mercoledì 27 settembre 2017

Viaggio in Etiopia - 17 (dai Borana, a El-Sod e poi ad un pozzo "cantante")

(prosegue 29 agosto)

Andiamo in auto a sud verso Deritu e Digalu, ad un villaggio chiamato Dabesa Jaldesa, abbastanza grandino, di pastori e allevatori borana semi-nomadi. Ma se si chiede loro, rispondono che sono dei guerrieri. Allevano capre, pecore, dromedari, zebù, e vacche e asini.
Borana (anche Boorana) significa il "popolo dell'aurora" (ovvero gente dell'est), sono il popolo del gruppo Oromo più importante della Regione Sud, si stima che siano addirittura 500 mila individui, tra questi una parte vive in villaggi secondo le consuetudini tradizionali. Sono di pelle marrone ramata, più che non neri, e come lineamenti sono molto simili ai ceppi europidi. Parlano un dialetto oromiñya (afaany boraana) di radice  cuscitica, in gran parte sono formalmente musulmani, o cristiani ortodossi, ma di fatto prevalgono le credenze tradizionali africane di tipo animistico, per cui anche qui vi è un sincretismo notevole. Chiamano l'unico Dio col termine Waaq. Per cui ad es. per dire che piove dicono che Waaq piove. E sono generalmente molto superstiziosi, e credono nel malocchio negli spiriti maligni e negli indovini. Ma rispettano la Terra, come i Sidamo che la associano ai simboli di fertilità, e sanno che essa è ricca di beni preziosi come per le acque morte nel laghetto di el Sod in cui  però c'è abbondanza di sale.
Certi non vogliono che si facciano foto né alle donne né ai loro armenti. Vestono abiti propri, fatti da loro, con bei colori. Mangiano una specie di pagnotta di sorgo, il chaka.
Anche loro vivono in capanne dall'aspetto provvisorio, fatte a cupola con canne e ramoscelli flessibili intrecciati, e poi spalmate di argilla che si indurisce e secca.
Hanno un loro calendario tradizionale di base lunare, con dodici mesi di 29 giorni. Vige una suddivisione per fasce d'età, chiamata Gadaa, con cicli di otto anni, e ad ogni passaggio corrisponde un particolare rito, e una specifica funzione nella società. C'è un sistema educativo tradizionale in cui sarebbe previsto che le nuove generazioni imparassero tattiche di caccia e di guerra, gli usi, i riti, le cerimonie delle loro tradizioni. Al compimento dei 40 anni possono assumersi responsabilità di gestione sia civile che dei cerimoniali. Gli anziani sono da consultare per diverbi, interpretazioni o deroghe alle regole consuetudinarie. Alcuni si dedicano a lavori agricoli di sussistenza, ma sembra che sia ancora una pratica non consolidata ovunque.

Per arrivare al villaggio in cui possiamo entrare, compiamo un lungo percorso su una sterrata e poi su una pista. Infine non c'era certezza su dove andasse la pista e  un ragazzo in moto, a cui Izack ha chiesto informazioni, ci accompagna attraverso il cespugliame sparso.


La capanna è suddivisa all'interno, come già abbiamo visto in altri villaggi, con una parete che viene dipinta con disegni.

Da una parte c'è un letto, il braciere, e le pentole e stoviglie da cucina; dall'altra parte, una panca o divanetto, dei sedili in pelle, e un tavolino. Invece, a differenza di altre abitazioni visitate, gli animali stanno fuori all'aperto in recinti appositi, uno grande per i bovini, e altri più ridotti per gli ovini. Poi ci sono vari magazzini-ripostigli sopraelevati dal suolo, per i cereali.
E' tutto tenuto ben spazzato, pulito e in ordine. C'è silenzio.


Tutti i ragazzi, dai bambini ai giovani, così come le donne, sono accorsi per vederci. Siamo l'evento della giornata.

Certi bimbi erano sconcertati nel vedere dei bianchi, alcuni avevano un po' timore. Se io alzavo un braccio e tendevo la mano verso di loro, si ritraevano, e certi si preoccupavano o addirittura un piccolo si è spaventato, avendo paura che li toccassi. Annalisa cerca di suscitar simpatia facendo dei giochini e delle facce che hanno fatto ridere i bambini.
All'inizio la guida che sa l'amharico, e anche quell'altro che sa un po' di inglese, avevano detto che ad ogni gruppo parentale (di 20, 30 o 40 individui al massimo) c'è un capo, un Chief, che rappresenta quel gruppo di famiglie presso le autorità costituite del villaggio o dell'insieme del popolo Borana.

Sul volume terzo dell'opera di Renato Biasutti, Le razze e i popoli della Terra, Utet, Torino, 1941, 1954, 1959, vi sono diverse parti in cui si fa riferimento ai Borana:



Ma quello della "guida" è stato poi un discorso un po' confuso, forse anche perché si partiva dalla loro lingua per tradurlo poi in amharico o in inglese in modo più sintetico così che Izack capisse e ci riferisse... in inglese.
Avevamo l''impressione di essere tra i rari, visitatori ferenji, stranieri bianchi. O che forse solo a distanza di diverso tempo capitava ogni tanto che un visitatore straniero entrasse nel villaggio. Tutta la visita sembrava molto improvvisata, e da parte loro forse era inattesa.

I Bòrana (o Borna) hanno una elaborata costellazione di leggende, miti, favole, racconti, che si tramandano oralmente, ma che ora sono stati anche trascritti da studiosi. Parlano la lingua oromonica-borna, con varie inflessioni dialettali.

I Borana sono noti per gli ela, i loro grandi pozzi, chiamati "pozzi cantanti" perché scendendo a prender acqua cantano dei canti corali che risuonano nel pozzo. Ne visiteremo uno domani.
Per degli studi su questa etnia, si vedano:
H. ADAN ISACK, Boran,  Evans brothers publishers, Nairobi, 1986
Marco BASSI, I Borana, una società assembleare, F.Angeli editore, Milano, 1996
(per altri eventuali titoli di rif. cfr. più sotto)

mercoledì 30 agosto
Oggi è giorno di fasting, di dieta stretta, ovunque sia, nelle case come anche nei locali per mangiare (ristorazione, bar, alberghi). Comunque devo dire che avvertiamo sempre un disagio allo stomaco per pesantezza di digestione, che sia dovuto al coriandolo che io non sopporto, o al ber-beri, o al fir-fir, o ad altre spezie ed aromi, o che sia dovuto al continuo ballonzolio dell'auto, o ai due fattori congiunti, non lo so, comunque nulla di speciale, basta un po' di citrosodina o un digestivo.
Dopo varie vicissitudini, cioè la porta del bagno non si chiude (non solo con la maniglia) e la doccia non funziona, e comunque non c'è l'acqua calda. La risposta è sempre "no problem", chigar yellem, non c'è alcun problema... Ma poi va via anche l'elettricità; e comunque non si riesce mai ad avere la prima colazione (un caffè e una fetta tostata) entro una mezz'ora.
Partiamo con la nostra ottima GXR Land Cruiser V8 cioè la 4x4 della Toyota, versione 2016, di cui l'amico Belayneh della "Ethio Mar" è molto orgoglioso, e che ci ha facilitato questo viaggio, anche grazie al bravo autista Izack.
Andiamo verso El-Sod, così lo chiama la locale popolazione musulmana (altrimenti detto Chew Bet, ovvero casa del sale), che sta a 70km.

Una volta giunti, con non grandi aspettative al miserrimo paesino sul bordo del vulcano estinto,



pastore


bisogna dire che il cratere del vulcano è invece davvero straordinario con il suo perimetro di 8 km. !

sul bordo
Si può andare giù camminando per tornanti ripidi, ma noi rinunciamo, anche se si potrebbe tornare su a dorso d'asino.

 ecco i tornanti della discesa

Non ce la sentiamo, oltretutto con questo caldo.
E poi laggiù in fondo a 600 metri più sotto, c'è il lago nero, che è profondo 14 metri ed è a tre strati: c'è la parte nera del sale per l'alimentazione animale, quella bianca col sale per noi uomini, e la terza con sale adatto per seccare e per lavare.
Sino a poco tempo prima ci lavoravano cinquecento tra uomini e ragazzi-aiutanti (dicembre/maggio), ora siamo ai minimi stagionali di 35 persone addette. La pozza nerissima a guardar bene ha dei puntini bianchi... e ci fanno vedere il sale che si raccoglie, in cui certi pezzi mostrano tre strati


Ci rigiriamo verso il poverissimo paesino e ripartiamo,


miseria e squallore 




Poi seguendo in auto un lungo e impegnativo sentiero, che diviene poi una non ben tracciata pista di sabbia (bisogna essere accompagnati da una guida locale per capire dove andare), 

Si vedono molti termitai anche piuttosto grandi e alti. 
Si fa un lungo percorso e si giunge ad un ela, o "singing well", ovvero pozzo-cantante. Ci incamminiamo a piedi per il sentiero che scende tra due dirupi di terra bianca. 

ci incamminiamo verso la discesa che non si vede

cominciamo a scendere
intanto risale chi si è già abbeverato

verso giù


eccoci al grande pozzo, i raccoglitori scendono con delle "scalette", portando i secchi

 portano i secchi

E' molto impressionante, ampio e  con i suoi sei livelli di profondità, quasi 30 metri. Ci lavorano omoni robusti e donne anch'esse ben allenate e forti. Ci sporgiamo verso il grande buco, e li intravediamo che si passano secchi pieni d'acqua per la catena umana che sale, e secchi vuoti verso il baratro profondo. Si odono risuonare le loro voci. Ad un certo punto per superare un po' la stanchezza dei continui piegamenti, si mettono a intonare una cantilena con un ritmo adatto al sollevamento dei pesanti secchi. Fa molta impressione. Sia pensando agli abitanti di ElSod che scendono nel cratere per portare su il sale, sia qui sembra di assistere alle fatiche degli schiavi ai tempi delle piantagioni nelle colonie... proprio anche per il canto ritmato.


 

 (queste tre foto sono prese dal web)

Poi quando son stati riempiti tutti gli abbeveratoi a furia di secchiate, i raccoglitori sfiniti cominciano a risalire (le donne più sotto avevano già cominciato a lamentarsi). 


Infine le donne, che appunto erano quelle più in giù, risalgono, e quando ci vedono sembra che si vergognino un po'. Hanno delle cuffie blu sui capelli.

A questo punto i ragazzini possono farsi il bagno nelle vasche. 


A quel punto intanto arrivano dal sentiero in discesa, con gran rumore e rimbombo le mandrie animali per abbeverarsi. Prima asini e poi cavalli, e quindi i bovini. 

 cominciano ad arrivare
 poi arrivano altri
 e altri ancora



Essere dentro a questo spettacolo strabiliante di fatica umana e di lavoro collettivo è qualcosa di difficilmente descrivibile. L'antro scosceso e poi il pozzo profondo e buio sembrava la bocca dell'inferno (i lavori forzati), e faceva suggestione sentire i motivi che forse stanno alla base di certi gospels neri. Era uno spettacolo primitivo di sudore e cadenze ritmiche. Al giorno d'oggi questi disgraziati non hanno una carrucola nemmeno di legno cui mettere una corda di trazione con un gancio... (quando una dozzina d'anni fa una ditta straniera ha ampliato con dei macchinari la parte di sopra, si vede che l'autore del progetto di aiuti ai villaggi, lo ha concepito stando nel suo ufficio europeo, e non ha pensato di aiutarli anche dotandoli di una carrucola per tirare su l'acqua...).

Ma anche poi la discesa un po' in corsa e concitata degli animali assetati, con le vibrazioni dei loro zoccoli e il rimbombo, non è stato spettacolo minore.

è finito
si risale

e su c'è chi è in lista d'attesa per il prossimo turno

Sia la composizione numerica degli addetti alla raccolta d'acqua, che i tempi, e il turno del bestiame, sono regolamentati da accordi molto rigidi tra i vari clan che vi hanno permanente accesso.
tratto da M.Bassi, I Borana, v. in bibliografia (24)

Rifacciamo la stessa pista e poi la sterrata all'indietro. Ancora molto impressionati e con nella mente le immagini del grande pozzo (su cui cfr. anche M.DePaoli, Etiopia, pp.218 segg.; e il volume di G.Giansanti, Vanishing Africa, Ultima Africa, White Star edizioni, Vercelli, 2004) ,
e andiamo a dare una occhiata al villaggio bòrana di Olla-u-Ghufu, dove siamo ammessi in visita in un bet, cioè in un tukul.

ingresso nel villaggio cintato


 entriamo in un bet




 Annalisa con una collana imprestata dalla signora della casa la quale dice che non la vende



sono altrettanto loro curiose di osservare noi, che noi di osservare loro...

Ci sono dunque delle paratie o sottili pareti per ripartire l'uso dello spazio. E sono o di calce o fango secco, o di stuoie, entrambi con disegni e colori. Il grande palo di sostegno centrale è un po' più semplice di altri che abbiamo visto, ma è valido e robusto quanto basta. Ci sono buoni carpentieri. (si veda lo studio di Marco Bassi, I Borana, una società assembleare, F.Angeli editore, Milano, 1996).
La loro società è suddivisa rigorosamente per fasce d'età, è un sistema che chiamano "dei Gadaa" cioè del vari gradini passando da un gruppo di pari d'età ad un altro. Le fasce sono otto. E' una tipologia organizzativa che si ritrova anche in altre popolazioni (vedi B.Bernardi, I sistemi delle classi d'età, Loescher, 1984) come per es. i Konso (vedi puntata 15), i Sidàmo, e altri del ceppo degli Oromo, ma anche fuori dall'Africa. E ad ogni stadio sono previste riunioni assembleari consultive oppure decisionali, e competono mansioni, e ranghi differenti. Tra cui anche quello relativo alla gestione delle cerimonie e delle ritualità, scandite da un loro calendario lunare. Parlano una lingua oromonica-borna. (sui Borana si veda anche in M.Rossi, Etiopia, Mimesis, 2011, pp. 197-211). (Per i loro racconti mitici, leggende, e fiabe del folklore si veda lo studio di S. Kidane, già menzionato più sopra).

In generale su queste varie etnie dell'area del fiume Omo, si possono leggere dei testi di Giuseppe Russo, sulla rivista Etnie (rivistaetnie.com),  o sul sito Continentenero, o obiettivosulmondo, o su altre riviste come Africa, Latitudes, Nigrizia, che ho indicato nella bibliografia (v.puntata finale n.24)




Salutiamo, ringraziamo, e ripartiamo. Nessuno ci saluta o risponde al saluto. Diceva l'etnologo russo J.V. Bromlej: "una cultura si manifesta anche nel comportamento e nelle azioni", tra i comportamenti vi sono quelli attinenti al genere di vita, e alla cultura quotidiana, cioè della vita abituale. Questi formano uno strato estraneo al "fare esperienza", che è piuttosto acquisito, instillato, dall'educazione. Per cui se lasciato alla spontaneità senza interferenze, si manifesta in modo inconsapevole. Infine dipende da quali siano le "norme obbligatorie", come per es. quelle della decenza, o relative ai principi della convivenza (Etnos e Etnografia, 1973, tr.it. 1975, pp. 50-55). In questo caso, come già osservavo in altri villaggi (v.al n.13), dipende dunque da quali siano le loro "buone maniere" all'interno del loro gruppo etnico e sociale... ma anche  dalla capacità di osservazione del singolo che potrebbe cogliere quali sono i comportamenti e le verbalizzazioni che il popolo dei ferenji è solito usare in determinate occasioni, ed utilizzarle nel rapportarsi con quella categoria di estranei.

Tornando ripassiamo dal paesino sul bordo del cratere ... ci appare più squallido e misero (qui potrei anche dire: più povero) di come ci era sembrato all'andata.

un pastore



A lato della lunga pista sabbiosa vediamo, oltre a grandi termitai (e forse ci potrebbero essere sugli alberi anche dei pangolini), sopratutto uccelli, poi oryx, gazzelle, scimmie, dromedari...


gazzelle

nidi di uccelli

 orice


Torniamo stanchi a Yabello, dove c'è un po' di confusione

 donne in attesa a una fermata bus


e troviamo che il nostro ristorante è pienissimo di gente... tutto esaurito... ci dicono: no chicken, no milk, no fish, no toast, eccetera, allora diteci voi che cosa c'è? una porzione enorme di spaghetti al pomodoro, bibite e un thé alla cannella (tot. in due 3,60 €uro).

Quando giunge il momento del caffè si sparge tra i tavolini in plastica un gran aroma dai bracieri che fumano. Ma come dicevo noi preferiamo prendere un thé.
Inutili tentativi di wi-fi (per parlare con casa) che non funziona o solo a tratti, guardiamo un po' di tv che sta  all'aperto nel giardinetto in un loculo di legno sopraelevato in mezzo ai tavolini, ed è lì fissa a pieno volume.
Andiamo in camera, dove la porta è come prima, alla doccia han cambiato l'imbuto d'uscita ma tanto non funziona, e comunque c'è pochissima acqua che arriva ai rubinetti del lavandino.
Buonanotte, speriamo di dormire (sia noi che le noiosissime zanzarine).

(continua)

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