venerdì 29 settembre 2017

viaggio in Etiopia - 18 (dal mercato di Yabello a Yirgalem, e l'incontro con delle iene) 300 km

giovedì 31 agosto

Stamane non c'è corrente elettrica (che è successo al generatore d'emergenza?) quindi no luce, no wi-fi. E al più bello.... va via anche l'acqua corrente dai rubinetti...
Vado per far colazione intanto che annalisa si prepara, ma nessuno mi si rivolge, né mi chiede nulla.... nessuno viene a prendere la richiesta di colazione... I tavoli stamattina sono tutti strapieni di gente. Ok, cambio tavolino due volte, ma dopo 20 minuti ancora nulla. Finalmente si accorge di me un cameriere e viene a dirmi no cofee, no milk, no bread, no thea ..."bring me something for breakfast, anything, bring me some jam, a bottle of water"... Il ristorante e il bar... tutto pieno zeppo. Oggi è una festa per i musulmani, cioè la importante ricorrenza di Idh, per questo c'è confusione e tanta gente.
Izack va con un suo amico in città a prendere qualcosa che gli serve, allora ci facciamo dare uno strappo sull'auto dell'amico e ci diamo appuntamento ad un angolo di strada, e andiamo a vedere il mercato di Yabello-alta.
 qui all'angolo ci lasciano e qui ci dovremo far ritrovare per il ritorno




ci incamminiamo verso la parte più interna rispetto alla strada statale

 c'è un pastore che è venuto con la sua lancia



la tipica carriola pesante



 sta preparando qualche buon mangiarino


ha dimenticato qualcosa...



 bancarelle con tettoia

 capretti in vendita
 calesse





sulla strada statale c'è pure un negozio di informatica

Infine rifatte le valige, paghiamo il Motel un po' a malincuore per lo scarso livello qualitativo dei servizi promessi (ancora non c'è elettricità, e il generatore a che serve?, né acqua corrente, non ci sono forse taniche di riserva sui tetti?), e partiamo.

Ora in Etiopia -come ho già accennato- stanno ultimando anche una diga sul Nilo azzurro, poi per vari anni i governanti etiopici venderanno tutta l'elettricità al Kenya per rifarsi delle spese, poi dopo forse parte dei kw prodotti servirà anche alle popolazioni e all'economia etiope.... Speriamo che nel frattempo non ci siano troppi guai ecologici. Le famose cascate del Nilo azzurro per ora sono ridotte, ma dopo dicono che si ri-normalizzeranno... intanto si stanno costruendo grandi tralicci di cavi elettrici lungo le strade.


Vediamo una lunga carovana di dromedari, e anche un' oryx (orice), proprio quello che c'è nella banconota da 5 birr (= quasi 0,18 €uro cents)
banconote da 5 e da 10 Birr  (= 15 e 30 €urocents)


e poi degli uccelli, ...  quindi l'attraversamento della strada da parte di un gruppone di babbuini. Stiamo costeggiando la grande riserva Wildlife Sanctuary di Yabello.


verdi pascoli per cavalli





 Fino a Surupa, è una bumpy road, come la chiama Izack, cioè con tanti bump (cordoli frangi-velocità, dossi o buche). Siamo sulla grande arteria internazionale, la statale n.6 dal confine col  Kenya (è la cosiddetta Hosaina road). Sono 100 km fino a Finchawa.
capanne sparse di argilla dipinta

la strada statale n.6


un villaggio dei Sidamo

 volti tipici di Sidamo da una foto storica (R.Biasutti v. III, cap.VI)

le tradizionali capanne grandi, tutte in paglia intrecciata
(oggi non più presenti)




imbottigliamenti negli attraversamenti di paesi e paesini

baracche/casupole

 chiesa ortodossa tradizionalmente ottagonale

 contadino
taniche di plastica gialla, contenitori di acqua potabile

Su questa popolazione resta in parte ancora valido uno studio di Enrico Cerulli, del 1936: Studi etiopici. Vol. II: La lingua e la storia dei Sidamo. Roma: Istituto per l'Oriente.

Attraversiamo Agere Mariam (o Agre Mariyam), cittadina commerciale, si passa un altro sbarramento dei Customs, della dogana, e continuiamo per altri 110 km fino a Yirga Chefe. In alcuni tratti asfaltati i camion vengono fatti passare sulla pista di terra laterale perché i costruttori cinesi non avevano ben calcolato l'impatto sul bitume delle calde temperature in certe ore del giorno e periodi dell'anno, e il peso dei grossi truck, dei grandi camion, magari con rimorchio ...

Le donne Sidamo portano altri àbiti, rispetto a quelle delle tribù del Sud...





ci sono tanti bimbi in strada, fango, spazzatura, caos. Casupole con parabolica. Lungo questa dorsale est ci sono prevalentemente casette quadrate o rettangolari con copertura in lamiera ondulata.

Attraversiamo un guado allagato a Gedio. Proseguiamo in direzione  della cittadina "moderna" di Dilla (75mila ab), dove sostiamo per pranzare al "Delight Hotel". Mangiamo bene ma a questo punto ci manca proprio un po' di frutta fresca. Eppure questo è un bel ristorante moderno. Dunque zeito è un frutto, poi dicono ananas anziché pineapple, inoltre in questo territorio ci sono avocado, papaya e banana, è questa la frutta locale (siamo -guardando verso est, a destra- lungo il bordo  del Parco Naturale Bale), ma nei ristoranti curiosamente la frutta manca... Sembra che vada tutta all'esportazione... Se ne trova assai raramente anche ai mercati sulle bancarelle.

 giocano a carte di fianco a una drogheria
 negozio di vestiti
ombrello parasole

Risaliamo in auto, già un po' stanchini perché questo viaggio di oggi di trecento chilometri è piuttosto lungo nonostante sia asfaltato. Così Izack si era distratto e ha saltato il bivio prima di Wenago per andare a visitare il sito archeologico di Tu-titi (o Tutu Titi), che avremmo dovuto vedere prima di pranzo, ma eravamo in ritardo sulla tabella di marcia. E se ne accorge almeno 35 km dopo, per cui ritornare indietro vorrebbe dire fare cento km in più di questa strada scassata trafficatissima e con camion e grossi trucks, e anche noi concordiamo perché siamo proprio stanchi di queste strade. Forse abbiamo equivocato quando ha chiesto "do they want to visit that village?" credendo alludesse ad un'altra visita ad un villaggio indigeno Sidamo. Peccato... si tratta di trecento steli falliche e 1500 pietroni graffiti con  simboli del Sole, datate dal' XI al XIII sec. d.C., e ci tenevamo molto.
(foto di L.Cipriani, da R.Biasutti, vol. III, cap.VI)

Lo abbiamo frainteso... Vabbé, vorrà dire che "in compenso" uno dei tre giorni ad AddisAbeba lo impiegheremo per una escursione alla vicina Tiya per visitare almeno quel sito archeologico (v. la puntata n.21).

 lungo la strada ci sono moltissimi cespuglioni con fiori di un bel giallo intenso
e piante piene di fiori rossi

§. a Yirgalem presso la famiglia Missailidis

Finalmente arriviamo a YIRGALEM ( o Yrga Alem cioè "terra ferma"). Una cittadina di 50 mila ab. Ci rechiamo subito un po' fuori città (8,5 km) al "Aregash Lodge", molto verde e bello, dove ci danno per benvenuto un frullato di banana e mango molto buono, che ci scoliamo immediatamente. Il Lodge è immerso nella foresta (e quindi c'è molta umidità dato che siamo a quasi 1800m. slm). E' composto tutto di bei tucul in stile etnico sparsi qua e là. Personale gentilissimo e efficiente. (cfr. www.aregashlodge.com)

 i tucul-camere

 la Ricezione (reception)




il tucul ristorante, con riparazioni in corso al tetto

Ci dicono subito che stasera qui sul prato che c'è un po' più in giù, ci sarà la dimostrazione della cerimonia del caffè (qui intorno ci sono coltivazioni di caffè, tra cui una è loro). Poi aggiungono che verso le cinque e mezza c'è l'occasione di assistere al feeding (dare cibo) ad una iena (!). Per associazione di idee penso alla autobiografia dello scrittore Nega Mezlekia che sto leggendo (vedi: N.M., Notes from the Hyena's Belly, 2000, tr.it. Dal ventre della iena - ricordi della mia giovinezza in Etiopia, Mondadori, 2002). 

Quindi decidiamo di non andare a visitare un villaggio dei Sidamo, come forse sarebbe stato possibile, perché siamo stanchi (ma anche perché la sterrata in questo periodo era tutta fango e melma).
tessuto Sidamo

Comunque i Sidamo costituiscono una nazionalità importante, si consideri che la loro lingua è parlata  in Etiopia da ben 2 milioni di persone...
Sidamo sono spesso descritti come un popolo fiero e forte che alla fine dell'Ottocento venne conquistato dal Negus Menelik che li assoggettò al proprio impero amharico. Per cui quando gli italiani dichiararono guerra, i Sidamo li aiutarono pur di far crollare il giogo dei rivali. E come alleati ebbero dei trattamenti di favore. Ma quando cinque anni dopo Haile Selassie recuperò il proprio trono grazie all'aiuto degli inglesi, e anche di alcuni patrioti locali, molti dovettero subire la vendetta del potere restaurato. 
Comunque da nomadi erano divenuti sedentari, e a parte l'affiliazione formale ad una religione ufficiale, conservano la loro cultura di spiritualità "animista", e le credenze "magiche" e superstiziose del folklore. La società è ripartita in caste: i nobili, i liberi, e sotto di loro gli artigiani e i lavoratori, guardati con una certa diffidenza dalle caste alte che li considerano moralmente poco affidabili, e infine i servi che sono i discendenti degli ex schiavi, che sono gli ultimi. Molti sono pastori, ma hanno delle limitate coltivazioni di caffè (da cui la qualità "sidamo") che viene chiamato anche "il caffè dell'orto" e viene poi raccolto dai grossisti, che lo immettono nel mercato e lo commercializzano. Il maggiore proprietario delle aziende di lavorazione è Bagersh un discendente di terza generazione di commercianti yemeniti (vediamo passando in auto una sua grande fabbrica =washing station). Ci sono anche ditte italiane (per es. caffè Meschini - Arcaffé, o anche cooperative e imprese legate alla cooperazione solidale internazionale) tra quelle che poi lo esportano in Europa.
Ma si veda il sito http://www.lvia.it/sites/default/files/etiopia/pubblicazione_ecoturismo.pdf


...................

Posate le valige usciamo a guardarci un po' in giro, e poi ci rechiamo allo spiazzo del prato.

Lì incontriamo una famiglia di visitatori americani (che non soggiornano qui) formata da una giovane coppia con tre bimbi e uno neonato, più una ragazza come babysitter e aiutante. Loro vengono dallo Stato del Mississipi e sono in Etiopia in una missione della chiesa metodista, proprio come quelli che avevamo visto all'andata sul lago Langano, che hanno cinque figli e sono loro conoscenti. La famiglia resterà qui nella cittadina vicina per due anni. La ragazza ha studiato lingua amharica e sembra cavarsela benissimo (anche se lei dice di no). Chiacchieriamo, finalmente in un inglese vero e comprensibile.

E intanto osserviamo il luogo vicinissimo ad un cancelletto dove vengono alcuni del personale con del cibo. Nel frattempo due belle giovani in abito tradizionale procedono con la cerimonia del caffè, allestendo il luogo, e accendendo un fuoco, mostrandoci i chicchi rossi e facendoci annusare il forte aroma, poi con l'abbrustolire i chicchi (il che fa un gran fumo e libera ulteriore aroma), quindi macinarli e metterli nella pot panciuta di ceramica, che fa da caffettiera. E infine servendoci in  tazzine senza manico del buonissimo caffè caldo.





Nel mentre degli operai stanno facendo gli ultimi ritocchi a dei lavori di riparazione sul tetto in legno, frasche e paglia che copre il grande tucul ristorante. E' molto interessante vedere com'è la struttura  architettonica tradizionale e come si fa a sostituirne un pezzo. 


Dunque come avevamo già notato, non c'è bar o ristorante o locale pubblico che non abbia un suo angolo dove poter fare la cerimonia del caffé (bunna), la quale è molto antica, e qui è anche una zona di produzione nelle piantagioni. E' consuetudine tra gli autoctoni Sidamo di avere accanto alla capanna un coffee garden (il caffè dell'orto), un terreno in cui si piantano anche alberi da frutta e ortaggi. Il caffè è divenuto il primo prodotto d'esportazione etiopico.
Quindi le due belle giovani allestiscono una bunna-bet, cioè un angolo, o casa, capanna, della cerimonia del caffè. Dunque si stendono delle lunghe erbe molto verdi, che creano un'atmosfera di serenità, si accendono degli incensi in ciotole di coccio, e si spargono dei fiori colorati, poi si procede alla  lavatura in una speciale tazza, e tostatura e macinatura con mortaio in pietra e pestello di legno, operazioni che diffondono per l'aria uno stimolante aroma, per poi servirlo e sorbirlo lentamente per meglio gustarlo. La cerimonia è una consuetudine sia per dare il benvenuto, sia come segno di rispetto e anche di amicizia, e dunque è molto praticato in ogni famiglia e villaggio nei territori in cui c'è questa tradizione. Il consumarlo all'aperto, con vista sulla fitta foresta e i richiami degli uccellini, allietato dalle movenze gentili delle due graziose giovani, ha creato una atmosfera speciale che ci ha fatto capire il senso di questa cerimonia che sinora non avevamo visto né ben compreso dalle descrizioni.



Poi dopo averlo tostato e macinato, viene versato assieme ad acqua nella tradizionale brocca di ceramica o terracotta, lo jebena, dove eventualmente si aggiunge dello zenzero (ginger) grattugiato fine fine.

Infine ci viene dato nelle tipiche tazzine senza manico (si tengono con pollice e mignolo sui bordi), cioè gli spini o anche fingiàn (sulla preparazione tipica vedi: blog.caffevergnano.com/ricette/si-prepara-caffe-etiope/ ). Generalmente lo si serve fino a tre volte.

§. l'incontro con le iene
Questa foresta è abitata da più di un centinaio di specie di uccelli, e da varie specie di mammiferi, oltre a iene e sciacalli.
Col tempo, oramai verso l'imbrunire (il che crea una atmosfera un po' magica e surreale) cominciano ad arrivare vari avvoltoi, poi varie scimmie Colobus, e infine timidamente si affaccia tra i cespugli una iena guardinga e cauta.  E quando compare sulla scena la protagonista è una emozione. Alla quale poi faranno seguito altre due, forse per rispettare una loro gerarchia. E infine gli avvoltoi si getteranno sugli avanzi. 
E' uno spettacolo veramente impressionante.
degli inservienti portano del cibo e lo posizionano

 prima gli avvoltoi che ispezionano ma si tengono a distanza

 poi le scimmie Colobus curiosissime


infine eccola si è decisa


a questo punto arrivano le altre


Ci soffermiamo a commentare emozionati le scene di cui siamo stati spettatori in prima fila a pochi metri di distanza.

(sorprendentemente in Etiopia c'è anche chi ha imparato a convivere con le iene, si veda: http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2017/08/21/foto/l_uomo_che_vive_con_le_iene-3629847/1/ )
Saranno state iene femmine o maschi? pare che sia non facile distinguerli ( vedi: http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2016/04/21/news/perche_e_difficile_distinguere_una_iena_maschio_da_una_femmina_sapevatelo-3062127/ )

Oramai è buio totale, il ristorante è stato ripulito e possiamo andare a cena. Scambiamo due parole con il cuoco Andreas che è il figlio del proprietario e sa varie lingue, oltre all'amharico, l'inglese, e l'italiano e il greco...
il grande tucul-ristorante

Cena buonissima, anche se non mangiamo l'insalata cruda per precauzione. Con questo pretesto viene a salutarci il padre Gregory Missailidis che è un greco, e ha sposato una italiana di Chieti (ora purtroppo morta da poco),

il quale parla bene sei lingue. Innanzitutto ci dice che quel che si mangia qui è tutto prodotto da loro e l'insalata è dell'orto appena colta. E ci fa assaggiare il loro miele molto scuro che proviene dai bei fiori gialli dell'avogado e da quelli bianchissimi del caffè: stupendo.
Così poi ci intrattiene raccontando la avventurosa storia della sua famiglia. La famiglia di suo nonno, Dimitri Missailidis era della minoranza greca in Turchia, e durante la prima guerra mondiale ripararono a Costantinopoli (lui la chiama ancora così), ma poi con la rivoluzione di Ataturk dovettero scappare ad Atene, e là ebbero una opportunità per recarsi qui in Abissinia, dove c'era un fratello commerciante. Poi il nonno si è sposato con una etiope, da cui i due figli, cioè suo padre, e la zia.    Oggi tutti i membri della grande famiglia sono sparsi in vari continenti, mentre i suoi genitori si fermarono, e dunque lui è cresciuto qui. La famiglia allargata comprendente zii, prozii, bisnonni, e bisnipoti, oggi conta in tutto ben 99 persone... E ci dice un po' dei principali nuclei, da New York all'Australia. Che storie interessanti e anche  affascinanti !....
Questa giornata di oggi -ci dice- è un po' particolare perché in città, che è per un terzo abitata da musulmani, molti negozi sono chiusi. La festività di Idh-al-adha, o festa del sacrificio, prevede non solo il sacrificio di un montone, ma anche grandi banchetti.

Anche se c'è umidità non ci sono mosquitos data l'altitudine. Di notte si sentono i versi di vari animali e di bisticci tra parrocchetti, o forse sono solo nervosi, ma a parte ciò il silenzio e il buio sono totali, con una stellata pazzesca. Sono andato in Ricezione con il figlio Andreas per usare il loro computer, ma non c'è che una fievole e intermittente connessione. Sembra che tutta la rete informatica nazionale l'abbiano installata i cinesi. Insomma dopo un po' desisto. Andiamo a dormire.
Poi di notte si mette a diluviare a secchiate, e dura per tutta la notte con gran fragore, tanto che verso le 4 am, c'è un tuono che sembra esplodere proprio dove c'è l' Aregash Lodge, e fa tremare tutto e sembra venire sia da sopra il tetto che da sotto terra... mi ha fatto vibrare tutto il corpo e in particolare il torace.  Si vede che le nuvole erano particolarmente basse. D'altronde siamo nella foresta pluviale tropicale africana, che cosa può esserci di più tipico di questo scroscio monsonico permanente?

venerdì 1° settembre
Al mattino presto ri-sentiamo quel versaccio tipo rutto, di quell'uccellaccio che pare fare il verso di un grosso rospo. Al risveglio c'è una umidità che sembra superare il cento %...!

Chiacchieriamo ancora gradevolmente col figlio-cuoco Andreas e col padre Gregory durante il breakfast. Grigori ci racconta che il caffè (bunna), quello selvatico "primigenio", è originario della regione del popolo Kafa (in it. detti Cafri) in Etiopia orientale (a Est del Gamo-Gofa). Una leggenda racconta che fu "scoperto" da un pastore che vedeva che quando le sue capre mangiavano i chicchi di un certo cespuglio, poi erano più arzille e tornavano all'ovile la sera meno stanche. Così provò a sgranocchiare un chicco. Un mercante dell'altra sponda dello stretto del mar Rosso (che forse faceva parte del medesimo regno sabeo), portò i chicchi nello Yemen dove ebbero grande successo, per cui quando raggiunse il mediterraneo e dei mercanti veneziani alla fine del Cinquecento lo conobbero, iniziò a diffondersi in Europa, e fu chiamato di provenienza Arabica, da qui il nome ancor oggi di quella qualità. Dato che cominciò ad essere esportato già tostato dal porto yemenita di Moka, da noi le caffettiere presero quel nome. Dopo un periodo di declino perché ritenuto troppo forte, fu poi venduta la bevanda con un goccio di latte e un cucchiaino di miele, da qui l'italiano cappuccino, e il caffellatte. All'inizio dell'ottocento un belga aveva scoperto l'origine del caffè arabico, ma è morto prima di poterlo comunicare al ritorno in Europa. (come dicevo anche la famiglia Missailidis qui coltiva del caffè).
Per la prima colazione in effetti Andreas ci dà: caffellatte, da bere subito (un proverbio dice: "caffé e amore si gustano meglio quando sono caldi"), pane dal loro forno, e marmellata delle loro conserve, e un succo di passion fruit molto buono (tutto delle loro coltivazioni). E il loro magnifico miele.

 quadretti

Raccomando questo albergo-Lodge (scrivere a: info@aregashlodge.com chiedendo di qualcuno della famiglia Missailidis).

Il padre, Gregòry, ci dice che a Yabello c'era stato un buon hotel turistico, fondato da un italiano, che qualche anno fa però il proprietario ha chiuso e si è ritirato. Mentre il motel dove eravamo stati noi era stato concepito per i camionisti o i rappresentanti, o i commercianti etiopi.
Ma poi purtroppo salutiamo e partiamo, conservando un bel ricordo sia di loro che del Lodge, e della serata di ieri.


Per  andare verso Addis si gira a destra dove c'è la congiunzione con la statale nei pressi di Aposto junction, o Apostobilok (dove c'era un posto di blocco ai tempi della occupazione italiana da cui si poteva passare solo se i militari avessero detto "a posto!"), e si prosegue verso nord.

In realtà in queste zone ci sono anche piantagioni di thé (anche Grigori ne coltiva), ma l'unico thé  (shàyi) confezionato in bustine è quello preparato in una azienda nei dintorni della capitale, dove lo commercializzano nelle classiche scatolette con i sacchetti monodose già pronti. Ma nei mercati si può comprare del thé in foglioline sminuzzate, sciolto, a peso (ed è molto più economico).


Purtroppo però nel Sud, al di fuori di alcuni alberghi di buon livello, il thé (come lo yogurt) non lo si trovava.

(continua)

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