lunedì 18 settembre 2017

Viaggio in Etiopia - 10 (gli Hamer, il mercato di Dimeka)

Al ritorno dal Mago Park abbiamo incontrato dei babbuini, detti Anubis, e anche delle scimmie Columbus (ovvero Combus). Ma sono timorose.



Al nostro albergo -cosa eccezionale- hanno in Ricezione delle cartoline...! Allora ieri sera vado al front desk, le indico e chiedo "quanto costano l'una". E naturalmente, come è già successo per molte altre cose, non lo sanno (il giovanotto in realtà non sa cosa significhi post card). Allora gli dico di chiedere p.f. alla direzione o ai colleghi. "Sì si senz'altro". Passiamo molto tempo al tavolino del bar a bere una bibita e a scrivere il diario della giornata. Poi torno al banco della reception per sapere "allora quanto costano, perché ne vorrei prendere diverse". Mi dice che non lo ha chiesto e che lo va a chiedere subito, e si assenta lasciando tutto -anche la cassa- incustodito. Non succede nulla. Ma dopo un altro paio d'ore viene quello meno giovane e ci chiede se "volevamo comperare i dipinti che hanno alla parete?" e aggiunge che si è informato ma il pittore è di Arba Minch. "No, no non mi interessano le pictures, ma le postcards che sono lì dietro al banco in vendita". "Ah, forse vuole intendere le piccole photo? quante ne vuole?", "non so, prima mi dica quanto costano". "10 birr" (= 36 cents di €uro).
Così è stato complesso anche per firmare il bill, il conto della cena di iersera. Ancora stamattina non si è risolto perché per una assurda burocrazia loro vogliono che ci sia il numero identificativo della nostra agenzia viaggi, la Ethio Mar. Cosa che sin'ora non era mai stata richiesta (chissà forse vogliono una mancia?). Rimedierà Izack.
E quando vedo l'avviso sulla parete del ristorante che reclamizza che loro hanno un video sulla valle dell'Omo a 150 birr (cioè 5, 60 euro), chiedo del video, ma il tipo non sa neanche che cosa voglia dire quella parola, o non la capisce.  Comunque alla fine risulterà che non ne hanno più.

sabato 26 agosto

Al mattino poniamo a Izack il quesito: ma qui si può trovare dello yogurt? quando l'abbiamo chiesto  a dei camerieri non conoscevano il significato, e comunque tranne che a Addis non l'abbiamo mai visto , forse non c'è proprio? Lui risponde che si chiama ergò e si può comprare sfuso in certi negozi. Così lo facciamo girare a chiedere dove lo vendono, finché trova che in una baracca una signora lo fa e lo vende. Bisogna andare con un contenitore. Allora gli diamo una bottiglietta d'acqua. Lo compera e la tizia taglia di sbieco metà della plastica e ci mette lo yogurt. Ma è proprio molto molto acido, e non ci piace per niente.  Forse era di latte di capra.
Per le stesse finalità, io al mattino ho spesso preso del porridge caldo, che era buono.

Sul bordo della strada ci sono sempre dei cartelli in corrispondenza con l'insediamento di un ente per lo sviluppo e la cooperazione internazionale, da cui si deduce che sono veramente moltissimi i progetti di aiuto messi in piedi in Etiopia da società estere non-profit.

Ma purtroppo già si dice che "l'Africa è un gran cimitero di buoni progetti", tanti ne sono stati tentati e tanti sono falliti (ma molti invece sono state esperienze straordinarie). C'è molto da lavorare in quel senso, il che significa combattere contro chi invece rappresenta grandi interessi globali che stanno accaparrandosi tutto il continente nero.

Partiamo verso sud,  da Jinka verso Dimeka, e con obiettivo finale Turmi. Lungo la strada di nuovo incontriamo gente che cammina per andare forse al mercato di Junka, sono dei Surma.


Ci sono casette senza i muri di fango, quindi con solo l'intelaiatura di bastoni di legni verticali e bambù intrecciato in orizzontale, così ci passa l'aria e c'è ombra. In altri casi, invece del fango secco ci appoggiano delle belle stuoie decorate. Certi dipingono la propria casetta squadrata oppure il tucul circolare con bei colori, e poi con disegni decorativi articolati. 
Alcuni Banna si mettono in testa una semi-calottina di zucca, dipinta, con su una bella piuma. Altro che assenza di senso estetico, questi curano le loro poche e povere cose in modo che siano anche belle da guardare.
Ci fermiamo a dare una occhiata ad un villaggio nei pressi di  Keyafer: tutto abbastanza pulito e ordinato, relativamente a queste condizioni. Si incontrano per via dei Karo, e dei Dime (da cui forse deriva il nome Dimeka?).

Giriamo a destra e d'ora in poi tutta la strada è solo sterrata, e senza mantenimento. In gran parte la strada è come minimo tutta a ondine trasversali, create dai grossi camion. Vediamo dei ragazzini, per non dir bambini, che portano lungo la strada dei pesi veramente notevoli. Si rovineranno la schiena. 
Ci sono tanti campi di sorgo. Ad un certo punto la strada è fatta solo di polvere a volte pressata, ma sempre molto volatile. Ad Alarba vediamo che vendono otri, forse qui non sono arrivate ancora le taniche di plastica gialle. Rallentiamo nei pressi di un mercato, e vediamo sul bordo strada dei ragazzini che sgranocchiano  della canna da zucchero, ci fermiamo un attimo per dare loro il panino col formaggio che era avanzato a colazione. Hanno dei decori fatti da fiocchetti di cotone bianco con attaccate delle palline colorate. Ci sono tantissimi  uccellini, e bufali, come quello di un vecchio francobollo.


Eccoci al mercato di DIMEKA.

Ci sono sia Banna (o Benna) che Hamer (o Hamar), che Karo (o Kara). Siamo un po' sul "confine" tra i territori dei tre popoli. Ma c'è anche gente di tutte le provenienze e con i loro più diversi abbigliamenti (anche Galeb -o Dassenech- e Nyangatom -o Bume-, e Moguji e Bashada, e Dime, e Maale)). Almeno così ci dice la guida (che sarà del tutto come inesistente) cui  Izack ci affida.

mappa dei popoli tra i fiumi Omo e Woito

Vediamo che ci sono altri con quei fiocchetti, ciuffetti decorativi, e anche con delle piccole piume colorate sia in testa che sul petto. E' fitto di gente e c'è un sole spaccapietre (tranne qualche nuvolone nero che corre).


all'arrivo
donne con la gonna di pelle


 dagli abiti si vede che convergono al mercato dalle più diverse provenienze, sia da villaggi che dalla cittadina vicina


ci sono pure delle signore di città




carriola

 riunione o preghiera all'ombra di un sicomoro

giù verso il fiume


All'area sul letto quasi asciutto del fiume si lavano nelle scarse pozzanghere, dopo aver fatto il lungo viaggio a piedi e con questo caldo, per cui sono sudati/e e impolverati/e. Si capisce che prima di entrare al mercato vogliono essere puliti/e e in ordine. Mi sembra che siano in prevalenza del popolo Hamer (su cui vedi più avanti alla puntata n.13) o alcuni dei Borana o anche dei Surma. Gia è sintomatico che queste persone in occasione di una visita al mercato indossino abiti come Tshirt colorate, gonne, calzoncini, canottiere ... Ma lo è anche la disinvoltura (priva di quel nostro tipico senso del pudore,  e di imbarazzo) con cui si lavano nudi o seminudi in pubblico all'aperto, nel ruscello. In effetti sino al 2008 o 2009, non portavano quei capi occidentali, ma sembra che il governo federale abbia insistito che a causa della presenza anche di turisti, oltre che di gente di città che viene a far compere, si dovessero coprire certe parti del corpo, quando uscivano dai loro villaggi, poi dopo è sopravvenuta  invece una sorta di "moda modernista" tra le popolazioni tribali. Ma è tutto molto recente.









rivestirsi


Regaliamo delle saponette che vengono molto apprezzate. Poi a un'altra giovane diamo un piccolo saponino di quelli degli alberghi.



E poi a un gruppetto di donne dò delle mie pasticche di liquirizia, dicendo loro che sono energizzanti, fortificanti. Certe studiano con attenzione, una è molto diffidente, ma poi un'altra sembra apprezzare il gesto e ringrazia.


egualmente anche con queste ragazze non interessate

e con quest'altra, più curiosa

Infine torniamo al punto di incontro sullo stradone al "Tourist Restaurant and Bar", cioè un luogo sotto una tettoia di lamiera dove ci si può rilassare all'ombra.
l'ingresso dalla parte del mercato
dalla parte della strada principale
anche qui non può mancare l'angolino per la cerimonia del caffè

E' stata una visita molto bella. Il mercato era veramente colorato e ricco di una varietà sia di merci che di etnie. Interessante, vivace ma non chiassoso. Il mercato in questi casi è un luogo straordinario di convergenze di etnie che si intersecano e di clan tribali -magari pure avversari tra loro-, che configura una situazione di commistione temporanea simile per certi versi alle stazioni, o fermate di mezzi di trasporto, o agli aeroporti, o ai bar e osterie.

Incrociamo lungo la strada sterrata delle donne Hamer che stanno andando, o certe invece ritornando, dal grande mercato con le loro mercanzie (sempre grossi pesi). Sono amichevoli e qualcuna ci saluta.




(continua)

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