lunedì 27 febbraio 2017

viaggio in Algeria nel 1977 (4a e ultima: la parte Est del deserto)

Quarta e ultima puntata:

Ripartiamo, e sempre seguendo la Nazionale n.6 verso nord, giungiamo a Tlemcen, bella città araba  (di 70 mila ab.), ricca di storia, a 800 metri di altitudine. Gli abitanti sono molto orgogliosi della loro città, e dei suoi monumenti, degni di essere paragonati a quelli del Marocco o dell'Andalusia. 
A 15 km. c'è un campeggio, vicino alla cittadina storica di Mansurah (=la vittoriosa). Il paesaggio tutto intorno è collinare, con boschetti freschi e ombreggiati.

Il centro storico è ancora tutto dentro le mura medievali. C'è una bella Kasbah cui si accede da un cancello. Notevolissima la Grande Moschea, interessante il quartiere degli andalusi, e la cittadella con il palazzo del consiglio reale Méchouar. Subito fuori dalla Porta Bab el-Djedid, c'è la fortezza (in berbero agadir).

Poi partiamo e passiamo da 'Aïn-Temouchent, in collina. Da un villaggio dei dintorni era originario Nathan André Chouraqui, che essendo di famiglia ebraica sefardita, cresciuto in un paesino arabo, e cittadino francese, era di "madrelingua"... trilingue. Per cui tradusse in modo letterale in francese la Bibbia ebraica, il Vangelo, e il Corano, e si batté per il dialogo interculturale e interreligioso. Fece il primo attraversamento del Sahara con un auto da città, una utilitaria Peugeot, nel 1951. Dopo l'espulsione delle comunità ebraiche dai Paesi arabi, dinventerà vice-sindaco di Gerusalemme-ovest.



Poi percorriamo la costa mediterranea ovest, e la Cabilia e andiamo di nuovo nel deserto.

In sintesi il percorso fatto è questo: andiamo a Sidi-Bel-Abbès, di lì a Orano (ora Wahran) bella città di avenues e di boulevards, sul mare poi ci teniamo all'interno da Mohammadia a El-Asnam, quindi torniamo sul mare a Ténès, percorriamo tutta la costa della Corniche des Dahra, dove a Gouraya, a Cherchell, e a Tipasa ci sono campings. Poi  lasciamo per sempre il mare algerino, e evitiamo la capitale tenendoci all'interno, quindi Blida e Larba. Poi da lì attraversiamo le campagne del Tell (cioè la fascia collinare del pre-Atlante) e il nostro percorso è tutto attraverso la cosiddetta Grande Cabilia (Grande Kabylie). E infine puntiamo giù a sud, per ritornare in quei paesaggi che ci avevano tanto affascinato, in direzione del grande Erg orientale, a Bou-Saâda, da dove poi andremo nella regione di dune di sabbia del Souf.

Bou-Saâda (=l'oasi della felicità), con il suo bel palmeto di 24 mila palme è stata l'oasi che per prima ha ricevuto il turismo, per dare ai viaggiatori provenienti dalla vicina Tunisia, un primo assaggio della realtà delle oasi e del deserto. Ci sono al mercato, nelle bottegucce e nelle bancarelle (o sui lenzuoli stesi a terra) venditori di ceramiche, tappeti, stoffe, opere di oreficeria, ventagli di palma, e particolari coltelli tradizionali del luogo (per questo detti couteaux bou-saadi). Vicino ci sono il lago Chott el-Hodna, e il massiccio dell'Aurès dove si trova uno straordinario cañon.

Ecco il palmeto e il villaggio che stanno dentro al canyon delle Gorges de Rhoufi :




Andiamo in direzione est, a Tazoult e alla vicina Timgad per vedere i resti romani.



lapide tombale punica del V sec. a.C.



Da qui giù alla città di Biskra, che è anche una "stazione climatica", con il suo grande palmeto di 200 mila palme, e migliaia di alberi da frutta.
Qui si vedono donne velate e altre vestite alla europea, il contrasto tra religiosi tradizionalisti, e laici o musulmani moderati e moderni, è forte e potrebbe determinare delle intolleranze reciproche.



E poi da Biskra rientriamo in ambiente desertico, fiancheggiamo il pantano salato dello Chott el-Melrihr (26 metri sotto il livello del mare, gli chott o shott, o sebkha sono depressioni in cui l'acqua salata evapora), entrando nel deserto dell'Erg orientale :



qualcuno ci ha visti arrivare


pozzo artesiano

Qui incominciano le grandi dune. Su indicazione di un tizio, che ci fa vedere che basta scavare la sabbia un po' qua e là in superficie, e si trovano diverse belle "rose del deserto" cioè concrezioni spontanee di agglomerati di sabbia, che si solidificano in forme quasi tipo cristalli. Ce ne portiamo a casa varie, anche per fare dei regalini.

ricoveri di canne dei nomadi

In una piccola oasi troviamo un dromedarino bianco di tre mesi !....  ripartiamo,


giungendo fino a Touggourt, nel "Souf" (certi ci dicono che significa la cresta, o lama, di sabbia delle dune):


 


Un tale ci fa segno che ci offre del thé (tchaï); ci accucciamo per terra e prende la teiera che stava sopra il fuoco di un mucchietto di legnetti di palma e di canne, e poi compie il tradizionale rito di versarlo in un bicchierino di vetro sottile senza manico, e riversarlo da un bicchierino all'altro dall'alto, in modo da filtrarlo con l'aria e raffreddarlo. Ci mostra come tenere il bicchierino che scotta con sotto il bordo il mignolo, e sopra il bordo l'indice. E intanto coglie l'occasione per chiederci di mandargli qualcosa di utile dall'Italia, indumenti, scarpe, ecc., in cambio ci regala delle punte di freccia di pietra (neolitiche?) che lui trova facilmente sotto la sabbia.
A Touggourt sta iniziando uno sviluppo industriale che probabilmente stravolgerà il carattere di questo paesino.

Da Touggourt andiamo all'oasi e città di El-Oued, capoluogo del Souf, con i suoi tipici tetti a cupola, o con volte a botte, anziché i soliti terrazzi, per cui è detta la città dalle mille e una cupola (ma ora con lo sviluppo delle nuove periferie standardizzate molte città sahariane stanno cambiando  aspetto). Qui vivono sia sedentari (achèche), che nomadi (m'sabba). C'è pure un museo etnografico. Le palme crescono a mazzo, a ciuffo, dentro imbuti scavati in terra che consentono loro di toccare la falda sotterranea, ma che vanno costantemente protette dalla invasione di sabbia per opera del vento.







il mercato all'alba, ancora chiuso


Sopra i portoni delle case c'è spesso il simbolo protettivo della manina di Fatma, o mano di Miryam, o Khamsa (che significa cinque). E' un amuleto che protegge dal malocchio, e dai malanni, grazie al significato esoterico del numero 5. Fa parte delle credenze popolari del Maghreb sia in ambiente musulmano che tra gli ebrei sefarditi (i 5 Libri delle sacre scritture).

Qui c'è anche un museo, con bei minerali e cristalli, meteoriti, silice, piante fossili, fossili di vermi e conchiglie, e una sezione etnografica interessante.

Ripartiamo e lungo la strada troviamo dei ragazzini che in cambio di una mancia ci offrono un cucciolo di fenek (o fennec), ovvero un volpino del deserto....! è tanto carino con quelle sue orecchione sproporzionate.... ma come facciamo a portarlo fino in Italia? e poi da noi soffrirebbe... che peccato...che bellino...


Infine da El-Oued, andiamo al confine e lasciamo l'Algeria, per entrare nel Sud tunisino, a Nefta (con una palmeraie, La Corbeille, di 350mila palme), e Tozeur, e procedendo lungo la laguna prosciugata, ovvero il pantano salato dello Chott el-Djerid (10mila kmq di sale asciutto), sostiamo a Mahboubine nella parte interna di Djerba, dove facciamo ripulire l'auto, lo chassis, e il motore; e facciamo conoscenza con Rachida Najar, che in breve dichiara che Annalisa è come fosse sua sorella...!




e poi fino al mare della deliziosa isola di Djerba, dove eravamo già stati l'anno scorso, e conosciamo il campeggio. E qui ci fermiamo a riposare nelle sue magnifiche spiagge deserte.


(fine del viaggio, e del diario)

Qualche anno dopo uscirà una guidina sul Sahara di Lucio Valetti, per conto di SafariLand, che ha dei programmi di viaggi organizzati intitolati "Il Raid del coraggio": Avventure nel deserto - Sahara, pubblicato come complemento a «Gente Viaggi» n.5, 1985, di un centinaio di paginette. 

PS: un viaggio in territori per certi versi molto simili a quelli qui descritti l'ho inserito su questo Blog nel 20 dicembre del 2012  riferito ad un viaggio nell' oltre—Atlante berbero del Marocco, cui rinvio i lettori:
http://viaggiareperculture.blogspot.it/2012/12/il-paese-berbero-dicembre-12-2.html

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