martedì 5 maggio 2015

20) Viaggio in Colombia; Taganga e playa grande

Ritorniamo attraversando un bellissimo e variato paesaggio con tante palme e vegetazione folta e intricata. 



Ma si passa anche attraverso varie baraccopoli. Ogni tanto si vedono in strada incollate le foto di un o una persona desaparecida… Il bus nelle salite non ce la fa, non riesce, senza togliere l'aria condizionata.
Tornati in albergo troviamo che ci hanno messo finalmente l'imbuto terminale al tubo della doccia (ma se noi non avessimo insistito tanto, chi mai ci avrebbe pensato?). Mentre invece non ci hanno ancora riportato la roba lavata che avevamo consegnato venerdì e che doveva esser pronta per la mattina dopo … (ce la daranno lunedì).
Il sabato sera c'è molta gente in giro, i bambini giocano con molta vivacità in strada anche fino a molto tardi. Se possibile c'è ancor più casino musicale con scontri tra altoparlanti. Volume sempre al massimo.

Domingo 15
Siamo pieni di punturine, e siamo anche diventati tutti rosa-rossi per l'eccessivo sole preso ieri. Molte usano ombrelli come parasole.  Oggi andiamo a Taganga (che varie volte ci è stato menzionato come luogo di dubbia fama in cui circolano varie droghe e strapieno di turisti squattrinati). Paesino carino con tante barche di pescatori una bella baia, bar, café, ristoranti, alberghetti, negozietti … 




Ci fa subito una buona impressione.  Ci sono non pochi gitanti della domenica, famiglie, carpas per l'ombra, sedie di plastica sotto dei begli alberi. La percorriamo tutta da un capo all'altro e ritorno camminando sul lungomare.



Nella zona delle barche ci informiamo senza fretta sui costi per andare più tardi a playa grande.



Infine ci fermiamo nella parte sinistra -guardando il mare- al bar "Calamar - almuerzos economicos". Proprio di fianco c'è la "Jugueria Yemayà" con musica tutto spiano, che vende: piña colada, cocoloco, cabeza de jabalà, mojitos, margarita, daiquiri, capiriña, CubaLibre, limonata, cervezada, y de coco … ecc.

Ci sistemiamo in un tavolino di legno all'ombra, e intanto facciamo anche il bagno. Nessuno viene a chiederci di consumare qualcosa, ad un certo punto chiameremo noi la muchachita perché abbiamo sete per il caldo.

Ci sono pure dei pellicani, e ci sono persino dei venditori ambulanti che vanno in mare con i loro baracchini galleggianti, per venderti i loro gelati o altro…!



Spiaggia bellina, golfo bellissimo la Bahìa de Taganga, acqua bella e fresca, musica latina a pieno volume, arietta che ristora. Stiamo proprio bene e restiamo lì parecchio, consumando solo una aranciata (85cents).
Infine viene mezzogiorno e decidiamo di andare con una lancia a Playa Grande, per 2 €uro e mezzo andata e ritorno a testa. Si tratta di una spiaggia isolata non raggiungibile via terra, dove potremmo andare per pranzare. Stiamo schiacciati stupitissimi sulla barca, ma il percorso è breve. Appena posto piede sulla sabbia veniamo catturati da una signora che ci porta nel suo Estadero (posto dove stare, ristoratore) "Yilimar". Le sdraio all'ombra di una carpa scura, sono incluse nel prezzo del pasto. Mangiamo: Annalisa un pesce fresco, pescado del dia, e io una bistecchina di carne de res (manzo), e due succhi di frutta buonissimi, e patacones (che non erano male). Solo che non danno il coltello e tutti mangiamo usando un po' le mani. Si sta a dei tavolacci di legno, con seggiolone di plastica e sotto una tettoia di pali. All'ombra l'aria del venticello è ancora più ristoratrice che sotto la carpa. L'acqua è bellissima, cristallina davvero. Ci sono dei pesciotti a strisce gialle e nere. Turisti stranieri (nel senso: non di paesi latinoamericani) sono assai rari.




Siamo stati veramente molto bene ma vorrei andare prima che col tramonto tutti si accalcassero sulle barche. Al ritorno arrivati alla spiaggia della baia di Taganga, nel scendere dalla barca, scivolo e cado in acqua, nel cadere tengo le braccia alzate per salvare il borsello, con la fotocamera, e il borsone, e riesco a evitare che si bagnino, però io sono fradicio e non ho da cambiarmi. Per cui stiamo ancora in spiaggia con l'ultimo solo per fare asciugare la maglietta e i calzoncini. Poi già che ci siamo restiamo ad ammirare il tramonto. Mare d'argento con striscia dorata.

E intanto lasciamo che si sfoghi ilritorno della domenica con un gran sfollamento di gente. Alla fine non c'è quasi più nessuno. Ci sediamo su un muretto. Un argentino suona, altri passano cercando di vendere monili fatti a mano, uno mostra che ha pescato un grosso pesce Marlin con il muso lunghissimo. Uno arriva da SantaMarta in bicicletta. Sempre più gente si siede sulla spiaggia ad attendere il calare del sole arancione in acqua. Mare piattissimo, brezza estiva serale (in marzo). L'ambiente, una volta partiti i domenicani, si tramuta dalla tipologia "Ostia 1958" in una calma cerimonia hippie del tramonto. Ad un certo punto finisce la striscia in mare e resta solo la palla rossa made in Japan.
Un ambulante (ma autorizzato!) vende dal suo carrettoni dei cheviches, cioè pesce crudo marinato nel lime e cocktail de gambas, prepara la salina rosa con mayo e ketchup rimestandoli con un piccolissimo cucchiaino di plastica in un bicchierino di plastica. Sembra ottimo.
Ma intanto la palla scompare, tutto si fa d'argento nel paesaggio nitido senza ombre per il tempo che dura la luminosità diffusa.

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