sabato 9 marzo 2013

Sri Lanka (13) balene, serpenti, e batik



MARTEDI'  19:   Mirissa, e Thelijjawila

Annalisa e Lucia partono alle 6 a.m. per andare a fare la gita in barcone con la "Whales Lanka (pvt) Ltd", a vedere le balene azzurre e i delfini al largo. Partiranno dalla baia di Weligama (=villaggio sulla sabbia), che è la seconda più grande baia dell'isola,  e torneranno verso le 11. Purtroppo da 3 settimane a questa parte, il prezzo di queste escursioni è stato unificato per evitare concorrenze, ed è semplicemente raddoppiato. Cioè il cartello coi prezzi è pieno di cancellature: prima c'era scritto 3 mila rupie, poi in sovrimpressione 4mila, e ora ci hanno scritto sopra 6mila .... è un prezzo incredibile. Sono gli harbour boat operators (HaBO), che si sono messi d'accordo e hanno fatto, come si dice, un vero e proprio cartello-capestro, la "Facilitators' Association", che impone un prezzo unico. Quindi andranno dall'attrezzato porto della città di Weligama al largo per 13 km, dove c'è il percorso della migrazione est-ovest  delle blue whales, in quanto è una larga corrente che è ricca di krill, quei microscopici gamberettini che le balene consumano al ritmo di una tonnellata al giorno. E poi ci racconteranno di averne viste quattro ben da vicino, e anche molti delfini, e soprattutto tanti flying-fish, pesci volanti che hanno fatto gran impressione con i loro voli rasenti al pelo dell'acqua.


A ovest di Mirissa, al largo nella Weligama Bay, c'è un isolotto, poco più di un grande scoglio, a cui è rimasto ancor oggi l'antico nome di Taprobane Rock island (in singalese Galduwa).

Io e marco facciamo colazione verso le 8. Ci sono grandi ondone, e sono in acqua una dozzina di surfisti, compresi i nostri coinquilini italiani. Ieri avevamo incontrato in spiaggia dei surfisti ... massicani! E' incredibile vengono da così lontano, e in questo caso da un paese che è pieno di luoghi adatti e famosi, fino a qui per fare surf...? Quello dei surfisti è come una sorta di club mondiale che si ritrova qua e là nel mondo con il passaparola su internet. E ciascuno di loro vorrebbe provarli tutti i posti più noti. Comunque sono un vero spettacolo a starli a guardare.

La cameriera al termine del breakfast viene a chiedermi "Frankie?", non capisco la domanda, forse vuole dirmi che è arrivato quello del tuktuk a prenderci per la nostra gita... "No, no. Frankie?", allora penso a un altro piatto per il breakfast e le chiedo "do you mean Frankfurt?" (alludendo ai wurstel che certi chiamano così). "No!", allora non so forse è pronta la nostra roba che le avevamo dato da lavare? "Frankie!, wait." E così poco dopo ci porta un involtino tipo crèpe con dentro cocco gratuggiato e sopra sciroppo aromatico. Caldo, buono! buonissimo ...

Viene dunque a prenderci il ragazzo col tuktuk, e andiamo per 18 km verso l'interno in località Thelijjawila, ci vuole poco più di un quarto d'ora circa.  Paesaggi bellissimi, è tutta una zona assolutamente priva di turismo, con villaggi, bella campagna, risaie con donne che ci lavorano, fermate della corriera in piccole frazioni e paesini... E intanto si vedono pavoni, tartarughe negli stagni, mucche, scoiattoli, eccetera.

Arriviamo infine a questa cosiddetta "Snake Farm", che è poi la casa nella giungla, di una famiglia. Non c'è nessuno, silenzio. Vediamo che questo posto in effetti si chiama "Snake Conservation and Snake Bite Treatement Centre of Sri Lanka".

Aspettiamo e ci guardiamo attorno nel bel giardino fiorito, dopo un po' viene una anziana signora che dice che fra poco suo figlio arriverà. Aspettiamo, entriamo in sala, che è piena di quadri con vecchie foto, e di diplomi e riconoscimenti.

Da tutto ciò deduciamo che questa attività e questa casa l'hanno fondata il nonno e la nonna dell'attuale personaggio. Arriva anche un signore anziano, e allora riconosciamo che dev'essere il figlio del fondatore. Ma tacciono, lei si mette a guardare la tv. Il nonno dovette essere famoso, nelle foto si vede che fu omaggiato da noti personaggi. Era un medico ayurvedico e uno studioso di medicina tradizionale indigena, in quanto si interessò di fare ricerca nel campo dei veleni e dei loro antidoti, e fondò qui nel 1915 questo centro studi e ricerche. Così il dottor Jamis Appuhami divenne anche un grande conoscitore di tutte le specie di serpenti velenosi, e non solo, del Paese e dell' Asia equatoriale e tropicale. E pure sua moglie doveva essere una persona eccezionale. Poi passò questa attività al figlio, cioè il padre di chi stiamo aspettando.
Ed ecco che a un certo punto arriva tranquillo e sorridente il nipote, sui 40 anni. Che ci porta subito nel magazzino, un garage dove tiene vari esemplari che cattura lui stesso andando a cercarli nel folto della giungla in giro per Sri Lanka.


Subito con disinvoltura tira fuori da una gabbia un grosso cobra bianco e ce lo mette per terra davanti a noi... E intanto dice che è un serpente dal veleno mortale. Noi facciamo di scatto un bel passo indietro, anche se lui ci tranquillizza, assicurandoci che è tutto sotto controllo. Rimango sconcertato perché non erano queste le mie aspettative, io mi figuravo una sorta di zoo con dei serpenti da guardare dietro a uno spesso vetro... e invece mi trovo lì per terra libero, all'aperto, un grosso cobra bianco proprio davanti a me ...
Poi lo raccolglie e lo rimette nel gabbiotto, ne apre un altro e tira fuori il Krait dello Sri Lanka, un serpente specifico dell'isola, che è persino più pericoloso di Re Cobra, ed è di una delle sei specie più altamente velenose che si possano trovare in questo ambiente naturale.
Lui sorride ed è anche orgoglioso di mostrare che ha questi esemplari, e che li ha trovati, stanati e catturati lui stesso andando a cercarli. Quando qualcuno lo chiama perché un serpente infesta il proprio terreno, o terrorizza un villaggio, lui arriva e non lo uccide, ma va dritto a prenderlo.
Così ne tira fuori l'uno dopo l'altro, un serpente color rossastro, e poi un altro effettivamente bellissimo, di un verde splendente, con una testina che sembra una figura geometrica, una meraviglia della natura sotto il profilo estetico.





Poi uno piccolo con vari disegni colorati, uno viscido e beige, un grosso giovane pitone di 8 anni, che mette al collo di Marco, eccetera eccetera.








Ma ci porta in mostra anche una grossa tarantola in una gabbietta, e un grosso scorpione nero con un bel pungiglione.



Ma per esempio il secondo serpente, il krait, pur essendo altamente velenoso (di ognuno ci dice anche i tempi entro cui un essere umano è destinato a morire se morso), comunque non è aggressivo, non attacca mai se non viene calpestato, e ci fa vedere che mette il piede (con i suoi sandali infradito), proprio vicinissimo alla sua testa e quello resta immobile e del tutto indifferente.

Serendib, 2/2013

E poi ci mostra pure una bella vipera grande, e la tiene in mano, le fa aprire la bocca e ci mostra i denti.

Infine ne tira fuori uno grosso e rossastro.

Suo nonno dunque era un pandit, specialista nello studio degli antidoti che si possono produrre con la farmacopea ayurvedica, e sua nonna era una veterinaria ayurvedica. Come pure i suoi genitori che abbiamo conosciuto all'arrivo.

Al ritorno ammiriamo il paesaggio lussureggiante e ci fermiamo accanto a uno stagno pieno di tartarughine.



 A metà strada passiamo accanto ad una fabbrica di batik e gli chiediamo di fare una sosta per andare a visitarla. E' molto interessante, si tratta in pratica di vari laboratori artigianali in cui si svolgono le differenti parti della lavorazione. Sono dei capannoni in mezzo alla giungla, dove lavorano prevalentemente donne, giovani e anziane, e fanno tutto a mano, dal taglia e cuci, ai disegni, alla colorazione, passando le tele da un opificio all'altro, fino ai calderoni in cui vengono fatti bollire, e alla asciugatura e stiratura. Poi i capi vengono venduti ai distributori. Sono veramente bravissime e velocissime a fare i vari decori tradizionali, e i più complessi disegni, e poi a darvi le pennellate giuste, e a colorarli. Tutto l'insieme, che occupa una vasta estensione, forma una manifattura di tipo preindustriale. Compero alcune cose perché i prezzi sono davvero più bassi che nei negozi o nelle bancarelle, e poi promettiamo di ritornare.







In questi casi, molto frequenti in paesi in via di sviluppo, l'integrazione tra attività manifatturiere, artigianali e la vita delle campagne mantiene un suo equilibrio sostenibile, e la vita dei villaggi non ne resta stravolta e emarginata.

Paghiamo il pattuito al nostro tuktuk (6€ in due) che ha passato quasi tutta la mattina con noi facendoci un pochino anche da cicerone commentatore. Ci rivedremo nei prossimi giorni.
l'interno del tuktuk: il sedile passeggeri

Al rientro in guest house troviamo annalisa e lucia che stanno finendo il loro tardivo breakfast (quasi un brunch) e che ci raccontano che per fortuna il mare questa mattina era liscio, e dell'emozione di aver visto tre o quattro balene abbastanza da vicino, nonché delfini e pesci volanti. (c'è anche qui una favola in cui si racconta di qualcuno, come Giona e Pinocchio, che scomparve nel ventre di una balena e poi ritornò a casa, v. "La zucca" tra le favole raccolte da H.Parker).
Poi tutti e quattro ci facciamo una dormitina. Nel frattempo il tempo cambia e diviene tutto coperto. Quindi loro tre ritornano a fare aquisti alla Batik fabrik, mentre io resto per andare alla sessione di kundalini yoga. 
Si svolge all'albergo proprio adiacente a noi, su per una scala in una bella terrazza con vista sulle palme e l'oceano. 



Le sedute sono condotte da Marta Blanco, una spagnola che vive in Australia e in questa stagione viene qui, così si incontra con i suoi genitori, essendo un punto più o meno a metà strada. E' brava, semplice, tranquilla, sorridente e buona conduttrice, e perfetta come modello per le asana, le posture. Mi stimola molte suggestioni....




Nuovo bel tramonto. A cena torniamo con la nostra passeggiata nel buio al nostro ristorantino e io prendo chiken biriyani, e da bere un succo di papaya.

Ricetta: Aggiungete ad uno yogurt bianco delle spezie (zenzero, aglio, masala, eccetto lo zafferano), dei peperoncini verdi tagliati a fettine sottili, due spicchi di aglio tagliato finemente, e succo di limone, un pizzico di sale, pepe a piacere e mescolate .
  Fate bollire del riso basmati con cannella, cumino e pepe in una pentola d’acqua. Portare il riso a metà cottura, scolare.
In una padella larga fate soffriggere in poco olio delle cipolle tagliate a fettine
Non appena sono dorate, tagliate a pezzetti il pollo e aggiungetelo e fatelo rosolare finché i pezzi non saranno ben cotti da tutti i lati.
Unite al pollo e alle cipolle in cottura, qualche cucchiaio di latte in cui avrete fatto sciogliere lo zafferano, quindi mettete il coperchio alla pentola e lasciate cuocere a fuoco moderato mescolando di tanto in tanto.
Dopo dieci minuti unire il riso al resto degli ingredienti, coprire e fare cuocere a fuoco basso per circa un'oretta. In uscita aggiungete uvetta sultanina e prezzemolo fresco.
mentre gli altri si scelgono un pesce dal tavolo sulla battigia.
Quindi ci facciamo una gran mangiatona: chiken buriyani, papaya juice, barracuda alla brace, grilled fish&chips, calamari al burro, boiled vegetables, pasta seafood, veg soup, curd&honey, lime soda, soda, beer, min water, totale in quattro 4320 rupie (= 25 €uro, i soliti 6€ a testa).



1 commento: