domenica 8 ottobre 2017

Altre foto e immagini sul viaggio nel sud-ovest d' Etiopia - 23



Dunque ricapitolando... i vari popoli ed etnie che abbiamo visto (sia pure solo vedendone i villaggi dalla strada, o incrociandoli ai mercati, ecc) sono stati nell'ordine: a Addis gli Amhara e i Tigrini, poi i contadini Oromo nello Shoa (e non solo contadini), gli Hadiya, i Rastafari di origine giamaicana, i Wolayta, i Sidamo del nord, i Dorze di montagna, i Guji del lago Chamo, e i pescatori Ganjule, i terrazzatori Gidole del Gamo-Gofa, i Konso delle campagne, gli Tsemay, i Banna, i Karo, i Galeb (o Dassenech), gli Ari o Arsi, i Mursi, gli Hamer di differenti villaggi, i Bòrana, e dei Maale e  Moguji e Bashada, e Dime ai mercati di Jinka e Dimeka, i Nyangatom (o Bume), i Surmi (o Suri) della bassa valle, alcuni Maasai del nord, e anche Samburu d'oltre confine, di nuovo dei Karo, e altri Hamer, gli Erbore (o Arbòre),  i Konso dei borghi murati e di Karat, i Bòrana (o Borna) del distretto di Yabelo, e quelli musulmani di el-Sod e dei pozzi cantanti e i pastori di villaggio, i coltivatori Sidàmo del distretto di Yrgalem e i pescatori, gli agricoltori Oromo-Wollo del nord. In complesso un bel numero ... e si può fare facilmente confusione.




foto di Steve McCurry intitolata "valle del fiume Omo", 
alla esposizione "Animals" presso il MUDEC di MIlano











Come accennavo in alcune puntate precedenti, l'attenzione al proprio corpo è di primario rilievo, e -seguendo Remotti- gli atti più significativi sono nel mettere e coprire, e nel togliere, e tagliare, ed incidere. Mettere ornamenti e tracciare segni e indossare abbigliamenti, mettere profumi  o maschere, e d'altro canto togliere con le circoncisioni, i tagli di capigliatura, ma anche con le scarnificazioni, e le incisioni e cicatrizzazioni decorative.
E per esempio è importante dal punto di vista antropologico e etnografico, osservare le modalità con cui i vari popoli curano i decori, i monili, ciò con cui si adornano, e quindi anche le pitture e i tatuaggi sul corpo (detti anche body art), e tutta l'arte dell'ornamento (parure), per riflettere sulla relatività dei criteri di bellezza, e quindi la relatività dell'estetica e dei suoi valori, come se il corpo nudo già non bastasse.
( Sul body-painting tra i moltissimi che se ne sono occupati, si vedano p.es. le osservazioni di Victor Turner in "La foresta dei simboli" del 1967,  e la voce "Decorazione" di M.Bussagli nell'enciclopedia L'Universo del Corpo, Ist. Treccani, 1999, vol III, pp. 106-110, e di F. Remotti in ibidem sotto voce "Cultura", i §. 3, 4 e 5, pp. 72-79, e il cap. IV "interventi estetici sul corpo", del suo libro Fare Umanità, Laterza, 2013; e quelle di Giovanna Salvioni, nel suo capitolo nel volume di G. Guariglia "Il mondo spirituale dei primitivi", del 2007; e nel testo di Adriano Favole, La bussola dell'antropologo per orientarsi in un mare di culture, Laterza, 2015, il cap. 1.  Abbiamo visitato in giugno ad Amsterdam una esposizione specifica dedicata a questo tema dei segni sul corpo nel Tropen Museum che dà molti spunti al riguardo, come già ne avevamo visto ad Addis Abeba, a Pretoria, a Berlino, a Ginevra o a Parigi e Londra e in altri grandi musei nelle sezioni etnologiche).


Hans Silvester, Natural Fashion, trad.it. "Decorazioni tribali", ediz. L'ippocampo, 2007

A.van Dijk, Footsteps in dust and gold, 2014

da: africageograohic.com




il museo tropicale di Amsterdam

il museo etnologico di Berlino (a Dahlen Dorf)

Sally Price,  Primitive Art in civilized places, 1989, 2002, tr.it. I primitivi traditi, Einaudi 1992, 2015

Poi si dovrebbe fare una riflessione sul tema affascinante della maschera, che è tanto importante nei contesti tribali, dove si mostra che essa mentre copre e cela  l'identità del suo portatore, ancor maggiormente rivela quanto sia più determinante l'identità culturale collettiva della società a cui il portatore appartiene (nel senso più letterale del termine). Simile discorso per i costumi dell'abbigliamento rituale e cerimoniale.




una insegnate in un corso di alfabetizzazione per adulti 
(foto Ist.Geo.DeAgostini)

una classe con  età miste

una scuola per bambini






                       


E cfr. per es. Pedro Ceinos, Atlante illustrato delle minoranze etniche, tr. it. Red edizioni, Como, 1992, il paragrafo di V. Luling di "Survival International", intitolato "Si sta spazzando via una forma di vita", pp. 92-93, 






Edith Lord, 

Queen of Sheba's heirs: Cultural patterns of Ethiopia,

Gli eredi della regina di Saba, studio dei modelli culturali in Etiopia, Acropolis Books



viaggio del 1939 ristampato nel 2006










 
























Naomi Campbell, modello ideale di Eva Nera


Un approccio stimolante lo si può avere partendo dalle opere d'arte tradizionale, come accennavo più sopra, e con lo studio delle basi dell'animismo, e del totemismo, ma anche dello spiritismo e della magia, e del culto dei morti e degli antenati. Che sono ancora presenti allo stato puro in almeno il 2,6% sull'insieme delle popolazioni etiopiche (molto di più nella regione del sud-ovest), e allo stato latente è ancora molto diffuso un sostrato di credenze tradizionali, con esiti di sincretismo.




Antichi mitologemi si sono strutturati con l'inizio delle prime coltivazioni, e dunque della sedentarizzazione.



questa carta etnografica e economica dell'Africa orientale è contenuta in 
J. Campbell, Historic Atlas of World Mythology, vol. II, "The Way of the Seeded Earth", tomo 1, p.16, 

Qui si mostra come le prime seminagioni e colture fossero di miglio, teff, sorgo, fonio, ed ensete, nelle aree abitate da popolazioni semite e camite, e  nilotiche, nell'alto corso del Nilo Azzurro e Bianco, e sull'Acrocoro Abissino, attorno al lago Tana, dove già era consolidata la domesticazione animale, la pastorizia e l'allevamento (caprini, ovini, armenti, asini, e camelidi), àree culturali che ai primordi dell'orticoltura e dell'agricoltura di sussistenza, sono state le matrici di antichissimi racconti mitici i cui nuclei si sono mantenuti sul lungo periodo e si sono diffusi lungo il mar rosso e fino al delta del grande fiume sulle coste mediterranee.
La loro cultura era basata sulla energia vitale che scaturisce dal suolo, in cicli di fioritura, morte, e risorgenza. Il che si esprime in melodie, canti e danze con una musica che parla da sola.

Tra l'altro sono popoli molto belli con cui dunque è facile identificarsi (p.es. si veda una carrellata di ritratti di volti etiopi in: 
https://www.youtube.com/watch?v=VlhcYwMwXpA  )


Infine volevo dire che concordo -ma non sempre e non del tutto- con i commenti di vari e numerosi diari di viaggio che ho letto. I più stimolanti sono stati quello di Marco De Paoli, e quello di Massimo Rossi, ma anche la prima edizione di Philip Briggs, e anche mi è piaciuto il diario un po' romanzato di Virginia Morell. Come pure tra i diari-reportages fotografici ho ammirato quello di Gianni Giansanti,  quelli di Pino Ninfa,  di G.Barili e M.Lombardi, già citati, e di Francesca Mascotto (Tesori Antropologici, Biblos, Padova, 2008, §. "nella valle dell'Omo" pp.188 sgg. e anche sul sito http://antiquaagredo.sitonline.it/1/valle_dell_omo_gallery_francesca_mascotto_163295.html), che rendono visivamente bene la realtà del sud-ovest del Paese. 
Da leggere con attenzione  le belle pagine del Blog di Fabrizio Loiacono, detto Fabris: obiettivosulmondo.com che nei suoi due viaggi del 2010 e '11 accompagna alle sue magnifiche foto, testi molto ben fatti sulle varie etnie.


(Turmi: tessuto) 


(segue dunque una bibliografia, in una ultima puntata n.24)

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