domenica 3 maggio 2015

17) Viaggio in Colombia; Santa Marta 2

venerdì 13
Dopo una buona doccia e la solita lunga attesa per il pequeño desayuno, andiamo fino alla Quinta de San Pedro Alejandrino, la famosa hacienda in cui passò i suoi ultimi giorni di vita El Libertador del SurAmerica, Simòn Bolìvar, ivi morto nel 1830. Oggi è una specie di mausoleo-giardino dedicato al generale.

Era stata creata all'inizio del Seicento, nota come Florida de San Pedro, per piantagioni di canna da zucchero, e poi coltivata come parco botanico, oggi la casa è un museo essendo stata conservata come era nel 1830; ospita pure un museo di arte contemporanea.
Nonostante come stranieri si paghino ben 8€uro e 30 per l'ingresso, rifiutiamo di seguire la guida, uno studente volontario, per girare liberamente. Visitiamo solo il giardino botanico, dato che già avevamo visitato la penultima dimora del generale fuori Bogotà. Grandi alberoni plurisecolari, e un parco vario e veramente bello. Vediamo pure degli animali, un grosso gallinazo (=falcone, grifone), un iguana, uno scoiattolo, vari uccellini. E tanti fiori coloratissimi.



Poi, attraversato l'Altare della Patria, ammiriamo nel museo delle interessanti pitture,
e anche foto degli aa. 50/60,
curandera-sciamana


e poi sveltiamo la visita nonostante vi siano pezzi interessanti, per l'eccessivo gelo dovuto all'aria condizionata. Infine ci riposiamo alla cafeteria-tienda, sotto l'ombra di un bell'albero frondoso. Nel parco abbiamo anche ammirato una quinzeañera che con il suo bel vestito rosa per la sua festa, si faceva fare foto dalla sorella più grande. Nei paesi latinoamericani è molto importante il compimento dei 15 anni delle ragazze, e si celebra con gran pompa questo passaggio d'età dall'infanzia alla pubertà, da bambine a giovani donne (infatti corrisponde più o meno alle prime mestruazioni). Anche qui in Colombia ci sono negozi appositi solo per 15añeras e per l'organizzazione delle feste collegate (spesso questi negozi hanno anche l'occorrente per le feste di bachillerato, cioè della maturità scolastica, ai 18 anni).


Mi tornano in mente le atmosfere ricreate da Màrquez nel suo magistrale romanzo sull'eroe Libertador:


Riattraversiamo la città e andiamo di nuovo sul lungomare e poi da lì in piazza Parque Simòn Bolìvar. Infine entriamo nella sede della vecchia dogana, Casa de la Aduana (anche qui soggiornò Bolìvar nei suoi infiniti vagabondaggi), dove sta il Museo del Oro Tayrona. Si va dal periodo della cultura Nehuange (da cui il nome della baia vista ieri) alla grande fioritura del periodo Tayrona durante il quale sorse la città che con la conquista  spagnola fu rasa al suolo, e dopo abbandonata e poi detta ciudad perdìda, la città perduta, riscoperta di recente sotto la giungla. Furono molto sviluppate la metallurgia e l'oreficeria.


oggetto in creta raffigurante una cerimonia sciamanica

Poi gli indigeni sconfitti si rifugiarono nelle selve più interne dell'attuale parco della Sierra (le montagne raggiungono con due cime gemelle fino i 5775 metri di altitudine).

Oggi vi vivono ancora diverse popolazioni dei discendenti, i Kogi, Wintukua, Wiwa, Kankuamo, e altri
Il museo è gratis come tanti altri, ed è un po' più piccolo di quello di Cartagena, ma è molto ben fatto, e anche questo con una parte archeologica ed una etnografica. In quest'ultima c'è una storia dei vari viaggiatori che negli ultimi cinque secoli hanno visitato questi luoghi. Tra questi è ricordato pure il grande geografo Eliseo Reclus, vegano ("legumista"), repubblicano, filantropo, e anarchico, che qui tentò anche di fondare una comunità libertaria (era stato espulso dalla Francia in quanto repubblicano, ma per intervento di vari scienziati, tra cui Darwin, la pena fu commutata in un decennio di esilio, durante il quale girò il mondo).
Vi sono interessantissimi filmati sulla società degli indigeni e interviste ai loro saggi (màmos) sulla loro eredità culturale. Ma anche documentari etnografici sulla vita quotidiana della gente del departamento del Magdalena, che non sono certo solo indigeni ma sono neri o mulatti caraibici, discendenti misti di neri e indios, e vari campesinos, pescatori, ribereños di mare e di fiume, e lavoratori di piantagioni o inurbati nelle periferie delle città e cittadine in via di sviluppo, e gente della savana, coltivatori di etnia Ette,

o lavoratori delle saline, immigrati Wayùu dalla penisola arida de la Guajìra … Una popolazione molto variata, che fa riferimento a tradizioni culturali diverse, non solo afrocaribeñe o indigene.


Dopo aver guardato con interesse e attenzione i bei video con interviste,





 mi convinco a prendere il libro del museo, ma alla recepcion non ne hanno, devo andare al piano di sopra negli uffici del Banco de la Repùblica che gestisce il museo. Ma il funzionario non ha da darmi il resto, chiede ai colleghi, e allora mi dice di seguirlo, scendiamo assieme, e lui chiede ai guardiani se hanno le monete per il resto, e infine esce e vedo che è andato a chiedere alle donne indie Wayùu del mercatino che c'è per terra di fronte al portone, ma una dorme e le altre due neanche loro ne hanno.

A quel punto scompare per un bel po', allora viste le lungaggini approfitto per andare in bagno. Torna dopo aver evidentemente comprato qualcosa in un negozio o bar… e mi da le monete di resto … che gentile… e dire però che siamo al Banco de la Repùblica…
Andiamo a riposare al vicino Juan Valdès café che sta in un giardino all'aperto sulla piazza; al solito il cameriere viene dicendo "a la orden!", e quando porta e noi si ringrazia, risponde "con mucho gusto".
 Alcuni tassisti canticchiano le canzoni dell' autoradio, sanno tutte le parole di melense storie d'amore e tradimenti e varie storie para llorar, da piangere.
Andiamo a cambiare 125€ dato che in piazza Bolìvar ci sono sportelli atm (solo quelli internazionali fanno il cambio). L'onnipresente Libertador è il simbolo unificante, altrimenti questo Paese e le sue genti non avrebbero nessuna identità unica valida per tutti. Per il momento di fatto non esiste una vera nazione colombiana, almeno così come da noi due secoli fa si è consolidato il significato del termine Nazione, nazionalità. ma è un processo in corso d'opera, e in generale c'è un sentimento di un legame dato dall'essere abitanti della Colombia (che fino al 1863 era chiamata Nueva Granada).

Passeggiamo sul lungomare dalla Marina de Yàtes (degli yachts) al porto commerciale, è un bel paseo con i suoi doppi e ampi e lunghi marciapiedi, e il duplice filare di alberi e aiuole. Spesso si sentono due canzoni  simultaneamente, perché vengono messe a pieno volume da due locali adiacenti o uno di fronte all'altro. Anche qui carretti di frutta tropicale còlta matura.
Ci sediamo su un muretto a guardare la spiaggia e il mare della bahìa con una isoletta di fronte. Incontriamo José David il marito di Paula, e combiniamo per una gita domattina.
Stiamo in un bar a bere due bibite attendendo il tramonto che però alla fine non è completo per le nuvole di umidità sull'orizzonte. C'è una bella atmosfera marina, ma sembrano due realtà diverse la parte sul mare della città e quella dell'interno. Giriamo per varie strade nei dintorni della cattedrale, ci sono vari alberghetti e ostelli anche carini nel tratto di un paio di cuadras lungo la costa.
Entriamo in un bar panetteria per comprare un paio di yogurt per domani, e vediamo che ci sono lì sedute tre ragazze indie (forse hanno avuto una borsa di studio per frequentare una scuola in città).

Giunti al parque de los novios ce ne stiamo su una panchina ad osservare chi passa.
Ceniamo in un localino, poi facciamo il solito percorso risalendo per la calle pedonale di fianco al retro di Exito.
i "dirimpettai" del nostro albergo


C'è pattume in strada alla sera, sporcizia, disordine, roba sparpagliata, residui di lavori stradali e quindi terra da riporto, cani randagi, e ogni tanto si vede qualcuno che dorme per terra. I soliti ambulanti con le loro carrozzine. Quelli che abitano su queste vie alla sera mettono sedie e poltrone dietro ai loro cancelli con la porta aperta per partecipare della vita serale esterna, e stanno lì a chiacchierare. Oppure ci sono davanti ai portoni gruppetti di donne, o due amici, o due famiglie, o tutti gli abitanti della casa con nonni e bambini.
sala da biliardo
botteguccia artigianale di riparazioni
I marciapiedi sono malmessi, bisogna sempre guardare dove si mettono i piedi per fare attenzione a buche, tombini, ex aiuole per alberi, pezzi rotti di pavimentazione, pattume ...
Anche questa sera arriviamo al nostro albergo passando per la ampia piazza, parque de San Miguel, con negozietti popolari, minimarket (abarrotes), osterie, artigiani, drogherie ecc…. La gara per alzare il volume tra i due bar dell'esquina (all'angolo) è stasera parossistica… abbiamo raggiunto livelli pazzeschi di ordinaria follia.


Stanotte soffia molto vento, molto molto forte.

Nessun commento:

Posta un commento