lunedì 11 settembre 2017

Viaggio in Etiopia - 3 (dal villaggio indigeno Hadiya, ad Arba Minch, 300 km)

martedì 22 Agosto

Stiamo facendo un percorso dentro il larghissimo alveo della grande vallata del Rift (in italiano Grande Fossa Tettonica), che è una spaccatura, come un enorme canyon che si formò 15 milioni d'anni fa, e che parte dal Mar Morto e a nord del mar Rosso, per entrare nell'interno del continente in Dankalia (in Etiopia), e giungere nell' emisfero sud nei dintorni del lago Nyassa. Ovviamente è tutta una fascia vulcanica, e marca una separazione geologica  dell'est africano dal resto del continente.
I colori della terra e della vegetazione sembrano più marcati.



§. villaggio Hàdiya

Riprendiamo la strada, ai lati si vedono sempre più spesso agglomerati di capanne circolari col tetto di paglia, e andando a sud, verso Negele, si gira a sinistra e ci si inoltra con una sterrata nel distretto di Hosanna, dove ci aspetta una guida locale per portarci a visitare un villaggio della popolazione Hadiya. Entriamo nel micro-villaggio di Allawca dove ci accolgono donne e bambini, essendo gli uomini fuori al lavoro nei campi o ad accompagnare gli animali al pascolo. Le loro bet, o capanne, sono decorate da dipinti molto armoniosi con colori naturali. Sono di struttura circolare, con basamenti in muratura di fango sopra ad una intelaiatura di legni e frasche. Su questi muri, sia all'esterno che all'interno dipingono dei disegni geometrici o floreali, con anche raffigurazioni di animali addomesticati.





Ci portano all'interno di un grande bet, in cui un terzo dello spazio a sinistra è riservato per ricoverare gli animali per la notte;
la stalla in casa

gli altri due terzi comprendono tre spazi lungo il muro esterno: quello più avanti è dedicato alla cucina, poi dopo una parete divisoria in stuoia c'è la parte dei letti, e nella parte più vicina a destra dell'ingresso il divano. Ma tutta la parte centrale è senza divisori, per cui comune e accessibile, e vi si trova anche il focolare, e qualche panca. E' molto interessante osservare come vengano ripartiti gli spazi, e come è organizzata la cucina (con le relative attrezzature) e il settore notte.


letti
cucina
divano / letto per ospiti-parenti e le pitture interne

ecco il nucleo ristretto della famiglia

Questa frazione, Allawca, o questo clan di famiglie, è noto per i cappelli di paglia a cilindro dei contadini. Inoltre vendono anche grossi sacchi. Le vendite servono loro per disporre di un po' di soldi per poter comprare delle cose al mercato. Quindi non sono più in grado di farsi da sé tutto ciò che loro serve, anche perché i bisogni oggi sono aumentati e si sono diversificati. Nei mercati continua ad esserci il baratto, lo scambio, ma sempre più è richiesto il pagamento in soldi (birr). Per es. ora l'acqua la si va a prendere in un pozzo distante, per metterla in taniche leggere di plastica gialle, e non più solo in otri, orci, o contenitori tipo vasi in ceramica smaltata... che sono meno pratici o più pesanti. Inoltre per portare cose ingombranti o pesanti dalle loro capanne a un mercato e viceversa devono pagare il bajaj (cioè un tuktuk) o comunque il bus.
donne in attesa del bus

Le capanne sono grandi e alte e robuste. Per la costruzione della casa le donne si fanno aiutare con consigli da esperti, e per certi lavori da alcuni robusti giovani. Ogni gruppo di capanne adiacenti è relativo a una grande famiglia allargata.

Intanto i bambini più piccoli ci toccano, e inizialmente li sgridano dicendo di non disturbare, ma poi i bambini ci prendono per mano. Ora qui al di fuori di donne e bimbi, ci sono solo un uomo e il nostro accompagnatore, quindi sono le donne che svolgono la funzione di comunicazione con l'esterno, e di mantenere i contatti. Il nostro autista ha dato dei soldi al loro accompagnatore e guida, che poi li verserà in una cassa comune.
Ci chiedono se io sono il marito, e se Annalisa è mia moglie, alla nostra risposta affermativa, tutte scoppiano a ridere non potendo trattenersi dallo sbottare all'unisono in una risata sguaiata. E insomma si sono divertite un mondo poi a commentare, indicando che l'unico uomo presente è il marito di una di loro... Tutto ciò ha portato una atmosfera di allegria, e più leggera, meno formale che all'inizio. Se si divertono così, buon per loro. Però debbo dire che non abbiamo capito, non abbiamo colto che cosa abbia fatto scattare quella allegra risata...
Nella prima infanzia il bimbo sta sempre attaccato alla madre che lo porta con sé avvolto in una tela di cotone. Poi nel passaggio alla seconda fase dell'infanzia, gli rasano il capo, lasciando solo un piccolo ciuffetto (si dice che sia anche per scaramanzia, data l'alta percentuale di mortalità infantile, Dio o un angelo, potrebbe riprenderlo per la treccia e salvarlo). Poi più tardi questo verrà tagliato durante un ulteriore rito di passaggio detto irffo. E al ragazzino viene regalato un piccolo animale di cui prendersi cura (ad es. una gallina, o un agnellino).

E inizierà anche a seguire un gregge e imparare come lo si deve condurre. Sarebbe questa la puerizia. Quindi sopravviene quella che noi diremmo adolescenza, che qui dura dai sette ai dodici anni. Le ragazzine e i ragazzini si prendono cura di fratellini e sorelline minori, inoltre vengono lasciati da soli a occuparsi di portare le greggi. Le femmine aiutano la madre e i maschi seguono il padre nei suoi lavori di contadino e pastore. Si coltivano miglio (la varietà con i semi oblunghi, o finger millet, detta anche Ragi, molto nutriente), sorgo, teff, fonio, e sopratutto ensete (ensete ventricosum), di cui si cibano normalmente ... Quindi sono coltivatori-allevatori.
Nelle rare scuole primarie, c'è solo una femmina ogni quattro maschietti. Le donne si ritiene che non abbiano bisogno di istruzione. D'altronde sono le donne che allevano ma anche educano i figli. Gli aggregati famigliari sono allargati e di regime patriarcale. Le donne vengono comunque in parte impiegate nei lavori nei campi, e coltivano degli orticelli, ma non hanno diritto a proprietà (in particolare della terra). Le donne pur essendo considerate ad un gradino inferiore, hanno molta influenza e sono molto determinate.
E' straordinario come riescano ad arrangiarsi, non essendoci luce dopo il tramonto, né elettricità, né acqua potabile a portata di mano, e accendendo da sé il fuoco ogni volta, né servizi igienici ...
La lingua hadiya è parlata da ben un milione e seicentomila persone.
Su questo popolo si vedano gli studi antropologici: H. Plazikowsky, Historisches über die Hadiya, «Zeitschrift für Ethnologie, ZFE», 82, Berlin, 1957; e Valentina PEVERI, L'albero delle donne, Etnografia nelle piantagioni e cucine d'Etiopia, edizioni I Libri di Emil, 2012.

E' stato tutto molto interessante e anche gradevole, salutiamo e ripartiamo. D'ora in poi il programma di viaggio prevede che ogni giorno visiteremo almeno un villaggio di una etnia, e questo primo è stato una buona introduzione.

Andiamo a Shashemene (o Shashamane), una città che fa da nodo stradale importante, poiché a sinistra si va verso Sodo e poi Arba Minch, proseguendo dritto si va verso Moyale e il Kenya, e a sinistra si va verso le Bale Moutains e il loro parco naturale nazionale. Si attraversa un pezzo di territorio dei Sidamo, poi si entra nella ex provincia di Gamo-Gofa (ora è tutto incluso nella regione autonoma di Oromiya).
Shashemene è una città caotica e insignificante se non fosse che a suo tempo il Negus Haile Selassie regalò ai suo fedeli che lo veneravano all'estero, un terreno. Come è noto tra i neri della Giamaica si era sviluppato dall'inizio del Novecento un movimento per il Ritorno in Africa dei discendenti degli schiavi deportati, poi nell'ambito du questo "sionismo nero" era sorto un culto per il Negus d'Etiopia, visto come una sorta di Messia del Mondo della Negritudine, che avrebbe diffuso una visione di pace e di serenità. Essi seguono come testo sacro il Kebra Negast (=libro della Gloria dei Re) del XII-XIV sec. Quindi si era affermato il "rastafarianesimo", denominazione che deriva dal nome secolare del Negus, che era Ras (cioè re, Capo, nel suo caso del feudo di Harar) Tafari Makonnen, prima che venisse incoronato Re dei re, Negus Neghesti in amharico, ovvero imperatore, dalla chiesa ortodossa etiope col nome "Potenza della Trinità" cioè Haile Selassie. Così quando il Negus si recò in visita a Giamaica nel 1966, il movimento dei Rasta ricevette da lui in omaggio un grande appezzamento di terreno (in ringraziamento per gli aiuti da loro ricevuti durante il suo esilio), su cui fu costruito il centro spirituale e amministrativo del culto rastafariano: Ethiopian Rastafarian Community. Come è noto il cantante reggae Bob Marley diede un grande contributo alla diffusione del movimento rasta (detto anche "etiopismo"), e ad Addis Abeba è stato eretto in una piazza un monumento a Marley. (cfr. in M.DePaoli, pp. 72 segg.). Si veda il volume di R.A. MACK, From Babylon to Rastafari, Origin and History of the Rastafarian Movement, Addis Ababa, 1999; e sul web p.es. il sito: ras-tafari.com

l' ingresso alla sede dei RT (foto da cyclingpangea)

il testo sacro Kebra Negast (Gloria dei Re), del IV o V sec. d.C.

i rasta portano i dreadlocks ai capelli, come i biblici Nazirei

Insomma avremmo dovuto, e voluto, andare a visitare quel luogo... Anche se i Rasta locali hanno sempre dichiarato di non voler diventare un oggetto di curiosità turistica, chiedendo ai viaggiatori di presentarsi solo su invito adducendo anticipatamente valide motivazioni. Così poi al momento di girare sulla destra in una stradina laterale dissestata e malmessa e piena di pattume sparso (forse volutamente scoraggiante), ci viene un attacco di stanchezza e diciamo al driver Izack di proseguire e saltare quell'obiettivo, per arrivare ancora con la luce ad Arba Minch, che dista altri duecento e più kilometri.

Giungiamo dunque a Soddo (a 2mila metri slm), città capoluogo dell'ex regno del popolo contadino dei Wolayta con grandi coltivazioni di mais e cereali. Le loro capanne prevedono un pinnacolo, un puntale, sulla cima. Oltre che agricoltori (con aratro in legno, a uncino), sono anche validi fabbri, e vasai.


I Wolayta sarebbero circa più di un milione e mezzo, e il loro territorio costituisce una Zona specifica all'interno della Regione del Sud. Nel territorio si trovano incisioni rupestri, steli falliche, antiche mura di cinta e altri siti storici di interesse archeologico. A Soddo c'è anche un Museo Etnografico. (si veda il testo di Aa.Vv. "Wolayta -una regione d'Etiopia", a cura di Carlo Cavanna, Grosseto, 2005). L'ex Premier Desalegn , vice e successore di Zenawi, è di etnia Wolayta.

A poca distanza il grande lago Abaya Hayk ("scoperto" nel 1896 dall'esploratore Vittorio Bottego, poi dai colonialisti battezzato Lago regina Margherita) con le sue isolette (siamo a 1200 metri di altitudine). Paesaggio magnifico.
Sempre più si vedono ai lati della strada delle capanne circolari col tetto di paglia, e villaggi Wolayta,  costituiti da gruppi di capanne di comunità familiari autosufficienti, per cui ora ci pare di essere entrati nell'Africa nera vera e propria.
ragazza in abito di foggia tradizionale 
(da un manifesto di promozione turistica)

Proseguiamo lungo il lago e infine raggiungiamo la città di Arba Minch (cioè 40 sorgenti). Ha centomila abitanti, era stata fondata nel 1960 come capitale della ex provincia di Gamo-Gofa, ed è costituita in realtà da due precedenti centri, uno in basso,  Sikela, più commerciale, e più in alto   Shecha, dove ci sono più scuole, istituzioni (come l'ufficio turistico) e alberghi, e migliori ristoranti ed è più vicino alle fonti calde (hot springs) e all'ingresso al Parco naturale. C'è un aeroporto per i voli interni, e molti iniziano da qui i tours verso il sud-ovest, prendendo subito la coincidenza a Addis, vengono direttamente ad Arba M. Chissà forse sarebbe stata una buona idea...

Noi andiamo in cima alla collina, all'hotel  Paradise Lodge, che la "Ethio Mar" con congruo anticipo aveva prenotato per noi.
Il bel residence sta in una posizione veramente spettacolare, ed è tutto in stile etnico. Un ottimo albergo, anche se pure qui non mancano alcuni difetti di manutenzione, nei collegamenti elettrici, e alla rete web, ma anche nelle porte che sbattono e non restano aperte e/o non si richiudono bene, e nei rubinetti (che si fatica molto a chiudere)..., e il personale che spesso è un po' distratto e approssimativo. Ma sono piccoli dettagli, comunque ci siamo trovati proprio bene. Belayneh ha scelto proprio il migliore sopratutto per la posizione. Il terrazzo della ricezione


e quello del ristorante hanno una vista davvero mozzafiato sulla sterminata foresta vergine, e si sta molto tempo semplicemente a guardare giù incantati. (Con vista fin sul lago Abaya)

Essendo arrivati ancora con luce e calore, passiamo il resto del tempo fino al tramonto in piscina (tanto più che domani sarà chiusa). Anche dal nostro tucul si spazia con la vista sulla natura africana incontaminata.


il nostro bungalow a forma di bet (tukul)



E intanto che si ascoltano gli uccelli, ci si infila dentro la zanzariera. E' proprio azzeccato il nome "Paradise". Ci fermiamo due notti!

(continua)

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