martedì 28 aprile 2015

13) Viaggio in Colombia; (Cartagena, 2)

Lunes 9 de marzo
Effettivamente nel fin-de-semana c'è parecchio turismo, in gran parte interno, cioè villeggianti colombiani, oppure provenienti da altri paesi latinoamericani, oppure persone dagli stati uniti (il volo da Miami è breve). Ma non disturba, non è eccessivo. Comunque si sta decisamente meglio ora.
Oggi dunque c'è molta più calma. Vaghiamo a caso per altre stradine, e poi ci fermiamo in uno dei bar in plaza santo Domingo, che è proprio quella di cui a casa tenevo una foto come immagine di scrivania del mio computer fisso. 


C'è pure una statua della solita donnona grossa (Gertrudis) dell'artista colombiano F.  Botero. Il quale
però forse non ha esagerato ma ha preso spunto dalla realtà delle molte donne obese che si vedono in giro (e non da oggi, come si vede nella foto anni '50 della parte etnografica del museo, cfr. più sotto).

Dal portone della chiesa di san Domenico -che risale al 1569 per cui è la chiesa più vecchia della città-, fuoriesce un canto scassato di un gruppo che canta troppo forte e male…  meglio ammirare le vendedoras de fruta.

Ci divertiamo a osservare in silenzio un vicino gruppetto di "piccoli imprenditori" italiani, che assomigliano a certi personaggi delle commedie del cinema di costume degli anni sessanta/settanta; uno  in particolare sembra un po' un personaggio interpretato da Abatantuomo.
Ce ne stiamo lì finché c'è ombra sulle sedie. Infine pagando rimango incuriosito vedendo che in fondo allo scontrino c'è la scritta: "No a la explotaciòn sexual comercial de nuestros niños y niñas"... ... (che ci ricorda certi traffici intollerabili di certo "turismo" degli ultimi decenni).

Nella parlata (habla) popolare cartagenera per dire gironzolare, andare a zonzo (in ingl. fooling around, in fr. flaner), dicono "mamando gallo" .... . Qualche altro colombianismo costeño: il saluto all'arrivo è "buenas", nel lasciarsi "chao"; e tu come stai?, "ajà, y tu qué?"; così caro??, "eche! y por qué tan caro?"; ok va bene, d'accordo, "listo! va pa' esa!"; stà attento, o svelto, "ponte pila!"; che forte..., "qué bacano"; qualcosa di straordinario, "culo de ....!"; la spiegazione finale di qualsiasi cosa: "porqué ajà"; (tratto da: maia creer.crear).
Annalisa si sofferma a guardare una vetrina di uno dei vari negozi di smeraldi, poi di uno di essenze e profumi, e di uno di busti, e un altro di costumi da bagno con taglie forti. 


Poi ci dirigiamo verso la parte moderna e di uffici, verso avenida Venezuela nel quartiere de La Matuna. C'è un mercato di fiori. 

Quindi facciamo un'altra lunga passeggiata con gran giri alla ricerca vana di una chiesetta del Cinquecento in cui ci sarebbero delle belle piastrelle stile mudéjar, ma che non troviamo. Infine alle 14 torniamo al posto dei waffles&crèpes dove si mangia bene. 
A questo punto ci rifugiamo a riposare in camera, parliamo via Skype con i ragazzi a casa, e infine crolliamo in un gran sonnellino profondo, forse sempre a causa del forte sole e del forte vento costante.
Alla sera giriamo per il barrio di Getsemanì, il rinnovato quartiere che sta aprendosi al turismo. Deambuliamo attorno alla vivace piazzetta della Trinità, e calle Guerrero, cl.San Andrès, cl.de la sierpe, e altre laterali. Ci sono vari ostelli, e trattoriette, come il café Habana, o il Coroncoro, il Gato Negro ecc. Comunque in complesso è una zona molto più popolare e un po' di più basso livello rispetto al centro, ancora non del tutto restaurata. Sbirciamo dentro al "Media Luna", un ostello dall'ambiente simpatico. Mangiamo una pizza assai mediocre in un localino con bel cortiletto fiorito.
Riattraversiamo il parque del Centenario, percorriamo il Portal de dulces (così detto per le bancarelle di dolciumi), 

poi la plaza de la Aduana, già plaza del Mar (dove c'è la copia della statua di Colombo che sta a Genova, dono del console italiano a fine ottocento), e alle 21 ci sediamo ai tavolini fuori in plaza de San Pedro ben illuminata a prendere una aromàtica e una bibita (san Pedro Claver fu noto come "el apòstol de los esclavos", i poveri deportati dall'Africa che furono ridotti a lavori forzati soprattutto nelle piantagioni dei conquistatori). Si sta proprio divinamente nelle ore notturne, ascoltando le musiche di sottofondo. Di lato c'è il bel Museo de Arte Moderno, con varie statue sparse all'esterno nella piazza.
Compero un cd di un bravissimo chitarrista, Angelo Cardona (FB: Angelo alas de guitarra).
Riattraversiamo il casco històrico fiancheggiando la cattedrale (costruita nel 1575 ma poi distrutta dalle incursioni del famoso pirata inglese Francis Drake che conquistò brevemente la città nel 1586) dove in un angolo c'è sempre lo stesso tipo che fa il mimo, e a cui avevo dato un po' di monete, e che ogni volta mi saluta.

Martes 10
Primer desayuno con un paio di patacones (oltre come sempre alla frutta, e al succo di frutta, e alle solite altre cose, caffelatte, toast con marmellata, eccetera). Stamane sembra fare più caldo, forse c'è un po' di foschia che crea afa; sarebbe questo il noto effetto degli alisei?
Andiamo in periferia per visitare un convento famoso, il cosiddetto convento "di poppa" (Santa Cruz de la Popa). Posto in cima ad un colle, con una vista panoramica su tutta la città, 

è un magnifico luogo di meditazione degli agostiniani (dell' ordine de los Recoletos). Bella vista, con una gradevole brezza, sulla città vecchia, il porto, ila penisola di Bocagrande, e dall'altro lato i dintorni lagunosi dell'interno, e a tutta la zona moderna fitta di grattacieli. Dall'alto si vedono bene tutte le mura, i bastioni con i suoi baluardi. E' un sistema complesso di fortificazioni tra i meglio conservati al mondo. Fu opera dell'ingegnere italiano Battista Antonelli, al servizio della corona di Spagna. C'è un bel silenzio, ci sono solo due turiste giapponesi. Quindi visitiamo un po' il convento. Anche qui è venerata una Madonna della Candelaria.


Poi ridiscendiamo. Si attraversano degli assembramenti di casupole, barriadas, cioè quartieri non solo periferici ma marginali. Qui c'erano (e in gran parte ci sono tutt'ora) delle baracche fatte di assi di legno o piccoli cubi di mattoni nella cui unica stanza stavano dentro ammassati tutti i membri di una famiglia. Sporcizia, pattume sparso. Ci dicono che questa zona era sorta con l'inurbamento dei "desplazados" (gli sfollati dalle aree di guerra), e ora è abitata da disoccupati che vivono di sussidi e aiuti governativi. Certi dicono che in questo modo il governo andrà in bancarotta come il Venezuela, e che si tratta di sfaccendati indolenti e fanigottoni (=fancazzisti), che non hanno nessuna voglia di darsi da fare per lavorare... E' perciò un'area malfamata e sconsigliata agli stranieri turisti.
Poi passiamo attorno al dosso della grande fortezza del castillo de San Felipe de Barajas, la fortificazione militare spagnola più grande di tutto il Nuovo Mondo delle Americhe, costruita nel 1536 sulla collina di San Làzaro. E un massiccio poderoso che si fa guardare, ma non intendiamo né visitarla, né tantomeno entrare all'interno, il caldo è eccessivo, ci sono 38° con afa.
Passiamo anche a fianco del molo turistico detto anche La Bodeguita, perché vi erano varie botteguccie nella zona del porto. Mentre oggi da qui partono solo le lance (lanchas) ovvero le imbarcazioni per andare alle isole dell'arcipelago del Rosario. Ma anche questo non ci interessa perché la traversata dura un paio di ore (o tre quarti d'ora con l'aliscafo, assai caro) e ci pare che con questo caldo non valga la pena dato che ad es. a Bocagrande c'è poca gente e il mare è lo stesso bello.
Torniamo dunque sotto l'ombra degli alberi del Parque de Bolìvar in centro. Passiamo di nuovo del tempo su una panchina a guardarci attorno e ad osservare o ascoltare la gente nativa (una anziana signora ci fa molte domande e chiacchieriamo un po' con lei, poi ascoltiamo le telefonate di un'altra giovane donna ...). Di fronte c'è una importante casa coloniale del 1610, che divenne il Palazzo dell'Inquisizione ed ora dal 2003 è un museo. Qui si tennero i processi e le condanne per i peccati capitali, e delitti, di stregoneria (hechicerìa), blasfemia grave e recidiva, adulterio, sodomia e altri. Potrebbe essere interessante vedere i vari strumenti di tortura, come la ruota, o di sentenza di morte come la garrota, ecc. ma non ne abbiamo proprio nessuna voglia.


Preferiamo invece, dopo esserci riposati, andare dall'altra parte della piazza al locale Museo del Oro. Gratuito come molti musei, ben fatto e illustrato con chiare spiegazioni. Molto interessante, e con pezzi molto belli e originali. E' prevalentemente dedicato alla cultura Zenù, ma ci sono anche manufatti di altre culture della costa, e di altri popoli indigeni già visti a Bogotà. 
All'inizio c'è un interessantissimo documentario sull'idraulica zenù, che portò alla costruzione di una rete fittissima e davvero eccezionale di canali e di vie di comunicazione, e ad una rete di "valli" inondabili per regolare appunto le inondazioni della pianura paludosa dopo grandi piogge tropicali. Oltre all'oreficeria e alla metallurgia, ci sono anche ceramiche e tessuti. Infine dei video. Oltre all'arte e all'artigianato, dal museo si capisce bene la organizzazione della società e la spiritualità. E' relativamente "piccolo" ma vale assolutamente la visita.


C'è anche una parte di tipo storico-etnografico.



Poi facciamo un breve passaggio in albergo per una doccia. Infine alle due del pome andiamo a pranzo in un posticino di proprietà di un francese che prepara piatti fusion-creativi, cucina di base europea con influenza caribeña. Cibo buono, e fresco. E' vicinissimo all'albergo in calle de Ayos. si chiama "oh-la-là" di Gilles. Tredici €uro a testa un ottimo pasto.
Ci mettiamo di nuovo a un bar di plaza san Domingo per digerire all'ombra e lèggere. Intanto Annalisa contratta per una collanina da regalare al ritorno, il braccio di ferro si protrae a lungo, e la venditrice dice che il tempo è denaro, e che in questo modo lei deve stare lì a lavorare invece di riposarsi... ( ...y la negra trabajando...).
Poi a causa delle correnti di vento ci spostiamo sui rampari a guardare il mare, i corvi, e vari uccelloni, ognuno col suo grido e con i suoi posti riservati (facciamo bird watching, observaciòn de pajaros seduti su un gradino di pietra). 
La sera ci sono di nuovo quei giovani danzatori nel Parque, e ci soffermiamo a dare un'occhiatina ai "soliti" balli con ritmi afro, mentre sopraggiunge l'oscurità notturna.


Non ci si stanca mai di ammirare questo centro storico così bello, era ed è una città signorile, ogni strada e piazza pare un salotto o un teatro, anche perché è bene illuminata e questo la valorizza ancor più.
Alla sera nella piazza triangolare della torre dell'orologio, stiamo a guardare il locale di jazz "Tu Candela" sotto ai portici e sostiamo ad ascoltare la musica dall'esterno. Infine andiamo dall'altro lato della plaza de los coches a cena in un locale moderno tutto di sandwitchs (sandùches). Ma qui come in altri locali di ristoro, fa spesso un po' freddino a causa dell' aire acondicionado troppo forte.
In albergo chiedo di telefonare per prenotare due posti sul bus direttto per S.ta Marta per domattina. Mi fa un bigliettino con scritto "reserva en Moviliza-T, tomada por demora", con il n. di tel della Compagnia e il mio nome e il prezzo pattuito. Bisognerà essere giù ad aspettare che passi. Ci sono infatti alcune compagnie che fanno il servizio puerta-a-puerta, così ci si risparmia di prendere un taxi per andare alla loro stazione (sono sempre fuori in periferia). In questo caso si tratta della Moviliza-T (leggi: movilìzate) e ci fanno pagare, con inclusa la prenotazione e il servizio a domicilio, 12€uro a testa; farà una breve sosta solo a Barranquilla.
Poi pago addirittura l'albergo (con l'offerta che avevamo preso su internet c'era uno sconto), perché domattina dopo aver chiuso le valige vorremmo prima fare colazione, e poi scendere per tempo. Entrati in camera crolliamo addormentati con il condizionatore e uno spiffero alla porta-finestra del balcone.


mercoledì 22 aprile 2015

12) Viaggio in Colombia; ( ai Caraibi: Cartagena 1 )

ancora sabato 7
Quasi ci si mette lo stesso tempo ad arrivare da VdL ai sobborghi nord di Bogotà (cioè a Zipaquirà e poi a Chia), che ad attraversare la grande metropoli…

Come ci avevano consigliato non andiamo al Terminal e poi da lì all'aeroporto, ma ci facciamo lasciare al punto più "vicino" al percorso per l'aeroporto e da lì prendiamo il primo taxi che passa.

Stiamo ritornando alla capitale perché altrimenti per andare a Cartagena ci vogliono circa 18 ore di pullman ... non ce la sentivamo, è troppo stancante per noi (gli anni sono 67), oltre al fatto che in pratica si perde una giornata. Quindi avevamo già comprato con una settimana di anticipo i biglietti per un volo della Avianca da Bogotà, che dura solo un'ora e mezza. E poi in bus climatizado il viaggio costa circa 68 €uro, mentre in aereo 90 €...  tasse comprese andata e ritorno (che faremo però da S.Marta) quindi non vale proprio la pena per noi di farci il percorso in bus.
Espletate le formalità di imbarco pranziamo, e poi via! si va verso la Costa.

L'aereo è pieno di una comitiva tipo parrocchiale di giovanotti di periferia che vanno a passare il fin-de-semana al mare. Giovinotti e ragazzette di un istituto di qualche sobborgo periferico, che vanno in gita a divertirsi. Sono eccitati, e piuttosto grezzi e sguaiati, si chiamano e si parlano a distanza, urlano, scherzano e scoppiano in risate fragorose. Continuamente vogliono scambiarsi posto.
La signora di fianco a noi ha paura, sia alla partenza che all'atterraggio, e anche i giovani spavaldi sono tesi e applaudono freneticamente il pilota quando effettua il decollo, per sfogare così la tensione nervosa. Poi tutti si mettono subito a giocare ai giochini elettronici sugli schermini dei sedili. Debbono usare a pieno tutto il tempo che hanno per questa opportunità di fare dei giochi da computer. Ma vedo che sono eccezionalmente abili ed esperti. Almeno se ne stanno buoni a guardare davanti a sé.
Di nuovo tutti si congratulano appassionatamente con il pilota per essere stato in grado di far atterrare l'aereo. Finalmente se ne vanno euforici e pieni di aspettative per il prossimo grande divertimento.

SECONDO VIAGGIO: EL CARIBE
Arriviamo alle 16. Qui iniziano una dozzina di giorni sulla Costa, prima a Cartagena poi a Santa Marta. E' come un secondo viaggio dentro al nostro viaggio, dato che è così tanto diverso l'ambiente naturale e anche umano tra i Caraibi e le Ande.

Cartagena de Indias 



Questa la denominazione ufficiale dato alla città ai tempi del primo sbarco in Sud America (de Indias per distinguerla dalla città portuale fondata dai punici cartaginesi in Spagna sul mediterraneo; l'America era ancora chiamata e ritenuta Indie occidentali). Subito avvertiamo il drastico cambio di clima, fa molto caldo, e i nostri vestiti sono del tutto assolutamente inadeguati, ma per fortuna c'è una bella aria di mare. C'è tanto verde, e luce e colori squillanti.
Arriviamo un po' stanchini al nostro albergo nel centro storico, in via dell'Arcivescovado, in piena città vecchia. Si trova su al segundo piso, secondo piano (cioè per noi al primo piano o piano rialzato) ed è tutto attorno ad un bel patio con piante tropicali. La camera ha anche un balcone che da sulla via, e ha sia il ventilatore che l'aria condizionata. E' stata un'ottima occasione trovata su internet. Ci cambiamo e usciamo subito fin che c'è ancora luminosità. L'aria è calda o tiepida nonostante il forte vento, e si sente tanto ossigeno che viene dall'oceano.

Veniamo subito "investiti" da una atmosfera ben lontana da quella andina. Intanto c'è molta gente fuori per la strada, e c'è animazione, ma di tipo vacanziero. Ci sono molti colori vivaci, sia per la vegetazione e i fiori, ma anche per i vestiti, e non solo perché sono "da mare", ma sono anche presenti negli abiti tradizionali che portano alcune donne nere. Vediamo qua e là che si stanno celebrando matrimoni o feste matrimoniali con numeroso parentado elegante, e qualcuno sta suonando musica (si vede che certi scelgono un week-end a Cartagena per sposarsi). L'atmosfera è da serata estiva.
Nella vicina piazza Parque de Bolìvar si sta esibendo una compagnia di danza di giovani neri/e scatenati/e in ritmi e movimenti frenetici al suono incalzante di tamburi.   Sono straordinari e travolgenti, le musiche ti coinvolgono e ti stimolano a fare alcuni movimenti e passi di danza, non si riesce a stare indifferenti e fermi. 





Dopo molte esibizioni, di cumbia, o mapalé, o altre danzas nativas, quando hanno finito e torna un po' di silenzio, ci accorgiamo che da una strada adiacente vengono sparati in aria fuochi d'artificio. Andiamo subito a vedere, ed era per un matrimonio. Gironzoliamo un po' frastornati da tanti imputs.
Passano moltissime carrozzelle coi cavalli, che portano a spasso i gitanti del fine settimana.
Intanto è sempre più notte e vediamo dei bei bar, e luoghi per mangiare, e tanti venditori di strada di oggetti d'artigianato o frutta. La popolazione locale cartagenera è in grandissima misura composta da neri o da mulatti.
Andiamo a cena da "crèpes y waffles .com", un locale gestito e operato da sole donne: portiere, cassiera, cameriere, cuoche, ecc. Preparano piatti creativi molto particolari, elaborati e originali, una specie di nouvelle cuisine su base caraibica. Molto buoni. Prendiamo "tartar greco", e una crema al formaggio, che condividiamo e poi io la crèpe di verdure, e Annalisa  quella poblana.
Infine andiamo ancora un po' in giro dirigendoci verso le mura spagnole (muralla) e il mare. Poi di filato a letto anche se fuori in strada continua ad esserci una gran quantità di gente, di carrozzelle, e di musica. E poi da noi certi dicono di non avventurarsi in giro di notte! ... ma se qui si comincia ora a vivere?!... dopo tanto sole bruciante c'è finalmente un' arietta tiepida, e comunque le luci sono accese dappertutto.

E' stata un'ottima occasione prendere un albergo proprio nel pieno centro della città vecchia amurallada (piuttosto che non nei vicini barrios di Getsemanì o di San Diego), perché così appena uscito fuori dalla porta cominci già a essere in situazione e a guardarti attorno (v. balcone con bandiera)

Insomma il centro històrico è veramente stupendo, tutto coloniale, ben restaurato e mantenuto, ed è piuttosto grandino da girare a piedi col gran caldo.
Andiamo a letto, e lasciamo sul minimo il ventilatore sul soffitto.

Domingo 8
Diamo alla recezione un sacco di roba da lavare.
Dopo aver fatto una abbondante prima colazione con frutta fresca, succhi di frutta naturali, e le solite cose del pequeño desayuno nel nostro bel patio ampio e pieno di verde e popolato da uccellini, usciamo e ci indirizziamo verso il bàrrio di Getsemanì per fare dei giri lì... ma superata la plaza de los coches (delle carrozze) e dopo esser passati sotto il volto della Torre del reloj (dell'orologio), usciamo  nella nuova grande plaza de la Paz (inaugurata alla fine del 1997 in omaggio a tutte le vittime degli anni della violencia ), e veniamo investiti da un solleone spacca-cranio, e la sola idea di attraversare poi tutto il gran parco del Centenario... ci sembra un dovere troppo penoso. 
Allora così estemporaneamente cambiamo il nostro programma e prendiamo al volo un taxi che per due €uro e mezzo ci porta fino a Bocagrande, la lunga penisola sul mar dei Caraibi e ci lascia al settore detto "del Castillo" dove inizia una lunga spiaggia con alle spalle un paseo maritimo peatonal (lungomare) con delle belle fila di palme e di alberoni frondosi che fanno una dolce ombretta. 
Questa lingua di terra è una "derivazione" verso est della penisola maggiore nord-sud, e va da carrera 6 a carrera 14 avendo il mare dalle due parti, la grande insenatura del porto turistico da un lato, e dall'altro un mare un po' "chiuso" da altre penisole e isolette, chiamato El Laguito (il piccolo lago). Quindi sono acque calme e balneabili, differenti da quelle del Malecòn a nordovest, che riceve di petto le onde del mare aperto. Infatti poi da qui si può anche andare tranquillamente in barca alle spiaggette antistanti.
Purtroppo la speculazione edilizia qui ha costruito su tutta la lingua di terra un grattacielo dopo l'altro. Troppo-troppo, ma comunque il mare è davvero bello, e l'acqua trasparente. C'è poca gente e comunque la spiaggiona è veramente grande, ampia e lunga, e la gente si disperde. Si sta benissimo e facciamo vari bagni.

A circa metà della profondità della sabbia e occupando appena una parte della lunga spiaggia, c'è una unica fila di "tende" una affiancata all'altra (che fanno da riparo come da noi gli ombrelloni), e pur essendo domenica molte sono vuote, per cui ne prendiamo subito una. Si chiamano carpas e sono dei teloni plastificati blu sopra la testa e ai lati, con due sedie all'ombra. Quelle "regolari" come la nostra costano quasi 5 €uro per l'intera giornata. Ogni tanto c'è una distanza maggiore tra le carpas, dato che le famiglie o i gruppi richiedono una carpa più spaziosa, e si portano tutte le loro attrezzature e anche il mangiare.
Passano continuamente venditori e venditrici ambulanti di ciondoli, borse, massaggi, cibo, bibite, cocco, e altri articoli (un po' come avveniva da noi quando ero giovane; oggi da noi sono quasi solo stranieri che fanno questi lavori, mentre qui sono tutti  nativos colombiani). Ogni tanto passa qualche donna che propone di ordinarle il pranzo e poi lei correrà in cucina a casa sua e il marito ci porterà i cibi in spiaggia.
Il caldo è notevole, ci saranno circa 36 gradi o forse 38, ma fortunatamente c'è sempre aria di mare (la briza) che spesso è un vero e proprio vento a folate e raffiche. Torniamo verso le 14 in camera per farci una doccia e stare un po' riparati. Poi facciamo dei gran giri per tutta la città vecchia. Infine andiamo in un piccolo locale chiamato "Se volviò Prispì ", dove prendiamo una zuppa al formaggio fuso (con fagioloni bianchi, patate lesse, e mais bianco); poi lasagne vegetariane; del riso; e mote de queso; beviamo  agua de panela, molto dolce, e una bibita (per un totale in due di 16 €). 
Ci sono molte venditrici che si vestono col costume tradizionale caraibico per attirare l'attenzione.



E' piacevole andarsene in giro la sera. Camminiamo lungo il percorso della Ronda sotto la muralla, dove ci sono banchetti (o lenzuoli in terra con su la merce) di venditori, poi saliamo sul grosso baluardo del lato sud (che ha all'interno molti tunnel sotterranei e magazzini militari) a vedere il mare. Qui su c'è un bar chic dove si incontrano persone eleganti dopo il teatro o una cerimonia. Ai suoi piedi c'è la sede del locale Festival del cinema, con la statua della bella India Catalina. Questa donna è entrata nella storia leggendaria dell'inizio della Conquista, dato che ascoltando gli spagnoli imparò presto la lingua e fece da interprete a Don Pedro de Heredia (il fondatore di Cartagena de Indias). Ai nostri tempi è ora il simbolo del festival, mentre nel passato il giudizio sulla sua figura fu molto controverso (come in Messico la figura di Malinche (su cui vedi il romanzo documentato di Jane Lewis Brandt, La Chingada, del 1981, tr.it. Sperling&Kupfer editori, Milano, 1981) : puttana traditrice o la "prima colombiana"



Quando siamo stanchi scendiamo nella piazza S.ta Teresa (così detta dal primo chiostro di quell'Ordine del 1606) dove c'è un bell'edificio coloniale restaurato, ora Hotel Charleston, e ci sediamo al bar per una aromatica yerbabuena, cioè una tisana, e una agua del nacimiento cioè acqua di fonte (insoddisfacente soprattutto il servizio, tot. 6 €uro e 30 !!). Intanto perfeziono la prenotazione di una offerta su internet per un albergo a Santa Marta. Per cena ritorniamo al Pirispì, mangiamo una lasagna de posta, un ajiaco de pollo, e una pizza con spinaci (totale col bere: 13 €). Certo Cartagena non è molto a buon prezzo (barato) proprio perché è così turistica, ma per noi sono comunque buoni prezzi.
Dopo cena ci riposiamo su una panchina al Parque Bolìvar (che nei primi tempi era la Plaza Mayor della città), e stiamo lì a goderci l'arietta fresca e a osservare chi passa. 
E infine andiamo a dormire accendendo il condizionatore.
Insomma ieri e oggi giornate di pura vacanza.

Biblio: 
interessante la guida Michelin: The Caribbean Port Cities, di Peter Greenberg e altri, Michelin Travel & Lifestyle, 2012


martedì 21 aprile 2015

11) Viaggio in Colombia; 5 (miti Muisca)

I miti dei Muisca affascinarono il pittore Luìs Alberto Acuña (1904-1993), che vi si ispirò per suoi disegni, pitture e murales.
In uno di essi raffigura (al centro) il Dio creatore Chiminigagua, che "per illuminare l'universo" manda in volo degli uccelli neri dai cui becchi uscirà un qualcosa di risplendente:
sulla destra con scudo e lancia vi è Chaquén il dio che protegge i terreni e le frontiere dei muisca.
Chiminigagua sul trono cosmico

In un altro mural dipinge la Madre Natura, Huitaca, formosa e generosa, predicava l'importanza di una vita in allegria e del valore dei giochi e dei piaceri, ma anche l'insofferenza verso i nuovi costumi patriarcali. Il suo culto si compiva con riti lunari. Poi nella società muisca, adducendo l'avversione per certi aspetti terribili della Natura, la Dea fu trasformata in un uccello notturno, di solito raffigurata con l'immagine della civetta.

In altre occasioni inoltre l'artista Acuña raffigura la Grande Madre dell'Umanità Bachué e suo figlio e compagno Iguaqué (come abbiamo già visto tre Post più sotto sui resti muisca, ma anche qui più sopra sul lato sinistro).  (La feconda e prolifica Bachué mi fa tornare alla mente il famoso quadro di Gustave Courbet del 1866, intitolato "L'origine del Mondo")

I due si stabilirono in due capanne presso il lago, dove Iguaque crebbe e divenne un giovane uomo.
La progenitrice e il figlio che ella aveva tratto dalle acque, percorsero poi tutte le vallate del mondo per popolarle:


Per secoli i Muiscas compirono pellegrinaggi alle sacre capanne (bohìos). In una si adorava la statuetta d'oro di un bambino posto in piedi. Lì i fedeli lasciavano drappi di cotone fine, e di bella fattura, oro in varie forme, figurine zoomorfe e antropomorfe, come offerte (che i conquistatori spagnoli requisirono).
Bachué era la dea della fertilità dei campi agricoli e dei raccolti, e simboleggiava l'influenza femminile nel sistema di parentela dei chibcha. Gli stessi cacicchi si succedevano per via matrilineare.

Chibchacùn dio dell'acqua e del fuoco, era stato un alleato dei Muisca, ma poi li tradì producendo una inondazione (il diluvio universale?) che quasi li uccise tutti, e furono salvati dall'intervento del Grande Vecchio Bochica detto il padre civilizzatore che aprì lo sfogo della cascata del Tequendama vicino a Bocatà. 
Ecco lo straordinario evento (questo è raffigurato però da J.A. Casas Ochoa, come copertina del libro di J.Campo Lòpez sui miti e le leggende bogotane):

In quell'occasione apparve Cuchavira, l'arcobaleno, con tutti i colori dell'arco Iris, e benefico Dio della fecondità, e degli animali sacri, come il serpente (che è simbolo anche della fertilità), la rana e il rospo, importanti alimenti del sole, e gli uccelli. Eccolo in un disegno di Acuña:

Bochica, l'Eroe civilizzatore, inoltre insegnò i principali simboli, i princìpi morali e spirituali, le arti, e il lavoro produttivo:


Sicché il sommo sacerdote (xeque) Idacansas poté farsi intermediario tra gli dèi e gli uomini, ebbe il dono della divinazione, divenendo anche il guardiano della trasmissione delle tradizioni, e fu il saggio che fece sapere agli spagnoli tutto quello che ancor oggi noi possiamo sapere sulla mitologia chibcha (e muisca e bogotana).
Sullo sfondo una ricostruzione della città sacra Sugamuxi.

Ho voluto dedicare questo post al popolo Muisca sconfitto, soggiogato ed estinto, come tributo dovuto alla sua memoria; e le immagini di Acuña forse sono un buon tramite per farci accogliere attraverso il suo anche il loro mondo fantastico.

10) Viaggio in Colombia; (Villa de Leyva 4)

pomeriggio-sera del 5. Rientriamo a Villa de Leyva.
riusciamo a tornare nonostante dei lenti lavori stradali in corso (i lati si stavano sgretolando), che ci tengono bloccati a lungo.

Passiamo il tempo in piazza ai tavoli di un bar, ammaliati dal paesaggio. Poi sopraggiunge un temporalone tropicale, e restiamo parecchio ad aspettare che prima o poi spiova e ci lasci liberi. Infine viene uno spettacolare tramonto sul monte di fronte. Un gringo nordamericano con un super zoom fa una infinità di foto nonostante piova ancora. 
Ce la sentiamo di uscire allo scoperto, ma tutta la grande piazza così come un po' tutta Villa de Leyva sono in discesa, e ci sono dei veri torrenti con tanto di rapide e laghetti che rendono ardui i guadi, e io infine mi inzuppo del tutto una scarpa.
Finiamo la serata in una pizzeria. Chiediamo se per caso ha un foen, ma non ce l'ha e mi dice che mi conviene stare dietro al frigo dove c'è il motore. 

Venerdì 6
A volte si entra in negozi e non c'è nessuno; bisogna chiamare, avere pazienza, e aspettare. Sono belle tutte le vie, ognuna a suo modo.







Passeggiamo per la carrera novena, ci sono varie macellerie, e anche asaderos.
Arriviamo al Terminàl de Transportes per comprare i biglietti; la tipa dello sportello dei Transportes "Reina" è andata a fare la spesa, l'attendiamo su una panca sotto i portici, e scambiamo due parole con degli autisti e dei taxisti. Siamo lì per riservare due posti sul bus di domattina alle 7:00 per Bogotà, il Directo via Tunja (come l'andata è a 9€uro a testa) Ci sono bus per ogni più piccolo paesino di campagna e di montagna… dai nomi chiaramente indigeni o meticci: Ramiquirì, Chiquinquirà, Sachicà, Guateque, Garagoa, Chocutà, Tocanchipà, Chichipì, ... Finalmente la tizia arriva e concludiamo in pochi minuti la prenotazione.

Passeggiamo ancora nonostante il sole sia forte. Ovunque tutte le strade sono acciottolate in modo rustico, spesso ci sono colonnine agli angoli, e balconi e balconcini e verande al piano rialzato, tutti con il medesimo stile architettonico.
Ci fermiamo a pranzo in un asadero dove il padrone (dueño) ci aveva fatto assaggiare dei pezzi alla griglia morbidi e saporiti. E' un posto molto semplice con gran tavoloni.

Si vedono parecchi grossi pick-up guidati da anziani o da donne, anche 4x4, camionetas, trasportando attrezzature agricole, o da costruzione. Ci sono sempre camion che passano, furgoni, ecc. 

Visitiamo la casa - museo dell'artista Acuña, che visse a VdL gli ultimi suoi anni, affascinato dallo stile dei musica e dalle loro leggende, ma anche dai primi conquistatori che portarono in America la grande cultura del Cinque-Seicento spagnolo, el Siglo de Oro. Nei suoi murales si ritrova il fascino del favoloso che pervadeva anche i romanzi di G.Garcia Màrquez. 
la sua bella grande casa oggi museo

la battaglia di Bonza tra spagnoli e muisca






Di fatto non cogliamo mai tracce o accenni della gente agli anni di guerra civile. Però oggi il telegiornale riportava quanto spavento aveva suscitato lo scoppio in un magazzino di grossi petardi per le fiestas, avvenuto in un quartiere di Bogotà, a La Macarena, per il timore di un attentato. E poi l'altro giorno c'era stato un accenno di notizia sul figlio di Escobar, in esilio in Messico, che aveva fatto delle dichiarazioni pubbliche su certi eventi e personaggi del recente passato. E la gente in quei frangenti è stata subito molto attenta in silenzio.

Tante volte ci è capitato che non ci si comprende, forse dipende più che non dalle parole che usiamo (forse "troppo" castigliane…) piuttosto dal giro di frase, dal modo in cui viene impostata una domanda ad es. …. chissà. Credo sia questione di usi della lingua, e di mentalità e non tanto del fatto che noi parliamo male e non ci sappiamo ben esprimere.
Paghiamo addirittura e chiediamo la colazione per le 6 domattina. Il prezzo della camera con bagno è di 20€uro a testa per notte, con tasse e prima colazione inclusa.

Sabato 7
Il taxista ci passa a prendere alle sei e mezza puntuale, si parte con un bus ridotto (carro pequeño), in cui si sta un po' stretti. Rifacciamo tutto il giro della valle, sostiamo un paio di volte per obras che cercano di porre rimedio al derrumbo del costado sulla strada asfaltata nuova, e poi finalmente via per Tunja.  Il capoluogo è una città di nuovo sviluppo, che è cresciuta a dismisura in questi ultimissimi anni, sia prima a causa degli sfollati dalle aree rurali con scontri, oppure "dislocati" per agevolare le operazioni dell'esercito, che poi invece per il boom economico del Paese. Squallidona la nuova periferia, ma il centro storico è bello, anche qui con una grande plaza mayor. Sosta lunghetta al Terminal, in cui vado ai bagni. Si riparte dopo che sono scesi praticamente quasi tutti tranne noi. Molti sono ragazzi e ragazze che vengono giù a Tunja per fare le scuole superiori.
Questo è il percorso migliore per noi, anziché fare il giro per Sachica come all'andata, venire a Tunja e poi da qui andare diretti a B. per la strada panamericana che è più larga e più veloce. Man mano che andiamo verso Sud, salgono persone lungo la strada, e ilpiccolo bus si riempie completamente.
Usciamo dal dipartimento del Boyacà e entriamo in quello di Cundinamarca.
Ti saluto Villa bella siamo stati solo 4 giorni ma ci hai regalato visioni e emozioni indimenticabili.