prendere, inoltre si va in agenzia per i biglietti, per le assicurazioni, si va all'ufficio igiene per i richiami, eccetera... il solito fermento ogni volta inedito e specifico dei preparativi. Ti dà animo...
Uno dei principali obiettivi è conoscere, approfondire, e si spera comprendere, la spiritualità e la cultura afrocubana, in particolare la cosiddetta santerìa, cioè la religiosità yoruba : E così mi sto calando nel mondo degli orishas, degli spiriti della natura, già sono incantato da Yemayà, la dea delle acque, affascinato e ammaliato da Ochùn, lo spirito della femminilità e della sensualità, travolto dai ritmi e dalle danze del guerriero Changò, l'infuocato, mi sento riverente verso il grande Elegguà che inesorabile apre e chiude le strade della vita, eccetera. Suoni, cadenze, voci, melodie, poesie, leggende favolose, a cui fra poco si assoceranno e si aggiungeranno anche odori, profumi, immagini, visioni...
Spero di poter assistere a qualche rito e cerimonia, e parlare con qualche madrina, santero, o babalawo, ma mi incuriosirebbe anche conoscere un palero (uno che fa delle pratiche tipo vudù)...
Dovremo imparare parole e abitudini, consideranto ad esempio che al momento mi riesce difficile nella mia ignoranza e insipienza  distinguere bene non dico addirittura tra charanga e guaguanco, ma semplicemente tra habanera, bolero, son, tra la rumba e la conga, e altre musiche tradizionali, che sono poi ora del tutto superate dai mixaggi con jazz, R&B, rock, hip-hop, rap eccetera...
Poi certamente andremo ad ammirare alcune bellezze naturali, come i parchi nazionali, le coste, le insenature, il mare cristallino, i pesci colorati, e ci lasceremo avvolgere dalla vegetazione.
Faremo un giro per conto nostro, dormendo non in alberghi ma in casas particulares, e in famiglie, e mangeremo nei paladares, le trattorie domestiche, e senza dubbio ascolteremo e parleremo con molte persone, sperando almeno di cogliere le specificità che caratterizzano l'isola, e le campagne. Ovviamente ammireremo i centri storici coloniali, e visiteremo qualche bel museo, assaggeremo dei piatti tipici (la comida criolla, o il congrì), dei frutti (come guayaba, guanàbana, mamey), e relativi succhi e frullati, e delle verdure tropicali (come yuca, boniato, malanga), gli igname, eccetera.
Ma soprattutto penso che chiacchiereremo, come dicevo, e assaporeremo gli orari lenti e rilassati dei Caraibi, adattandoci senza resistenze alla lentezza.
Non so ancora se prenderemo un auto come facciamo quasi sempre, oppure dei mezzi, tipo i pullman o altro, come abbiamo fatto in tante altre occasioni. Quindi per ora vi saluto e naturalmente poi vi saprò dire come è andata e scriverò un diario che metterò a disposizione su questo blog. CHAITO! (=un piccolo ciao), e Aché (che significa augurare energia).

mercoledì 21 marzo 2012

infiniti percorsi individuali

Con l'inizio di maggio incomincerà le sue attività Ghila, laureatasi l'altr'anno nella nostra facoltà di lettere&filosofia, in operatore del turismo culturale. Già l'altra settimana aveva organizzato una bella serata presso la galleria "del carbone" per pubblicizzare la sua attività nel campo dei viaggi, e ora ve ne sarà una seconda.
Ghila vorrebbe diffondere il Travel Healing, per cui (come ha spiegato anche il 27 scorso in una intervista alla radio Rete Alpha) si propone come consulente per l'organizzazione di viaggi consapevoli di carattere culturale, che possano essere funzionali ad un percorso anche interiore di riflessione e di crescita. Quindi seguirà prima della partenza e dopo il rientro i suoi clienti per far sì che il viaggio possa divenire occasione di una maggiore e migliore conoscenza di sè stessi nell'incontro con la diversità di culture e stili di vita.
una serata da lei organizzata l'anno scorso al Café de la Paix sulla cultura india delle Ande con Pumaquero 
(vedi su questo mio blog il post del 13/02 scorso, la seconda parte:
http://viaggiareperculture.blogspot.it/2012/02/corso-sulla-cultura-tradizionale-andina_5990.html )

Il viaggio dunque come opportunità per compiere anche un passo avanti nel nostro percorso di maturazione culturale e spirituale e di ricerca di senso. 

Vi invita dunque all'iniziativa culturale gratuita della sua attività di consulenza "Il Milione di Vie", che si terrà questa Domenica 25 a partire dalle ore 17:00 presso la libreria "Il Sognalibro", in via Saraceno n.43 a Ferrara (la libreria di Serenella). 
La professoressa Maura Franchi terrà una conversazione/lettura dal tema: "Viaggiare per conoscere e per conoscersi", con riferimenti a testi di carattere letterario. E' una occasione per diffondere una cultura del viaggio e del viaggiare che vada oltre il concetto turistico di vacanza, per stimolare curiosità e riflessioni.
In quella occasione Ghila illustrerà il suo tipo di impegno quale consulente per viaggiatori con esigenze particolari, sul quale potete trovare informazioni sul sito www.ilmilionedivie.com 
Spera di poter raggiungere quelle persone che pur essendo insoddisfatte dei giri intruppati in gruppi pilotati,  e pur desiderando fare esperienze differenti e più gratificanti, non sanno come organizzare un percorso e come gestirsi. In particolare una esperienza di viaggio se preparata adeguatamente e poi ri-analizzata assieme a un consulente può essere di grande aiuto anche a persone con problematiche particolari, sia di tipo interiore che di tipo fisico. L'incontro con la varietà delle culture può riuscire assai stimolante e ripaga ampiamente le sorprese e le piccole avventure di un percorso di scoperta e di esplorazione di altri contesti, per cui si ritorna gratificati e arricchiti di nuove esperienze.
Ognuno dunque dovrebbe trovare il suo percorso tra il milione di vie individuali possibili.
Prego i lettori di questo blog di voler dare massima diffusione all'iniziativa presso amici e conoscenti, grazie.

nel KwaZulu-Natal in un centro culturale

con una india saraguro sulle Ande del sud dell'Ecuador

lunedì 19 marzo 2012

mio libro su identità e differenze

 ANNIVERSARIO
E' passato oramai un anno da quando il mio testo su identità e differenze, finito in febbraio, fu accettato dalla casa editrice Franco Angeli di Milano, fu impaginato presso la sede romana, e fu messo in programmazione (poi è uscito nella distribuzione in libreria a metà novembre scorso...).
Sto parlando dunque del mio libro, "Le maschere e gli specchi", con sottotitolo "Identità e differenze tra omologazione e eterogeneità, osmosi e complessità".
Il volume tratta dell’ importanza della comunicazione a livello simbolico nei percorsi di strutturazione delle appartenenze, e nei percorsi di individuazione/ costruzione della identità, è evidente quanto sia  complesso il viluppo tra aspetti di maturazione ed evoluzione, e aspetti di inculturazione e di condizionamento – che sono contestuali ai processi formativi – . Risulta necessario, allora, evidenziare la reciproca influenza tra queste componenti e costituenti.

Una sfida è quella di mantenere sempre presente il parallelismo tra la costituzione e la composizione dell’identità personale e di quella collettiva, insistendo sulla processualità delle stesse, e sulla costante mutevolezza dei punti di equilibrio interni via via raggiunti. Come autore ritengo che su questa delicata e complicata tematica della identità, il ricercatore si dovrebbe – quando e quanto possibile – trattenere dal dare definizioni o risposte defintive di carattere generale, per cercare di non categorizzare e non semplificare eccessivamente in un mare mosso da tanti interrogativi e dubbi.

Ritengo anche che sia importante comunicare soprattutto il senso della complessità e la dimensione della problematicità, dunque lasciando anche aperte varie questioni. 
Il frequente ricorso a narrazioni, fossero esse biografiche, autobiografiche, o concernenti storie famigliari o di grandi gruppi umani, o relative a storie su conflitti identitari, mi è parso il modo migliore (rispetto a molta saggistica) per dare uno sguardo all’interezza di situazioni e per fornire una cornice più realistica, cioè sfaccettata e sfumata, quali la sensibilità e le capacità espressive dei testi narrativi sanno renderci, evitando schematizzazioni e razionalizzazioni eccessive.


Il volume consiste dunque in una riflessione svolta in tono discorsivo su identità e differenze  (tematica infinita e per questo affascinante). Per far ciò si parte dai miti antichi perchè là si trovano i simboli che tutt'oggi in Occidente ci portiamo dietro, e i temi fondamentali dell' identità sono là espressi con un fascino che ha una grande forza di suggestione. 


Il discorso prosegue in modo interdisciplinare e integrato sulla identità personale nella Prima parte, e su quella collettiva, sociale, culturale nella Seconda, nella quale si fa riferimento piuttosto a testi di letteratura o di carattere narrativo, e anche a film. 

Il testo è non solo interdisciplinare, ma ho inteso scriverlo in un linguaggio scorrevole, non da opera saggistica sistematica, e appunto perciò spazia su molti settori delle discipline umanistiche e non presenta un approccio specialistico, né vuole essere legato ad una specifica scuola di pensiero. Si intende comunicare piuttosto il senso della complessità della questione e della ricchezza delle problematiche coinvolte, fornendo strumenti in modo che chi legge si formi una propria idea...  
Il testo procede con una modalità spesso informale, ma di ampio respiro, in cui si intrecciano gli apporti delle discipline umanistiche e di varie angolature prospettiche al riguardo. Le definizioni vengono evitate, e vengono riportati punti di vista anche differenti e divergenti, per stimolare il lettore e dare più rilievo ai quesiti che non a responsi preconfezionali.


le etnie abitanti in Sudamerica lungo la linea dell'equatore (nel museo La Mitad del Mundo)


giovedì 15 marzo 2012

sì, viaggiare... qui e là


Ad esempio, una amica mi ha raccontato di un suo viaggio un po' avventuroso nella zona tibetana del Ladakh indiano. Il bello è che il nucleo più significativo era in gran parte composto da storie di incontri. Soprattutto di incontri e di scambi con altri viaggiatori, o residenti, occidentali. cioè gente che è di qui ma che incontri là, e il contesto è determinante per far sì che là ci sia quel tipo di gente, che là li incontri, e che ci si apra a un dialogo schietto, che si abbiano interessi in comune, atteggiamenti, mentalità. Come sapete, o come comunque vi potete immaginare, in quelle regioni in cui ancora non è giunto il turismo organizzato, che sono ancora poco attrezzate quanto a strutture ricettive, e che sono di non facile, o non agevole, accesso, e magari ancora solo appena accennate e non ben descritte nelle guide, è un po' una avventura arrivarci e pochi sono i viaggiatori che lo fanno. Per cui quando si raggiunge una località se c'è qualcun altro con tratti occidentali ci si vede sin da lontano e ci si incontra per scambiarsi informazioni, consigli e racconti. Ci si riconosce e ci si sente vicini, si condividono sensazioni, emozioni, ci si sente solidali. E queste storie vere, ma anche le storie fantastiche che ci si costruisce poi relativamente a certi personaggi, sono dense, stimolanti, scorrono alte, e paiono paradigmatiche. 
E così ci si specchia e si riceve molto. E poi ci sono le suggestioni dell’ambiente o del momento, per cui personaggi, costumi, voci, situazioni, spiccano e sembrano davvero straordinarie. 
Si torna, in questo stimolo all’immaginario, un po’ adolescenti e il bello è che si ringiovanisce, cioè si ritorna a quei racconti di accadimenti superlativi che poi magari traggono spunto da cose di corrente quotidianità, ma che sono state vissute, sono entrate nel nostro vissuto, come emblematiche e strabilianti... per il semplice fatto che hanno avuto per noi la caratteristica della scoperta.
Mentre si è lontani in un altrove, ad un certo punto sembra che su ogni abitante dell'altrove, su ogni persona un
a casa di un anziano colto e saggio, nello stato di Haryana in India

 po' particolare che si osserva, si possa fantasticare ed immaginarsi vite e vicende, e così ci si racconta storie, e se si è in due o tre l'immaginazione attiva si innesca e nello stesso luogo e momento ognuno vede storie diverse dietro a personaggi creati sul momento, e ci si scambia le proprie narrazioni fantastiche. E' un bellissimo passatempo questo di stare a guardare tipi strani, diversi, per abiti, atteggiamenti, espressioni, relazioni...
da una parrucchiera in Mpumalanga (Sudafrica)

Ma qualcosa di simile avviene già prima della partenza, con l'elaborazione delle proprie aspettative, attraverso letture o visioni di film. Anche a me accade tutto questo nella fase preparatoria, e così mi faccio raccontare cose dai miei libri, dai cd, girando su internet, dai video su youtube, a volte anche dalla radio, dalla tv, dalle riviste, ecc. e mi ritrovo a fantasticare nel fare questi percorsi con la mente.
E poi di positivo ci sono gli incontri con gli estranei, anche quelli rapidi, però quelli con i sorrisi, con coloro che pensano bene di te e tu di loro, e ci si da reciprocamente.
E alla fine di solito si producono anche dei sogni, che molte volte sono piacevoli, ma comunque sono l'altra dimensione, e lì è quasi tutto ancora diverso, è veramente come una specie di viaggio particolare in un mondo lontano e famigliare nel contempo.
ad Auroville nel Tamil Nadu (sud-est India)

Ci sono tanti aspetti della dimensione di viaggio, dell'andare verso una meta, nell'essere di qua e di là... E al finale ci sarà poi il piacere del ritorno agognato, e del racconto, ma questo godimento del non essere qua ma là, questo piacere, si verifica anche in "andata"... anche da subito, arrivando e iniziando un viaggio c'è il ritrovare paesaggi, odori, sapori, sensazioni. Al ritorno c'è anche il ritrovare amici con cui non ci si vedeva nè ci si sentiva magari da un sacco di tempo... Mentre andando là, hai tutte quelle emozioni e conferme che puoi cogliere solo accogliendole, andando loro incontro, non ultimo riprovare l'ebrezza del rischio, o semplicemente dell'incognita (penso ora al viaggio in birmania, o in certi villaggi andini, -vedi diari in questo blog). Il porsi in viaggio, è sempre un po' un porsi alla prova, ed è un andare verso il liminale, per varcare delle soglie, per decontestualizzarsi e così nel decostruirsi, ricostruirsi, agire, attuare diversamente, essendo diversi gli intenti, essendo diversamente collocati.
a casa di una coppia di Sikh seguaci di Krishnamurti (India)
a casa di un giornalista bengalese comunista a Gurgaon nel centro-nord dell'India
in casa di una famiglia di indios saraguro sulle Ande del sud dell'Ecuador

Io amo la dimensione del vagabondaggio, ne ho bisogno. Ma allo stesso tempo, quanto mi piace lo starmene nella mia tana, a cuccia, tranquillo e silente a leggere un bel libro o a vedermi un video o un film... e poi se no cosa e a chi racconto? In definitiva per me si tratta un po' sempre della stessa medaglia, perché in fondo poi sono tutti viaggi mentali... certi hanno in più il fatto che producono vissuti inediti o comunque differenti.
E poi forse è un po' una compensazione per questa vita troppo sedentaria.

A parte i grandi viaggioni nell'altrove, mi piace "semplicemente" la nostra montagna, d'inverno corro giù per la bianca neve (sciando) con l'aria fredda in faccia, e oltre allo spettacolo naturale che ho davanti, con la codina dell’occhio vedo bei paesaggi che mi scorrono ai lati...
Ma mi manca molto il mare, che forse è stato il primo amore, il mare quello dotato di bellezza superlativa, con la sua aria, i colori, la sua realtà cristallina, l'immensità amniotica in cui immergersi fiduciosi. Il poter volare sott'acqua (io sto sempre ad occhi aperti sotto), l'esser tenuti su a galla, come in braccio, sostenuti dalle morbide mani materne mentre il sole ti sorride, l'acqua ti da il fresco refrigerio e puoi guardare il sole ...e poi a terra gli odori dei cespugli aromatici e dell'aria secca e ossigenata dei luoghi assolati. E' una gran bella cosa stare in una zona soleggiata tutto l’anno: più luce, più giorno, un pochino più di colori, il cielo più alto...ci si può tirar fuori dalla cuccia in fondo alla tana....
Perciò ogni tanto (ogni troppo) per fortuna torno a suscitare quelle sensazioni, torno alle nevi, o al mare, o all'altrove e alla sua scoperta, all'infanzia, all'adolescenza, per rimettermi nel grande ciclo della trasformazione.

su come prepararsi a un viaggio vedi anche: nel blog di Ghila il post  
http://viaggiaremifabene.blogspot.it/search/label/I%20Miei%20Consigli%20Per%20Viaggiatori

lunedì 12 marzo 2012

Marchesini 2

ancora sul viaggio della vita

Ho una grande ammirazione per Anna Marchesini, e infatti già avevo riportato in un passato Post (dell'8 settembre scorso)  il testo della precedente volta in cui la Marchesini intervenne da Fazio, e ora vi trascrivo l'intervista di sabato scorso:
Anna Marchesini a "Che  tempo che fa" con Fazio, il 10 marzo 2012
presentazione del suo secondo romanzo: "Di mercoledì", Rizzoli

(Fazio la presenta come una scrittrice):
AM(...)no... sono come al secondo esame di un corso di laurea.... ho solo scritto due libri, non mi sento una scrittrice, (...) intanto.... sono felice di aver scritto questo libro, felice di scrivere, perché mi piace scrivere anche se quando comincio a scrivere mi isolo in una situazione di chiusura, sto in casa sei mesi-sette mesi, divento racchia a livelli ..., sì ci ho messo sette mesi a scrivere questo libro. Vivo nel senso che mangio e dormo, però non esco mai, sto sempre chiusa in casa col mio fidanzato, sul divano a scrivere, come quando recito, come quando vado in palcoscenico, come quando... 
FF come quando fai tutto, tu ci metti tutta te stessa...
AM sì diciamo insomma che il filo poetico che si è sempre intrecciato con la vita, con la vita quotidiana, è poi quello che permette alla vita quotidiana di non dare troppo disturbo, insomma, quello che allevia...
FF il che non è una frase da poco, dire cioè che la letteratura...
AM la letteratura, la musica, il teatro, ...
FF sì.. l'arte...
AM e del resto è quello che l'uomo ha scelto sin da  tempi antichissimi, che l'occidente ha scelto, è il teatro, per abitare un luogo dove le cose si possono guardare ...
FF ...cioè l'arte, dici tu, in qualche modo rende sopportabile il quotidiano, la vita quotidiana...
AM sai che sento che qualcuno dice che l'arte è consolatoria, invece io non penso che l'arte sia da vedere così, penso piuttosto che l'arte trasformi proprio, e dia la possibilità di guardare alle cose e di nominarle, e di dare un posto alle cose, che sia una culla debita, se vogliamo un sepolcro dignitoso, ... perché anche quando noi guardiamo, che ne so ... la Pietà (di Michelangelo) con la Madonna che ha in braccio lo scheletro di un figlio che è morto, e vediamo qualcosa di estremamente doloroso, eppure diciamo che è bella ... è una specie di onore al dolore, una specie di grande celebrazione, ed è quello che insomma ha sempre fatto il teatro ...
FF l'arte salva persino il dolore... insomma...
AM  trasforma ...persino il dolore...
FF ... lo rende accettabile ...
AM sì perché c'è qualcosa anche che è bello... anche nel dolore...
FF che il dolore sia parte della vita è un tema di un tuo racconto
AM sì perché infatti questa donna della copertina è proprio un po' in bilico, infatti le mie sono anche donne e situazioni della vita che sono anche sull'orlo, però ...
FF ecco ora ne parliamo perché il privilegio di avere qui l'autrice è che uno può discuterne con lei 
AM in vita proprio!, ...perché non sono postuma, sono ancora viva... sì....
FF questo romanzo ovvero questi tre racconti, hanno una unità narrativa in cui le tre protagoniste si incontrano nell'ultima parte del libro, e si incontrano di mercoledì... perché a storia si svolge nello studio di uno psicoterapeuta, e anche accanto, nella casa ... vero?  (...)
AM si, perché qui io ho inteso non dare un senso quotidiano alle donne e alla loro diciamo datazione (...) non che sia fuori dal tempo ma nel tempo possibili, probabili, ma non comuni..., (...)
FF hanno nomi particolari, o come Maria non più di moda ...
AM sì ma la scrittura serve un po' anche a questo, a utilizzare, diciamo... quella lingua che non sia il linguaggio quotidiano, e nemmeno quello dei temi scolastici, (...  ...) quindi devo andare più a fondo... fare il subacqueo, ...
FF quindi come già l'altra volta del resto ... perché la prima cosa che si nota è la tua grande passione -e frequentazione- per la letteratura, per la parola scritta, al punto che immagino sia per te una gran fatica anche fisica scrivere perché quando uno rispetta così tanto uno strumento sia una fatica anche adoperarlo, come è sempre stato per te per il teatro...
AM sì, (......) sono travolta, trascinata, penso anche a coloro che lo leggeranno, c'è anche una gioia nello scrivere, e a raccontare le vite degli altri...
FF (...) sono tre donne, io avrei detto prigioniere, una del proprio passato, della felicità del passato, un'altra prigioniera in qualche modo del marito, che non le ha consentito una sua vita se non quella che lui ha scelto anche per lei, che poi a un certo punto le sta anche bene, però insomma non si chiede tanto se sia giusto o no, ma la vive così, e una terza prigioniera del proprio corpo, ....
AM mah, (...) ci si può leggere quel che vuole, si possono vedere ovviamente anche in tanti modi, io le ho viste in queste loro vite in rapporto alla felicità. Una ha perduto la felicità quando era piccola perché la condizione di grande solitudine in cui è rimasta non le ha permesso di superare il suo dolore. Per questo io non ce l'ho su tanto col dolore nel senso che non è tanto il dolore a costituire l'infelicità della nostra esistenza, quanto forse il fatto che rimanendo soli in una situazione di dolore noi spesso rimaniamo fermi a quel dolore, allora  (...) 
FF tre grandi solitudini, allora diciamo così ...
AM sì...anche....ma comunque la vita basta a se stessa. . . (...) E, perlomeno alcuni che lo hanno già letto, hanno detto che il libro è un inno alla vita nel senso che la si può trovare assieme a una felicità anche là dove non è detto che la si debba andare a cercare... ci sono momenti di gioia o addirittura di estasi in situazioni che non potrebbero convenzionalmente chiamarsi così ...
FF ...in situazioni estreme  persino, diciamo.....
AM si, per la prima, mentre Zelda no, è una donna che non si è mai posta l'idea,  il desiderio di felicità come qualcosa di mitico, di assoluto, come desiderio da raggiungere, ma non è detto che non l'abbia avuta, tant'è che ci si sono pagine in cui lei dimostra, sbrodola la sua felicità perché è una donna anche carnosa, vitale; e la terza è una donna intelligentissima, che cerca gli estremi, l'assoluto, e lo cerca anche in zone pericolose, ... (... ...) e diciamo che nella sua vita c'è un elemento tragico, fortemente tragico, e che però non convenzionalmente vissuto ....
(...) FF sul rapporto tra felicità e dolore ho letto una tua intervista molto bella uscita qualche giorno fa su "Vanity Fair", in cui tu dici che per esempio la felicità è stata sopravvalutata e mitizzata, non è un elemento essenziale nella vita... che non è una frase convenzionale....
AM  Penso che a volte la felicità è vista come qualcosa di assoluto, grandissimo, inafferrabile, e in questo modo forse non si potrà raggiungere, ma è anche vero che la felicità e l'infelicità, come il dolore, hanno una qualità di mistero che non bisogna tanto andare a sfrugugliare... io sono rimasta molto impressionata, quando (...) ho letto una volta un articolo in cui si diceva che quando i sub esploravano gli abissi marini, là dove non giunge la luce, si vedeva una vegetazione e colonie di pesci incolori, perché giù non arrivava il sole, questo a dire il profondo, il nero, il buio, il mistero, ma quando poi sono riusciti a portare degli strumenti dotati di luce, hanno visto che gli abissi sono coloratissimi, (...) tutto aveva colori bellissimi, pesci turchesi, rossi, una vegetazione bellissima, i coralli eccetera,  ...  allora se si scende con la luce, è questo che voglio dire, se tu scendi con la luce... anche se non si può illuminare il buio il mistero, che pure deve rimanere perché il tempo del mistero è in noi come tempo della vita, guai togliere il senso del tragico, dell'oscurità, del buio, dell'oltre, però se scendi con la luce puoi vedere cose bellissime anche nel buio degli abissi e nell'oscurità ...
FF faccio una domanda, però così non si corre il rischio di una sopravvalutazione del dolore?
AM  sì, può darsi, ma io non è il mio caso perché io sono un'attrice comica .....
(...) FF volevo dire che questo è "un libro sull'esistenza", e da una attrice comica che ha raccontato i propri personaggi con il sorriso, è una sorpresa abbastanza stupefacente... (...)
AM  ma che cosa c'è di più comico della tragedia?, 
FF quando è raccontata in chiave comica...
AM ... ma è irresistibile di per sè...
FF e infatti la domanda era se c'è un minimo comune denominatore tra queste tre donne e il racconto delle altre donne che tu hai interpretato durante la tua carriera in televisione e a teatro...
AM (...) sì, mettiamo "la cecata", la Signorina Carlo, chiamata così perché il padre credeva che fosse un maschio, non si era neanche accorto, quindi una che se ne va con una borsettina, sola per il mondo, uguale a nessuno, che è rimasta una bambina nonostante la sua età, e nessuno se la piglia, la si può raccontare come una storia patetica, di un'orfana.... e invece nella sua rappresentazione teatrale dove anche la solitudine fa una specie di una capriola e diventa qualcosa a cui ti puoi avvicinare, che non ti respinge, e quando la guardi da così vicino è anche così bella.... e questa è la vita. 
(... ...) FF (...) la lettura di questo libro ... fa capire quanto rispetto Anna abbia per la scrittura, e che c'è uno studio di un linguaggio non convenzionale, mi verrebbe anche da dire non contemporaneo...
AM  io vedo, desidero e cerco la letteratura, come anche il teatro (che mi piace frequentare), come qualcosa di non contemporaneo, nel senso che il contemporaneo appartiene di più al cinema, alla televisione, alla cronaca, mentre io chiedo alla letteratura un linguaggio altro da quello che parliamo, tipo il passato remoto, ecc., (...) e quindi, siccome io mi nutro soprattutto dei classici, ho sempre desiderato, cercato un modo qualificato ma non narcisista, non autoriferito, ma qualcosa che possa fare da splendida culla dove appoggiare la sostanza delle cose, insomma, e qualcosa che di per sè rende amabile quello che c'è scritto.
(...) FF (...)nella solitudine c'è il tempo e la capacità per cercare l'aggettivazione e qualificazione giusta (...)
AM non vederla solo come qualcosa di scarno...
FF no volevo dire che la solitudine rende possibile una visione quasi perfetta....
AM (...) già di per sè la solitudine è un groviglio "di oro e di stracci", è la possibilità di metterci tutto, non è proprio che la solitudine è brutta, la gioia è bella e il dolore è brutto, il senso di quando vai dentro alle cose è troppo facile e non soddisfacente dire brutto, bello.... (...)
(...) io vengo da psicologia, e romanzi sul flusso di coscienza, e così, dove l'importante è quello che accade durante quello che accade, e quindi non tanto il fatto, anche il fatto, però quello che tu percepisci del fatto, anche il paesaggio non è mai descritto da me che sono l'autrice e quindi non devo contar niente, è sempre visto dal personaggio, attraverso lo sguardo del personaggio, cioè come lo vede lei,  non come lo vedo io.
(...)
FF un'ultima domanda, volevo saper se la televisione ti manca quanto tu manchi a noi (...)
(...)AM nel momento in cui in televisione si potrà tornare a recitare, ma ha preso un'altra strada....

mercoledì 7 marzo 2012

per la celebrazione del principio femminile

per la giornata di domani 8 marzo festa in cui si celebra il principio femminile,
vi giro in lettura questo testo, che mi è stato dato al centro Raji, di un certo Francisco:


A tutte le Donne che accolgono la loro femminilità potente.
A tutti gli Uomini che si inchinano alla propria sensibilità.
A nonna Frida che, trapassando, mi ha ispirato questa storia.

Ci fu un tempo in cui l'umanità era intimamente connessa con i cicli del vivere e del morire, sentiva sotto i piedi nudi il cambiare delle stagioni, intuiva i movimenti dei pianeti e delle stelle, accordava ogni gesto a questo armonico fluire dagli astri alla terra, e poi dalla basso all'alto. Le guide di quell'era, l'infanzia della nostra attuale generazione umana, erano Donne sapienti, compenetrate dei moti degli astri e dei flussi del fenomeno della vita su questo piano. Conoscevano sentendo e facendo risuonare nell'anima e nel corpo tutto ciò che le circondava. Perpetuavano con saggezza la vita delle loro comunità in un mondo dominato da un tempo ciclico, come il crescere e il calare della Luna. Con la Luna queste donne avevano una profonda connessione, vivendo ognuna il ciclo della propria luna rossa di sangue e fertilità. Gli uomini, figli e amanti delle donne, erano meno intuitivi e si applicavano con gioia alle occupazioni pratiche, saggiamente consigliati dalle Donne. 

Col consumarsi dei millenni alcuni uomini iniziarono a nutrire invidia per il potere delle Donne e risentimento per esserne esclusi. Desideravano poter sperimentare più liberamente le proprie potenzialità, prendere dalla terra tutto ciò che desideravano, alterare i cicli naturali a loro vantaggio. Non compresi dalle loro amate madri e amanti cominciarono a riunirsi in gruppi di soli uomini, scoprirono la forza che il branco dava loro, l'ebbrezza di seguire un solo capo maschio, a loro simile, senza le lunghe discussioni in cerchio che tenevano le donne. Cominciarono a sperimentare il loro potere separato, ad aumentare la loro forza fisica, la loro astuzia nella caccia, i loro strumenti per tagliare e incidere nella materia un segno di sé. E il loro desiderio di potere crebbe e cominciò il conflitto: sperimentarono la loro forza contro le donne e fu violenza, stupro, sottomissione. L'umanità si divise in società matriarcali legate all'antico rispetto per la madre terra e gruppi patriarcali che invocavano il tuono, il lampo e il cielo altissimo come unico Padre. 

Gli uomini inventarono la guerra, la religione, il culto del potere e i modi per esercitarlo: teocrazia, monarchia, aristocrazia e persino la perfetta democrazia ateniese, riservata ad una minoranza di uomini privilegiati. Stabilirono confini, tracciarono strade, strapparono i preziosi metalli dalla terra stessa con la complicità dei curiosi nani. Si sviluppò l'archetipo del guerriero e le società maschili proliferarono, spingendo col ferro e col fuoco, le pacifiche società matriarcali nell'ombra. Il sapere intuitivo delle antiche Donne, figlie delle Luna, venne in parte conquistato dagli uomini ma i suoi segreti più profondi non poterono essere comunicati perchè frutto di intuitiva conoscenza e non di nozioni e formule. In parte quel sapere si conservo sussurrato dalle madri figlie: le virtù delle erbe, le canzoni incantevoli ascoltate dagli elfi, i cicli della Luna ed altri arcani. 

La nuova civiltà maschile si sviluppò al punto che i suoi figli maggiori, la filosofia e la religione, generarono a loro volta la scienza meccanicista e la teologia dogmatica che si scagliarono insieme, come incudine e martello, contro ogni aspetto della vita umana che sfuggiva loro in quelle ombre proiettare dai loro lucenti discorsi che separavano il ben dal male, la verità dall'errore, la razionalità dalla follia. Cominciò così quello che doveva essere l'attacco definitivo all'antico sapere femminile e lunare. Le eredi di quella tradizione vennero chiamate streghe (da strix, civetta, abitante della notte) e vennero catturate, seviziate, torturate e bruciate. Accanto a loro vivevano ancora alcuni uomini, figli, amanti e partecipi del loro sapere e furono chiamati stregoni. Ma accadde una cosa che i persecutori, nella loro tronfia ignoranza delle leggi cosmiche più profonde, avevano dimenticato.

Le anime delle vittime cominciarono a radunarsi in cerchio, come usavano fare nei tempi antichi. Dopo una lunga assemblea chiesero al Dio creatore del Bene e del Male di ottenere giustizia per ciò che avevano patito. E quel Dio, in forza delle leggi che egli stesso aveva stabilito, dovette accettare e chiese quale prezzo dovesse esigere. Maddalena, la messaggera delle Donne, si espresse così: “Come i nostri persecutori hanno sparso il nostro sangue anche noi chiediamo di poter spargere il loro”. Il Dio quasi si pietrificò alla richiesta: l'umanità si sarebbe estinta. “Ma – continuò Maddalena vibrando di una voce argentina e ridente - lo spargeremo a modo nostro: moltiplicandolo su tutta la Terra. Chiediamo alle nostre figlie incarnate di sposare e servire fedelmente i figli dei nostri persecutori in modo da accogliere il loro seme e mescolare le correnti del nostro sangue. E benediciamo questa nuova generazione affinchè impari ad accogliere entrambe le eredità, portandole a nuova sintesi: razionalità e intuizione, tempo lineare e ritmo ciclico, scienza e spiritualità, Forza e Grazia. E a quei bambini doniamo un mantello indaco, il colore nuovo che portò il Cristo incarnandosi sulla Terra”.

E questi sono gli anni che i figli e le figlie di quelle unioni stanno ricordando le loro origini, preparando la sintesi e il risveglio dei saperi più antichi o progettando geniali innovazioni. Costruiscono una società nuova, dove maschile e femminile sono complementari in ciascun individuo, dove le separazioni più dolorose si sciolgono in un dolce amplesso e dove piacere e dovere si coniugano nella propria autorealizzazione. Così che le Donne possano vivere a pieno la loro femminilità potente e gli Uomini, finalmente adulti, le accompagnino fieri ed Amici delle Donne. Usciremo così, insieme, dall'acerba adolescenza dell'umanità per entrare nella maturità della nostra evoluzione. Se tu che leggi hai sentito vibrare il tuo cuore sappi che tu sei mia sorella e mio amico e che, ovunque tu sia, io ti benedico e ti ringrazio per essere qui accanto a me in questi anni di sintesi e trasformazione.

Francisco Merli Panteghini, Amico delle Donne
Notte del 22 luglio 2011, Santa Maria Maddalena
http://www.amarelaterra.blogspot.com/2011/07/le-figlie-della-luna-e-gli-amici-delle.html

sabato 3 marzo 2012

il messaggio simbolico di madre natura


Eccoci in pre-primavera, con il prossimo plenilunio di giovedì 8 festa in cui si celebra il principio creativo femminile. Con il mese del coraggio inizia l'anno dell'antico calendario romano stabilito da Numa Pompilio (corretto poi da Giulio Cesare), il pio re sabino ispirato dalla ninfa Egeria, che fondò l'istituto delle Vestali. Il 15 saranno le fatidiche Idi di marzo. L'Equinozio sarà martedì 20, e la luna nera (quindi poi luna nuova) giovedì 22. siamo dunque in prossimità di un "varco", uno di quei periodi di transizione, o varchi, di cui ad alcuni di voi già altre volte ho parlato negli scorsi anni. Passato il "varco di Lupercalia" in febbraio, e superato quel senso di sgomento, e incertezza che può dare, ora ci avviamo liberi da paure verso il ritorno della luce. quindi in questo ponte tra l'istintuale e la piena consapevolezza, ci possiamo affidare con abbandono e tranquillità a quell'istinto che fa fluire il Sè nell'intuito. poi rinasceremo ciclicamente con la nostra prima vera stagione di realizzazione.

Ora intanto è accaduto il miracolo di poter passare dal gelo, la neve, il ghiaccio e l'aria fredda, al tepore che ci consente di riprendere a vivere nel mondo, all'aperto, e quindi di socializzare più facilmente, grazie al ritorno anche della luce e dei colori. La luna nera dell'Equinozio è stata assunta anche come simbolo dell'apparizione del lato oscuro (che possiamo dunque contemplare e accettare) e quindi della scomparsa del chiarore lunare (notte fonda, notte di civette, in latino strix, ma piena di stelle, che ci ricorda la sumera e biblica Lilith, e la tracia Ecate); ma poi anche come simbolo della sua trasformazione che genera la rinascita di una luna nuova che andrà inesorabilmente in crescendo.
:-)
Lilith l'aspetto femmineo dell'umanità creata assieme e a pari ad Adamo