giovedì 23 febbraio 2017

viaggio in Algeria del 1977 (1a puntata: la costa est sul mediterraneo)

Ecco un altro flash da un viaggio del passato, che feci con la mia compagna Annalisa andando con la nostra auto e una tenda in giro per un mese e mezzo in Algeria, lungo la costa e verso l'interno fino al deserto del Sahara per un totale di più di 8000 chilometri. Vi riporto quei pochi cenni di diario che ho ritrovato, relativi ai primissimi giorni, e per il resto mi accontenterò dei miei ricordi, riportando vecchie diapositive e foto (che purtroppo col passare dei decenni si sono sbiadite o hanno virato il colore verso l'azzurrino, o il giallognolo, o il rossastro, e della loro scadente qualità mi scuso con i miei lettori), e anche da dépliants, e da cartoline dell'epoca.

PRIMA PUNTATA:

Abbiamo avuto notizie sull'Algeria l'anno scorso durante un nostro viaggio (sempre con la nostra Renault 5) in Tunisia. nel 1976. Quindi abbiamo ancora una vecchia cartina stradale Michelin del 1958, che comprende anche l'Algeria;

e poi abbiamo letto sui giornali le notizie di tipo politico, avevamo visto il film di Gillo Pontecorvo "La battaglia di Algeri" (del 1966, tutt'ora proibito in Francia); e letto i famosi libri di Franz Fanon (teorico del terzomondismo e esponente del Fronte di Liberazione); e la biografia (del 1967 a cura di Robert Merle traduz. in it. da Mondadori) con discorsi del primo Presidente algerino Ben Bella -che ora è da 12 anni agli arresti domiciliari - ), ... eccetera.
Ma per fare un viaggio ci occorreva ben altro. Abbiamo cercato in vari posti ma senza trovare nulla di nulla, né una guida né niente sull'Algeria... Oltretutto già dall'inizio e poi ancor più ora, tutti ci vogliono dissuadere dicendo che è pericoloso, e che è da matti andare là, che c'è il colonnello Boumédienne al potere (dal 1965 ha instaurato un regime di dittatura militare), ... ecc.
Finalmente in giugno è uscito un librino di Stampalternativa, il n.16 della collana di "Controcultura" edita da Savelli, che era dedicato al continente africano (la traduzione di "Overland to Africa" a cura della BIT di Londra).

Ma su un totale di sole 143 pagine, ce ne sono 8 sull'Algeria (di cui 2 di storia politica), un po' pochino... comunque meglio di niente (come si dice: piutòst che gnént l'è mei piutòst).
Poi troviamo che era appena uscita una guidina da Antonio Vallardi editore (incorporato dalle edizioni Garzanti), che è la traduzione in it. di un testo in tedesco della Verlag Dr. Bolte KG, di Monaco di Baviera), che in 95 paginette è piuttosto completa. Bene !


A Milano in centro c'è la Librairie Française e proprio pochi giorni prima di partire arriva il libro a c. di Jean Modot, «Algérie» della rinomata serie "les guides bleus"! Una bella vera e propria grossa Guida di 614 pagine fresca di stampa (edizioni Hachette, Paris, 1977). Con quella siamo a posto.


E inoltre c'è pure l'aggiornamento della vecchia cartina stradale, che è la sesta edizione, di due anni fa, al costo di 1600 lire, e che solo il mese scorso ancora non c'era in libreria!
Ecco la nostra bibliotechina di viaggio. Quindi già avevamo chiesto informazioni alla agenzia viaggi avventurosi "Nouvelles Frontières", ma ora come al solito decidiamo che noi preferiamo il fai-da-te.

Tra le letture (oltre al romanzo di Camus, lo straniero, la peste, la morte felice; e  e ai libri di Franz Fanon), c'è stato il capitolo di J.Keenan, "Il popolo dell'Algeria", nell'enciclopedia "I popoli della Terra", a c. di E.Evans-Pritchard, nel volume a c. di A.Al-Shahi, "il mondo arabo", Europa Verlag, 1973, trad. it. A.Mondadori, Milano, pp. 102-107; e di Giorgio Gualco il capitolo "Usi e Costumi" all'interno della voce Algeria dell'enciclopedia Il Milione, vol. XIII, dell'Ist. Geografico De Agostini, Novara, 1964. Inoltre ci sarebbero stati i vecchi libri di A. Desio, ma erano esauriti.
[oggi invece, oltre ai romanzi di Tahar ben Jelloun, Theodore Monod, di Malika Mokeddem, o di Assia Djebar, e ai libri di viaggio di Henri Lhote, ci sarebbero varie Guide sia in italiano (come di V.Franchini edizioni Polaris, o della stessa Ed. di Anita Poncini) che in diverse lingue, come la Lonely Planet (in it. edizioni EDT) e la Guida Bradt (in it. della FBE), e libri vari sull'Algeria, (vedi: http://www.marcovasta.net/libreria/autori/CercaAutoreGet2.asp?NomeAutore=Algeria  e http://www.harmattan.it/libri/algeria ),  ma allora non era certo come adesso...]

Facciamo le vaccinazioni o i richiami (i richiami di antivaiolosa, e antitetanica, poi l'anti febbre gialla e l'anti-colera se si va a Sud, e basta), e per andarci non è nemmeno richiesto il visto, basta il passaporto in corso di validità. Il cambio del dìnaro algerino è di 6 dìnari ogni mille lire. La lingua, a parte l'arabo e il berbero, è il francese (e in alcuni rari casi adesso qualcuno ha imparato un po' d'inglese).
L'Algeria è un paese meraviglioso dal punto di vista paesaggistico e naturale, e la gente è di solito molto ospitale e accogliente con i visitatori stranieri (oltretutto avrebbero bisogno di uno sviluppo del turismo). Ci sono reperti archeologici importanti e una costa e un mare molto belli, e villaggi interni caratteristici, con popolazioni come i Cabìli, i Mozabiti, e i Tuareg al sud. Oltre poi all'immensità affascinante delle dune di sabbia del Sahara.
Il viaggio, iniziato il 13 luglio si conclude a fine agosto del 1977. 

Prendiamo in banca un po' di franchi francesi. Partiamo da Ferrara il 13 dopo pranzo, e campeggiamo ad Agnano. Giungiamo al mattino presto del 14 al porto di Genova dove ci imbarchiamo con la nostra formidabile R5. Al tramonto la nave sosta al largo di Palermo dove ci godiamo lo spettacolo di favolosi fuochi d'artificio notturni. E' benaugurale.

Venerdì 15  (Tabarka - Annaba)
Arriviamo al porto di Tunisi al mattino del 15, e come prima cosa dobbiamo fare l'assicurazione dell'auto, e poi prendiamo la strada verso ovest per Tabarka. Ci fermiamo a pranzo in una bella trattoria in cui eravamo stati l'anno scorso in un nostro precedente viaggio in auto da Tunisi al deserto di sale (Chott-el-Djerid). Dopo di che saliamo sino alla frontiera attraversando un bel paesaggio mediterraneo. Come dice la guidina di Controcultura, da Tabarka in poi "la strada è bella ma poco frequentata". Dopo 'Aïn Draham, a Babouth c'è il confine.

ALGERIA


Il posto di frontiera è una costruzione nuovissima in stile moresco. Non c'è proprio nessuno, e chiacchieriamo con le guardie che sono molto giovani (al massimo venti anni). Compiliamo il formulario in cui si richiede di dichiarare tutti i soldi e mezzi di pagamento di cui si dispone.
Attraversiamo una foresta molto bella e scendiamo a El Kala (già La Calle), un ex porticciolo di pescatori francesi e spagnoli, con la cattedrale. Praticavano sin dalla metà del '500 la pesca del corallo. Dopo l'indipendenza (1962) e l'evacuazione degli europei, è stato invaso dal popolo rurale algerino venuto dall'interno. E' giornata festiva essendo venerdì, e sono tutti in strada che passeggiano. Le donne sono coperte da un drappo nero e velate con una telina bianca con sotto un pizzo. Che contrasto con quel che mostrano le vecchie foto o cartoline di quindici anni fa!, e comunque con la magnifica caletta, la brezza di mare e il contesto marino, che suggerirebbero turismo estivo.

Proseguiamo fino ad Annaba (già  Bône) dove c'è un ostello ma solo con un grande dormitorio e non ne abbiamo voglia, quindi girovaghiamo alla ricerca di un fantomatico camping, sinché non abbordiamo una macchina di Venezia che passa. Così facciamo amicizia con Carla e Sandro Rorato, che abitano lì. Dopo averci accompagnato tra strade disastrate dalla guerra, o interrotte, per percorsi tortuosi fino al distrutto ex campeggio, ci offrono di ospitarci a casa loro.
Li accompagnano a prendere il piccolo Matteo di 20 mesi, poi io accompagno Sandro a cercare un punto vendita del pane ancora aperto, e così vedo un po' la città. Tutte le città hanno una parte moderna (la ville nouvelle) impostata all'europea, e una parte vecchia tipo casbah araba tradizionale (vieille ville). Loro stanno nel quartiere intitolato a "Patrice Lumumba", un po' a nord della città.
Pranziamo assieme e chiacchieriamo. Sandro è un cooperante in quanto è un architetto, e fa i progetti per i nuovi villaggi rurali (cosiddetti "socialisti"). Carla è abbastanza stanca dei modi un po' grezzi della gente, e forse vorrebbe ritornare in Europa. Dormiamo un un salottino, mentre un vecchietto giù in strada "fa la guardia" ovvero "custodisce" la nostra macchina (come ci accadeva l'altr'anno anche nelle nostre città del SudItalia...).

Sabato 16 luglio  (Annaba e dintorni)
Ci svegliamo tardi e con Carla e il bambino andiamo a prendere una sua amica, anche lei di San Donà del Piave, moglie di un altro architetto coopérant, e poi andiamo assieme al mare in una bella spiaggia, plage Bugeaud (o plage de Séraïdi).

Nel pomeriggio dopo un riposino nelle ore più calde, vado a cambiare dei soldi. Poi torniamo al mare in una parte  parecchio affollata.


 e alla sera cena offerta da noi in un ristorante di stile moresco (il massimo del kitsch) anche abbastanza "bellino" nel suo genere (forse era Le Lavandou). Stucchi dorati a rilievo alle pareti, soffitto in lacca rosa, lampadari in cristallo che pendono ed altri enormi in ottone sui muri. Mangiamo bene: primo e secondi, dolce, per circa 4500 lire a testa. Loro si dimostrano persone simpatiche e cordiali, sono persone aperte e progressiste ma non fanno riferimento a nessun partito o gruppo, e essendo molto critici della società italiana hanno preferito andarsene all'estero, almeno per un certo periodo.
Poi siamo stati nell'ex residenza di un riccone francese, dove ci sono nel parco scimmie e gazzelle e altri animali. Il posto è stupendo.  Beato lui (...fino al '62).

Domenica 17    (Annaba - Skikda - Jijel)
Lajàh è una giovane berbera di circa 20/25 anni, che è analfabeta e totalmente ignorante di tutto ciò che in qualche modo non la riguarda direttamente. (l'analfabetismo o l'a.di ritorno, riguarda metà della popolazione). Lavora in silenzio fino a che non ha terminato, per l'equivalente di sole 60 mila lire al mese.
L'omino che guarda le macchine e che ieri sera pregava per terra, prende i 6 dìnari pattuiti, e se ne va. 
Noi andiamo in una bella spiaggia, poi cerchiamo i coupon ma la banca è già chiusa, così dopo mangiato salutiamo e partiamo.
Andiamo oltre Skikda (ex Philippeville, dove c'è un teatro romano) al porticciolo di El Koll ( già Collo) dove non c'è né il previsto camping né altra struttura ricettiva. Torniamo e attraversando colline e montagnette in un bel paesaggio, arriviamo sulla "corniche de la petite Kabyle" (la costa della piccola Cabilia).


A Jijel (o Djidjelli) ci infognamo nella vana ricerca di un posto per dormire, cercando per strade disfatte e piene di grandi buche (ancora dagli anni della guerra d'indipendenza). 
Allora mettiamo la nostra tendina "canadese" sul bordo della spiaggia, proprio di fronte ad una casetta carina dove abita uno che viene quasi subito a parlarci.
E' un ex combattente dell' FLN (=il fronte di liberazione nazionale), allora noi gli diciamo che eravamo dei sostenitori dell'indipendenza algerina, e allora dice che lui è comunista, del partito della rivoluzione socialista (in realtà con la presidenza di Ben Bella, sia il partito comunista algerino che il PRS -prevalentemente attivo in Cabilia- furono dichiarati soppressi). Ci attacca "un bottone" tale  che restiamo bloccati lì in piedi in silenzio ad ascoltare e così saltiamo la cena... E' molto orgoglioso di tutto quel che è stato fatto dopo l'indipendenza e ci è parso sopratutto un forte nazionalista cabìlo.  I Cabìli sono fondamentalmente di ceppo berbero e sono sempre stati in antagonismo con gli arabi (che però li hanno governati).

Lunedì 18   (Jijel - Ras 'Afiah)
La figlia maggiore di quest'uomo, che ha 12 anni ed è la prima della sua classe, ci sveglia alle nove, dicendoci che le petit déjeuner, la prima colazione, è pronta ...!? Andiamo nella casa dove ci laviamo. e' una villetta con giardino, la madre ci offre caffè, latte, dolcetti, pane, e marmellata. Sono tutti quanti veramente gentilissimi, ci considerano loro ospiti. Una gentilezza anche eccessiva, al punto che è un po' quasi imbarazzante. Dopo un lungo conversare, smontiamo la nostra tendina e lasciamo la cittadina di Jijel (che non ci è piaciuta).  E così nonostante le loro continue insistenze perché restassimo là, riprendiamo il nostro viaggio dicendo che abbiamo urgenza di arrivare ad Algeri. 
Poco oltre verso ovest, la costa è talmente bella che decidiamo di fermarci a Ras Afiah, dopo aver visto un grande accampamento spontaneo (o "libero") dove non si vedeva nessun turista ma solo gente locale. Qui però mancano i servizi , e l'acqua la si deve andare a prendere qualche km più in là in una gola. Per fortuna in macchina abbiamo una tanica da 20 litri presa per prudenza. Facciamo il bagno e iniziamo la vita di campeggio. Il mare è un pochino mosso, ma l'acqua è pulita e trasparente.


martedì 19 (Ras 'Afiah)
Andiamo a fare un po' di spesa ad El Aouana (già Cavallo), il paese vicino. Lì, come anche in altri paeselli in campagna e in montagna che abbiamo visto, non si vede in giro nessuna donna, ma solo uomini, quasi esclusivamente giovani, seduti ai bar o variamente deambulanti (forse senza lavoro). Alcuni negozietti su un lato della strada, dall'aria fortemente mediorientale. I prezzi però non sono poi così bassi. Ci ricorda viaggi precedenti: io ricordavo i paesi balcanici dell'Est europeo, come la Bulgaria e la Romania (1964) o certe regioni della Yugoslavia (1965 e '67)  o il Cilento o la Calabria (1968) e Annalisa i villaggi di campagna dell'Ungheria (1968) e poi noi due assieme avevamo visitato l'Andalusia (nel 1969), il nostro Meridione (1970), la Turchia (1971), eccetera, o la Tunisia girata l'anno scorso... Anche in quei casi le donne in strada erano pochissime, con un foulard in testa, i bar squallidi, i giovani sfaccendati... tutto un po' decadente... e povero. Non è che fosse chissà quanto diversa la condizione sociale e la povertà.
Nel pomeriggio dopo il bagno, è venuto tempo variabile mentre stavamo dormendo sui nostri materassini gonfiabili, all'ombra di un albero (l'accampamento è ben ombreggiato) ci scova il compagno di Jijel ... che rimane stupito che noi non si sia andati ad Algeri, ma ci si sia fermati a pochi km da casa sua...  All'ora di cena passano dei gendarmi a dirci che bisogna compilare il permesso di accamparsi. Diciamo loro che domani noi partiremo, ma restano irremovibili, per cui promettiamo che l'indomani andremo a farlo.

mercoledì 20
L'amico di Jijel ci porta una bottiglia di latte fresco e ci chiede se vogliamo tornare a trovarli. Usciamo a fare il permesso di accamparsi nel territorio di El Aouana, che costa circa 4500 lire al giorno, e paghiamo per un giorno solo. Facciamo un bel bagno anche se con tempo oramai variabile. Comunque un po' di sole lo prendiamo.



giovedì 21
Il tempo oggi è inequivocabilmente brutto. Andiamo in paese. Facciamo un po' di spesa ma troviamo le banche chiuse. Qui le donne sono in gran parte col velo, anche se non si vedono più i vestitoni neri visti ad Annaba. Ci pare di concludere che le signore "meno giovani" abbiano intorno un telo bianco come quello tunisino, e in più una garza che lascia scoperti solo gli occhi, con un pizzo sotto. Le ragazze invece -pur portando la stessa veletta sul volto- hanno delle bellissime tuniche ricamate, in tinta unita o a colori vari, col cappuccio e le maniche. Vestite così sembrano tutte belle. 
La giornata passa pigramente dato che il cielo è grigio. Andiamo in una gelateria moderna.

venerdì 22   (ras Afiah - Tigzirt)
Viaggiamo di venerdì nonostante sia il giorno di maggiore confusione. Il panorama da El Aouaoua in poi è veramente stupendo: tutto insenature e rocce, e verde, è un po' tipo i punti belli della costa ligure. Ci sono anche delle grotte visitabili, a detta dei locali sono meravigliose, ma non ci fermiamo.


A Bejaïa (= Bougie) gironzoliamo per la città, ma non ci fermiamo nemmeno qui. Andiamo verso l'interno per una strada di campagna e di colline con paesaggio molto verde, in salita, tra valli boscose disabitate. Incontriamo lungo la strada due scimmie; sostiamo ma loro scappano. 
Continuiamo per una stradina secondaria un po' brutta, ma che ci riporta sul mare. Ci fermiamo lungo la costa a fare un bagno, ma il mare è un po' mosso e la riva è di ciottoli, quindi stiamo sul bagnasciuga a prendere le onde fresche. Poi mangiamo tipo pic-nic e ci sdraiamo a prendere il sole in compagnia con dei tedeschi. 
Proseguiamo lungo la costa per una (ex)strada che fecero i francesi, mai più rimessa a posto dall'inizio degli anni sessanta. Invasa da cespugli, con parziali crolli laterali, buche, e infine scomparsa graduale dell'asfalto.
Giungiamo stanchi a Tigzirt dove non c'è un posto libero negli alberghi, tranne che nell' hotel caro (ma non abbiamo più dìnari dato che prima le banche erano chiuse e qui non ce ne sono altre).


Andiamo sulla spiaggia per accamparci, ma è bruttino e c'è molto vento. In un bar uno ci cambia dei franchi e così andiamo all' hotel Mizrana (due stelle). Doccia, vasca, piscina, terrazza ....
Il paese è turisticizzato e grazioso. C'è pure un bel tempio romano antico, e una basilica cristiana del VI secolo.


sabato 23   (Tigzirt - Algeri)
All'inizio andando verso Tizi-Ouzuf c'è una strada molto bella che con parecchie curve scorre tra il verde. Passiamo attraverso la cittadina e percorriamo una via scorrevole, anche se di notevole traffico. Notiamo come man mano si moltiplichi il numero delle fabbriche e delle officine, finché ci troviamo sempre più nel mezzo di una zona industriale. I paesi assumono un tono tipo tunisino per quella confusione tendente al moderno, un'aria di industriosità scassata. E' il frutto della industrializzazione forzata voluta da Boumedienne, con cui la quasi totalità delle imprese sono virtualmente statali. Comunque sia, da Paese quasi esclusivamente rurale si sta trasformando (e anche burocratizzando).
Intanto ci avviciniamo ai dintorni di Algeri (in arabo: El Djezaïr), dove incontreremo un altro cooperante italiano con cui faremo amicizia.
[e qui purtroppo si interrompono gli appunti scritti del diario di viaggio....]





Algeri

 transatlantico ormeggiato in porto

Il porto di Algeri è il punto focale di tutta l'Africa del Nord, detta anche Africa Minore, sta proprio in mezzo alla costa mediterranea: Algeri è praticamente equidistante dal canale di Sicilia (tra Italia e Tunisia) e dallo Stretto di Gibilterra (tra la Spagna e il Marocco). Sull'altra sponda si trova il porto spagnolo di Algeciras (=in arabo al-Gheziras), ed il nome in arabo di Algeri è in effetti El-Djezaïr (scritto in francese) o Al Jazeer (scritto in inglese). Ed è anche la metropoli più grande di quel che si chiama il Maghreb (cioè in arabo "Occidente"), ovvero l'insieme dei tre paesi arabi di Tunisia, Algeria, Marocco, che furono sotto la dominazione francese e che rappresentano l'estremo occidente del mondo arabo.



La parte lungo il mare è una bella città mediterranea, con viali e piazze ariose e verdi.


C'è l'università, e una cineteca e istituti di cultura, bar, eccetera



 mio padre (a 79 anni) quando andò in visita ad Algeri

Poi più su, salendo sulla collina, ci sono vicoletti stretti con la scalinata, che costituiscono la vecchia Kasbah.




foto storiche:




Questa è la parte più tradizionale araba e berbera, con negozietti e bancarelle e ambulanti, ed un via vai di merci trasportate con asinelli o motorini (vietati) o a piedi con sacchi o casse. E' qui che si era sviluppata l'azione del fronte di liberazione che portò alla cacciata dei residenti europei, con l'indipendenza (in Algeria vi erano un milione di persone di origine europea, di cui 820mila francesi, centomila di origine spagnola, 41mila di origine italiana). Qui nella Casbah di Algeri si combatterono ad ogni angolo scontri e atti di repressione.



La Casbah è stata da sempre anche oggetto di film, sia polizieschi che politici, dato che qui fiorivano i commerci illeciti, cambiavalute, attività di borseggiatori e ladri, ecc., e si sollecitava la fantasia su intrighi e incontri amorosi, nei locali "malfamati", Si pensi ai classici come "Pépé le mokò"(se moquer significa beffeggiare, infischiarsene) con Jean Gabin, o altri film di spionaggio, oppure il famoso film di Pontecorvo sulla insurrezione anti-francese. 





Il film di Gillo Pontecorvo era molto realistico, e fece una enorme impressione sul pubblico europeo al tempo (tanto che in Francia fu presto tolto dalla circolazione e poi anche proibito dalla censura).
Il film comunque ebbe successo non solo di pubblico ma anche da parte dei critici cinematografici: vinse il Leone d'Oro nel '66, e poi ebbe due nomination all'Oscar.





scene dal film

Sulla vita del grande regista Gillo Pontecorvo (fratello del famoso fisico Bruno P.), si veda il libro di Irene Bignardi: "Memorie estorte a uno smemorato", Feltrinelli, 1999. vedi http://www.raistoria.rai.it/articoli/gillo-pontecorvo-regista-da-oscar/11276/default.aspx
Ma oramai l'epopea ora mitizzata della rivoluzione è passata da 15 anni, e nuove generazioni sono cresciute.

Ad Algeri facciamo conoscenza con una gentilissima algerina, Leila Tibeant, che ci da alcune info.
Per trovare un posto chiediamo alla ONAT e alla AlTour (Algérie Tourisme), andiamo all' hotel Britannique, ma non c'è disponibilità.  Allora ci rivolgiamo al Relais de la Jeunesse. Si mangia bene da "Amirouchie" (tra la sede della polizia e l'ufficio postale). Anche alla stazione ferroviaria c'è la mensa dei ferrovieri per mangiare a basso prezzo.
Ad Algeri conosciamo un altro cooperante italiano, che ci da delle dritte per vedere posti interessanti, e ci parla della "vera" Algeria che è quella del profondo Sud, e del deserto, incitandoci a partire dalla costa e dalle città.
Visitiamo la città vecchia, e il museo del Bardo. Vediamo anche la sinagoga centrale (con l'indipendenza dovettero andarsene anche gli ebrei, sia europei  che algerini ).



(la prossima puntata sarà sul sud e la regione sahariana)

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