venerdì 29 settembre 2017

Viaggio in Etiopia - 19 (da Yirgalem, al lago Awasa coi suoi marabù) 330 km

(continua venerdì 1° settembre)

Passiamo dal paese di Taulah, la strada è a intermittenza, a tratti asfaltata e a tratti no. Dopo un percorso che si svolge tra bei paesaggi verdi, e campagne con capanne sparse dei contadini Sidamo.

scimmietta Combus

Da qui o da Shashemene, si può andare verso il Parco dei monti Bale, dove vivono gli ultimi cani-lupo aborigeni d'Etiopia, il canis simensis, che certi chiamano lupo del Simien, e altri "sciacallo dei cavalli". Si tratta di branchi di cani selvatici, originari africani, che sono belli e di colore fulvo chiaro, o castano (cfr. National Geographic it., n. 3 del marzo 2006, vedi ngm.com/0603 ). Ci sono anche, ma rari, dei canidi aborigeni (canis anthus africanus) che hanno il muso allungato e per questo sono anche detti cani Anubi, ma in realtà la tesa del dio egizio era di sciacallo, e in effetti assomigliano un po' allo sciacallo dorato. Sono ben adattati a climi desertici e sassosi, dove cacciano i cuccioli di gazzella, oppure si cibano di insetti.  (cfr. National Geographic it., n. del febbraio 2016, p.10).

Compiuti circa altri 60 km giungiamo sulle rive del lago Awasa. Facciamo una sosta per vedere questo che è il più piccolo dei laghi della Rift valley, con attorno le montagne che lo incoronano, e un animato mercato del pesce d'acqua dolce.
Ci sono molti marabù, che avevamo già visto sui laghi del Rift all'andata. Il marabù è un uccellone alto un metro e mezzo, che pesa tra i 5 e i 9 kili, della famiglia delle ciconide (e spesso è compresente alle cicogne vere e proprie), con una apertura alare di circa 3 metri. E' abbastanza brutto e goffo. Si sofferma in ambienti con acque basse, sulle rive dei laghi o dei fiumi, vicino ai porti pescherecci o a discariche, dato che mangia carcasse e resti di carne di pesci o rettili. Attacca anche i fenicotteri e di solito attende pazientemente che i suoi concorrenti, gli avvoltoi o le aquile pescatrici, o le iene, abbiano terminato. E' definito anche come uccello becchino, o spazzino.

nidi di marabù su un grande sicomoro
relax
pescatori Sidamo






 io e lui



Qui vivono pellicani, cormorani, ibis, aironi, anatre selvatiche, marabù e altri uccelli che si nutrono di pesce, come la bella jacana africana uniche è una specie di trampoliere. 
Al mercato ci sono tanti posti per mangiare pesce fresco appena pescato che viene grigliato o fritto.



Ci sono molti marabù e pellicani in attesa degli scarti e avanzi. Caos, pattume e rifiuti organici, puzza di pesce andato a male. Incessantemente le donne distribuiscono i filetti alle varie rosticcerie coi tavoli. Non riesco a fare foto perché alcune di quelle donne mi gridano contro, e non mi lasciano fotografare nemmeno il pesce che è nei piatti di plastica.

io e Izack stanchi

Poi attraversiamo la moderna città di Hawassa, di più di 250 mila ab, in via di rapido e grande sviluppo. Una realtà urbana che è un'isola, e a questo punto una "sorpresa" dato che è proprio un altro mondo di cui in quest'ultima dozzina di giorni ci eravamo un po' dimenticati. Il grande tour africano dunque è finito, in un certo senso. Anche se Hawassa è il capoluogo della Regione del Sud (SNNPR),  quindi il centro amministrativo e politico dove si decidono le norme e gli interventi del governo regionale riguardanti le nazionalità e i vari popoli tribali del sud-ovest. Ma è antropologicamente una dimensione altra, estranea, vi è un abisso rispetto anche alle varie cittadine-mercati che avevamo attraversato.
Vedo un bar moderno che si chiama "Roma 1960 café", evidentemente a ricordo delle olimpiadi di quell'anno, in cui vinse il grande maratoneta "a piedi scalzi" Abebe Bikila (poi morto a quarant'anni). Ricordo ancora l'emozione provata guardando il piccolo schermo in bianco e nero, quando ero alle Medie, e mi cominciai ad appassionare all'atletica e ai giochi olimpici. Per gli etiopi era un po' una questione di orgoglio nazionale che proprio a Roma vincesse un loro atleta, segnando il record mondiale nella disciplina più emblematica di quelle gare. 
C'è pure il "Café Dolce Vita", che mi fa pensare che nelle realtà urbane di questo multiforme Paese forse si trovano in una fase di sviluppo simile a quella che da noi è stata vissuta col cosiddetto "boom" dei primi anni '60.
Poi passiamo accanto al grande Sidama Memorial, monumento -non solo al popolo Sidamo- ma alla africanità e uno dei simboli del risorgere dei popoli e delle culture del continente nero, che è tutto illustrato con opere d'arte, con un grande viale che dà sulla cattedrale di san Gabriele.
(foto scaricata da google images)

Lasciamo la città moderna e riprendiamo il viaggio attraverso le campagne (che contrasti...!)






vediamo le ultime capanne, e un piccolo mercatino rurale sulla riva di una esondazione


dal finestrino dell'auto




 pali per costruzioni, in vendita

Questo scarto rilevante tra le nuove città in sviluppo e l'area circostante delle campagne, è stato oggetto di studio da parte del sociologo Binyam Alemayehu (vedi il cap.IV del volume di E.Poluha,  The World of Girls and Boys in Rural and Urban Ethiopia, Forum of Social Studies, 2007) in cui ha esaminato il rapporto tra continuità e cambiamento studiando il caso di due scuole, una ad Hawassa città (la scuola di cucito e sartoria di Yegna), e l'altra nel territorio di Tula, cioè nei dintorni agricoli, e precisamente nella scuola di Yrgalem. Cercando di rilevare più le differenze tra città e campagna che non quelle tra cristiani, musulmani o altre appartenenze religiose dell'etnia sidamo.

Come dicevo all'inizio del giro nel Sud-ovest, non sapendo quali popolazioni siano ritenute nazioni o nazionalità o popoli, ho fatto ricorso al termine etnia parendomi il più neutro e adattabile a questa molteplicità di culture. Con etnia ci si riferisce ad un contesto e raggruppamento umano che abbia caratteristiche comuni di linguaggio e di tipologia antropologica-fisica, che restino stabili con continuità nel tempo. "L'uso del concetto di etnia -come notava Sandro Gindro- almeno permette nella sua ambiguità di non connotare scale di valore" ( cfr. Dizionario delle diversità, a c di G.Bolaffi, S.Gindro e T.Tentori, Libri Liberal, Firenze 1998, sub vocem, pp. 118-119).


Poi giungiamo a Shashemene, e qui il cerchio davvero si chiude, il giro è terminato. Quindi ritorniamo al Sabana Lodge sul lago Langano per un tardivo pranzo. Tutto un déjà-vu. Prendo la pasta "Alfredo". Ad un tavolo vicino c'è  a mangiare il proprietario italiano del Lodge.
Ripartiamo, lasciamo gli Oromo e attraversiamo territori che sono già popolati dagli Amhara, e ci approssimiamo alla capitale.


donna amhara

Infine arriviamo trionfalmente con l'autostrada!... E prima di tutto Izack vuole passare a salutare la sua bimba di due anni. Loro abitano alla periferia estrema, quindi vicino all'uscita dall'autostrada che finisce ad Akaki. Vive in una casettina modesta e dentro è tutto un po' arrangiato, e modesto, ma ordinato e pulito. Poi di fronte ci sono la sua matrigna e i fratellastri, e un cortile attorno su cui danno cinque altre famiglie che sono in affitto. Una piccola comunità di mutuo soccorso in caso di bisogno.
Poi segue una pioggiona scrosciante e torrenziale, che dura sino a che arriviamo al "nostro" albergo, quello dove eravamo stati all'arrivo (lo "Azzeman"). Rivediamo con grande piacere Feven.
Fuori è tutto pozzanghere, o laghetti, e ruscelletti, e fango.

Ceniamo con un pasto finalmente di nostra piena soddisfazione.
Abbiamo un bel programmino per questi prossimi tre giorni nei dintorni di Addis.

(continua)

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