venerdì 12 ottobre 2012

I - México nel lontano 1979


Al di là dell'Atlantico

annotazioni durante il nostro viaggio che facemmo in Messico e poi in Centramerica 
dal 11 luglio all' 8 settembre 1979

vi riporto il diario che dei ragazzi (noi due) scrissero 33 anni fa su un avventuroso viaggio fai-da-te. Sono avventure d’altri tempi oramai, ma credo che possano dare un po’ un quadro di che cos'era viaggiare in paesi allora cosiddetti  ”esotici” o tropicali, in quegli anni Settanta, una sorta di documento storico. (ma in Messico poi ritorneremo 26 anni dopo, nel 2005, vedi in questo blog il diario inserito  in settembre 2011: cfr.
http://viaggiareperculture.blogspot.it/2011/09/diario-di-viaggio-nel-messico-centrale.html  )

§. Intro: il filo si riannoda (fra poco si ri-parte!)
A casa: timori per lo Skylab che cadrà proprio l' 11, e per lo sciopero dei controllori di volo. Dubbi per avere in tempo il visto... e per l' ok sul biglietto (ottenuto dopo tante ansie grazie a Tullia e Nando).
Prima di partire parliamo del Messico con Santuzza e Marilaide, con Emanuela, con la Luisa e con altri.
Il fatto è che non si trova nessuna guida qui, anche alla Libreria Francese a Milano troviamo solo Mexique di R.Hinostroza, in francese, Edité par UniCLAM (Centre Latino Americain), Paris, 1977. Della stessa edizione ce n'è anche uno piccolo appena uscito sul Guatemala, che pure compriamo. Per fortuna all'ultimissimo momento arriva anche a Ferrara in libreria, a Spazio Libri: "Andare in Messico"- una guida per viaggiare bene e spendere poco, di Gianni Macali, coedizione di Savelli e Nouvelles frontières, appena appena uscita, stampata in giugno 1979, che copre anche il Centramerica, libretto tascabile. Poi c'era il quaderno ciclostilato del centro di documentazione in via Vitellia a Roma, della neonata "Avventure nel Mondo", intitolato Maya 78, di 122 fogli (che raccolgono fotocopie da vari libri sul Messico). 




Bisogna chiedere ai consolati messicani una carta di turismo (=visto) per entrare nel paese. Solo da quando c'è il nuovo presidente, il PCM è stato ammesso per legge, e si possono creare anche sindacati non legati al partito al potere che è sempre il PRI.

Ah il Messico...! è da quando ero piccolo che sogno di andarci. Ricordo che avrò avuto 8 o 10 anni quando ritornò da un viaggio là uno zio di mia cugina, lo zio Teo, e raccontò le cose meravigliose che aveva visto. E ci fece vedere quel che aveva portato... insomma accese la mia immaginazione, e mi restò sempre il desiderio. E poi da ragazzino mi infervoravo con la storia della revoluciòn di Villa e Zapata!
Pancho Villa e Emiliano Zapata

Leggo "Messico e America Centrale" (1973) a c.di J. Pitt-Rivers, nella collana I Popoli della Terra, vol. III, delle edizioni Mondadori. Poi sul piano storico c'è B.Diaz del Castillo,  La conquista del Messico, tr.it. Longanesi, 1968; e quello omonimo di Prescott, Newton Compton, 1977, ma che non sono del tutto obiettivi. Naturalmente leggo di M. Leòn-Portilla "Il rovescio della Conquista"(1959) trad.it. Adelphi, 1974, e "Montezuma" di C.Burland, 1972, edizioni Einaudi 1976 (con una prefazione di Italo Calvino), e di C.W. Ceram, Civiltà sepolte, Einaudi, 1952, la quarta parte. V.W. von Hagen, Antichi imperi del Sole nelle Americhe, tr.it. Mondadori, 1963, poi 1974; e ancora di Burland e W.Forman, Aztechi, mito, storia, civiltà, tr.it. De Agostini, 1976. Il National Geographic, vol. 148, n.6 del dic. 1975, è sul Messico.
Ma anche le pagine e le poesie sul viaggio in Messico di Majakovski, rileggo dei fascicoli che avevo preso tempo addietro sulla storia della rivoluzione di Pancho Villa e Emiliano Zapata a dispense: "Storia delle rivoluzioni del XX sec.", editori Riuniti, 1967, III vol. "La rivoluzione messicana", sino al fascicolo n°44;  e di John Reed, Messico insorto -America in fiamme, editori Riuniti, 1958; e poi Eduardo Galeano, i romanzi di Carlos Fuentes, mi rileggo Castaneda... eccetera 
Mi riguardo il film "Lampi sul Messico" (ovvero Que viva México! del 1931) di Eisenstein, e "Viridiana" e "L'angelo sterminatore", e I figli della violenza, di Luis Buñuel. Poi ci sono stati famosi film di Sergio Leone, di Louis Malle, Sam Peckinpah, Viva Zapata! di Elia Kazan, Aguirre di W.Herzog, La notte dell'iguana di John Houston Qualche anno fa avevo assistito a una conferenza del pittore Siqueiros, che mi aveva anche fatto una dedica con suo autografo, e quindi vado a riguardarmi le riproduzioni dei murales suoi, di Diego de Ribera, e di altri messicani dell'epoca.

Ci prendiamo con noi della Clorochina, salviette antisettiche e disinfettanti, i fazzolettini Intigen, e una scorta di medicinali per le infezioni intestinali, diarrea del viaggiatore, digestivi, ecc.

Mi ha impressionato questa traversata per aver constatato la massa sterminata d'acqua che è l'oceano atlantico (9 ore per attraversarlo). A New York il piccolo assaggino Usa ci ha lasciati di stucco e un po' affascinati: sono proprio pazzi questi americani s.p.q.a. Il simbolo della loro società è il televisorino a gettone annesso alle poltrone delle sale d'aspetto in areoporto. Furbetti.... Tutto monetizzato, tutto previsto e tutto organizzato. Puoi girare a mani vuote (li abbiamo visti che si comprano camicia e vestito) e avere tutto ciò che necessiti con una carta di credito di plastica, spedendo un modulo, mettendo in conto sul n° telefonico, ... 
Anche noi ci guardiamo la tv a colori che c'è qui con accanto una copia della Bibbia.

Con due giorni e mezzo di viaggio inclusa la notte in parte passata al Kennedy Airport di New York, e poi a dormire in un albergo a spese della PanAmerican, con il secondo volo, in quattro ore e mezza, finalmente arriviamo, letteralmente sfiorando i tetti della sterminata periferia di Ciudad de México (D.F.) all'areoporto "Benito Juàrez". Impressionante.



§. México (da pronunciare: Mekhico), il paese delle tre culture

Quando martedì a casa si diceva: allora venerdì andiamo a Toluca al mercato, o restiamo a città d. Messico? sembrava un po' di farneticare.
Eccoci qui venerdì mattina presto sul pullman "La Flecha Roja" (le freccia rossa) diretto a Toluca, che parte dal Teminal de Oriente, grande modernissima stazione dei pullman. E il tipo dietro di noi è il classico meticcio messicano che non smette un solo istante di parlare, chiacchierare, pettegolezzare, e di raccontare con il suo silente vicino di posto, con quella cantilena che si sente anche nei cartoni animati di Speedy Gonzales. Intanto l'autista dalla faccia vagamente mongolica, abbronzatissimo, e con un cappello di paglia, accende la radio ad alto volume, da cui escono struggenti e melensi canti accompagnati dalla chitarra.
Fuori c'è un panorama un po' alpino con foreste, pini e prati in cui l'alterità è data dal fatto che essendo sotto il Tropico, crescono rigogliose e in gran numero anche agavi, simili a verdi polipi vegetali,  e cactus vari, e che il panorama che ora ammiriamo si trova a circa 3000 metri di altitudine! cui giungono solo certe cime delle nostre innevate Alpi.

Ci siamo lasciati alle spalle per mezza  giornata il nostro Hotel Capitol, avenida de Uruguay 12, che il taxista dell'areoporto ha tanto disprezzato, e che a noi invece sembra del tutto decoroso (tanto più ricordando la Turchia, l'Egitto, per non parlare dell'India...!). Avrà una, o sì e no due, stellette. Tutto tinteggiato in azzurro, a tre piani disposti su tre ballatoi attorno all'atrio con grandi poltrone. Molte sono le stanze con la porta sul ballatoio aperta, dato che non hanno le finestre, ma solo un finestrino rettangolare sopra la porta.  Ci sono dei ventilatori in camera. E in cima all'alto soffitto dell'albergo un enorme lucernario.



la prima lettera a casa rassicurante

TOLUCA
Prendiamo una corriera di 2a classe e dopo solo 70 km scendiamo a Toluca (2660 m.), la città coi bidoni dell'acqua sul tetto delle case, veniamo trasportati da una fiumana di indios che provengono dalle campagne e che corrono al mercato portando tacchini, maialini, galline, verdure, eccetera. Tutti color ambra scura, piccoli, con abiti colorati, con sombreriti. E il mercato del venerdì è enorme e ricco. Bellissima frutta e verdura fresca. Qua e là baracchini per mangiare. Osserviamo due indios timidi e silenziosi che comprano due grandi mazzi di fiori. Ci sono prodotti locali, naturali, e di artigianato, come dei bei tappeti coloratissimi. Passa per strada una banda musicale che suona camminando svelta. E un corteo carnevalesco di maschere. I campesinos che vengono dai vari paesini delle campagne circostanti portando le loro cose da vendere, oppure per comprare qualcosa, sono spesso vestiti con i loro abiti tradizionali, che distinguono da quale villaggio provengono.













A C.d.Messico avevamo notato prendendo in orari diversi il metro, che le segretarie degli uffici sono prevalentemente le bianche della minoranza latina pura, mentre gli operai sono dei meticci d'aspetto. I contadini che ora vediamo, rugosi e piccolini, cotti dal sole, sono proprio indios.
Ma che cos'è questa nazione mexicana che parla una lingua simile alla nostra ma che è di un'origine etnica sconosciuta in Europa? Questi discendenti dei vari aztechi, mixtechi, toltechi, zapotechi, olmechi, eccetera ecc. che vanno in metro e che scrivono a macchina, e guidano automobilone americane, che potenzialità hanno di inserirsi tra le nazioni industriali moderne conservando al contempo la loro specificità culturale?

TLATELOLCO
Abbiamo intenzione nei prossimi giorni di andare col metro in "pellegrinaggio" alla Plaza de las tres culturas, nel quartiere di Tlatelolco, nota per le manifestazioni degli studenti di undici anni fa, che furono represse nel sangue ad opera di elicotteri dell'esercito e con i granaderos che sparavano con bazooka (le autorità sono giunte ad ammettere 68 vittime, ma il giornale inglese The Guardian stima da 150/ a 300 morti, e 400/ 700 feriti, tra cui la giornalista italiana Oriana Fallaci). Peccato gravissimo perché la piazza era proprio il bel simbolo della comprensione reciproca tra tutte le componenti del Paese -essendo lì presenti nella stessa piazza un tempio azteco, una chiesa spagnola a Sant'Iago, e edifici moderni- e della rinascita grazie ad una unione di tutti i messicani. E in questa piazza era stato firmato il trattato che proclamava tutta l'America Latina zona libera dalle armi nucleari, un evento importante di pace e coesistenza. Oltretutto la strage avvenne anche a dieci giorni dall'apertura dei giochi olimpici del 1968 a Città del Messico. Il Presidente di allora, Gustavo Diaz Ordaz oramai è morto (il 15 luglio). Ne è dunque massimo responsabile il ministro degli interni di quel governo, poi divenuto Presidente (!), Luis Echeverria. Ma ogni tentativo di saperne di più e di fare giustizia è stato sin'ora impedito dalle autorità.
Questa piazza da allora in poi conserverà per sempre il ricordo di quegli eventi efferati, a imperitura memoria, è diventata il simbolo del movimento degli studenti e della richiesta di giustizia.
la piazza delle 3 culture a Tlatelolco
paesionline.it
Insomma il Messico è un Paese grande, di due milioni di kmq, con 65 milioni di abitanti, e la sua capitale sta in un Distretto Federale che contiene 8 o 9 milioni di ab. (città e sobborghi) come dicono è "un mostro", un monstruo, e questo territorio è retto da un governatore che fino a tre anni fa era semplicemente nominato direttamente dal presidente della repubblica... !, cosa non tanto democratica mi pare... Dunque è solo da poco che gli abitanti della Città di Messico (i capitalinos) possono scegliere ed eleggere chi li governerà...
Hanno diritto di voto i maggiori di 21 anni d'età, abbassabili a 18 anni se sposati. Sono già  25 anni che anche le donne hanno avuto il diritto di voto.
Le stime dicono che la popolazione del Paese sarebbe composta da 15% di ladinos bianchi e creoli; 29% da indios; e 55% da meticci.
La città con il suo hinterland è enorme, ma a noi in pratica interessa quasi solo la parte centrale, che pure già è molto estesa, e con grandi vialoni, tipo Paseo de la Reforma.

Le ore di volo e di viaggio, ma più che altro le ore di differenza di fuso orario, e forse l'altitudine dell'altipiano di C.d.Mexico (2300m) e il clima (piove spesso), ci sbalestrano un po' e siamo un pochino stanchi, confusi e dispersivi, e ce ne andiamo presto a letto, dove mi leggo alcuni dati. La valuta nazionale, che è il peso, da tre anni (anche questo) non ha più una parità fissa col dollaro: oggi un dollaro equivale a circa 22 pesos. La corrente elettrica è a 110 volts, e le spine sono come quelle Usa.
Ci sono autobus di prima categoria e di seconda. I trasporti più economici sono i taxi colectivos (quasi tutti Volkswagen maggiolino che spesso non hanno il sedile di fianco al guidatore) che fanno lo stesso percorso degli autobus. Poi ci sono dei piccoli furgoncini, chiamati micro che sono un po' più capienti dei maggiolini. Se no ci sono tre linee di metro.

Al mattino facciamo colazione con una sproporzionata tazzona di caffé e latte, con un latte buonissimo, e con delle superbe brioches.
La città è enorme e ci sono enormi e lunghissime avenidas (come Paseo de la Reforma o Insurgentes, vialoni di più corsie e lunghi diversi kilometri, ad es. Insurgentes è di quasi 40 km), per cui è difficile in poco tempo formarsi una idea dell'insieme. E' impressionante quanto è vasta. Comunque ci è piaciuta molto. Straordinario e indimenticabile il grande e moderno Museo di Antropologia e Storia (cui si arriva

in autobus scendendo nei pressi del parco a metà di Insurgentes-Sur),




il Chac Mool, il guerriero-puma

che è fatto come due musei: uno sopra l'altro, il piano terra dedicato alle culture storiche, e quello rialzato dedicato al folklore in quei discendenti odierni di quegli antichi popoli, o di quelle stesse regioni (qui chiamate Stati federati) per cui può essere visitato o in orizzontale, o in verticale, ovvero a zig zag facendo su e giù ogni volta che si cambia cultura o regione. Questa possibilità di incrocio cronologico è molto stimolante, vedi subito le permanenze e le trasformazioni, facendo confronti storici, e puoi anche fare confronti tra culture. Bellissimo, ci sono pezzi straordinari, come p.es. il grande "disco del Sole", che è un calendario circolare scolpito su una pietra del diametro di tre metri e mezzo, ritrovato alla fine del Settecento.

Fortunatamente trovo un altro libro di Miguel Leòn-Portilla (oltre a quello che già avevo, che era stato tradotto per Adelphi) che riguarda sempre la scoperta e lettura di codici e di cronache e di vari manoscritti in lingua nàhuatl, sulla cultura pre-hispanica, che mi interessa molto perché non si limita a quel che gli spagnoli riferirono su di essa: Los antiguos mexicanos a través de sus crònicas y cantares, Fondo de Cultura Econòmica, México, 1961, ristampato nel 1977.

Ma ci piace poi il girovagare per i quartieri, andare a zonzo e lasciare che si presentino opportunità, e intanto osservare le cose, la gente, le abitudini.

I giornali qui, molto più che da noi, si dilungano sugli incidenti d'auto mortali, descrivendo minuziosamente "le ore dantesche di terrore e di morte" nei minimi particolari, si vendono quadri kitsch di bimbi che piangono e réclame di pubblicità che invitano a commuoversi per le lacrimevoli storie che promette una certa rivista settimanale in carta patinata, o con fotoromanzi.
A differenza di altri paesi del Terzo Mondo visitati, nessuno ci disturba o ci dice alcunché; ma se chiediamo qualcosa subito si fermano e sono sempre molto gentili e si sentono responsabilizzati nel dare risposte e spiegazioni.
Una signora cui cedo il posto in autobus, in compenso mi tiene la mia pesante borsa sulle sue ginocchia.

Alcuni non capiscono che se noi non capiamo, non è perché non si capisca quel che dicono o perché non siamo in grado di capire, ma semplicemente perché siamo qui da poco e non possiamo sapere certe cose che loro danno per scontate e non capiscono che noi possiamo non saperle.

La periferia della capitale è bordata da chilometri e chilometri di basura, di pattume, alto quasi come le casette a un piano prospicienti dall'altro lato della strada. E' lì al sole ad olezzare. Ogni giorno qui arrivano ottomila contadini senza terra a cercare fortuna.

PUEBLA
Rapida occhiata a Puebla, ad un paio d'ore di pullman di 2a classe dal Terminal de Oriente, e rientro in giornata.  Bella città coloniale.



Mangiamo il mole poblano, tacchino o pollo al cioccolato fondente, con tante spezie e semini. Mi piacciono i gusti mescolati, tipo l'agro-dolce, il salato-zuccherato, ecc. e qui non mancano piatti del genere. Abbiamo la fortuna di arrivare in tempo per vedere la parte finale di uno stupendo spettacolo di danze tradizionali tipiche poblane in piazza.

C'è molta architettura dell'Ottocento, e palazzi del periodo di Massimiliano d'Asburgo, già governatore del nostro Regno Lombardo-Veneto, che era partito da Miramare nel 1864 per divenire brevemente imperatore del Messico. Una storia romanzesca. Città bellissima, con gente sorridente e affabile. Gli abiti tradizionali risentono un po' anche della influenza degli abiti orientali che indossava una cinese portata qui da un commerciante di Puebla che poi la sposò (da qui il soprannome di china poblana). Su di lei si favoleggia che fosse una principessa del Chipango, ovvero del Catay, catturata nelle Filippine spagnole e venduta come schiava ad Acapulco, ma più probabilmente era finita tra i cosiddetti coolies cinesi che furono portati sull'Istmo a costruire la ferrovia tra le due coste.
L'abito in questione consiste in una gonna rossa, e verde nella parte alta, decorata con vecchie monetine, e una blusa bianca ricamata senza maniche. Sopra uno scialle (rebozo) sulle spalle e incrociato sul petto. Una collana di perline rigirata più volte, e sul capo dei nastrini colorati.

FUORI DAL D.F. NEL ESTADO DE MEXICO
Sì la periferia della capitale, lo avevamo visto anche ieri, è tipo una gran baraccopoli, però abbastanza "ordinata" come se ci fosse una programmazione.
Abbiamo visto al magnifico Museo di Antropologia e Storia che fin gli antichi squadravano le vie delle città a reticolo, e ancor oggi i villaggi più dispersi degli indigeni sono spesso a riquadri.
Il tipo della corriera, che ha tranquillizzato Annalisa che chiedeva di mettere via i nostri bagagli, dicendole con tono lento e cantilenato di non preoccuparsi, che tutto si sistemerà e ci ha allargato un gran sorriso facendo gli occhi vispi......
Ora stiamo attraversando Netzahualcoyotl, che è fuori dal Distrito Federal della capitale, nello Stato di México. Ieri dal bus abbiamo visto bene il Popocatépetl (5452 mslm) e lo Itzcatchìhuatl (5230 m), i due grandi vulcani (i nomi qui sono un po' difficili da imparare e da pronunciare) il cui nome significa in nàhuatl, cioè nella lingua degli Aztechi:  montagna (tépetl) "fumante", e la "Dama Bianca". Stanno a una sessantina di chilometri dalla capitale e qui sull'altipiano si vedono dappertutto.

Troneggiavano innevati sulla pianura e sembrava di vedere qui ai tropici le nostre cime alpine, solo che non erano alte 2500/3000 metri come le montagne da noi, in quanto queste qui stanno sopra a una pianura che si trova a 2500... perché questa pianura in realtà è un altopiano (grande come la parte centrale di tutto il Messico), per cui i 2500 partono da 2500, ci stanno sopra...  Lungo la strada ci sono cartelli che segnalano di stare attenti a possibili stazionamenti di nubes e di nieblina.
Probabilmente i piccoli mortai artigianali che vedevamo al mercato di Toluca erano fatti con la lava di questi vulcani. Popo nelle antiche leggende mexica dell'altipiano, diviene un giovane valoroso guerriero nàhuatl che si invaghisce della principessa Itzcatch figlia del governatore di Tlaxcalà (capitale della repubblica avversaria degli Aztechi). Inviato a combattere i nemici di Tlaxcalà per mostrargli il suo valore, viene dato per morto alla bella giovane dalla pelle candida come la neve, la quale si suicida, e quando il guerriero torna la prende tra le braccia e la adagia su una montagna e poi si siede su quella accanto, in attesa che lei si svegli, ma sono ancora là oramai ricoperti di ghiaccio.
Ci sono in realtà varie versioni di questa leggenda, come sempre accade per quel che viene tramandato oralmente. Pochi sono i codici rimasti, sovente illustrati,  che ci aiutano a conoscere la cultura dei popoli precedenti la conquista. Compro un libro molto interessante di Maria Sten, Las extraordinarias historias de los codices mexicanos, Editorial J.Mortiz, México, 1972.

Le indie se ne stanno tranquillamente accucciate, oppure vanno in giro indaffarate e si portano dietro la schiena i loro bimbi anche piccolissimi, completamente avvoltolati nello straccio colorato, a mo' di amaca, che dormono cullati dagli sballonzolii, ma non si sa come respirino...
Diversi campesinos o popolani vanno a cavallo senza sella, ma  solo con sotto una coperta.
Da un macchinone americano con altoparlante uno reclamizza le virtù magiche e guaritrici di piccoli crocefissi in simil'oro che se tenuti stretti nel pugno sinistro pensando fortemente a qualcosa che si desidera, possono dare sollievo e anche soddisfazione.

TEOTIHUACAN
Oltre che al Museo di Antropologia e Storia di C.d.Messico, il primo confronto con le grandiose civiltà indie del passato lo abbiamo a Tehotihuacàn. Si va dalla Central autobuses del Norte, con la corriera n°7 che parte ogni mezz'ora appunto solo dalla Terminal Norte, e giunge dopo 50 km al paesino di San Juan, adiacente alla zona archeologica. L'attività degli archeologi qui è iniziata nel 1864.
Era un centro religioso infatti in nàhuatl significa "la Città degli Dèi". Ma era anche abitata e al suo apogeo, tra il 450 e il 650 d.C., raggiunse i 150/200 mila ab. per cui era una delle più grandi città del mondo esistenti allora. Si estendeva su 20 kmquadrati.
 Tra cactus e palme ci si apre dinnanzi una spianata immensa in cui mi è anche un po' faticoso raggiungere le varie costruzioni sotto questo sole implacabile e fortissimo. La cosiddetta cittadella, un rettangolo edificato su 67 mila mq, con poi in fondo il tempio di Quetzalcòatl,  e le colonne istoriate del patio di Quetzalpapalotl, un bel patio. Poi c'è il Patio Blanco, Atetelco, e il patio del Palazzo dei Giaguari; e infine gli affreschi murali di Tetitla. Le maschere di pietra dei "mostri" ci affascinano, ma le dominiamo appropriandocene con la macchina fotografica. Mentre la piramide del Sole invece dominerà potente sopra di noi. Ciascuno dei 4 lati è lungo alla base 225 metri. Ci ammalia il suo gigantismo e ci incita a scalarla distruggendoci con il succedersi degli scalini mozzafiato nella calura. Dall'alto della piramide della Luna lo scenario è superbo, anche se si erano già viste molte foto, comunque essere lì di persona è tutt'un'altra cosa, ed è una emozione impagabile.

visione dall'alto della piramide della Luna

Dall'alto la vista d'insieme è ... straordinaria, davvero, con l'altra grande piramide del Sole, e il vialone detto dagli spagnoli la calzada de los muertos, lunghissimo (4 km, e larga 45 m).

la piramide del Sol, alta 65 metri
Per arrivare su ci si mette un po' ....

Emotivamente travolgenti i resti di questa imponente città che testimoniano quella che è stata indubbiamente una delle più grandi civiltà del mondo. Restiamo molto impressionati.
Compro un libretto di A.Garcia Valadés, l'unico che c'è qui (!) su questo sito archeologico.

Un ragazzino indio seduto su una pietra suona il suo flauto fatto a forma di statuetta, e poi sorridente ma timido ci da alcune informazioni. 

Aspettiamo il bus vicino a un forno un po' primitivo all'aperto, dove mangiamo tortillas con queso y carnitas, cioè delle frittelle di farina di mais con formaggio e carne trita, guardando la stradina polverosa da vecchio film sui villaggi messicani sonnolenti al sole.


N.B.:
(per una definizione di alcuni termini qui e più avanti utilizzati, come ladinos, creoli, meticci, indios, eccetera si veda la nota esplicativa che ho inserito al termine del capitolo sul Guatemala). 



§. a OAXACA

Il 15 luglio dal Terminal Oriente partiamo con un pullman di 2a classe della Ado, Autobuses de Oriente, verso il sud per Oaxaca, 120 mila ab. a "soli" 1400 m. di altitudine. Stupendi paesaggi durante il viaggio di otto / nove ore, tra grandi vallate ancora disabitate, con distese di pini, di palme qua e là, di cactus. Cactus di ogni tipi per tutti i gusti, tipo da film sul Far West, e da film sul vecchio Messico ... Ci sono pure delle "piantine grasse" enormi...



 Dopo estenuanti curve sempre seguite da controcurve (tipo "eh-oop la curva ...") con vari attentati terroristici alla nostra ferma volontà di non vomitare ...
Poi si va su su e poi si va giù giù ...

Infine, o finalmente, giungiamo a Oaxaca (che si pronuncia Uahàca), dove pare ci siano pochissime possibilità di trovare posto a causa dei festeggiamenti della Virgen del Carmen; e in effetti i due poveri olandesi rimangono allo scoperto... Troviamo l'unica camera rimasta libera,  all'Hostal Virreyes.

Nell'area di Oaxaca tra gli indigeni prevalgono gli zapotecas (la cui città sacra era sul vicino Monte Albàn, dove non siamo andati) e i mixtecas, e i loro discendenti meticciati. La città ha dato i natali sia al dittatore ladino Porfirio Diaz, sia a Benito Juarez, un indio zapoteco, tra i padri fondatori della nazione messicana. Si dice che già prima della conquista da parte degli aztechi, i mixtechi fossero i migliori orafi, e ancor oggi ci sono molti laboratori artigianali, e negozi di questo settore. In generale comunque la città è rimasta un po' emarginata rispetto alle zone del nuovo sviluppo economico e industriale. 

Mangiamo sotto al Portal de Mercadores una buona comida corrida a 25 pesos. Nella Casa de la Cultura Oaxaqueña vediamo la tradizionale danza di qui, la guelaguetza (che in zapoteco vuol dire: offerta):




la danza tradizionale "guelaguetza"






A Oaxaca l'artigianato e i costumi tradizionali sono un tripudio di colori! è una festa di disegni.

Al grande mercato coperto compriamo un sombrero per me per 600 lire, una bella camicetta di garza per Annalisa, per 4500 lire, una maglietta per me a trame larghe con due righe marroni per mille lire, e un cappottino rosso senza maniche per Annalisa con 2200 lire...

Certo che gli abiti locali sono così vivaci e allegri...! ma solo che da noi non potremmo mai metterli...




Ma nella zona alimentare i banchi della carne fanno una puzza penetrante con le loro carni appese su aste metalliche, alcune avevano anche un aspetto disgustoso. Poi c'è un grande reparto solo di fiori,




 con accanto un gruppetto di musicanti con certi loro strumenti strani. 
Anche qui quasi sempre si sente musica in giro, ma non solo dalle radio (come ad es nei paesi arabi). Ad un certo punto sentiamo che c'è musica fuori per strada e usciamo e vediamo un gruppo di persone che cammina suonando, preceduto da alcune grandi maschere di cartapesta.

Sembrerebbe che solo gli uomini vadano in bicicletta. In un quartiere c'è come una fiera del mezcal. Vari banchi offrono un assaggio. C'è il mezcal bianco, quello invecchiato (reposado). Lo si trova anche mescolato con preparazioni di erbe locali, mandorla, guayaba, anisette, ecc. 
Molte facce di indie, bocche grandi, zigomi alti, occhi un po' a mandorla, e pelle scura. Molte giovani hanno capelli lunghissimi che portano sciolti oppure a trecce, e sono capelli neri fortissimi.










Ci sono delle specie di colapasta fatti col guscio di noce di cocco. C'è come una paglietta per lavare le stoviglie, ma fatta di fibra naurale bianca. Molti oggetti e oggettini fatti di foglie intrecciate. Strani sassi e polveri varie coloratissime in sacconi di juta o canapa. Peperoni secchi di tutti i tipi e colori. Molte cose di cuoio, tra cui una gran varietà di tipi di sandali belli e robusti (gli huaraces). Frutta bellissima di ogni genere. Strani fruttini che chissà perché la tizia non vuole dirci come si chiamano (forse perché non lo sapeva in spagnolo e non voleva fare brutta figura). A C.d.Messico avevamo visto delle noci diverse dalle nostre, e a Toluca un gran "fruttone" come di palma con semi curativi e digestivi, che dicono essere portentosi ...

A Oaxaca in centro mangiamo il mole (ovvero tacchino o pollo) cucinato con la ricetta di Puebla (mole poblano) cioè come già dicevo, col cioccolato fondente con peperoncino piccante e decine di spezie (molto complesso da preparare); 
poi tacos (piadine) riempiti di pollo con una salsa verde e briciole di formaggio di capra. Per pranzo prendiamo due tortas, cioè due grossi panini tipo sandwiches con formaggi locali, fagioli, mayonese, avogado, e burro ... Mentre in pullman avevamo mangiato delle brioches tagliate con dentro prosciutto cotto e peperoni, con senape dolce. A Tehotihuacan avevamo preso delle tortillas fatte con il mais, ma con queso (formaggio), mentre gli altri le avevano con carne trita di maiale (carnitas) e papas (patate gialle), calde. Un'altra volta avevamo mangiato tacos con prosciutto e formaggio in una trattoria a C.d.Messico ma quelli erano stati piuttosto pesantucci, con troppi aromi e spezie. In un altro comedor avevo preso un asado de ternera (arrosto di vitella) allagato in una broda piccante, ma buono. La cosa più comune e semplice da mangiare sono le enchiladas, cioè dei cannelloni fatti di frittelle, molto popolari, per es. con prosciutto cotto e formaggino fondente. Molto diffusi sono i tamales, cioè dei "cartocci" di mais che contengono qualcosa cotto al vapore, insomma sono dei fagottini di foglie di pannocchia farciti con cibi all'interno per consegnarteli e per tenerli in mano; ma i contenitori non sono commestibili. Di solito stanno appesi in un colino a cuocere al vapore, se c'è dentro verdura o carne, o queso, formaggio; oppure ci sono anche i tamales de dulce.

Le indie portano delle sciarpe lunghissime, di solito di cotone grigio a disegnini chiari, che usano in molti modi, diversi, come scialli, sulla testa, avvolti in vita, dietro la schiena per metterci dentro i bambini, come sportina, sacchetto per cose, ecc.
A Oaxaca in centro, un piccolo lustrascarpe si avvicina al nostro tavolo; chiacchieriamo un pochino, e ci chiede di dove siamo; gli rispondiamo che veniamo dall'Italia, ma lui non sa. Allora gli spieghiamo che l'Italia è un Paese in Europa, e poi gli diciamo per farci meglio intendere che è il Paese dove c'è Roma, che è la città del Papa (che è stato qui in gennaio), allora si illumina il viso, ha capito. Allora ci dice che lui a differenza di altri suoi colleghi è stato a scuola e scrive sulla salvietta con la nostra biro: "un señor se llama Carlos, tiene trenta e un año, y toma mucha cocacola". E' molto orgoglioso, allora anche altri bambini, che evidentemente lo avevano seguito con lo sguardo, accorrono con l'ansia di potere disegnare anche loro sui tovaglioli di carta.
Alla stazione dei bus due anziane indie aprono una cartella di documenti e si mettono a leggerli. Comunque il livello di analfabetismo tra gli indios è molto più alto del resto della popolazione, tanto che quando ci sono le elezioni sono ammesse anche dichiarazioni di voto orali. In generale la povertà è ancora moltissima, lo dicono anche le statistiche. Intanto si pensi che la speranza media di vita in tutto il Messico, arriva a 62 anni, e il tasso di mortalità infantile ancora è del 6,33%; nel censimento sono stati considerati appartenenti alla "classe popolare" l' 80% della popolazione totale, e alla cosiddetta "classe media" solo il 18% (il 2% alla classe superiore). In effetti il 44,7% delle famiglie ha un reddito inferiore ai 500 pesos! (cioè sono praticamente fuori o ai margini del mercato monetario), il 27% fino ai mille pesos, e il 21% fino ai 2500 pesos l'anno...

campesino col suo machete

Partiamo il 17 luglio alle 11 del mattino, con l'Omnibus Cristobal Colon, verso Puerto Angel sul Pacifico, con l'obiettivo poi di andare a Salina Cruz, un po' più a sud, e lì fermarci. Ma non c'è più posto sulla corriera di seconda classe, allora prendiamo un biglietto di prima, tanto più che è un viaggio lungo e con un cambio, e siamo già affaticati dal caldo, e poi sono solo 76 pesos con questa linea di omnibus... Bene!

Ora però c'è prima da attraversare la sierra oaxaqueña, e si arriverà sulla costa in circa otto ore. Si attraverseranno piantagioni di caffé e innumerevoli grosse agavi da cui si estrae il pulque (lo sanno fare i tlachiqueros con il machete). Anche i cactus hanno un loro utilizzo, tipo il cactus San Pedro, o il peyote, per cui vengono raccolti.

 piantagione di caffè

 estrazione del pulque


Va precisato che alcune corriere sono molto scassate non hanno le sospensioni; il cambio di solito gratta con rumore e la marcia scatta d'improvviso come non ci fosse frizione; e i sedili sono stretti; spesso si fermano per fare benzina (o gasolio), o per raffreddare il motore, o per ripararlo in caso guasti. Le gomme spesso sono lisce e lasciano molto a desiderare. Il bagaglio non sempre ci sta sui portabagagli. Spesso per il caldo vanno con la portiera aperta (o non si chiude proprio, essendo arrugginita).


SULLA COSTA DELL' OCEANO PACIFICO 

§. A Salina Cruz :
un flash sull'eterno Tropico indolente 

Prima di tutto arriviamo a Puerto Angel, ma la corriera arriva in ritardissimo, e ci lascia fuori dal paese, ad un incrocio dove dovrebbe passare il bus in coincidenza per Salina Cruz, ma evidentemente è già passato, siamo lì soli in un posto deserto ed è già sera inoltrata e sta per venir buio.... allora chiediamo l'autostop a un paio di macchinazze scassate di una compagnia di giovani amici. Ci portano attraverso delle sterrate e ci dicono che avremmo dovuto essere più prudenti e non salire su una macchina di sconosciuti, dicono che qui molti hanno in auto una pistola ... mi preoccupo un po'... loro intanto scherzano e ridono continuamente, ... ma in realtà sono gentili e ci portano proprio a un alloggio, e così dormiamo lì (mi pare di ricordare alla Pensiòn della señora Esperanza).
Puerto Angel, l'insenatura di Zipolite

Ma al mattino presto ripartiamo per Salina Cruz, ci vogliono 4 ore per arrivarci.
Questa area geografica a sud dell'altopiano e subito prima dello Yucatan, la chiamano Istmo, perché ci sono 200 km dalla costa pacifica alla costa atlantica. Le indie istmeñas più rinomate per la loro bellezza, sono le tehuanas, originarie di Tehuantepéc (a venti km da Salina), hanno spendidi costumi, i loro huipil di cotone fino alla vita, sono ricamati a tinte vivacissime, in disegni geometrici o a fiori, le ragazze da marito portano spesso i capelli sciolti o a lunghe trecce radunate sulla schiena, mentre le donne sposate portano le trecce arrotolate sul capo o allacciate dietro la nuca, orecchini d'oro o dorati passati da una  generazione all'altra, e lunghe collane con appese monetine. Forse è qui che era arrivata la china-poblana (di cui ho già parlato più sopra), assieme a un gran numero di coolies cinesi che furono portati a lavorare alla costruzione di una ferrovia tra qui e Coatzacoalcos sull'Atlantico.

Annalisa se ne sta sulla amaca dondolando, io guardo nel vuoto, e stiamo all'ombra di questa cabaña di frasche tra le palme. La bahia è enorme, e semicircolare, tutta bordata da fitta vegetazione. Il mare (ovvero l'oceano) è calmo ma spesso ci sono delle onde che farebbero voglia a dei surfisti. Sta sempre suonando una qualche canzone tropicale anni '40 / '50. Ci sono tanti pellicani grossi che sfiorano il pelo dell'acqua, e poi certi si tuffano, e uccellini che si tuffano anche loro a pescare, e ci sono pure degli aquilotti. Uccelli di ogni tipo stanno facendo i loro richiami.


Salina Cruz, lato est

Il tutto è come un po' accampato, casuale, scasinato, provvisorio. 
Ieri sera alla Casa de Huéspedes (casa degli ospiti, sarebbe una locanda buon prezzo) c'era una fiesta per un qualche anniversario e le indie erano tutte messe su con i loro abiti tradizionali più belli. Gli uomini schierati da una parte, e le donne dall'altra o a ballare tra di loro. Siamo invitati, e ci offrono cerveza (birra). Continueranno a bailar fino alle 9 e mezza. Musiche scassate, mal suonate, dischi di vinile vecchi, giradischi vecchi, altoparlanti scassati ...
C'è un enorme xilofono doppio, molto bello, che è la marimba ed è tutto di legno.
Venendo in corriera lungo la costa, il panorama era molto bello ma eravamo seduti in fondo ed era un po' nauseante. Dietro c'erano anche due francesi e un omone enorme, con la barba, un marinero, che parlava parlava in continuazione ininterrottamente. A bordo c'era una grande scritta: Si tiene prisa levàntase temprano! cioè se ha fretta si alzi più presto! che non dimenticherò mai, perché anche questa (come: ahorita no hay), mi sembra che sintetizzi in modo assolutamente perfetto come si vive qui.
Cioè loro continuano imperterriti col loro ritmo lento e tranquillo, non è che se tu hai fretta cercheranno di accontentarti, no, svegliati tu più presto e così potrai fare le cose come si deve, cioè pian piano.


Alla Casa de huespedes c'è una specie di scoiattolone al guinzaglio. All' Hotel Rustrian ci sono molti pappagalli grandi, coloratissimi... che bello! E ora mi torna alla mente un pappagallo, libero, al mercato di Oaxaca, che se ne stava sul bordo di una cesta e si mangiava un po' di mela.
Qui sulla spiaggiona i pescatori hanno portato a riva due squaletti grossi, e una razza, o manta grande. Poi noi siamo andati più in là, sotto una tettoia di frasche a bere una bibita, standocene seduti tra tanti gatti, pulcini, galline ... Ci sono due di Orbetello con cui passiamo un poco il tempo, sono gentili, tutt'e due Maurizio.

lato ovest

Sulla spiaggia c'era un mexicano loco con la sua hermanita (o era la sua donna, su mujer ?) che faceva tutto tutto lei, lui nulla, becero e lento, forse sempre un po' sul limite alcolico. Ne abbiamo viste altre di coppie così: lui "fatto", e lei che lo accudisce.

Nella fiesta di ieri sera le donne ballavano lente e seriamente, senza sorridere. Alcune erano più che anziane, ma proprio vecchie. Una di queste vecchie sputa per terra accanto a sè e continua a ballare tranquilla a piedi scalzi. 
Alcune donne, al mare si bagnano praticamente vestite. 
Due uomini terminano di pranzare completamente borrachos, sbronzi; le mogli fanno come nulla fosse mentre loro non riescono a camminare dritti. E' proprio come nei cartoni di Speedy Gonzales, il messicano emigrato negli Usa che torna a trovare i suoi amici al paesello.

Qui c'è una conpresenza di animali che non si disturbano tra di loro, e che non disturbano neanche gli uomini. Cani che chiedono solo da mangiare, gatti che chiedono coccole, maiali che gironzolano tra il pattume (che è uniformemente sparpagliato dappertutto) pensando solo a cosa raccattar su e a come grattarsi. Mentre si mangia a tavola all'aperto, si sentono grugniti dietro la sedia, o si sta lì ad aspettare i tempi lunghi con cui ti serviranno e intanto si contempla ad es. una enorme scrofa che passeggia sulla bella spiaggia.  In effetti, se non fossimo reduci dall'India, probabilmente ci saremmo impressionati e preoccupati per questo insieme di cose (è pure vero che è anche "garanzia" di mancanza di igiene...). 
Nei bar sulla stradina o sulla spiaggia c'è musica ad altissimo volume, fortissima, che si sovrappone tra un altoparlante e l'altro con ritmi diversi.

Amache appese sparse tra tra i tavoli, ad es. in un bar ora ne contiamo 8. La gente beve, si distende, dormicchia, o sonnecchia... In effetti queste amache sono il simbolo del ritmo lento con il loro dolce dondolio magari dovuto alla brezza, e dell'incedere con passo lento, del parlare lento di questi messicani  dei piccoli paesi. 


Perlomeno qui, su questa spiaggia pacifica, gli uomini fanno sì a volte i lavori grossi, anche quelli proprio di fatica, quando devono assolutamente farli, altrimenti non fanno niente di niente, sono flojos, fiacchi, pigri, indolenti, negligenti, svogliati. Il vecchio del ristorantino si è illuminato un attimo quando ha sentito che siamo italiani, si è come risvegliato da una catalessi: ah! italianos! ha detto guardandoci un attimo, e poi subito dopo è ripiombato nella sua siesta permanente.

Qui abbiamo oramai debiti dappertutto: 5 + 5 al Paraiso, 5 al ristorantino della grassona, al vecchietto in fondo alla spiaggia ho dato 4 e10c,  anziché 5  ... 
e sì che siamo da poco arrivati, non ci conoscono, non ci avevano mai visti...
No hay problema... me li darai domani, mañana ... tranquilo! è talmente normale rinviare al domani, che direi che è un tratto tipico dell' abitante della costa, costanero, ribereño.
Praticamente il concetto è, anche se inespresso, o non detto così a chiare lettere, ma evidentissimo: se è possibile, rinvia a domani quel che non hai voglia di fare oggi ... !

Forse per questo, per una affinità elettiva, ci sono diversi giovani "occidentali" che si sono piazzati qui; sono  hippies e freaks da vari paesi, e vivono con quello che i parenti mandano loro per posta, il cambio è talmente favorevole, e il costo della vita talmente basso, che con poco riescono a campare discretamente. Ci sono varie "comuni" dove vivono in gruppetti. L'attività prevalente è dedicarsi a farsi una canna, un joint, ma anche magari si mettono a fabbricare chilums artigianali, oppure monili, gioiellini, da rivendere ai mercatini o girando per strada, o a barattare cose in cambio di erba, e a chiacchierare e ascoltare musicassette, o a filosofeggiare. Una grande attrazione qui sono i funghi con effetti psichedelici ...


Infine, rifacendo l'elenco degli animali che ci sono qui in quantità, possiamo citare pellicani, aquilotti, uccelli tropicali, scoiattoloni, granchi, squaletti, e razze marine.

 Comunque poi arriva purtroppo il giorno in cui ripartiamo con un bus della linea Autobuses Fletes y Pasajes, Istmo-Chiapas,   appunto verso lo stato del Chiapas ...

(continua, vedi: II - nel Chiapas  già postato qualche giorno fa, il 2 ottobre, e poi continuerà in Guatemala, poi Belize e infine rientrati in Messico nello Yucatàn postato il 4 ottobre, ... sono in tutto 5 puntate su questo viaggio del 1979)




(ma in Messico poi ritorneremo 26 anni dopo, nel 2005, vedi in questo blog il Diario '05 inserito come Post in settembre 2011: 

http://viaggiareperculture.blogspot.it/2011/09/diario-di-viaggio-nel-messico-centrale.html  )

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