mercoledì 6 maggio 2015

22) Viaggio in Colombia; Santa Marta 4

martes 17 de marzo (ultimo giorno al Caribe…)
Intanto che aspetto, me ne sto sulla nostra terrazza della colazione a osservare lo scoiattolo dell'albero di fronte, che sta lavorando a prendere rametti e foglie per il suo nido. E' velocissimo ed è difficile da fotografare, nei giorni scorsi non c'ero mai riuscito. 




Gironzoliamo per la piccola parte più storica del centro, tra plaza de la catedral e plaza San Francisco, e plaza Bolìvar, fino al paseo maritimo.


Poi passeggiamo per il lungomare e guardiamo la spiaggia della Bahìa de S.ta Marta. Osservo che anche qua certe si mettono i bracciali per non prendere il sole (chissà perché non usano semplicemente delle maniche lunghe?). Carte volte dicono regalar per dare, o prestare, e demora per significare sia l'attesa che il ritardo, ma anche "il tempo che ci vuole".
Ci rifugiamo all'ombra sedendoci sul muretto della grande rotonda con la statua. Ma l'arietta cade… o in questo caso direi proprio scema…
Ci trasferiamo ai tavolini all'ombra del bar Turismar. L'abito femminile sia delle muchachas che delle adulte consiste in una canottiera e dei pantaloncini (shor para damas, shorts per signore), ma comunque il tutto deve essere aderente, o molto aderente (per non dire troppo stretto e piccolo), indipendentemente dall'età e dalla stazza.
Nelle canzoni (in cui si fa un gran uso di fisarmonica, o di armonica da bocca, ma a volte anche di trombe) c'è spesso oltre a un protagonista della storia, anche un coretto che interviene o interloquisce ripetendo lo stornello. Vendono delle pennette o chiavette da computer (che usano anche inserendole nelle autoradio e collegandole con gli altoparlanti) con compilations di successo, le usano molto i taxisti.
Gli ambulanti riutilizzano spesso i carrelli del supermercato, o carrozzine per bimbi, o passeggini, oppure carretti adattati ad hoc con piccole rotelline di metallo, o specifici carretti tipo quelli dei nostri gelatai di una generazione fa, o altre fogge creative e divertenti che attirano l'attenzione.
carretto notturno illuminato

Andiamo in plaza Bolivar per cambiare dei soldi (ci sono delle banche e dei bancomat) e per andare all' ufficio della Avianca per confermare il nostro volo di domattina per Bogotà.
Verso mezzogiorno spostarsi di tre-quattro cuadras diventa una impresa impegnativa, la calura è troppa e se la briza si ferma allora i 36° o 38° si fanno sentire appieno.

Al café Juan Valdez ci sono degli alberi e un po' di verde, e un inserviente muto (ci è già accaduto di notarlo altre volte, devono avere una Associazione influente) che continua a spazzare senza senso le foglie che continuano a cadere. Qui non c'è da attendere l'autunno (che non esiste) perché le foglie càdano, è una sorta di difesa naturale nei terreni con poca acqua quella di liberarsi di frequente di foglie vecchie e rinnovarle. Juan Valdez aveva grandi piantagioni del miglior caffè, ma avendo fatto troppo poco la rotazione delle coltivazioni, specie negli anni di violenza e guerra, i terreni si sono inariditi e ultimamente la produzione cafetera è diminuita, tanto che c'è stata addirittura importazione !
Molte signore e signorine si proteggono con una sombrilla (ombrello parasole), o la condividono per attraversare tutta la gran piazza …
Ci sono in plaza Bolìvar, come ovunque, molte bancarelle ambulanti di frutta che vendono un'uva dai chicchi enormi, come delle prugne, la pittaya. E inoltre vendono granadillas (granite) e succhi tropicali.


Per pranzo entriamo in un locale di fianco al "Briza loca", nella trattoria Taparazzi, locale simpatico dove spendiamo 9€ a testa.
Un modo di dire costeño, anzi caribeño (perché riguarda anche molti altri paesi Centroamericani, antillani e del Caribe) è: chévere che significa eccellente, super, ottimo: ¡que chévere! (termine di origine afro).
platìco de cocadas

Ora escono tantissimi bambini da scuola. Anche nelle scuole ci sono i ventilatori al soffitto nelle aule. Le grida e il vocio dei bimbi è uguale dappertutto con i suoi alti e bassi e le sue ondate sonore con alcuni acuti ogni poco. La presenza dei bambini è ciò che salva il mondo ricordando a tutti l'allegria e la spensieratezza del gioco.
A volte ti vengono incontro nei locali dicendo a la orden señor, altre volte si fanno i fatti loro e nessuno te atiende, oppure finalmente si accorgono ma si rivolgono a quello arrivato per ultimo, e poi verrà servito per primo il 3°. Se stanno telefonando o chiacchierando danno a quello la precedenza assoluta e ti lasciano lì in attesa, per poi dirti semplicemente desculpe la demora.
Molti uomini di mezza età giocano a domino la sera in strada su tavolini improvvisati.
Una signora che ha una sua piccola sartoria con suo marito, ci commentava ieri il fatto che loro qualche anno fa avevano il desiderio di visitare l'Italia, ma che dopo aver fatto domanda non è stato loro concesso il visto dalla nostra ambasciata, e però -diceva- "voi siete entrati senza bisogno di chiedere nessun visto … quindi c'è  una disparità nel trattamento reciproco dei cittadini dei due Paesi … e questo non è giusto". E aveva perfettamente ragione ad essere piuttosto seccata (credo che le sia passata la voglia di visitare l'Italia…).
Passiamo in camera per una doccia e per fare le valige.
la famiglia di fronte al nostro albergo

Andiamo a cena al vegetariano di cll.19, prendo una ottima crema di zucchini, e una fetta di torta al cioccolato con avocado, più un succo di frutta, e annalisa non ricordo, per 8€uro a testa.

miercoles 18     partenza dal Caribe (sigh!)
Paghiamo il conto che comprende nel totale oltre alla camera matrimoniale con bagno e due prime colazioni, tasse incluse, anche 13 bottigliette di acqua o succhi di frutta, 11 capi per la lavanderia, e le due escursioni in due col pullman, un soggiorno di 7 notti per un totale di 38€uro al giorno  per noi due.
Percorriamo la costa dal Rodadero in "giù" verso sud.
All'aereoporto gli àtrii, e i locali sono tutti aperti , cioè senza muri né finestre, così passa l'arietta, ma ancora fa un bel caldo…
si vedono palme, mare, uccellini, si sente la brezza.




ma come faremo all'arrivo a Bogotà in calzoncini corti, sandali, e maglietta?
Ciao Caraibi
(continua)

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