mercoledì 15 maggio 2013

Kypros: ( 1 ) Pafos - Akamas - Drusia




6 maggio 2013
Partiamo con una LP di sei anni fa, autrice Vesna Maric, e + guidine varie tirate giù da internet (p.es.: http://www.visitcyprus.com/media/eBrochures/ipod/ebookHistory10000.ITALIA_cnt.pdf).
Atterriamo a Paphos con volo RyanAir diretto da Bologna (70€ a/r con una valigia).

Bang! entriamo nell'estate, estate piena, dopo tanti giorni di pioggia e una "primavera" (almeno da noi del delta del Po) troppo troppo timida, e umida, eccoci sbarcati nell'isola del sole, dei fiori, del mare, degli uccellini, dei colori. Iniziano bene i nostri otto giorni...

PAPHOS
Dopo un poco di disagio e disorientamento con la guida sulla sinistra della strada, ecco che subito raggiungiamo facilmente il centro di Kato Paphos (cioè Pafos-bassa), che è la parte della città sulla costa, e ci perdiamo un po' con i sensi unici, ma senza gran girare troviamo l'albergo a due stelle che avevo preso via internet approfittando di una offerta per bassa-stagione (cfr. www.pyramos-hotel.com). Prenoto sempre la prima notte assieme al biglietto del volo per evitare problemi, e poi cercare i successivi con calma. Non c'è traffico, c'è posteggio ovunque, quindi prima delle 3pm già siamo in camera nel "Pyramos"(info@pyramos-hotel.com oppure 0035726930222), subito ben accolti.

 L'alberghetto è in via sant'Anastasia 4 (in tutta Cipro prevale una toponomastica di Ayas e Ayos, o Aghias e Aghios, cioè di San... ) che è a brevissima distanza dalla passeggiata lungomare, e quindi andiamo subito a vedere il bello spettacolo dell'acqua trasparente e cristallina.
Ci sediamo su un muretto di cemento a prendere il sole e a cominciare ad acclimatarci. Ambiente vacanziero e rilassato. Oggi nel calendario greco-ortodosso è il lunedì di Pasquetta e ci sono tanti ciprioti venuti qui a passare la giornata. 
Lo sbalzo climatico è notevole e piacevole, ci sono 30 gradi, ma soprattutto il sole è fortissimo essendo la giornata arieggiata e quindi limpida. 

Ci sono anche non pochi turisti, prevalentemente british e russkij, ma in quantità ancora tollerabile, affinché il contesto sia abbastanza tranquillo e ci sia prevalenza di gente del luogo. Ah che goduria esporsi ai raggi caldi!, e pensare che bastava una corsetta di tre ore per sfuggire ai nuvoloni e alle piogge grigie della mesta bassa padana ...

L'acqua marina è trasparente persino qui sul porticciolo delle imbarcazioni da diporto e dei motoscafi. 
Ci divertiamo a guardare una riproduzione in grandezza naturale del "Nautilus" di Verne, e poi costeggiamo i numerosi bar sul bordo dell'acqua, strapieni di studenti anche stranieri, e di famiglie che oziano per la giornata festiva e chiacchierano fitto. Ci fermiamo a prendere anche noi qualcosa a un tavolino. Io prendo un dolce, una baklavà,
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La baklava è un dessert ricchissimo di zucchero, frutta secca e miele. 
E' un dolce che unisce parecchi paesi mediterranei, e dunque non c'è LA ricetta per fare la baklava. In genere ogni paese e ogni famiglia ha la sua.
Ingredienti per una teglia: 500gr di pasta fillo (surgelata), 350 gr di mandorle, 100 gr di noci, 150 gr di pistacchi, cannella in polvere q.b, 180 gr di burro fuso
Per lo sciroppo: 50 gr di miele, 450 gr di zucchero, 300 ml di acqua, 2 cucchiai colmi di succo di limone.
Preparate lo sciroppo di zucchero facendolo sciogliere sul fuoco con l'acqua,il miele ed il succo di limone. Dopo qualche minuto di cottura vedrete che diventa denso e che vela il vostro cucchiaio:toglietelo dal fuoco,fatelo raffreddare e poi mettetelo nel frigorifero.
Srotolate la pasta fillo e adagiate i fogli su un piano di lavoro abbastanza largo. Prendete una teglia rettangolare, imburratela e poggiate sopra il primo foglio di pasta fillo,spenellatelo con il burro fuso e adagiateci sopra altre 5 sfoglie che spennellerete ognuna con il burro. 
Su questi primi 6 strati cospargete le mandorle, i pistacchi e le noci tritati non troppo grossi; finite spolverizzando con la cannella in polvere. Ricoprite il tutto con le altre 6 sfoglie che andranno spennellate ognuna, inclusa la superficie dell'ultima, con il burro restante. Immergetela in acqua bollente fino a toccare il fondo della teglia. A questo punto prendete un coltello dalla lama tagliente (non seghettato) e tagliate diagonalmente nelle due direzioni in modo da ottenere dei rombi. 
Infornate a 180º per circa 40 minuti il tempo necessario a che la pasta si cuocia bene e risulti bella dorata. Se allo scadere del tempo notate che la pasta si colora troppo copritela con un foglio di alluminio e continuate la cottura.
Togliete la baklava dal forno e versateci subito sopra lo sciroppo ben freddo facendo in modo che entri bene nelle linee che racchiudono i rombi.  Fate raffreddare e servite.
(cfr.: baronessasenzacorona.blogspot.it/ )
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e Ghi una macedonia di frutta fresca, c'è anche il loukum, ma mi sembra troppo dolce per merenda. E intanto ce ne stiamo sul porticciolo e ammiriamo il castello medievale del XIII sec. già bizantino poi ricostruito dalla potente famiglia dei Lusignano.

Poi dopo un po', quando il sole e il caldo cominciano a calare sul tardo pomeriggio, ci avviamo all'adiacente ingresso all'area del sito archeologico, che chiude alle 7 pm. Il costo del biglietto è €3,40.
Non so come si faccia d'estate a fare questa visita, quasi non ci sono alberi, il sito è vasto, e le pietre rimandano calore e luce, non c'è una tettoia, un pergolato, né una panchina...

Ma in questo tardo pomeriggio di inizio maggio con una bella brezza dal mare, non è un problema.
Il sito archeologico prende tutto il territorio del promontorio a ovest di kato Paphos. E' quella che in età ellenistica chiamavano Néa Paphos (mentre il primo insediamento Pàlea Pafos era più a est).
Ci sono dei pavimenti a mosaico, così belli e così ben conservati, che è una scoperta eccitante andare di qua e di là ad ammirarli.

I principali per fortuna sono riparati sotto costruzioni di legno. Che bellezza, ci sono ancora tutti i colori originari... Meriterebbe di venire a Paphos anche solo per ammirare questi mosaici. La tematica è mitologica.



in basso Apollo e Marsya, nella cosiddetta casa di Aion (IV sec.a.C.)

Lo stesso nome della città rinvia a Pafo che era una ninfa, la quale si accoppiò con Apollo, da cui nacque la stirpe del primo leggendario re di Cipro, cioè Cinira.

C'è un povero uccellino (un passerotto?) sperduto, che pigola cercando il suo nido e la mamma, non sa volare ed entra "a piedi" in una di queste case in legno fatte per riparare i mosaici dalle piogge ... che pena... come ne uscirà?
Paphos


Più in là, ma di parecchio, ci sarebbero le cosiddette Tombe dei Re, che erano in realtà le tombe monumentali di famiglie patrizie del III sec. a.C., devono essere molto belle, ma non ce la facciamo...
Infine sudaticci rientriamo in albergo per sciacquarci e cambiarci e andare a cena da qualche parte. Giriamo l'angolo a sinistra andando in su, per evitare le strade più turistiche, e subito in via Paphias Aphrodites c'è il ristorantino "Argo" (tel.26933327), con cucina tradizionale cipriota,

 di Yiangos Mechael, un ristoratore grassotto, e baffuto, un po' agitato, e sudato, e molto comunicativo e partecipativo, ma sbrigativo. I tavoli sono all'aperto in una terrazza-balconata sulla stradina, per cui si guardano quelli dello strano locale di fronte, e quelli che passano. Si sta bene, c'è aria, e i piatti sono proprio buoni.

 Volevamo, io dei dolmades (involtini di riso in una foglia di vite) e una mussakà, e Ghila chiede del tzatziki e poi vorrebbe un piatto con del riso e allora chiede anche lei dei dolmades. Ma lui dice: "vi porto prima due piatti di dolmades e poi la mussakà e un altro piatto di dolmades, ma secondo me è
moussakà

troppo...". "NO, noi vorremmo ......." E insomma si fatica a farsi intendere (non è questione di inglese ma di mentalità). Allora Ghi gli chiede: mi dica che altri piatti col riso avete a parte i dolmades. E lui: tutti! (intendendo forse il riso come contorno), ma poi richiesto nello specifico, risulta che non ne ha nessuno soltanto di riso ... Insomma alla fine farà come vuole lui ... 
Forse il fatto è che a parte il riso dentro gli involtini, il solo altro sarebbe il rizògalo, il buonissimo riso al latte, che però è un dolce quindi un dessert. Cioè non hanno dei piatti di riso, tipo il risotto, oppure l'insalata di riso, ... Ma in realtà queste incomprensioni dipendono da fattori culturali.
Ogni tanto passa e chiede: you don't like? (per es. riferendosi al buonissimo pane a fette abbrustolito con aglio e pepe), e senza attendere risposta aggiunge: I have more if you want.
Come molti sanno la mussakà è una specie di melanzane alla parmigiana, con ragù di carne (ma si può fare anche senza per i vegetariani), molta besciamelle, e delle fette di patate bollite, con pepe e aromi, al forno. Assomiglia un poco alle lasagne, ma in realtà è diversa perché non c'è la pasta (ma vedi in saporiericette.blogsfere.it).
Gli involtini di riso in una foglia di vite, i dolmàdes, o ntolmàdes, o dolmadàkia, se fatti bene come si deve, sono deliziosi, io almeno li adoro:
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 Ingredienti (per 4 o 5 persone): 24 foglie di vite ; 1 cipolla rossa grande ; 200 g di riso; 40 ml di olio extravergine; qualche fogliolina di aneto; un cucchiaio di prezzemolo tritato; un pizzico di menta fresca tritata; 25 g di pinoli tritati; un po' di vino bianco secco; 1 limone; sale e pepe secondo i gusti. Lavate le foglie di vite sotto acqua corrente, poi fatele sbollentare per qualche minuto in acqua salata, finché saranno ben ammorbidite, quindi scolatele con cura. Pulite e tritate la cipolla, poi mettetela a soffriggere in una padella con metà dell’olio, quindi aggiungete il riso, il sale, i profumi (aneto, prezzemolo e menta), il pepe, i pinoli tritati. Ora unite mezzo bicchiere d'acqua e per finire una spruzzatina di vino bianco. Fate bollire finché vino e acqua saranno evaporati. Riponete sulle foglie aperte un cucchiaio di riso, avvolgetele in modo da chiudere completamente di involtini (event. legateli con un filo per chiuderli meglio) , poi disponetele a strati sovrapposti in una pentola larga ma dal bordo abbastanza alto. Unite il rimanete olio, dell’acqua bollente (fino a ricoprire tutti gli involtini) ed il succo di 1/2 di limone. Coprire con un piatto e far cuocere a fuoco lento per circa 40/45 minuti. Servirle appena tiepide o fredde, decorando con fettine di limone.  
  • (vedi in: http://www.ostematto.it/antipasti/ )
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Di fronte c'è un internet point con un tavolo da biliardo e tavolini da bar, ma non c'è un bar, semplicemente stanno lì seduti a chiacchierare.
Alla fine forse facciamo (sia io che lui) un pasticcio con il conto, perché il totale con le bibite era, per due: 23,41€uro. Io non ho abbastanza monete e prendo due banconote da venti, lui subito me ne da una da dieci che metto via, e sta cercando le monete per il resto, mentre nel frattempo io trovo nel borsellino che ho proprio 3,41 e glieli do, lui dice endàxi, (=ok!) e va via, automaticamente rimetto via il portafoglio e andiamo. Io dunque mi rendo veramente conto di cosa è successo, solo dopo essere ritornati in albergo... ho ancora i miei due biglietti da venti... (oltre al biglietto da dieci) ed è oramai troppo tardi per ritornare là. Comunque secondo me lui non si è accorto assolutamente di nulla...
Quindi al Pyramos restiamo nel loro bar aperto sulla strada, a passare la dolce serata, trasferendoci poi nell'adiacente sala-salottino più interna. Un bel localino, con belle illuminazioni e decori, con puntini luminosi proiettati sulle pareti, e buona musica soft di sottofondo.
C'era una coppia di giovani spagnoli stravaccati sul divano che dormicchiavano, e poi dovevano partire con un volo notturno. Infine ce ne andiamo a letto, rossi paonazzi e stanchissimi per l'aria e il sole, e ci addormentiamo all'istante.

7 martedì
Facciamo colazione presto.
Partendo giro subito a sinistra e vedo che il ristorante Argos a quest'ora del mattino è ancora chiuso. E' stata carina da vedere Paphos in bassa stagione, ma per i miei gusti è sufficiente così, anche se c'è poca gente per me è già un po' troppo turistica. Dunque andiamo, già con un caldo pesante, verso Paphos-alta, cioè pano Paphos, detta anche quartiere di Katikia =Katoikeia (che nei pannelli stradali è indicata o semplicemente come "Pafos", o come "centro città") per prenotare un albergo per l'ultima notte che sia già sulla direzione per l'aeroporto, ma chissà come non troviamo gli alberghi che cercavamo, forse sono chiusi. Saliamo, saliamo, ma qui in questa parte alta ci sono solo negozi moderni e case recenti. Vesna Maric consigliava di girare per i paesini dell'entroterra e dunque vogliamo provare la rete degli agriturismi e delle case tradizionali d'epoca ( www.agrotourism.com.cy/‎ ).

COLLINE DI AKAMAS
Finite le case, poi incominciano i paesaggi di campagna, filari di viti, alberoni, ...



Attraversiamo, sempre salendo gradualmente, vari paesini fatti di casette di pietra a vista: Mesogi, Tsada, Stroumpi, Kathikas, poi giriamo a sinistra su una stradina secondaria, ecco Pano Arodes, Kato Arodes, Ineia, e finalmente Droùseia (leggi Drusia). Questo paesino era il nostro obiettivo, e cerchiamo la casa in cui Ghila aveva prenotato, per vedere com'è e dare una occhiata anche ad altre sistemazioni eventuali. In effetti tra queste ci sarebbe un nuovo albergo, carino, la signora è molto gentile e anche il marito, diciamo che ci penseremo...

Ma essendo presto, intanto proseguiamo il giro di questa zona, per vedere se in alternativa ci potesse piacere di più qualche altro villaggetto, e attraversiamo -sempre sulla stradina minore- Kritou Tera, Kato Akurdaleia e Pano Akoudaleia (che si pronuncia Akurdàlia), dove pure ci sono delle trattorie carine, e delle belle casette rustiche, e infine ci ritroviamo al termine del giro di nuovo a Kàthikas. Tutti questi paesi e questa campagna collinare sono meritevoli di essere visti piano piano, andando adagio e osservando attorno.





La penisola-promontorio di Akamas si chiama così perché si favoleggia che vi si sarebbe stabilito il figlio di Teseo, Akamantas, giuntovi dopo la fine della guerra di Troia... e avrebbe regnato su tutta questa regione.
Posteggiamo nella piazzetta centrale di Kàthikas, dove già stanno arrivando, salendo dalla costa nord, dall'altra parte dell'isola, cioè da Polis sulla baia di Chrissochou, delle macchine di gente che incomincia a cercare trattorie di campagna dove pranzare. Questi villaggi sono davvero deliziosi, in particolare direi in primavera, con i fiori, le case coi balconi di legno, le taverne, la chiesetta bianca con le cupole con le tegole rosse, gli uccellini...
la nostra Picanto in affitto

Quindi scegliamo "Imogen's Inn" (he taverna Imogeni, la g è sempre dura) di Giorgos Apostolos e Elèni Marina (tel. 26633269). Ha un cortiletto con tavoli all'aperto sotto degli ombrelloni, o sotto ad un arco di passaggio.

Ci sono sia la signora che un ragazzo cameriere. Qui fanno proprio dei piatti tradizionali ciprioti (che mi sembrano di origine, di derivazione, un po' alla turca...). E' un posto carino, con fiori, e una brezza rilassante, un posto molto tranquillo. Ghila prende Mujendra, cioè lenticchie e riso con cipolle caramellate. Io prendo: Imam Bayildi, cioè una grossa aubergine, ovvero melanzana ripiena con cipolle dolci, pepe, forse estragon (dragoncello), e pepe, al forno. Per antipasto chiediamo melizanosalata con pane tostato caldo. Alle fine per dessert Greek Sweets, cioè un piccolo fico, una albicocca, una zucchina tonda (courgette), e un wallnut, ovvero una noce, caramellati e con al centro una pallina (uno scoop, un mestolino) di gelato e sopra al tutto una crema di chiodi di garofano (cloves).

Tutto mooolto buono. Altri piatti nel menù erano: humus, tahinì, tsatsiki, taramosalata, skordàlia, e altro. Buon prezzo, in totale, col bere, cioè bibite e minerale, in due è 23€. Al ragazzo alla fine chiedo se loro sono musulmani (per non azzardarmi a dire turchi), ma non capisce la parola. E allora gli chiedo se certi piatti sono di origine ottomana, e mi risponde nettamente NO!, questo -ci tiene a dire- è il cibo tradizionale tipicamente cipriota. Ringraziamo (efcharistòs) e andiamo.


Chiesette, carpette, casette, e stradine strette.  Ma ci sono già ville e interi quartieri di appartamenti per turisti, e villaggi-vacanze (ora ancora chiusi). Evidentemente si prevede un grande lancio di questa area, e un notevole prossimo sviluppo del turismo. Ahi, ahi, ahi, che pensieri imbarazzati che ci vengono pensando al futuro di questi piccoli paeselli e di queste campagne così caratteristiche ...

COSTA DA DREPANO A LARA
Poi scendiamo, scendiamo e scendiamo per la strada in ripida e rapida discesa lungo il versante ovest, sinché arriviamo a capo Drépano, davanti ad una isoletta (Geronissos island) in uno spiazzo con la chiesetta, c'è un micro porticciolo. Luogo bellissimo con l'orizzonte infinito del mare blu, spazzato dal vento di aria salsa. Ci sono anche delle piantagioni di palmeti.



Il nostro obiettivo è quello di proseguire lungo la costa per una stradina sterrata, polverosa e sassosa, piena di buche, per raggiungere il promontorio di Laourou (noto come Lara beach) e poi lo spiaggione successivo dove (ma non in questa stagione) vanno le tartarughe a depositare le loro centinaia di uova.





Si va a sballonzoloni, ammirando insenature deserte o semi, e gran spiaggioni incontaminati.





Finalmente raggiungiamo la vista di Lara's beach, un ampio golfo a emiciclo, stupendo.
Posteggiamo all'unico bar-ristorantino che c'è in tutta questa costa. Sta su una terrazza protesa verso il mare con vista panoramica del golfo. Scendo giù a sentire l'acqua, che è molto fresca, mentre fa un gran caldo con un sole cocente a picco che martella. Ombra, o alcunché che faccia ombra, qua non c'è. Torno su alla terrazza con i dardi infuocati che mi colpiscono da dietro la nuca e il collo.


Restiamo in pace seduti a un tavolino sotto un albero a sorseggiare una bibita contornati da una decina di gatti. Intanto Ghila telefona per gli alberghi di domani, e dopo alcuni problemini di incomprensione per il fatto che vorremmo se possibile una stanza al piano terra, ovvero senza dover fare scale, e infine combiniamo per la notte di domani.



A DRUSIA
Poi verso il tardo pomeriggio ritorniamo su a Drouseia (pronunciato Dhrùsia) per prendere la stanza prenotata nella Manor House "Sappho", una vecchia dimora patrizia (Archontikò) restaurata, una mansion, una magione ottocentesca, che abbiamo preferito al "Palates", che è comunque un albergo carino, che ci era stato consigliato da un anziano british che abbiamo incrociato in strada. Chiediamo in giro, ma i pochi che incontriamo non sanno nulla di quella Manor house che cerchiamo... Facciamo dunque un po' fatica a trovare la casa e chiediamo a una ragazzina che sta ritornando da scuola con la cartella sulle spalle, la quale sbanfante per la stradina in salita, sa di House Sappho, e ci sa dare esatte indicazioni stradali per raggiungerla e sa bene l'inglese. Molto carina e gentile e sorridente nonostante il fiatone, la ringraziamo tanto per la precisione.
la nostra è la seconda porta dall'esterno

il cortiletto interno

Ci viene incontro la signora con un cagnetto nervoso, e ci da la nostra bella stanza grande e ammobiliata vecchio stile, che ci piace molto, con i soffitti alti e i letti di ferro battuto, comò, tavolo, credenza, angolo cottura, eccetera. Ci riposiamo un poco, stando fuori nel cortile ai tavolini. C'è pure una piscinetta, e un'altra zona d'ombra con alberi e tavoli. Che bellezza. Ci sono solo altre due coppie, e chiacchieriamo con i vicini francesi.
Poi andiamo a girare un poco per il paese e infine a cena alla Taverna che c'è di fianco al kafeneion con i vecchi con i loro moustaches, i tipici baffoni di una volta, che stanno tutti rivolti con le sedie verso la strada a guardare chi passa, o a giocare a tavli (in it. tavola reale, o in ingl. backgammon). C'è un via vai di trattori e di camion o camioncini, o pick-up, è il ritorno dai lavori di campagna.
Alla "taverna Palates" a servire ai tavoli c'è proprio la signora dell'albergo in cui poi non siamo andati, e il marito è in cucina. Io prendo dei ravioli col formaggio giallo cipriota halloumi, e una omelette me tyrì, cioè col formaggio tyrì. Ghila prende souvlà con riso (cioè i suvlàkia, gli spiedini alla brace).
C'è un bel patio rialzato con un alberone nel mezzo, un cesto di vimini appeso, e una tettoia di canne. Ci sono le altre due coppie della manor house, una coppia di anziani (lui è una ciminiera continua e cambiamo tavolo). Accompagnamento sonoro di musiche levantine (per non dire turchesche o turcheggianti) che dopo un po' però ci sembrano tutte simili.


8 mercoledì
Al mattino ci siamo alzati presto perché di notte c'era soffoco, era tutto nuvolo, con nuvoloni bassi e neri, eppure faceva caldo, e così essendo un po' sudatino, e avendo aperto le due finestre, e alla fine ho preso freddo... Insomma allora la signora (che ci aveva detto che il prezzo non includeva la prima colazione, che avremmo potuto prendere fuori al bar di fianco) si offre di farci una bella tisana calda all'erba Luisa (cioè verbena, o citronella) che ha lì in giardino, e che ci fa molto bene. Stiamo lì al tavolone ben riparato, e intanto il tempo già migliora. Qui le nuvole corrono sempre, in effetti per quanto grande, questa è un'isola in mezzo al mare.
Allora si uniscono a noi i due di Lyon, lei si chiama Chantal ed entrambi lavorano come educatori nel sociale. Lui è bretone e ha un accento un po' particolare. Sono qui perché sono venuti a trovare il figlio, la cui compagna è una giornalista e vivono a Lefkosia (=Nicosia), e ora loro fanno un giro del Paese. Amici hanno fatto una colletta per la festa dei 50 anni di Chantal per permettere loro di fare questo viaggio, dato che non vanno all'estero da anni (girano al risparmio per campeggi solo in Francia con un loro furgoncino attrezzato). Lui mi parla dello squallore della fascia di interposizione, in cui ci sono le case abbandonate da quarant'anni, e sembra peggio di quel che era stata Berlino nel dopoguerra. Il suo racconto ci fa passare ogni idea di andare a visitare la capitale. Se vai nella zona occupata dall'esercito turco e poi torni (ci sono solo due passaggi in cui solo i non ciprioti possono transitare) ti controllano molto perché i greci temono che uno sia andato in alberghi impiantati abusivamente in case greche abbandonate, o che abbia comperato immobili o terreni che vengono offerti molto a buon prezzo, ma che non sono di proprietà di chi li vende...
Poi tutti partiamo. Mentre vado a pagare, la signora mi dice che ha quel cagnetto (che mi morde un piede) perché è della figlia che lavora a Lemessos (già Limassol) e che ora ha problemi di soldi a causa della crisi finanziaria.
Mi chiede se siamo andati o se andiamo a vedere i cosiddetti Bagni di Afrodite, ma le dico che non ci basterebbe il tempo. In effetti a ovest di Polis, sulla costa, c'è questo luogo leggendario dove si diceva che Afrodite andasse a lavarsi, riparandosi in una grotta in riva al mare, in cui vi è uno stagno di acque limpidissime, e che là si incontrasse con Adone...

(prosegue in successivi quattro Post)

2 commenti:

  1. Davvero un bellissimo racconto fin qui :)
    Complimenti!

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