mercoledì 24 gennaio 2018

Viaggio in Georgia 6 (a Batumi, 2)

Domenica 10 luglio

Al mattino facciamo di nuovo una colazione leggera con caffellatte e una brioche (!!!) al vicino "Coffeetopia", moderno e tranquillo con tavolini anche fuori in strada, da cui si guarda la piazza del teatro State Drama Theatre (del 1952). Spesa: 9€uro in due.


Poi ci avviamo verso il museo archeologico, che sta dall'altra parte del centro storico, che attraversiamo tutto a piedi pian piano guardando i negozi e le case. Più si va verso l'esterno e più si vedono condizioni di basso livello economico e sociale. Una vecchia ricorda vestita tutta di nero ci chiede la carità. Le diamo due Lari (= 0,80 cents) e ci benedice, mi bacia la pancia, e bacia un braccio di Annalisa. Dice in qualche modo che sua madre era dell'Abkhasia (la regione ora occupata dall'esercito russo), e che suo padre è emigrato in America. Rimasta sola, lei ha dovuto lasciare la sua regione e ha trovato rifugio qui.
Arriviamo infine al Batumi Archeological Museum, all'apertura alle 10, un edificio anni '50, a metà di via Chavchavadze all'incrocio con Melikhishvili, quartiere di alberghi e di ristoranti. Consiste in una sola grande alta sala con una parte soppalcata tutt'attorno. Per salire c'è un ascensore, ma ci vogliono permessi e solo un impiegato ha la chiave... che bisogna andare a chiamare ...

biglietto e dépliant

Comunque è interessante: ci sono reperti relativi al famoso Homo di Dmanisi, di 1800 millenni fa,
il sito della caverna
teschi del piccolo nostro antenato

uno dei primi della nostra specie ad arrivare alle pendici del Caucaso, dopo aver attraversato tutta la costa del Levante e la Mesopotamia. E' da qui che poi l'Uomo si è diretto lungo il mar Nero verso il centro dell'Europa.
una ricostruzione sulla base dei reperti fossili


 Poi manufatti di tre/quattrocento millenni fa,
o della fase ceramica:

poi pezzi del periodo tra Età del Bronzo e del Ferro, cioè di 4 o 5 millenni fa. E poi reperti sull'antichità del regno di Colchide, e di quello di Iberia, ma anche ritrovamenti greci, e romani,  e bizantini.




o reperti del feudo di Gonio:

Al ritorno però prendiamo un autobus, che costa solo 40 Tetri (cioè centesimi di Lari !...) e scendiamo alla zona del porto (nonostante vari pasticci dovuti alla giovane del museo che non sa spiegarsi). Poi percorriamo tutto il sentiero lungo la costa, sino ad arrivare a dove inizia il lungomare che costeggia la costa nord, scendiamo alla partenza della cable way "Argo". Passiamo da un bar per bere bibite fresche avendo una gran sete (due €uro e mezzo). Quindi vediamo la stazione portuale del 1962,

la torre Chacha (perché lì si può degustare una grappa particolare detta chacha),

il faro del XIX sec., il parco per bambini con la grande ruota panoramica, che sta a fianco dello yacht club col porticciolo, e arriviamo al monumento mobile ad Ali e Nino (non "alienino"!) cui accennavo nella puntata di ieri, da un romanzo pubblicato per la prima volta in tedesco nel 1937.
Il monumento consiste in due figure stilizzate fatte di cerchi di metallo, alte 8 metri, che si muovono sino ad incontrarsi con un bacio.


E' un monumento simbolico che inneggia all'amore tra una georgiana cristiana (Nino, dal nome della santa) e un principe musulmano azero ('Ali), leggenda raccontata negli anni Trenta da Kurban Saïd, pseudonimo letterario di uno scrittore ebreo russo dei primi del novecento, Lev Nussinbaum, poi morto a 37 anni a Positano durante la 2a guerra mondiale (è il romanzo che avevo con me finché non l'ho dimenticato su un taxi a Mtskheta). E' un inno alla caduta delle barriere nazionalistiche e religiose, e all' amore eterno senza ostacoli (come in Abelardo ed Eloisa, Lancillotto e Ginevra, o Paolo e Francesca, Giulietta e Romeo o Renzo e Lucia).  La vicenda è ambientata nell'ultimo periodo dell'impero zarista, e della prima guerra mondiale che vide il crollo anche dell'impero ottomano, e il sorgere delle prime repubbliche indipendenti in Transcaucasia, poi coinvolte e travolte dalla rivoluzione bolscevica-sovietica. Il monumento (2010) in continuo movimento è opera della scultrice Tamar Kvesitadze.



Da questo romanzo sono state tratte un opera per teatro (rappresentata anche in Italia al Teatro Primo di Napoli nel 2016) e un film inglese (del 2015/16).



Poi andiamo al molo e pranziamo sul mare alle tre e 20.

Prendiamo il khachapuri regionale (Adjari khachapuri) cioè un calzone aperto e con dentro un uovo all'occhio di bue, formaggio e burro,

e una Cesar salad, poi macedonia di frutta, acqua minerale e infine un the freddo, con servizio e iva incluse: 17€.

C'è anche un tizio con i suoi pappagalli Ara che va in giro chiedendo dei soldini per una foto

Intanto per passarci il tempo (il servizio è lentissimo) guardiamo la spiaggia di ghiaia e sassolini:




Ritorniamo in camera a riposare e subito dopo esser arrivati all'improvviso piove, e poi diluvia.

Alla sera quando smette, attraversiamo piazza Europa (quella con la statua di Medea), entriamo in un ristorante russo di cucina cosacca, che però è caro, e allora andiamo a cena in un posticino in cui anche se il menu è scritto solo in georgiano e in russo, una giovane cameriera carina e gentile ci aiuta e ci traduce con pazienza. Prendiamo, subito un piatto di patatine fritte, poi due karcho, cioè zuppa di verdure varie con carne bollita di tacchino, prezzemolo, sesamo e atre spezie, buono. E infine una fetta di cheese cake con amarene (o visciole), ma questa non era un gran ché pur essendo di bell'aspetto.
La sera è tutto illuminato.


Luned' 11
Ha poi piovuto per tutta la notte. Andiamo innanzitutto all'ufficio turistico per accertarci di quale delle oramai tre versioni è quella giusta per il viaggio a Mestia che faremo domani: dal mare ai monti.
Un'altra impiegata ci conferma che la cosa migliore è fare sosta a Zugdidi (2 ore teoriche di viaggio), che costa 15 Lari. Quindi poi andiamo in un buon negozio moderno di scarpe che avevamo visto ieri, perché le mie, dopo essersi completamente inzuppate e infradiciate, una volta asciugate questa mattina con il phon, si sono seccate dure con la pelle che faceva delle pieghe e aveva una ondulazione rigida e fastidiosa. Prendo delle belle scarpe per passeggiare, che sono in saldo. Spendo 22 €, ma ce n'erano di carine anche a 14 / 15 €uro, e prendiamo anche alcune altre cose al negozietto di fianco, cioè un ombrellino e una collanina (10€).
Infine torna un sole sgargiante, facciamo una bella passeggiata lungo il mare, fino allo stagno Nurigeli lake, con le paperette e i pellicani e il parco "6 maggio" con un Delfinario (del 1974).  Quindi ci fermiamo lì a pranzo. Qui tra i turisti stranieri, oltre ai soliti russi (ma forse noi riteniamo tali anche gli ucraini e i bulgari e i polacchi, un po' tutti gli slavi qui li prendiamo per russi...), ci sono diversi turchi, e iraniani, ed anche arabi (degli emirati e sultanati del Golfo). Tra questi ultimi molte donne con il foulard stretto anche attorno al collo, alcune poche velate, ed un paio anche totalmente coperte con solo una fessura per vedere, e guanti neri... Vengono per fare compere, shopping.

Oggi il mare è più bello, l'acqua è trasparente e blu-verde, e c'è una bella brezza marina. Al ristorante ci sono le solite incomprensioni col personale che spessissimo non è professionale. C'è sempre tanto personale (qui i camerieri sono 11).

Poi andiamo a vedere la zona del cosiddetto Nuovo Boulevard, molto più in là, a sinistra (ovest) lungo la costa. Spiccano i tre grandi nuovi buildings impressionanti (Rock hotel e altri),

il cilindro blu-scuro, la House of Justice (sede del ministero della giustizia) dell'architetto Michele De Lucchi, del 2011,  il grande Alliance Palace, sede anche dell'hotel Courtyard della Marriott ... ecc.


Si dice che forse Trump farà a Batumi una Trump Tower. Anche qui sulla costa più lontana dal centro storico, ci sono degli edifici impressionanti di moderna concezione





Ma preferisco il laghetto con le fontane che ha tre isolette, con anatre e cigni, dove restiamo a riposare all'ombra dei bamboo. Tutto molto carino e ben curato. Siamo in una bella villa-ristorante. Ci mettiamo nel parco ad un tavolino in un punto in cui spira una bella arietta prendendo una aranciata e dell'acqua minerale.




Ritorniamo a piedi per un tratto, poi stanchi per il forte sole, chiediamo quanto costa lo scooterino elettrico in affitto, che viene 40 €uro-cents al minuto...! lasciamo perdere (anche perché poi bisognerebbe tornare qui a restituirlo). Poi fermiamo un taxi e ci facciamo riportare all'ostello.

Riposiamo e poi facciamo le valige per domattina. Ri-usciamo alle nove passate con un tramonto dorato sull'orizzonte del mare, spettacolare,






per andare a cena al "Fanfan", anche qui i camerieri sono tutti giovani nella prima metà dei ventenni (forse perché sono quelli che hanno studiato lingue occidentali?). L'ambiente  è curato e gradevole,


ma anche qui -come sempre- ci sono tempi di attesa molto lunghi, bisogna farci l'abitudine ad aver molta pazienza. Prendiamo una vellutata, cioè una zuppa che contiene carote, patate, prezzemolo, sedano, aromi, zenzero ecc. e pepe (ozbi) su cui si spremono degli schizzi di succo di limone. A me piace (tot. 15€).
Al rientro in ostello chiacchieriamo di nuovo con i due simpatici giovani di Istanbul, che sono molto anti-Erdogan.


Martedì 12
Andiamo al mattino molto presto al solito "Coffeetopia" qui di fronte, all'orario di apertura, per una prima colazione leggera.

Poi andiamo con l'auto di quello della ricezione, che ci porta per dieci Lari (4€) alla vecchia "stazione" dei bus, cioè dove partono i mini-van, che sta nelle adiacenze del porto. Era lui che ci aveva raccomandato di arrivare presto, se no non è detto che troviamo due posti liberi (non si può prenotare). C'è in effetti un gran casino, comunque vado a fare la coda allo sportello per i biglietti per Zugdidi (12 Lari)



intanto che Annalisa fa caricare le valige, e quando finalmente torno coi biglietti vedo che il nostro tassista sta trattando con un autista di un altro minivan (e le ns valige erano già caricate sul pulmino per Zugdidi ) che dice che lui va direttamente fino su a Mestia senza bisogno di cambiare bus, per soli 8 Lari in più a testa (e così per noi sarebbero già garantiti i posti a sedere per la seconda tratta). Tiriamo giù le due valige e dunque cambiamo pulmino. C'è però molto da attendere e nel frattempo vediamo che il primo sta accalappiandosi degli altri stranieri.... da mettere al nostro posto.

(continua)

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