sabato 24 marzo 2018

5, sud della Tunisia (nel 1976)

Viaggi passati, puntata n. 5, nel profondo Sud tunisino (nel 1976)

Anche qui mostrerò foto di una generazione fa, cioè di quarant'anni fa, ma la loro cultura ancora oggi sopravvive, anche là dove è celata sotto nuovi abiti, o nuove abitazioni...

In quegli anni andare in Tunisia non era semplice come oggi. Abbiamo imbarcato la nostra auto a Genova e preso il traghetto della linea Tirrenia, che faceva Genova-Cagliari-Palermo-Tunisi, poi là abbiamo girato con la nostra macchina prenotando alberghi o camping per telefono. Ci siamo muniti in banca di franchi francesi, di "lettere di credito" e di una "carte blanche" per poter andare a cambiare in dìnari tunisini (la ns banca ci ha dato gli indirizzi delle sedi di banche loro corrispondenti, come la Banque de Développement économique o altre della Union International de Banques S.A.). Abbiamo portato con noi la nostra tenda da campeggio. Abbiamo comprato come guida di viaggio, la "Fodor" trad. it. da Valmartina, (Firenze, 1972),  e alla Librairie Française in centro a Milano abbiamo preso una guida della collana "petit planète" della Seuil (Paris, 1971), e una carta stradale Michelin (la n.172) del nordAfrica. Poi una volta sbarcati andiamo all'Office National du Tourisme Tunisien, dove ci danno delle cartine e dei dépliants.

In questo paese è molto diffusa la conoscenza della lingua francese, dato che fu un protettorato della Francia dal 1881. Vent'anni fa divenne indipendente (1956). Non occorre visto a noi italiani.










Ci sono "due Tunisie", una a maggioranza araba al nord, e un'altra al sud dove c'erano forse più berberi che  non dei puri arabi, e anche una minoranza nero-africana.
Il Sud è circa metà del territorio: si estende a meridione di una linea orizzontale che va dal paesino di Tozeur, passa per il grande lago salato Chott el-Djerid, e  poi da Kebili va fino a Gabès sul mediterraneo  (il golfo di Gabès). Quindi include anche l'isola di Djerba, e all'interno del territorio si trovano: Douz, Matmata, Médenine, Bin Qirdan, Tataouine, ecc. e poi giù fino a Remada e ad-Dhehibat, toccando le propaggini del deserto del Grande Erg Orientale. (per quest'ultimo vedi un nostro viaggio in Algeria nel 1977, che ho caricato in quattro post in febbraio 2017)
Quella del Sud è una società e una cultura più restia al cambiamento, rispetto al nord mediterraneo. Più tradizionalista, e più povera economicamente.

Quindi si parte dai mercati di artigianato delle medine nelle città vecchie medievali del nord, con i loro bazar (in arabo souk), per poi "scendere" verso luoghi sempre più aridi e secchi, e caldi del sud dove prevale una popolazione Berbera.


 Annalisa nel souk


Il giorno dopo giriamo per varie stradine e vicoli nella città vecchia, la medina, di Kaïrouan :



molti uomini portano il burnus (o bernous), un lungo e ampio mantello in tela o lana


quel che da noi fa l'asino qui lo fa il cammello: 
girare il torchio per la spremitura delle olive

Si va sulla costa a Sousse, e si passa il possente castello (ksar) di Monastir (località dove si è molto sviluppato il turismo).
sotto c'è il bianco cimitero sulla riva del mare
(da una carte postale)


Scorgiamo da lontano i rampari, le mura medievali di Sfax (ultimo segno costiero dell'Africa proconsolare romana che fu poi arabizzata) che oggi è un moderno porto commerciale (marsa)

Vi sono artigiani che fabbricano stuoie

Poi ripiegando verso l'interno si vedono dalla strada piccoli villaggi (dechra o douar) o casone isolate (dar) nel percorso verso Gabès

case di fango, e pecore in mezzo a distese desertiche sassose e aride (hammada)

Quindi arriviamo a Médenine, e siamo in pieno Sud, qui incominciava ogni romantico viaggio dei  girovaghi europei ammalati di "orientalismo". Ci sono le famose casupole costruite sul fianco di una collina (argoub) o un dosso, una sopra l'altra (ora più che altro abbandonate)
 (dalla guida PetitPlanète)

infine girando a destra verso l'interno si giunge al paesino di Douz, nel piazzale del mercato, che era un caravanserraglio (fondouq), qui si trovano arabi, berberi, beduini, e neri
molti uomini hanno un mantello bianco (djebba, o jellaba)






dromedario ( djemel) in attesa 

punto di ristoro e conversazione all'ombra
il riposo nei sottoportici 
(carte postale)

A Matmata (o Matmatat Al-Qadimal), dove su un colle ci sono delle grandi buche, o "crateri" circolari profondi 7 metri, sulla  cui "parete" del perimetro sono state scavate delle cosiddette "architetture trogloditiche", per cui sono stati ricavati degli ambienti per abitazioni (si pensi da noi alla parte vecchia dei cosiddetti "sassi" di Matera), dato che là dentro c'è più ombra e più fresco. [Qui si sono poi filmate alcune scene di Star Wars (ep. 4 del 1977, la casa natale di Luke Skywalker) che hanno reso famoso il villaggio e hanno causato l'affluenza di eccessive quantità di turisti.] Sono state abitate per secoli da migliaia di pastori e contadini. E ci abitavano ancora poco più di tremila Berberi quando le vedemmo noi. [Oggi ci vivono solo poche residue famiglie.]


siamo potuti entrare in abitazioni vuote

Ksar Debab (qui sopra cammello attrezzato per matrimonio)

tipica architettura tradizionale del sud, a volta (la ghorfa)
(dalla guida Valmartina)

Qui ritornando verso la costa, si passa la antica roccaforte (bordj) diroccata di Douiret presso Tataouine:
si intravedono le porte delle grotte (ghar) del monte (djebel), abitate da contadini-pastori berberi
(da una carte postale)



Ci sono complessi sistemi di pozzi per tirare su la preziosa acqua potabile e fresca

(dalla guida PetitPlanète)

Poi "scendendo" più a sud si passa attraverso varie oasi con le loro fonti d'acqua zampillanti ('aïn) o semplicemente acque di un uadi sotterraneo, emergenti a livello del suolo (aouina), che poi viene trasportata alle abitazioni
portatrici con giare di coccio
(PP)

e qui nelle oasi si trovano cammellieri per fare dei trasporti,
(da una carte postale)
una tradizionale forma di divertimento sembra sia di far ballare il cammello ai ritmo di un tamburo:


E c'è gran attività nei periodi di raccolta delle olive (l'olio tunisino è di qualità), o dei datteri (molto buoni quando sono appena raccolti maturi)
 berbera che fa la raccolta delle olive (zeytoun)

raccolta datteri (mawaeyd)

L'artigianato (in particolare a Djerba) è molto impegnato nella produzione di terrecotte, cocci, e di ceramiche, soprattutto per fare anfore, giare, brocche, vasi e piatti
(PP)

Poi un altro giorno ritorniamo al grande sebkha o lago di sale Chott el-Djerid (diecimila kmq di crosta di sale secco):
Annalisa sul bordo, con un beduino

noi al grande lago di sale

che abbiamo osato attraversare incoscientemente con la ns auto R5... (!) dicevano che basta seguire le piste tracciate dai pneumatici di chi è già passato... ma non starci sopra (per non sprofondare in croste di sale rese molli per il sole o per esser state già schiacciate), quindi è meglio starci affiancati in parallelo e non perderle mai di vista,  farsi distrarre da chi ha fatto delle deviazioni, ma continuare sempre dritti....ma non è così semplice come dirlo essendo scarsi e poco chiari i riferimenti ... ed è impresa rischiosa e azzardata per un incompetente, tanto più che non passa quasi mai nessuno (comunque sappiate che prima dell'imbrunire ce la siamo cavata, nonostante un paio di inconvenienti un po' ansiogeni),

e poi sull'altra sponda si raggiunge Tozeur, 15mila ab. ( al di là del lago di sale, vicino al confine algerino):

 il mercato di cammelli



donne berbere

Qui si incontrano spesso anche beduini nomadi:
(da una carte postale)
Su berberi e su beduini vedi per es. il volume di A.Salza, "Atlante delle popolazioni", Utet, 1998, pagg. 198-201 e a p. 346. E anche la classica opera di Henri Lhote, Alla scoperta del Tassili, 1958, trad.it. edizioni Il Saggiatore, Milano, 1959, varie pagine passim. Una nota su entrambi i popoli vi è pure nel volume sul mondo arabo, già cit., della collana "I Popoli della Terra", Mondadori, pp.139-140.

Infine a Houmt souk (6.500ab.), il capoluogo dell'isola (djezira) di Djerba :

 mercato del piccolo bestiame (PP)

mercato di olive (zaytun), datteri (mawaeyd), spezie, erbe aromatiche (épices et aromates), condimenti (assaisonnements), eccetera
(da una carte postale)
 un banditore nero nei pressi dei negozi 

Sui popoli berberi del Sahel, si veda di A.Salza, Atlante delle Popolazioni, UTET, 1998.

(continua nella puntata n.6, che trovi qui sotto)

ci sono non poche similitudini con il sud del Marocco, oltre-Atlante (vedi p.es. i miei due post caricati nel dicembre 2012), e con il sud dell'Algeria (vedi i 4 Post da me scaricati nel febbraio 2017 su un viaggio del 1977),


=Africa Nord e Ovest

d'altronde siamo pur sempre nei Paesi arabi  (e berberi) dell'Africa del Nord-Ovest (Tunisia, Algeria, Marocco = Maghreb arabo) che hanno molti elementi in comune tra loro, anche nella differenza tra la fascia costiera mediterranea araba, e l'area berbera all' interno. Comunque per confronto si vedano anche le foto di interesse etnografico da me scattate nel 1979 in Egitto (Misr,  Paese mediorientale del Mashrek arabo), caricate su questo Blog nel marzo dell'anno scorso, anche lì c'è uno scarto tra il Nord più arabo, e il Centro-sud in cui vi è più presenza di copti, e al Sud di nubiani.


(continua)

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